Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Nicholas Wolterstorff, John Locke and the Ethics of Belief, Cambridge, Cambridge University Press, 1996.

Nell'ambito della discussione contemporanea su questioni di multiculturalismo nel quadro di società liberali, specialmente nel dibattito fra liberali e comunitari, credo che questa lettura suggerisca interessanti riflessioni a proposito della tolleranza come virtù liberale. Si tratta infatti di un'analisi intelligente, lucida ed accurata delle connessioni fra l'indagine epistemologica di John Locke e le sue idee politiche. In particolare, la questione della tolleranza religiosa viene messa in relazione con la polemica contro le pratiche dossastiche del tempo, sostenute da un ideale medievale di auctoritas della tradizione. L'epistemologia di Locke propone criteri di riforma di tali pratiche e, quindi, delle credenze individuali e dell'autorità ad esse conferita nella vita pubblica e privata.
Il Professor Wolterstrorff, che insegna alla Yale University, propone una storia dell'inizio della modernità un po' diversa da quella raccontata da Richard Rortry, o da Charles Taylor. In particolare, il Locke di Wolterstroff non è uno studioso che vive in una torre d'avorio, ignaro di storia e tradizione. E' invece il filosofo che vive nella città, cercando col proprio onesto mestiere di aiutare i propri concittadini a risolvere la crisi culturale che stanno attraversando. Per secoli, infatti, l'Europa aveva risolto le proprie questioni morali e religiose facendo appello alla propria tradizione. I contemporanei di Locke devono invece fare fronte al venir meno di quei valori condivisi. La soluzione dei conflitti sociali e dei disaccordi dottrinali non può più venire dalla tradizione. Questa consapevolezza guida la ricerca filosofica di Locke negli scritti politici, ma anche negli studi sul linguaggio, sulla natura delle idee e della conoscenza. Wolterstorff concentra la sua analisi sul IV Libro del Saggio sull'intelletto umano, in cui è sviluppata, appunto, un'etica della credenza. Locke, spiega, fu il primo a sviluppare e a difendere con rigore la tesi secondo cui ciascuno è responsabile per ciò che crede e perciò ha il dovere di sottoporre le proprie credenze al vaglio della ragione. Le pratiche dossastiche del suo tempo erano incapaci di fare fronte alla crisi che investiva la società . Erano divenute, anzi, la ragione prima di quella crisi. Vi è dunque innanzitutto l'esigenza pratica di impegnarsi nella riforma delle proprie credenze, per cercare soluzioni ai problemi della vita comune quando la tradizione sia frammentata. La strategia di Locke è quella di evitare di ricorrere alla tradizione ed andare invece 'alle cose stesse', tenendo la ragione come guida. Questa teoria della 'guida della credenza' (governance of belief) ha avuto una straordinaria fortuna nella tradizione successiva e rimane di grande attualità anche nel dibattito contemporaneo.
Dal punto di vista metodologico, Wolterstorff non indulge troppo in accuratezza filologica. Tratta piuttosto il testo di Locke come un compagno di conversazione, riconoscendo che il dialogo si svolge ai giorni nostri e, sullo sfondo, ci sono problemi etici ed epistemologici che appartengono al nostro tempo. Proprio per questo è interessante lasciarsi incuriosire da questa conversazione e dal saggio, che richiede una lettura attenta e paziente, ma gratificante.

Maria Paola Ferretti



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.