Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Amartya Sen, Libertà è sviluppo. Perché non c'è crescita senza democrazia, Milano, Arnoldo Mondadori, 2000, pp. 1-355, £. 35.000.

Indice:
Introduzione. Lo sviluppo come libertà - 1 Il punto di vista delle libertà - 2 Fini e mezzi dello sviluppo - 3 Libertà e fondamenti della giustizia - 4 La povertà come incapacitazione - 5 Mercati, stato e occasioni sociali - 6 L'importanza della democrazia - 7 Carestie e altre crisi - 8 Ruolo attivo delle donne e mutamento sociale - 9 Popolazione, alimentazione e libertà - 10 Cultura e diritti umani - 11 Scelta sociale e comportamento individuale - 12 La libertà individuale come impegno sociale.

Tradotto in tempi brevissimi da Arnoldo Mondadori (l'edizione originale risale al 1999), Development as Freedom , l'ultimo libro del premio Nobel 1998 per l'economia Amartya Sen, è ora a disposizione del lettore italiano col titolo di Lo sviluppo è libertà. Sen è un economista eterodosso, che adotta, in luogo delle teorie della scelta razionale, un approccio metodologico alle analisi economiche che tiene nel dovuto conto la complessità motivazionale degli individui. I suoi studi sui fenomeni della povertà e delle carestie rimangono un passaggio obbligato per chi si occupa di economia del benessere: Sen è stato, infatti, il primo a mostrare, dati alla mano, che non la scarsità di cibo, ma vincoli formali al suo accesso sono più spesso stati causa di morte per fame di migliaia di persone, nonché a suggerire l'inadeguatezza della variabile reddito quale unico indicatore del livello di sviluppo di un Paese o del grado di povertà della popolazione (cfr. Poverty and Famines, disponibile anche in traduzione italiana presso le Edizioni di Comunità). Sen non è, però, "solo" un economista, ma anche un filosofo politico di rilievo, che partecipa al dibattito filosofico angloamericano sulla società giusta con contributi non di rado illuminanti (basti pensare a un testo come Inequality Reexamined, tradotto da Il Mulino, che sviscera, tra le altre cose, la tormentata questione del rapporto tra eguaglianza e libertà).

Libertà è sviluppo si situa su questo crinale teoretico pluridisciplinare, fornendo un'organizzazione sistematica a temi che Sen indaga da almeno trent'anni. La tesi di fondo del libro è, per molti versi, radicale: "lo sviluppo può essere visto come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani" (p. 9); in questo senso, "lo sviluppo richiede che siano eliminate le principali fonti di illibertà: la miseria come la tirannia, l'angustia delle prospettive economiche come la deprivazione sociale sistematica, la disattenzione verso i servizi pubblici come l'intolleranza o l'autoritarismo di uno stato repressivo" (p. 9). La libertà, intesa come libertà effettiva (di scegliersi una vita cui, a ragion veduta, si dia valore), in un senso assai vicino a quello della real freedom di Philippe Van Parijs, è, dunque, secondo Sen, il criterio in base al quale valutare gli assetti politico-sociali e orientare le politiche pubbliche. Sen argomenta questa idea principalmente nel terzo capitolo di Libertà è sviluppo. La sua analisi, più precisamente, si sviluppa sulla distinzione tra funzionamenti e capacitazioni (termine infelice per l'inglese capabilities, in altri testi seniani tradotto con "capacità"): i funzionamenti sono stati di essere o di fare cui gli individui attribuiscono valore (ad esempio, essere adeguatamente nutriti, non soffrire malattie evitabili), mentre le capacitazioni sono gli insiemi di combinazioni alternative di funzionamenti che una persona è in grado di realizzare. Per chiarire questa distinzione può essere utile riprendere un esempio di Sen: "un benestante che digiuni [...] può anche funzionare, sul piano dell'alimentazione, allo stesso modo di un indigente costretto a fare la fame, ma il primo ha un "insieme di capacitazioni" diverso da quello del secondo (l'uno può decidere di mangiar bene e nutrirsi adeguatamente, l'altro non può)" (p. 79). Ora, osserva Sen, "mentre la combinazione dei funzionamenti effettivi di una persona rispecchia la sua riuscita reale, l'insieme delle capacitazioni rappresenta la sua libertà di riuscire, le combinazioni alternative di funzionamenti tra cui essa può scegliere" (p.80). L'approccio delle capacitazioni può guardare sia ai funzionamenti realizzati sia all'insieme capacitante delle alternative a disposizione, a seconda che ci si voglia focalizzare sulle cose che una persona fa o su quelle che è libera di fare. È, però, preferibile, secondo Sen, concentrarsi su queste ultime, dal momento che "è possibile dare importanza anche al fatto di avere occasioni che non vengono colte; anzi, è naturale muoversi in questa direzione, se il processo attraverso il quale vengono generati gli esiti ha un suo significato" (p. 80).

La prospettiva di Sen è, dunque, alternativa rispetto a tutti gli approcci in qualche modo "classici" in tema di distribuzione delle risorse. In particolare, Sen contesta all'
utilitarismo i) l'indifferenza per la distribuzione della "felicità", ii) la negazione di un valore intrinseco ai diritti e alle libertà, iii) una certa predisposizione a favorire condizionamento sociale e adattamento; rimprovera a Rawls la tendenza i) a ridurre la libertà a un semplice "vantaggio" e ii) a trascurare i problemi di conversione dei beni principali (beni necessari per qualsiasi piano di vita) in benessere effettivo; obietta a Nozick la mancanza di considerazione per le conseguenze derivanti dall'esercizio dei diritti (negativi) delle persone. Con ciò, non v'è dubbio che lo schema elaborato da Sen sia prettamente formale; come tale, esso non conduce a un elenco dei funzionamenti e delle capacitazioni rilevanti (ma ciò non autorizza a pensare che Sen sia un soggettivista su questo punto) e, per lo stesso motivo, accenna senza entrare nel dettaglio alle questioni della determinazione del peso relativo dei vari funzionamenti e della loro aggregazione. Questo, però, a me sembra, non è un problema nel quadro di Libertà è sviluppo; dopotutto, l'obiettivo di Sen è l'identificazione dell'approccio più adeguato per la formulazione di giudizi di valore in ambito etico-politico e quali siano le informazioni rilevanti all'interno di questo approccio è una questione che può essere rimandata a un secondo momento. Piuttosto, se una lacuna esiste in Libertà è sviluppo, essa consiste nel fatto che Sen evita di confrontarsi con descrizioni alternative di un concetto controverso come quello di libertà, ignorando, ad esempio, l'ormai trentennale dibattito filosofico sviluppatosi su questo tema in area anglosassone a partire dal celebre articolo di Isaiah Berlin Two Concepts of Liberty.

Sui presupposti che abbiamo appena visto si snoda tutta l'analisi successiva, in cui Sen, senza mai ricorrere a un linguaggio tecnicistico, alterna capitoli di maggiore impegno teorico-normativo - che toccano il plesso concettuale democrazia - liberalismo - diritti umani - a capitoli che trattano temi di carattere prettamente economico - come la produzione alimentare o l'efficienza dei mercati. Questa distinzione non deve trarre in inganno: tutti e dodici i capitoli di Libertà è sviluppo, anche se magari non risulteranno particolarmente nuovi per chi già conosce Sen, forniscono utili spunti di riflessione. Al filosofo politico suggerisco di concentrarsi, oltre che naturalmente sul capitolo terzo, soprattutto sul sesto, che spiega perché la creazione e il rafforzamento di un sistema democratico siano componenti essenziali del processo di sviluppo, sul decimo, che difende l'idea di diritti umani, e sull'undicesimo, che argomenta la possibilità dell'impiego della ragione per promuovere il progresso sociale. In particolare, non sono prive di interesse le repliche di Sen alle critiche in qualche modo "classiche" alla nozione di diritti umani: si tratta della critica di legittimità, secondo cui gli individui non nascono già "vestiti" di diritti, della critica di coerenza, in base alla quale per ogni diritto occorre specificare un dovere correlativo da porre su un agente specifico, e della critica culturale, che, in nome della specificità asiatica e dei "valori autoritari" da essa incarnati, contesta l'universalità dell'idea di diritti umani. Sen, con mosse certo più pragmatiche che filosofiche in senso stretto, le smonta tutte e tre: i diritti umani, innanzitutto, sono essenzialmente "rivendicazioni etiche", che, come tali, non debbono necessariamente essere identificate con diritti esplicitamente riconosciuti da un sistema giuridico; in secondo luogo, vanno visti come richieste generiche rivolte a chi sia in grado di fare qualcosa per renderli effettivi (a questo proposito Sen recupera la nozione kantiana di "obbligo imperfetto"); infine, compaiono non solo nelle tradizioni occidentali, ma anche in quelle asiatiche, solo che si eviti di leggere queste ultime in maniera arbitraria e restringendo il novero degli autori (non è un caso, dopotutto, ricorda Sen, che "in Asia l'idea che i valori asiatici siano per essenza autoritari viene difesa quasi solo dai portavoce governativi", p. 246).

In definitiva, Libertà è sviluppo è un libro che è bene che i filosofi politici leggano e meditino. Peccato che questa lettura debba scontare delle scelte editoriali infelici per un testo scientifico, per il quale servirebbero una diversa collocazione delle note (a pié di pagina e non in fondo al testo) e apparati analitici e bibliografici decisamente più accurati.
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.