Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 20 dicembre 2000

Carlo Rosselli e il socialismo liberale, a cura di Maurizio Degl'Innocenti, Lacaita, Manduria 1999, pp. 185.

Il volume raccoglie gli atti del convegno che si è svolto a Milano il 22 marzo 1999, su iniziativa della «Fondazione di studi storici Filippo Turati». Oggetto dell'incontro, la riflessione sul rinnovato interesse critico per l'antifascismo di matrice giellista ed in particolare per la figura di Carlo Rosselli. Obiettivo dei relatori, l'impegno di una riconsiderazione storica e di un chiarimento teorico, utile a conferire maggiore sistematicità e "scientificità" alla trattazione dei temi rosselliani. Il curatore Degl'Innocenti suggerisce una lettura comparata dei saggi, incentrata sull'individuazione e l'analisi di tre nuclei tematici, relativi ai rapporti partito/movimento, élites/democrazia, organizzazione dello stato/autonomie. Argomenti "binari" che vanno affrontati tenendo presente il continuo sforzo, tipico della riflessione di Rosselli, di conciliare libertà e giustizia, ma nel contempo ponderando il peso esercitato dalla biografia politica dell'uomo d'azione sul pensatore Rosselli, sensibile testimone di un'epoca di fermenti ideologici e culturali, più che autore di teorie organiche.

Filo conduttore dei diversi argomenti trattati nei saggi è il tentativo di innesto di una cultura liberale all'interno della tradizione socialista. Rispetto al rapporto partito/movimento, una testimonianza importante dello spirito liberale di Rosselli consiste nell'intuizione del carattere gerarchico, verticistico e burocratico dei partiti socialisti continentali dell'epoca. Questi avevano come modello la socialdemocrazia tedesca, nella cui struttura è individuabile un paradigma protototalitario (Mastellone). Rosselli guardava, invece, al partito laburista inglese, organizzato su basi federalistiche, al cui interno era possibile alimentare, come aveva affermato Hobhouse, un «liberal socialism» (Id., p. 9). Non solo, ma nell'auspicare la partecipazione politica quale realizzazione dell'autonomia, piuttosto che come inquadramento gerarchizzato, Rosselli si sarebbe gradualmente avvicinato ad una visione «movimentista» (Colombo, p. 60), fino all'«insofferenza per lo strumento partito» (Degl'Innocenti, p. 87). Il discorso sulle forme della partecipazione investe altresì la sfera del rapporto élites/democrazia. Se è pur vero che in Rosselli non manca una concezione elitaria, espressa nell' "autoreferenziale" attribuzione di un ruolo progressista strategico alla borghesia illuminata (Settembrini), è indiscutibile l'indicazione della democrazia come fine e l'insistenza sul vincolo non strumentale tra socialismo e democrazia, a cui rinvia la polemica – di ascendenza salveminiana – con il vecchio riformismo sulla «questione del suffragio universale» (Orsini, p. 54).

Il problema è capire quali obiettivi di modificazione dei rapporti politici ed economici si ponga il socialismo liberale di Rosselli. È in discussione a questo riguardo il rapporto organizzazione dello stato/autonomie. Il socialismo federalistico, autogestionario, gildista, rielaborato in un itinerario critico che va da Proudhon a Cole, è il terreno suggestivo e accidentato su cui concretamente andrebbero conciliate istanze di libertà (autonomia) e di giustizia (uguaglianza). Il tema del federalismo in Rosselli si orienta sia verso l'ipotesi di architettura politica costituzionale, parlamentare, territoriale – anche in chiave di Costituzione europea (Papa) - , sia, anzi soprattutto, verso la configurazione di un ordinamento economico di federalismo cooperativistico. Nel quale contemperare libertà "positiva", come partecipazione diretta alle decisioni produttive, e contenimento della conflittualità e della competizione, nel segno di un «individualismo cooperativo» (Ciuffoletti, p. 125). È una strada che ha suggerito paragoni con il corporativismo fascista, per lo spirito "conciliativo" degli interessi economici (Chiarini parla di corporativismo «autentico» di Rosselli contrapposto al corporativismo «mistificatorio» del regime, p. 111). O, più drasticamente, bocciature sulla base del principio che tra capitalismo e collettivismo tertium non datur, e che l'autogestione senza mercato equivale alla collettivizzazione, così come l'autogestione in libero mercato è destinata a ricreare le condizioni competitive proprie del capitalismo (Settembrini). In realtà, la "terza via" rosselliana è un dilemma su più piani. Eticamente, l'individualismo liberale, autonomistico, rischia di annullarsi all'interno del solidarismo cooperativistico che nasconde insidie organicistiche. Economicamente, socializzazione ed economia di mercato sembrano confrontarsi come paradigmi monolitici e irriducibili. Ciò non compromette peraltro l'istanza politica ed ideale di allargamento degli spazi di partecipazione, di presenza attiva nella dimensione sociale, che equilibri il rapporto tra giustizia e libertà.

Carmelo Calabrò

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.