Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Davide Sparti, Identità e coscienza, il Mulino, Bologna, 2000, £. 28.000

"Nel redigere questo libro si è cercato di rispettare il progetto di un lavoro di natura introduttiva". (p.23)

Sin dalle prime righe della prefazione, emerge chiaramente lo spirito che ha guidato le intenzioni e le riflessioni di Davide Sparti nella realizzazione di quest'opera. Ci troviamo di fronte, cioè, ad un percorso teorico tracciato per aprire uno scorcio su alcune tra le posizioni filosofiche di maggior rilievo, per quanto riguarda la riflessione sull'io, sulle problematiche di definizione identitaria. Questo, però, non deve spingere ad accostarsi al lavoro di Sparti come ad una sorta di ricostruzione lineare, di carattere essenzialmente storiografico, delle differenti posizioni teoriche rilevanti per il tema affrontato. Questa nota introduttiva ha lo scopo di chiarire l'intento dell'autore: l'individuazione, cioè dello status quaestionis, ricostruito attraverso l'analisi critica dei diversi problemi, emersi nel corso delle meditazioni dedicate da vari pensatori alla questione dell'identità.

A tal fine, Sparti intraprende un appassionante viaggio che, partendo da Cartesio, percorre larga parte della tradizione filosofica occidentale, per giungere alle più recenti teorie computazionali sulla mente umana.

Il primo capitolo ("Chi" sono io? L'io di fronte a se stesso) prende vita proprio dalla riflessione cartesiana sull'io. In particolare, l'autore si sofferma sull'importanza attribuita da Cartesio al ruolo dell'introspezione, come strada privilegiata per giungere alla certezza del cogito. Un simile rilievo, attribuito al cammino interiore, viene a scontrarsi con le riflessioni formulate, a tal proposito, da David Hume. Sparti insiste sull'idea humeiana dell'impossibilità di concepire l'io come un tutto unico ed armonico. Neppure l'introspezione, secondo il filosofo inglese, sarebbe in grado di metterci in condizione di cogliere il nostro io nella sua totalità, non potendo noi avere altro che singole percezioni di singoli stati. Sarebbe, dunque, il soggetto stesso ad inserire unità e coerenza, laddove vi è frammentarietà e divisione, per restituire un'immagine di sé coerente e reidentificabile dall'esterno.

È proprio al tema della re-identificabilità che Sparti dedica il secondo capitolo (L'io di fronte al tempo: L'identità personale). In modo specifico la questione che viene qui indagata è relativa alla definizione della nostra durata come individui nel tempo. Che cosa conferisce unità, e stabilità spazio-temporale al nostro io? Per affrontare tale questione, Sparti passa in rassegna alcune teorie sull'identità, presentandole in base al criterio di identificazione proposto. Incontriamo allora, innanzi tutto, la teoria naturalista (che trova la sua espressione nella Metafisica di Aristotele), per la quale il criterio di identità di un soggetto è dato dalla sua continuità fisica. In secondo luogo, l'autore illustra il criterio cognitivo, proposto da John Locke: tale criterio, di natura anti-sostanzialista, pone l'accento sulla continuità psicologica, quale garanzia della stabilità del proprio io. Successivamente, vengono affrontate le posizioni di David Hume e Derek Parfit, per i quali l'identità si ridurrebbe ad una blanda connessione tra le nostre esperienze soggettive. In fine, viene presentata la teoria trascendentale-soggettivista, formulata da Kant. Nelle pagine della Critica della ragion pura, l'io viene descritto nei termini di condizione necessaria per la conduzione di ogni esperienza, che possa essere riconosciuta come propriamente mia.

Il rapporto tra io e tempo viene indagato anche nel terzo capitolo (L'io di fronte al tempo: la formazione storica dell'io), dove Sparti analizza le posizioni di Hegel e Nietzsche sulla questione della genesi storica dell'identità personale. Se da un lato, Hegel concepisce l'io come il risultato retroattivo di descrizioni storicamente consolidate, dall'altro lato, Nietzsche delinea un percorso genealogico, come ricostruzione degli eventi che hanno condotto alla definizione di un tipo umano dominante.

Lasciando queste considerazioni di carattere prettamente introspettivo, Sparti passa ad analizzare nel quarto capitolo (L'io di fronte agli altri) il ruolo che assume il confronto con l'altro da sé, nel corso del processo di definizione identitaria. La tesi che Sparti propone, e sostiene, pone in evidenza la forte correlazione che esiste tra l'immagine che ognuno di noi ha di sé ed i riconoscimenti che provengono dai nostri altri significativi. Come scrive lo stesso Sparti, cioè, l'io "si costruisce in rapporto al "tu", ossia a partire dal riconoscimento dell'altro, e non dalla sua negazione" (p.109).

Il rapporto tra io e mondo esterno viene approfondito nel quinto capitolo (L'io di fronte al mondo), nel corso del quale Sparti lancia uno sguardo fenomenologico sulle relazioni che si instaurano tra il soggetto e ciò che lo circonda. L'autore suggerisce come vi sia compartecipazione tra l'io e il mondo. Tale rapporto si presenta come mediato dal corpo, inteso - sulla scia delle riflessioni di Maurice Merleau-Ponty - come il veicolo tramite il quale stabiliamo il primo contatto con ciò che ci circonda. A partire da queste considerazioni, il filosofo francese propone una teoria dell'identità come profondamente radicata nella corporeità, tanto da arrivare ad affermare che io "sono il mio corpo" (p.148).

Queste ultime riflessioni ci riconducono a meditare sulla natura dell'io, sulla sua struttura: è proprio a tale questione che Sparti dedica il sesto capitolo (La geografia dell'io). Mentre, tradizionalmente, l'indagine filosofica ci ha consegnato un'idea di io unitario, l'autore ne propone un'immagine composita e pluripartita, che prende la forma di una "esistenza sincronica di io multipli entro una stessa mente" (p.27). Viene, così, ricostruito il percorso che ha portato alla formulazione dell'ipotesi dell'io multiplo, attraverso le topiche freudiane, i casi di autoinganno e le spiegazioni dell'irrazionalità (incomprensibile se si parte dall'idea di io unitario).

Nel settimo capitolo ("Cosa sono?" L'io di fronte alla propria natura), Sparti si cimenta con la spinosa questione della definizione della natura umana, interrogandosi su quali requisiti siano necessari per l'attribuzione dello status di persona. Particolarmente degna di nota è la trattazione delle implicazioni che hanno avuto sul concetto stesso di personhood i recenti progressi nell'ambito dell'intelligenza artificiale. Alcuni teorici sostengono che le macchine sono i migliori modelli di funzionamento della mente umana. Sparti invita a riflettere sul fatto che, se si accetta l'assunto per il quale sarebbe proprio la mente la caratteristica distintiva e qualificante di un essere umano, allora sembra che anche le macchine possano ottenere l'attributo di personhood.

Dopo aver dedicato ampio spazio alla discussione dell'identità personale, Sparti affronta nel settimo capitolo (Teorie della coscienza: ancora l'io di fronte a se stesso) la questione della coscienza. A tal fine l'autore delinea un percorso che parte da una prospettiva materialista, la quale propone l'abolizione del concetto stesso di coscienza, in quanto privo di referente empirico. Passa, poi, alla prospettiva funzionalista (o computazionale), che restituisce l'immagine di una coscienza che ha perso la sua posizione centrale, per parcellizzarsi in una serie di funzioni non consce. In fine approda alla teoria del punto di vista soggettivo, che pone l'accento sul carattere emotivo di ogni esperienza cosciente, decretandone, così, l'incoerenza con il mondo fisico.

Al termine (Conclusione: il destino dell'io) di questo percorso analitico, Sparti s'interroga su quale prospettiva sarà possibile adottare, circa le questioni identitarie, in un'epoca dominata teoricamente dalle neuroscienze e dall'intelligenza artificiale. La risposta di Sparti lascia intravedere qualcosa di più rispetto ad una semplice riduzione materialista del discorso sull'io. Nonostante la visione fisicalista della mente si stia sempre più "naturalizzando", il discorso sull'io, veicolato dal linguaggio ordinario, sembra rimanere relativamente autonomo, essendo comunque profondamente radicato nel modo in cui noi stessi ci riferiamo alla nostra identità.

Tutto questo rende l'opera di Sparti un lavoro di grande complessità e impatto teorico; un punto di partenza irrinunciabile per chiunque abbia intenzione di impegnarsi nello studio delle questioni circa la natura dell'io. Credo, inoltre, che questo lavoro sia prezioso per il filosofo politico che voglia affrontare le sfide di ri-definizione identitaria, sollevate da tutta quella serie di complessi fenomeni, culturali e politici, che vengono abitualmente raccolti sotto il termine multiculturalismo. L'incontro quotidiano e costante con l'altro, infatti, porta ad interrogarsi sul proprio io, sulla sua natura, nel rapporto, a volte profondamente destabilizzante, con un mondo intrinsecamente mutevole.

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.