Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 7 aprile 2003

Domenico Venturelli (a c. di) Religioni, etica mondiale, destinazione dell'uomo, Genova, Il Melangolo, 2002, pp. 346.


Questo volume, sesto della serie Ethos e Poiesis (testi e studi di filosofia in memoria di Alberto Caracciolo) ambisce a "cogliere e interpretare almeno alcuni segni del tempo" (p. 7), in un momento in cui l'etico e il religioso hanno ritrovato un proprio peso, reso ancor più importante dal nuovo scenario della globalizzazione. In questo mutato contesto non è possibile ignorare "il ruolo di primo piano che le grandi religioni tornano oggi a giocare sulla scena mondiale" (p. 8), ove la minaccia dello scontro delle civiltà rappresenta la sfida per un dialogo interculturale.

La prima parte, dedicata ai "Testi", si apre per questo motivo con la conferenza del teologo tubinghese Hans Küng, tenuta a Genova il 28 novembre 2001, che porta per titolo Religioni universali - pace mondiale - etica mondiale (pp. 11-31).
Giovanni Moretto, nell'introduzione al testo, mostra il percorso del teologo negli ultimi tre decenni attraverso le tre conferenze che questi ha tenuto nel capoluogo ligure: quella all'indomani dello studio sull'infallibilità (1972) che lo porterà alla revoca della missio canonica; la seconda, nel 1988, seguita alla pubblicazione di Teologia in cammino, conclusione del ciclo propriamente teologico-religioso, e quest'ultima, con cui Küng ripropone il proprio Progetto per un'etica mondiale, dopo i successi della Dichiarazione sull'etica mondiale del Parlamento mondiale delle religioni (1993), della Dichiarazione universale delle responsabilità umane dell'InterAction Council (1997) e del rapporto Crossing the Divide, elaborato in occasione dell'Anno internazionale del dialogo tra le culture, a partire da una proposta del presidente iraniano Khatami raccolta dal Segretario generale dell'ONU Kofi Annan (2001).
La recente conferenza genovese di Küng prende le mosse proprio dalla sua relazione tenuta davanti all'Assemblea generale dell'ONU meno di tre settimane prima, che è riprodotta in calce al testo. È possibile leggervi la presenza di quel 'convitato di pietra' ("alcuni politologi prevedono per il XXI secolo uno 'scontro delle civiltà'", p. 31), che è evidentemente il direttore dell'Institute of Strategic Studies di Harvard, Samuel P. Huntington. Proprio con quest'ultimo, ora esplicitamente, il teologo originario di Sursee (Lucerna) ingaggia il confronto: l'analisi che Huntington traccia fra il proprio articolo su "Foreign Affairs" The Clash of Civilizations? e il corposo volume con lo stesso titolo (ma senza interrogativo) viene ritenuta valida da Küng su due punti: il ruolo fondamentale delle religioni nei conflitti (viste come Missing Dimension of Statecraft, cfr. lo studio di D. Johnson e C. Sampson edito ad Oxford, 1994) e la loro irriducibilità ad un'unica religione unitaria, perché esse non subiscono l'omologazione indotta dalla globalizzazione, ma le resistono. Tuttavia, egli oppone alla tesi nel suo complesso tre obiezioni: Huntington trascura la molteplicità interna delle grandi religioni o civiltà e non vede che in quest'ultimo caso i conflitti intestini (cattolici/protestanti, sunniti/sciiti per fare due semplici esempi) ad oggi hanno comportato più problemi di quelli esterni; egli omette di considerare le fusioni o fecondazioni reciproche che sono già avvenute tra le religioni, e che non permettono di tracciare fra di esse delle "linee di faglia" definitive; ignora, infine, quei veri e propri elementi comuni che le religioni condividono tra loro in maniera radicale (qui, in primo luogo, il piano etico e sapienziale).
Ed è esattamente su queste linee che si innesta oggi il Progetto per un'etica mondiale: senza dimenticare o trascurare le importanti distinzioni culturali, dogmatiche e di fede le religioni possono però riconoscere il proprio terreno comune nell'etica, un "overlapping consensus", fra di loro e anche ma con lo stesso umanesimo laico. Queste istanze cominciano ad essere peraltro recepite non solo in seno alle organizzazioni internazionali, ma anche all'interno delle stesse chiese (p. 26), cui è stato indirizzato, dal terzo Parlamento delle religioni universali l'Appello alle nostre Istituzioni direttrici, che non è passato senza risposta.
La proposta di Küng va infine nella direzione di un nuovo scenario economico-politico (che muove dal suo recentissimo testo Etica mondiale per la politica e l'economia, trad. it. di Carlo Danna, Queriniana, 2002) delineato in sostanza come regolato dalla cooperazione, dal compromesso, dall'integrazione, e basato, a differenza del passato, non tanto sul modello di relazione amico-nemico, quanto sulla teoria dei giochi a somma diversa da zero (ossia nei quali non v'è mai semplicemente uno che vince e uno che perde).
Il secondo "testo" che viene opportunamente proposto è la recensione di Schleiermacher alla Bestimmung des Menschen di Fichte, curata da Omar Brino (La destinazione dell'uomo di Fichte, pp. 33-53).

Per quanto riguarda la seconda parte del volume, dedicata agli "Studi", essa si apre con il saggio di Gilbert Vincent Religioni, mondo e mondializzazione (pp. 55-73). Accanto ad essa, il contributo del curatore Domenico Venturelli, Sulla terra promessa (pp. 75-93), dedica la propria attenzione alla comune radice abramitica delle tre grandi religioni del Libro, andando a rintracciarvi anche il loro momento di "distinzione", nei due figli Isacco e Ismaele, cosa che, attraverso l'interpretazione paolina, ha generato una volta di più l'idea del popolo eletto, della stirpe santa. Ma è possibile, leggendo dal Libro sacro con Rosenzweig e Lévinas, vedere come il particolarismo, "non appena pensi, rifletta, s'interroghi riguardo a quello che costituisce il proprio tesoro, non rinuncia certo a se stesso, alla propria unicità, alla fedeltà alla propria storia; sì invece rinuncia alla propria caparbietà e all'esclusivismo" (p. 82). Un altro contributo significativo menzionato da Venturelli, accanto a quello dei due pensatori ebrei del Novecento e di Voltaire (cui è dedicato un paragrafo), è fornito dal metodo storico-materialistico, che permette di comprendere la nascita della promessa della terra nel suo contesto storico di un popolo nomade in progressiva sedentarizzazione; questa promessa "esprime evidentemente l'aspirazione più sentita e il bisogno più impellente inerente alla vita semi-nomade delle tribù", ma, continua l'autore, "sanzionare come rivelazione divina quanto ha un'origine umana facilmente riconducibile in parte alle necessità materiali inerenti alla vita della tribù, in parte al desiderio di autonomia e di stabilità, è un artifizio che uno spirito religioso respinge" (p. 87). Allo stesso tempo, "nessuna spiegazione di avvenimenti storici in base a presupposti politici, sociali, economici è in grado di risolvere e di esaurire il senso religioso della storia, che nondimeno conosce le sue proprie interne metamorfosi" (p.88). E proprio nel senso della metamorfosi del senso religioso, Franz Rosenzweig nel suo La stella della redenzione ha potuto dire della promessa della terra: "per il popolo eterno la patria non diviene mai sua in tal senso [], per la sua terra è un cavaliere più fedele quando si trova fuori di essa per viaggi e avventure, sospirando la patria lasciata, che non nel tempo che trascorre a casa" (p. 89). La conclusione del saggio è infine dedicata a una riflessione in tema di ermeneutica del testo religioso, che si rifà al magistero di Alberto Caracciolo, sul versetto delle beatitudini "beati i miti perché erediteranno la terra", come a una (problematica) risorsa di senso per sfuggire a nuove manifestazioni della volontà di potenza, anche quelle delle religioni mondiali e dello scontro delle civiltà. Diversi altri saggi, in questa seconda parte, hanno proprio il compito di dare continuità all'insegnamento caraccioliano: quelli di Guido Ghia, Destinazione dell'io alla libertà. Un confronto tra l'Etica teologica di Richard Rothe e la Sittenlehre di J.G. Fichte, pp. 95-123; Francesco Ghia, Etica mondiale nell'era del disincanto. Riflessioni su destinazione dell'uomo e conflitti di valore a partire da Max Weber; pp. 125-149; Ivano Tonelli, Libertà religiosa e universalità della salvezza. Francesco Ruffini e il problema della "salvezza degli infedeli", pp. 151-175; Roberto Celada Ballanti, Eschaton e Augenblick. Politica e escatologia in Karl Jaspers, pp. 177-196; Francesco Camera, Responsabilità etica e testimonianza messianica in Emmanuel Lévinas, pp. 197-232; e Alberto Pirni, Tra morale e politica: l'ermeneutica del religioso in Charles Taylor, pp. 233-271.

La terza parte è infine dedicata al pensiero di Alberto Caracciolo. Qui, prima dei contributi di Giuseppe Anapeta (L'estetica nella formazione del pensiero di Alberto Caracciolo) e di Mariangela Gisotti (Tra angoscia e speranza. Uno studio su Alberto Caracciolo), Giovanni Moretto, con il suo articolo Una filosofia per l'ecumenismo. Alberto Caracciolo e la teologia ecumenica di Hans Küng cuce assieme le due anime del volume. L'interesse che il filosofo genovese ha mostrato verso Küng è rintracciato nella sua origine, al momento della pubblicazione del testo del 1970 Incarnazione di Dio: introduzione al pensiero teologico di Hegel, prolegomeni ad una futura cristologia, che Caracciolo ebbe a definire come "uno degli apporti più memorabili del centenario hegeliano" (p. 277), e che fu, assieme al coevo testo künghiano Infallibile? Una domanda, motivo della prima delle tre conferenze genovesi del teologo. Introducendo quella sessione Caracciolo individuò nell'espressione "teologia ecumenica" "una splendida definizione della filosofia" (p. 278). Ma i punti di contatto fra il genovese e la teologia non si fermano qui. Moretto ne ricorda con puntualità le tappe fondamentali, dal testo La religione come struttura e come modo autonomo della coscienza al contributo fornito al dibattito sulla demitologizzazione, alla traduzione italiana (1968) del testo di Ernst Troeltsch L'assolutezza del cristianesimo, al libro del '71 Religione e eticità. Studi di filosofia della religione. In questo rispetto, con Caracciolo, relativizza i troppo rapidi giudizi di stile giornalistico, di isolamento, di eresia cristologica tout court dati all'opera di Küng, poiché comprende come là in questione ci sia "la verità e non il cristianesimo" (E. Troeltsch). In questo modo è possibile leggere, al di là della patina divulgativa dell'esposizione teologica künghiana, l'espressione delle domande più profonde della teologia: "le speranze e gli ardimenti immensi dell'agape, proposti nell'annuncio conservato nei Vangeli; le profondità abissali della Croce, intraviste e indicate da Paolo, e dalle quali da due millenni gli uomini non hanno cessato di attingere forza e luce nella notte del dolore e della morte, perdono senso nel momento in cui si rivivano e si ripensino seriamente fuori dal principio "soprannaturalistico"?" (A. Caracciolo, Nulla religioso e imperativo dell'eterno, cit. da Moretto, p. 286 s.). Lo stesso Caracciolo mostrava come in questa questione di serietà si trova il teologo, e nel contempo il filosofo della religione che faccia coraggiosamente fronte al tempo corrente, e non in quelle figure "che parlano con tranquilla disinvoltura della morte di Dio" ma sono "scossi come da un sussulto inquisitoriale di fronte alla sola proposta di una lettura non 'soprannaturalistica' della Bibbia" (p. 287).
È questa, in fondo, "la domanda delle domande", posta insieme da Küng e Alberto Caracciolo, ed è questo il tratto comune, ecumenico, della teologia del primo come della filosofia del secondo.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.