Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 17 febbraio 2003

Antonio Allegra, Le trasformazioni della soggettività. Charles Taylor e la tradizione del moderno, Roma, Editrice A.V.E., 2002, pp. 157.


Nel suo ultimo saggio monografico Antonio Allegra si muove nel senso di una ricostruzione delle radici terminologiche e normative alla base della riflessione etico-politica di Charles Taylor, secondo una prospettiva più ampia rispetto a quella cui è solitamente associato (il dibattito Liberal-Communitarian). La filosofia dell'azione, il tema della soggettività e del rapporto tra individuo e società - attraverso la complessa dialettica libertà-differenziazione - si fondono alle origini del pensiero del filosofo canadese per scaturire, da un lato, nella critica alla tradizione utilitaristica (a), mentre dall'altro, nell'articolazione di un nuovo linguaggio etico che inviti l'individuo a ripensare in termini intersoggettivi il proprio rapporto con la comunità (b).

Nel primo caso (a), infatti, in riferimento alla natura dell'agire umano, Taylor entra nel dibattito con alcuni temi classici affrontati dalla filosofia analitica alla fine degli anni Sessanta: in essi sono rintracciabili spunti di riflessione che influenzeranno la teoria ontologica prospettata in Radici dell'io. La critica al comportamentismo e al 'riduzionismo nomologico', lo studio della 'causazione' e della teleologia si fondono con l'apporto della fenomenologia in Explanation of Behaviour. I temi d'indagine del volume giovanile, sebbene si iscrivano nel quadro concettuale di discussione di allora, affrontano la differenza tra intenzione e azione, i criteri di responsabilità e di imputabilità inerenti alla agency, restando di rilevanza attuale anche nella riflessione matura di Taylor. Nel contesto filosofico analitico, la soluzione teleologica, intesa nel senso semantico per cui un'azione viene intrapresa, genera una serie di critiche al comportamentismo che possono essere sintetizzate in due questioni: a) il nesso stimolo-risposta non è sufficiente a spiegare il successo dell'apprendimento in termini di interpretazione e orientamento dell'agire umano; b) l'impulso, nella dinamica causa-effetto, è imprescindibile dall'interpretazione per la sua trasformazione in azione di risposta (p. 31).

Nel secondo caso, relativamente alla sfera politica, la riflessione di Taylor prende spunto dall'analisi di alcune tesi hegeliane che, a partire dagli anni settanta, caratterizzano la cultura filosofica anglosassone. Nel volume Hegel, Taylor si svincola dalla prospettiva analitica per arricchirsi di nuove lezioni: "(…) sembra plausibile che proprio al contatto con Hegel Taylor debba la migliore intelligenza delle coordinate su cui riflettere autonomamente, oltre che alcune essenziali prospettive di metodo". Gli spunti si concentrano sul tema della soggettività, della distruzione della tradizione, di una razionalità con forte valenza ermeneutica, nonché sul progetto politico che tenta di combinare l'autonomia morale con il recupero della sfera pubblica comunitaria. In questo quadro di riferimento sorge il problema della libertà soggettiva, nel difficile rapporto tra individuo e società liberale e, come sottolinea Allegra, "la questione verte sulla comprensione atomistica e privata, o meno, della libertà" (p. 56). In Radici dell'io si esplica, sottolinea giustamente Allegra, il progetto più ambizioso di Taylor (siamo nel terzo capitolo); in esso, il debito hegeliano – espresso dalla conciliazione tra libertà ed eticità, da un lato e dalla fondazione sociale della soggettività stessa, dall'altro – si affianca ad una dialettica interpretativa necessaria per la costruzione dell'identità moderna, una volta depurata dalla prospettiva metafisica. La moralità può essere riscattata da analisi deontologiche o naturalistiche solo in quanto associata ad una fortunata intuizione: quella tra identità e bene. L'identità è, per Taylor, intrecciata a questioni assiologiche; inoltre essa si costituisce dialogicamente rispetto agli altri individui, sia a livello sociale che linguistico. Ogni ricerca del bene è fortemente orientata ad una visione "latamente narrativa" e segue il principio della "razionalità della spiegazione migliore", tuttavia, in merito al problema del conflitto, puntualizza Allegra:
Il vero difetto dell'ambizioso e pregevole libro di Taylor è un curioso eccesso di ottimismo: egli non esamina o meglio esclude in sede preliminare ogni autentico conflitto tra valori moderni, perché esso è già risolto dal percorso storico che porta, senza soluzioni di continuità e senza contraddizioni radicali, fino a noi (p. 84).

Il problema del conflitto dei valori - in relazione al quale Taylor rimane in sospeso tra una posizione moderna ed una premoderna - genera un ampio spettro di interpretazioni, soprattutto in Radici dell'io, dove si intravede un'apertura verso una fondazione originaria dell'identità morale di tipo teistico-giudaico-cristiano.
Lo storicismo non costituirebbe che un utile strumento metodologico per "conciliare ogni cosa" (p. 86), ma in se stesso sarebbe insufficiente a livello di fondazione teorica:
Come dire che occorrerebbe qualcosa in più su un piano maggiormente impegnativo rispetto alla brillantissima storia della cultura per determinare normativamente il contenuto degli iperbeni e la loro valutazione reciproca (p. 86).
Nel quarto capitolo, Allegra analizza gli ultimi temi sviluppati da Taylor in Il disagio della modernità e in Multiculturalismo: quello dell'autenticità - con riferimento a Rousseau ed Herder - contrapposto all'individualismo narcisistico, all'erosione di forme di riconoscimento - che non possono mai essere di tipo autoreferenziale - da cui la rivendicazione multiculturale. del carattere dialogico della libertà e dell'esistenza umana. Per quanto attiene alla questione epistemologica della scelta morale, l'accostamento di Taylor a MacIntyre solleva le tradizionali critiche sulla giustificazione (pp. 95-96).

In Multiculturalismo, le "premesse ontologiche" di Radici dell'io sfociano "in un'acuta caratterizzazione politica e culturale" (p. 103), per cui l'effettiva eguaglianza dipende dal rispetto delle differenze culturali. Il conflitto relativistico – definito come "nuovo tribalismo" - perde il suo carattere minaccioso, osserva Allegra, se viene stemperato nella prospettiva della fusione degli orizzonti (p. 113). E' chiaro, secondo l'autore, che la discussione tra comunitaristi e Liberals è, soprattutto, una discussione di carattere ontologico (p. 114); la differenza del filosofo canadese rispetto a Habermas è appena accennata e rimandata ad altra sede (pp. 114-117).

Nel quinto capitolo viene analizzata l'ultima opera di Taylor, A Catholic Modernity e il suo rapporto con il cristianesimo, visto qui come ideale di partecipazione critica: "Il cristianesimo appare quell'ultima ratio che ribadisce il perimetro infine razionale e valoriale del discorso sia etico sia di identità" (p. 128).
Alla domanda relativa alla costituzione dell'identità: "Occorrerà una nozione ontologica dell'uomo o è sufficiente la razionalità argomentativa (...)?" (p. 118), Allegra tenta di fornire una risposta coerente in sede di conclusioni, tentando di comporre le fila dell'ampia analisi. La valutazione positiva del lavoro compiuto dal filosofo canadese non elimina dubbi e perplessità metodologiche relative alla analisi delle contraddizioni, per cui resta irrisolta, ad esempio, la tensione tra storia e verità. Per quanto riguarda l'ontologia della persona, inoltre, la proposta tayloriana potrebbe funzionare meglio se opportunamente integrata con prospettive diverse, come ad esempio quella di Ricoeur (p. 144). Infine, in merito all'ultimo argomento trattato, l'ottica cristiana non aggiunge alcun guadagno sul terreno epistemologico della scelta morale. Sebbene restino in sospeso diverse questioni affrontate, il saggio di Allegra costituisce una utile sintesi delle idee sviluppate dal filosofo canadese ed una ricostruzione complessiva del suo percorso storiografico.
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.