Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 9 gennaio 2001

Andrea Semprini, Il Multiculturalismo. La sfida della diversità nelle società contemporanee, Franco Angeli, Milano, 2000, titolo originale: Le multiculturalisme, Presses Universitaire de France, Paris.

INDICE: Introduzione; Capitolo 1Le radici storiche del multiculturalismo americano; Capitolo 2Il contesto attuale; Capitolo 3Le controversie multiculturali; Capitolo 4Il politically correct; Capitolo 5Un nodo gordiano epistemologico; Capitolo 6 – Etnicità, individualismo, spazio pubblico; Capitolo 7Lo spazio pubblico come semiosfera; Capitolo 8Le sfide politiche del multiculturalismo; Capitolo 9Multiculturalismo e crisi della modernità; Conclusione; Bibliografia.

Seguendo un cammino teorico e metodologico che si snoda tra la riflessione filosofica e l'indagine sociologica, Andrea Semprini traccia in questo libro un percorso analitico finalizzato allo studio di quell'insieme di fenomeni politici, sociali e culturali che prende il nome di multiculturalismo.

La riflessione circa le problematiche multiculturali si presenta come particolarmente complessa, specialmente di fronte alla varietà di posizioni circa il fenomeno del multiculturalismo nella sua totalità. Esso sembra infatti avere l'effetto di “polarizzare le reazioni” di chi se ne occupa. Da un lato, si possono trovare cioè coloro che lo concepiscono come una sorta di minaccia per la conservazione delle peculiarità identitarie, in quanto pericolosa fonte di contaminazione tra culture. Dall'altro lato, si pongono, invece, coloro che vedono nel multiculturalismo un'occasione per l'arricchimento e lo scambio interculturale, quale “fonte di sviluppo per le società contemporanee” (p.7).

L'analisi del fenomeno multiculturale diviene ancora più complessa nel momento in cui si considerano anche le differenti accezioni in cui viene usato, da varie parti, il termine “multiculturalismo”. Da un punto di vista prettamente descrittivo, esso indica la semplice compresenza, entro un unico territorio, di gruppi etnici e culturali differenti; andando più in profondità, il riferimento al multiculturalismo rimanda ad una complessa realtà conflittuale, caratterizzata dalle rivendicazioni di gruppi e soggetti minoritari. Infine, all'interno di una prospettiva normativa, esso assume la valenza di un programma di promozione e sostegno della fusione tra le culture.

Questa complessità sembra essere principalmente riconducibile, secondo Semprini, ai differenti atteggiamenti che i diversi schieramenti hanno adottato di fronte al carattere delle rivendicazioni di visibilità, avanzate da parte di gruppi minoritari; rivendicazioni che, spesso, restituiscono un'immagine del multiculturalismo più vicina ad un problema di natura prettamente politica, più che filosofico-normativa.
Nel corso dell'analisi, l'autore tenta essenzialmente di mettere in evidenza come il multiculturalismo non porta con sé solo problemi pratici di convivenza politica e organizzazione sociale, ma solleva complesse sfide teoriche, connesse a questioni di definizione delle identità, di concezione del soggetto, della realtà, della conoscenza e del linguaggio.

Il primo capitolo è dedicato all'analisi della realtà sociale statunitense, quale caso esemplare della complessità legata al multiculturalismo. Semprini ne individua le componenti principali:
  1. innanzi tutto, la presenza di popolazioni autoctone, quali gli Indiani, considerati per secoli dai coloni come “l'alterità assoluta, la differenza da annientare come condizione per l'affermazione della propria identità” (p.21).
  2. In secondo luogo, gli schiavi deportati dal continente africano. Nelle condizioni di separazione forzata dalla propria terra e dalle famiglie, l'identità afro-americana sembra essersi costruita negativamente, in contrapposizione all'identità americana dominante.
  3. Semprini nota, a questo punto, la presenza, sin dai primi insediamenti, di gruppi religiosi che vedevano nel Nuovo Continente la possibilità di professare la propria fede, sfuggendo alla minaccia delle persecuzioni.
  4. In quarto luogo, l'autore pone l'accento sulla matrice anglosassone delle prime élites economiche e politiche. Di qui l'impostazione operativa procedurale della vita politica collettiva.
  5. Infine, possiamo notare la forte componente (e il flusso continuo) di immigrati, provenienti da diverse parti del mondo.

Date queste condizioni di complessità strutturale del tessuto sociale statunitense, Semprini s'interroga, nel secondo capitolo, sulle ragioni che hanno conferito rilevanza alle problematiche multiculturali, proprio in questo momento storico. Per rispondere ad un simile interrogativo, l'autore individua tre elementi fondamentali:
  1. in prima istanza, l'allargamento della base sociale, come conseguenza delle lotte condotte dal movimento per i diritti civili;
  2. in secondo luogo, le modificazioni subite dall'assetto economico, connesse in modo particolare all'impari distribuzione delle ricchezze, quale esito di un'economia di stampo liberista;
  3. e infine, la crisi delle identità, quale conseguenza della scomparsa del “grande altro”, rappresentato dal blocco comunista.
È proprio sulla base di simili considerazioni che Semprini suggerisce una lettura del multiculturalismo come indicatore del cambiamento sociale.

Un'ulteriore distinzione, operata al fine di rendere maggiormente chiaro l'orizzonte su cui si stagliano le “controversie multiculturali”, viene presentata nel corso del terzo capitolo. Semprini distingue, qui, un'interpretazione prettamente politica dei fenomeni multiculturali, da una lettura di carattere culturale. Nel primo caso, le “controversie multiculturali” prendono essenzialmente la forma di rivendicazioni di diritti (politici e amministrativi) da parte di minoranze nazionali e gruppi etnici. Nel secondo caso, invece, ci troviamo di fronte a rivendicazioni di riconoscimento, avanzate da gruppi culturali e movimenti sociali – non necessariamente concentrati territorialmente.

Un esempio della complessità che caratterizza le problematiche legate al multiculturalismo viene proposto da Semprini nel quarto capitolo, nel corso del quale l'autore si confronta con un concetto particolarmente controverso quale è quello del politically correct. Nonostante la svalutazione del termine, dovuta essenzialmente all'uso eccessivo che ne viene da più parti fatto, Semprini ne mette in luce l'interessante valenza (almeno nelle intenzioni iniziali). L'autore pone l'accento sul fatto che “la sua [del politically correct] preoccupazione essenziale è di evitare che la sensibilità e l'autostima dei diversi gruppi sociali, minoranze o individui, possano essere offese o sminuite da discorsi, atteggiamenti o comportamenti non appropriati, tali da indurre o rafforzare nella persona interessata una visione devalorizzata o colpevolizzante di se stessa” (p.64).
Di fronte ad un simile progetto politico e culturale, gli oppositori del politically correct si richiamano ad una natura referenziale del linguaggio, per la quale quest'ultimo avrebbe solamente la funzione di conferire nomi ad oggetti preesistenti, non intaccandone, di fatto, la sostanza. Da questo punto di vista, l'operazione di trasformazione del linguaggio, proposta dal politically correct, si rivela essere impossibile (in quanto ogni imposizione si verrebbe a scontrare con abitudini linguistiche ben consolidate e radicate) ed inutile (poiché anche cambiando il nome, la sostanza del referente non cambia). Alla luce di simili considerazioni, la tesi sostenuta dagli oppositori del politically correct può essere efficacemente espressa da queste parole: “non è modificando in maniera volontarista la lingua che si arriverà a modificare le realtà sociali che questa lingua si limita a riprodurre” (p.68).
Da parte loro, i sostenitori del politically correct partono da una concezione costruttivista del linguaggio, secondo la quale quest'ultimo avrebbe una forte capacità di influenza sul modo stesso di conoscere e rappresentare la realtà, soprattutto quanto agli aspetti intellettuali e sociali.
Il politically correct sembra così farsi portavoce di un progetto utopico di lingua perfetta, socialmente e moralmente neutra. Ed è proprio nel tentativo di perseguire un simile obiettivo che Semprini individua il limite stesso di questo progetto: nella ricerca di una lingua perfetta, scientificamente oggettiva, dalla semantica assoluta, il rischio è di soffocare proprio quelle stesse differenze, in difesa delle quali la politica del politically correct è stata pensata. Ecco, dunque, come tali difficoltà di attuazione, nella visione di Semprini, fanno del politically correct un pesante atto di denuncia dei problemi connessi al multiculturalismo, contribuendo, nello stesso tempo, a renderne manifesto il carattere utopico.

In accordo con la dichiarazione d'intenti iniziale, dopo avere posto in evidenza le sfide politiche e sociali sollevate dal multiculturalismo, nel quinto capitolo, Semprini ne affronta le implicazioni filosofiche da un punto di vista epistemologico.
A tal fine l'autore distingue le caratteristiche della tradizionale epistemologia monoculturale, da quelle qualificanti la nuova epistemologia multiculturale. Questa opposizione dà vita ad alcune aporie concettuali, che investono gli aspetti fondamentali del dibattito filosofico circa il multiculturalismo:
  1. innanzi tutto, la contrapposizione tra essenzialismoe costruttivismo, che pone la questione circa la natura delle identità sociali, concepite in un caso come qualcosa di dato (ed essenzialmente omogeneo) e nell'altro come il frutto delle interazioni particolari tra i differenti individui.
  2. In secondo luogo, Semprini si concentra sul dualismo universalismo/relativismo, a partire dal quale l'autore sottolinea come per molti multiculturalisti un'impostazione universalista viene considerata come una sorta di violenza contro la peculiarità delle differenze.
  3. La terza antinomia individuata è focalizzata sulla opposizione tra uguaglianza e differenza.
  4. Infine, troviamo la contrapposizione tra riconoscimento soggettivo e merito oggettivo, soprattutto nel caso delle politiche speciali per l'ammissione scolastica dei membri di gruppi storicamente svantaggiati.

Un altro punto di disaccordo tra i sostenitori e gli oppositori del multiculturalismo viene individuato da Semprini nel corso del sesto capitolo, ove l'autore affronta la questione dei rapporti tra l'individuo ed il gruppo. Ponendo l'accento sulla dimensione collettiva della vita sociale, il multiculturalismo è stato spesso accusato di anti-individualismo e considerato, di conseguenza, come una sorta di minaccia per l'autonomia e la libertà dell'individuo stesso. A questo proposito, Semprini prende in esame gli argomenti proposti da Charles Taylor, orientati alla definizione di un rapporto di compartecipazione (e non di opposizione) tra l'individuo e il gruppo – anche se in fondo il punto di equilibrio tra questi due estremi, in Taylor, è sbilanciato a favore del secondo.

Una simile complessità politica e concettuale sembra imporre un profondo ripensamento dei modelli normativi ritenuti, in qualche modo, classici. Il paradigma politico tradizionale sembra, così, venire a scontrarsi con la sua incapacità di dare forma e coesione allo spazio sociale. E' a questo proposito che Semprini suggerisce (nel settimo capitolo) la ridefinizione dello spazio sociale in spazio socio-culturale, “cioè in uno spazio le cui frontiere esterne, il tessuto interno e le linee frattura sono di tipo culturale piuttosto che sociale, economico o demografico” (p.113). Una simile definizione dello spazio pubblico, porta con sé problemi di definizione di senso: i conflitti di matrice culturale possono essere, qui, letti come tentativi di affermare un determinato tipo di rappresentazioni e significati, “come una lotta per modificare i rapporti di forza semiotici, come una guerra per determinare le condizioni di produzione, di distribuzione, di circolazione e di ricezione dei discorsi sociali” (p.117). All'interno di tale prospettiva, Semprini suggerisce come lo spazio politico può venire considerato nei termini di una semiosfera, al cui interno i differenti gruppi prendono la forma di sotto-semiosfere, in quanto orizzonti circoscritti di produzione di senso, che chiedono il riconoscimento del valore dei propri significati.

Portando avanti quest'ordine di considerazioni, Semprini ricorre (nell'ottavo capitolo) alla nozione habermasiana di spazio pubblico, sottolineando come di fronte alle istanze multiculturali questo subisca notevoli pressioni e trasformazioni: pressioni per l'allargamento della base sociale e per l'estensione del suo contenuto, di fronte all'eterogeneità delle dimensioni culturali coinvolte. Per gestire una simile situazione, in continuo divenire, Semprini illustra i differenti modelli di spazio multiculturale, che stanno animando il dibattito filosofico-politico contemporaneo:
  1. il modello politico liberale classico, caratterizzato essenzialmente dalla distinzione tra una sfera pubblica ed una privata, nella quale sono racchiuse le questioni circa le differenze identitarie;
  2. il modello liberale multiculturale, che trova la sua più efficace espressione nella proposta di Cittadinanza Multiculturale, avanzata da Will Kymlicka;
  3. il modello multiculturale massimalista, in cui viene dato particolare rilievo alle rivendicazioni di autonomia avanzate da gruppi che negano ogni possibilità di creazione di uno spazio pubblico condiviso;
  4. e, infine, il modello del Corporate Multiculturalism, la cui preoccupazione centrale è la gestione delle differenze, nel superamento del modello tradizionale di stato-nazione, all'interno di una prospettiva di condivisione essenzialmente fondata su base economica.

Alla luce di questo percorso analitico, Semprini (nono capitolo) suggerisce come il multiculturalismo può essere considerato come una sorta di sintomo della crisi della modernità, soprattutto di fronte all'accresciuta rilevanza delle istanze di natura etica all'interno della sfera politica. Tale rilevanza sembra decretare il superamento della tradizionale divisione tra sfera pubblica e sfera privata, propria del pensiero politico moderno liberale. E' sulla base di queste considerazioni che, nel dibattito tra “detrattori” e “sostenitori” del multiculturalismo, Semprini cerca di sostenere una posizione ragionevole, suggerendo una concezione di multiculturalismo come “la difficile combinazione di rispetto della differenza, da un lato, e di ricerca di omogeneità e di consenso dall'altro” (p.160).

Il metodo essenzialmente sociologico e analitico adottato da Semprini fa di questo lavoro una buona e dettagliata introduzione alle maggiori problematiche multiculturali. Anche se la densità dei temi affrontati sembra impedire all'autore di andare in profondità di questioni pur centrali nel dibattito filosofico contemporaneo, quali, a titolo esemplificativo, la questione della tolleranza, della sua definizione, giustificazione e definizione dei limiti.
Un altro elemento da tenere sempre presente, nel corso della lettura del testo, è il costante riferimento alla realtà socio-politica statunitense, quale caso esemplare di dimensione multiculturale. Una simile contestualizzazione, non sempre esplicita, impedisce l'estensione delle interessanti considerazioni proposte a realtà complesse quali quella europea, strutturalmente lontane dal modello americano, ma altrettanto sensibili a quelle stesse problematiche di convivenza pacifica e ri-definizione delle identità, sollevate dal multiculturalismo.



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Progetto web
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Periodico elettronico
codice ISSN 1128-7861
Inizio pubblicazione on line:
1998

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