Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 8 gennaio 2002

Peter Singer, Una sinistra darwiniana. Politica, evoluzione e cooperazione, Torino, Edizioni di Comunità, 2000, pp.72 (ed. orig. A Darwinian Left. Politics, Evolution and Cooperation, London, Weidenfeld & Nicolson, 1999).

Questo volumetto di Singer non ha certo le caratteristiche di un'opera il cui pubblico di riferimento sia costituito da filosofi e teorici della politica; si tratta piuttosto di un lavoro indirizzato a tutti gli uomini e a tutte le donne che sono impegnati attivamente nell'azione politica. Nei confronti di queste persone lo scritto di Singer pretende di essere uno stimolo per l'avvio di una riflessione critica, affinché le basi ideologiche su cui si fonda l'agire politico possano essere sottoposte ad un'opera di revisione.

Peter Singer si pone un traguardo alquanto ambizioso: riuscire a ridefinire scopi e obiettivi per la sinistra del XXI secolo. Il tessuto sociale ed economico con cui le forze politiche di sinistra si sono confrontate nei due secoli passati è ormai definitivamente tramontato; oggi le multinazionali governano l'economia mondiale e le organizzazioni dei lavoratori hanno perso gran parte del loro potere di contrattazione. Per affrontare il mutato contesto economico, politico e sociale la sinistra deve rinnovarsi, deve diventare una "sinistra darwiniana" (p.6).

Ma a che cosa si riferisce esattamente Singer quando parla di sinistra, e in particolare che cosa intende con sinistra darwiniana? Troviamo la risposta alla prima domanda nell'introduzione, dove Singer spiega che la sinistra a cui si rivolge non è da intendersi come forza politica organizzata, ma piuttosto come quel movimento di idee e di pensiero che desidera intervenire sulla società per migliorarla. Si tratta di una definizione molto generica, compatibile con numerose, diverse e contrastanti concezioni di società giusta; tuttavia Singer, coerentemente con la sua posizione di filosofo utilitarista, ritiene che l'obiettivo primario dell'azione sociale sia diminuire, per quanto è possibile, la grande quantità di sofferenza che affligge gran parte del genere umano: "Se noi alziamo le spalle davanti alle sofferenze evitabili dei deboli e dei poveri, di coloro che vengono sfruttati e derubati, o che semplicemente non possiedono abbastanza da condurre una vita decente, non apparteniamo alla sinistra. Se noi diciamo che semplicemente è così che va il mondo, e che andrà sempre, e che non possiamo fare niente per evitarlo, non apparteniamo alla sinistra. La sinistra vuole fare qualcosa per risolvere questa situazione" (p. 8).

Definita così la sinistra e i suoi obiettivi, l'autore deve ora spiegare quali sono le caratteristiche proprie di una sinistra darwiniana. Singer cerca di arrivare a questo chiarimento partendo dall'analisi dei rapporti che sono storicamente intercorsi tra politica e darwinismo. Tradizionalmente è stato soprattutto il pensiero politico di destra a fare un uso ideologico della teoria dell'evoluzione, e ciò perlopiù nel tentativo di dare una giustificazione 'scientifica'a politiche di stampo liberista. Molto diverso è stato invece l'atteggiamento della sinistra nei confronti del darwinismo, a partire dallo stesso Marx. Sin dall'inizio il pensiero marxista ha accolto con grande favore l'evoluzionismo darwiniano perché tale teoria si presentava come la confutazione di qualunque tesi creazionista; allo stesso tempo però i pensatori marxisti si sono sempre rifiutati di riconoscere la validità della teoria dell'evoluzione oltre certi confini ben delimitati: "Lenin affermava che 'il trasferimento di concetti biologici nell'ambito delle scienze sociali non ha senso'. Ancora negli anni Sessanta, agli scolari dell'Unione Sovietica veniva insegnato il semplice slogan: 'Il darwinismo è la scienza dell'evoluzione biologica, il marxismo dell'evoluzione sociale' " (p. 27).
Per il marxismo la teoria dell'evoluzione spiega quello che è avvenuto nella storia del pianeta sino all'alba dell'uomo; da quel momento in avanti la storia dell'umanità e la sua evoluzione sono state determinate non più da meccanismi di natura biologica, ma dai modi di produzione della vita materiale.

Secondo Singer il rifiuto del marxismo di estendere il darwinismo alla sfera sociale è stato determinato dall'impossibilità di tenere insieme la teoria dell'evoluzione e il mito marxista della 'Perfettibilità dell'Uomo' (p. 24). Nella società comunista si realizzerà la società perfetta, quella in cui ogni conflitto, tra uomo e natura e tra uomo e uomo, sarà superato e risolto. Ma "se la teoria dell'evoluzione si applicasse tanto alla storia naturale quanto alla storia umana, in quanto gli esseri umani non sono che il frutto di processi evolutivi, gli antagonismi e i conflitti di cui Marx vedeva la soluzione nel comunismo…non avrebbero mai trovato una soluzione completa… Per Darwin la lotta per l'esistenza, o almeno per l'esistenza della propria discendenza, non può mai trovare fine. Siamo lontani mille miglia dal sogno di un'umanità che tende alla perfezione" (pp. 26-27).

Secondo Singer la visione della sinistra, e non solo di quella marxista, è sempre stata distorta da una errata concezione della natura umana, a torto ritenuta estremamente malleabile. Da tale premessa sono derivate le credenze che sia possibile trasformare la natura degli esseri umani attraverso l'influenza dell'ambiente, e che una corretta educazione, intesa nel senso più ampio possibile, sia in grado di incidere così profondamente nell'animo umano da poter trasformare qualunque individuo in un perfetto cittadino. Secondo Singer occorre invece riaffermare il ruolo imprescindibile che le caratteristiche dell'eredità biologica umana hanno svolto, e continuano a svolgere, nell'evoluzione delle ideologie, dei rapporti sociali, delle politiche; insomma di tutto ciò che, per usare termini marxiani, costituisce la 'sovrastruttura'.

Singer avanza allora due ipotesi, da lui stesso definite nient'affatto originali: in primo luogo occorre riconoscere che nell'ambito del comportamento umano, accanto ad aspetti fortemente variabili da cultura a cultura, esiste una sorta di 'nocciolo duro'comportamentale che rimane invariato attraverso tutte le culture; in secondo luogo bisogna riconoscere che alcuni aspetti del comportamento umano sono comuni a numerose specie animali. Secondo Singer sono essenzialmente due gli aspetti rintracciabili in tutte le culture: 1) gli esseri umani sono esseri sociali, non vivono isolati e manifestano interesse per i loro simili; 2) gli esseri umani tendono a stabilire delle gerarchie e/o dei sistemi di classificazione sociale; sono infatti rarissime le società umane che non riconoscono differenze di status sociale.

Riconoscere l'esistenza di questi caratteri invarianti non significa esprimere dei giudizi di valore; rendersi conto che le società umane tendono a costituire delle scale gerarchiche al loro interno non significa affermare che la gerarchia sociale sia desiderabile; tuttavia "Questi sono i fatti con cui la sinistra deve fare i conti. E a tal fine la sinistra deve accettare e comprendere a fondo la nostra natura di esseri frutto di un processo di evoluzione" (p. 39).

Ma che cosa implica 'accettare e comprendere' la natura degli esseri umani come frutto di un processo evolutivo? L'economia di mercato si fonda sull'ipotesi che gli esseri umani tendano sempre a perseguire il proprio interesse, e tale tesi è stata e continua ad essere suffragata da una grande mole di evidenze empiriche. Ma, osserva Singer, "l'interesse individuale è un concetto più ampio di quello economico. La maggior parte delle persone desidera che la propria vita sia felice, soddisfacente, o significativa in qualche modo, e riconosce che il denaro rappresenta, al massimo, un modo per raggiungere parte di questi obiettivi"(p.42). Le politiche pubbliche dovrebbero allora fare appello a questi bisogni per cercare di incentivare l'insorgenza di comportamenti cooperativi.

Esiste una vasta letteratura sul tema dell'insorgenza della cooperazione spontanea in numerosi contesti sociali, e Singer si sofferma in particolare sull'ormai classico lavoro di Robert Axelrod, The Evolution of Cooperation. Le conclusioni a cui giunge lo studio di Axelrod, basate in gran parte sui risultati di un torneo che ha coinvolto numerosi esperti di teoria dei giochi, sono alquanto confortanti: anche in contesti che hanno la struttura del 'dilemma del prigioniero', a condizione che l'interazione sia ripetuta nel tempo, la strategia vincente è una strategia cooperativa che però non trascura di 'punire' l'avversario ogni qualvolta venga meno la reciprocità del comportamento cooperativo. 'Tit for Tat', nome della strategia vincente, in italiano potrebbe essere tradotto con 'pan per focaccia': come si può osservare il nome della strategia sottolinea la reciprocità del comportamento adottato.

Qual è allora l'insegnamento che una sinistra darwiniana deve trarre e fare proprio? Sicuramente che "in linea di principio dovrebbe essere possibile creare condizioni tali da far leva sulla nostra intrinseca consapevolezza delle regole di una cooperazione vantaggiosa, e fare in modo che rapporti reciprocamente vantaggiosi possano prosperare laddove altrimenti non potrebbero" (p. 50). Ma la sinistra deve anche rendersi conto che il comportamento del 'free rider', vale a dire di colui che approfitta dei vantaggi della cooperazione sociale senza sostenere alcun costo, deve essere punito. Si deve fare il possibile affinché l'imbroglio non paghi e gli imbroglioni non possano prosperare.

Nella prospettiva della sinistra darwiniana tracciata da Singer i grandi ideali utopici sono sostituiti da una considerazione limitata ma realistica degli obiettivi che è possibile raggiungere; se però si assume una visione più a lungo termine non è detto che non ci si possa porre altri traguardi: "La ragione ci mette in grado di riconoscere che ciascuno di noi è semplicemente un essere tra gli altri, e che tutti sono dotati di desideri e bisogni che sono per loro importanti, così come per noi sono importanti i nostri. E' possibile che questa intuizione riesca a superare l'influenza di altri elementi, determinati dall'evoluzione della nostra natura, che ci impediscono di prestare un'imparziale attenzione a tutti i nostri simili umani e, ancora meglio, a tutti gli esseri senzienti?" (p. 63). Secondo Singer la risposta può essere affermativa. Si considerino ad esempio la donazione spontanea del sangue e quella del midollo osseo: tali fatti dimostrano che la presenza di spinte altruistiche è un elemento non estraneo al comportamento umano, e dunque non è da escludere la possibilità che in futuro comportamenti altruistici possano affermarsi come comportamenti evolutivamente stabili.

Giunti al termine della lettura è lecito domandarsi se Singer sia riuscito a raggiungere il suo obiettivo, vale a dire se sia stato capace di presentare elementi originali e innovativi in grado di riorientare l'agire politico che si ispira agli ideali della sinistra. A questo proposito sembra legittimo avanzare delle perplessità. In fin dei conti il richiamo di Singer al darwinismo, di cui la sinistra dovrebbe farsi consapevole, si riduce a ben poco: si tratta sostanzialmente di un appello a non trascurare il ruolo svolto dalla nostra dotazione biologica nel determinare molti aspetti del nostro comportamento. Secondo Singer la sinistra dovrebbe prendere atto che la tendenza alla competizione fa parte della natura umana, e dovrebbe lavorare su questa base fattuale se vuole riuscire a stimolare l'insorgenza di comportamenti cooperativi, dei cui vantaggi gli esseri umani riescono peraltro ad essere consapevoli in molte circostanze. Ma molte forze politiche e movimenti di sinistra dei paesi liberal democratici hanno ormai da tempo acquisito la consapevolezza che la spinta alla competizione è uno dei tratti ineludibili del comportamento umano, e hanno anche capito che non sempre le tendenze competitive portano solo conseguenze negative alla società. Pertanto le indicazioni di Singer, ancorché molto generiche, non aiutano ad illuminare in modo realmente nuovo i problemi con cui la sinistra deve quotidianamente confrontarsi.

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Nico De Federicis
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Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

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