Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 5 maggio 2003

Acta Philosophica


La rivista non è presente sul web. Le schede offerte dal BFP sono di Angelo Marocco.

Ecco le schedature del BFP

1998, 1 1998, 2 1999, 1 1999, 2
2000, 1 2000, 2 2003, 1

TOP7 (1998), 1

G. Chalmeta, Giustizia aritmetica? I limiti del paradigma politico utilitarista, pp. 5-22.

“Una società politica è tanto più giusta quanto più alto è il numero dei beni X pro capite”. Questo sembra essere il criterio razionale al quale pare conformarsi, nel momento di valutare la giustizia di una determinata società, la stragrande maggioranza di attori sociali operanti nel Welfare State. L'autore col presente studio intende individuare le ragioni presenti nell'ethos comune per le quali tale criterio, qualora inteso come paradigma fondamentale della giustizia politica, conduce a gravi errori di valutazione e di comportamento. (A.M.)

M. D'Avenia, La conoscenza per connaturalità delle virtù. Riflessioni in margine all'epistemologia aristotelica della prassi, pp. 23-40.

L'articolo offre un articolato confronto tra le dottrine morali pre-aristoteliche relative alla relazione tra desiderio e conoscenza nelle sue varie forme: filosofia, arte, sensibilità, immaginazione. (A.M.)

A. Rodríguez Luño, La virtù dell'epicheia. Teoria, storia e applicazione (II). Dal cursus theologicus dei Salmanticenses fino ai nostri giorni, pp. 65-88.

Lo studio esamina nei tratti essenziali quanto è stato detto sull'epicheia nella grande tradizione morale cattolica, a partire dal Cursus Theologicus dei teologi carmelitani di Salamanca. (A.M.)

M. Serretti, Umanesimo e antiumanesimo nel XX secolo. La filosofia dell'uomo di Hans Urs von Balthasar, pp. 89-114.

TOP7 (1998), 2

M. Artigas, The Ethical Roots of Karl Popper's Epistemology, pp. 197-233.

La filosofia di Popper viene di solito considerata come un'epistemologia che, applicata alla teoria sociale, dà luogo a una “società aperta”. L'autore intende mostrare col presente saggio come una considerazione della filosofia di Popper in prospettiva etica permette una sua interpretazione più autentica e unitaria. (A.M.)

L. Romera, Questione dell'essere, problematicità dell'esistenza e religione, pp. 267-297.

M.A. Ferrari, Le ragioni della tolleranza. Riflessioni sul pensiero di Norberto Bobbio, pp. 299-322.

La nota approfondisce l'analisi delle proposte di Bobbio sulla tolleranza. L'Autrice lamenta nella difesa bobbiana dell'unione tra la tolleranza e la verità la chiusura a una prospettiva che potrebbe avviare il pensiero a una fondazione della tolleranza non soltanto consensuale. (A.M.)

TOP8 (1999), 1

S. Belardinelli, Individuo e bene comune nella società complessa, pp. 7-22.

L'autore vede nell'idea di bene comune nella nostra società complessa e differenziata la possibilità di svolgere una duplice funzione di particolare rilievo. In primo luogo, tale idea può impedire che un conflitto endemico porti alla disgregazione della società stessa. In secondo luogo, essa può evitare che l'autonomia e la libertà individuali, capisaldi della moderna sovranità democratica, scivolino nell'ambiente di un sistema politico sempre più autoreferenziale, indifferente alle esigenze dell'individuo. (A.M.)

D.M. Gallagher, Thomas Aquinas on Self-Love as the Basis for Love of Others, pp. 23-44.

La tesi di questo articolo è che per Tommaso d'Aquino, l'amore di sé è la base di ogni amore di altri. L'Aquinate distingue tre forme di amore di sé: “cattivo” amore di sé, con cui uno cerca solo i propri beni non condivisibili, in modo egoista; “buono” amore di sé, con cui uno cerca per se stessi l'ordinamento ai beni comuni che condivide con altri; e in fine l'amore per il bene comune come bene proprio, senza riferimento alcuno al bene individuale. A partire da questa distinzione si ritiene che la seconda forma di amore di sé è necessaria per dare luogo alla terza. (A.M.)

L. Dewan, St. Thomas and the Causes of Free Choice, pp. 87-96.

V. Sanz Santacruz, Dos conversos frente a Spinoza: Stensen y Burgh ante el Tratado teológico-político, pp. 119-134.
La nota prende in considerazione le lettere di Albert Burgh e Niels Stensen dirette contro la dottrina esposta nel Trattato teologico-politico di Spinoza. Tra i due scritti l'A. avverte un chiaro parallelismo nell'affermazione della superiorità della fede sulla filosofia e nel considerare il pensiero spinoziano come un sapere della salvezza che accentua i limiti della ragione mettendo così in dubbio le stesse capacità razionali di pervenire a una sua spiegazione compiuta. (A.M.)
J. Villanueva, Le spiegazioni scientifiche dell'evoluzione, pp. 135-149.

TOP8 (1999), 2

J. Nubiola, Neopositivismo y filosofía analítica: balance de un siglo, pp. 197-222.

U. Regina, Oltre la modernità ripercorrendo la via esistenziale da Kierkegaard al secondo Heidegger, pp. 223-250.

F. Russo, Temi dell'ermeneutica del XX secolo, pp. 251-268.

TOP9 (2000), 1

A. Rodríguez Luño, Pensiero filosofico e fede cristiana. A proposito dell'enciclica Fides et ratio, pp. 33-57.

A. Ruiz-Retegui, El hombre como criatura, pp. 59-86.

M. D'Avenia, L'aristotelismo politico di Alasdair MacIntyre, pp. 111-119.

Anche se Alasdair MacIntyre non può essere considerato propriamente un filosofo della politica, le sue prese di posizione contro la modernità, l'economia globale di mercato e il liberalismo politico non sono prive di interesse anche per il pensiero filosofico-politico contemporaneo. Muovendo da un punto di vista sostanzialmente aristotelico, il filosofo scozzese sostiene la necessità di una affermazione dei legami sociali solidi, quelli che vengono dal liberalismo indicati come tradizione. Nello stesso tempo però egli non rifiuta la condizione multiforme del postmodernismo, testimoniata dall'incommensurabilità dei linguaggi e dei paradigmi culturali. "Egli - scrive D'Avenia - lega piuttosto i due estremi, apparentemente inconciliabili, nella figura di una comunità di ricerca razionale, sempre in cammino dinamico verso un fine" (p. 115).
La dottrina macintyriana è stata criticata come "fondamentalista" da parte dei filosofi liberali, di "intolleranza", per il suo desiderio di reductio in unum, ma soprattutto di "anacronismo" e di "utopismo". Il presente articolo di D'Avenia intende piuttosto mettere in evidenza come il filosofo scozzese abbia centrato almeno due obiettivi. In primo luogo, MacIntyre ha suggerito una via postmoderna per pensare la razionalità morale in maniera teleologica, utilizzando le risorse dell'epistemologia contemporanea, prime tra tutte la "narrativa". In secondo luogo, egli ha scardinato lo schema della modernità, presentando una visione più complessa del semplice rapporto tra cittadino e stato. (A.M.)

G. Faro, Anatomia del fine ultimo in Robert Spaemann, pp. 121-139.

Il presente articolo si propone di sviluppare una riflessione intorno all'opera Glück und Wohlwollen. Versuch über Ethik (1989) di Spaemann. Il filosofo tedesco in quest'opera affronta il tema della felicità attraverso una serie di argomentazioni filosofiche che intendono dimostrare la superiorità dell'impostazione di ricerca dell'etica eudemonista rispetto alle etiche universalistiche. (A.M.)

TOP 9 (2000), 2

J. Aranguren Echevarría, Eudaimonía y historicidad, pp. 267-275.

G. Chalmeta, Aristotele e Solov'ëv sul significato dell'amore, pp. 277-285.

M. Fazio, Tre proposte di società cristiana (Berdiaeff, Maritain, Eliot), pp. 287-311.

Gli insegnamenti di Berdiaeff, Maritain ed Eliot su una nuova società cristiana svegliarono la coscienza di molti intellettuali cristiani. La necessità di unire fede e vita, il riconoscimento dell'autonomia relativa del temporale, l'esigenza di santità erano le idee che non appartenevano come oggi alla dottrina cristiana comune. (A.M.)

TOP 12 (2003), 1

Maria Aparecida Ferrari, La libertà politica in John Stuart Mill, pp. 5-29.

La libertà politica è un tema centrale del pensiero di John Stuart Mill. Si tratta di uno dei suoi contributi più significativi alla ricerca filosofica, che costituisce ancora oggi un apporto di grande attualità. Secondo l'autrice del presente articolo, Mill tocca il nucleo del problema politico: la società è uno spazio in cui gli uomini devono vivere insieme per raggiungere una felicità che è sempre personale. Quindi, l'ambito politico è fondamentale per la felicità personale, sebbene tale felicità trascenda ciò che è sociale. Vivere per la propria felicità ha priorità e va al di là del vivere con gli altri uomini, tuttavia la convivenza si rivela la via imprescindibile per essa, che in gran misura dà ragione della felicità personale. La questione centrale dell'etica politica è precisamente far sì che la società, che non ha come fine proprio la felicità di ogni individuo, garantisca l'ambito di libertà necessario perché ognuno raggiunga la sua felicità, senza però subordinare la libertà personale agli interessi sociali. La valorizzazione della proposta di Mill che l'articolo intende fare viene fatta attraverso cinque riflessioni che tematizzano la consistenza e la plausibilità della sua concezione della libertà politica. Si cerca di mostrare se Mill riesce a risolvere la questione dell'equilibrio tra l'indipendenza individuale e il controllo sociale (A.M.)

Stamatios Tzitzis, L'humanisme nihiliste postmoderne, pp. 63-87.

L'umanesimo postmoderno ha un carattere egemonico, nel senso che la natura, considerata sia immanente sia trascendente, è priva, nel suo divenire, di significati provvidenziali. I dibattiti non riguardano più l'essere dell'uomo, ma la concezione dell'uomo da parte dell'uomo e le idee sulla sua natura biologica. L'umanesimo postmoderno è altamente ideologico; si oppone all'umanesimo dell'alèthéia (verità) e svolge il ruolo del Demiurgo della Storia. Grazie alla nullificazione dei valori classici e all'omogeneizzazione mercantile e quantitativa del mondo, quest'umanesimo assimila tutto e snatura la persona umana. In altre parole, esso conduce all'annullamento delle diversità culturali e dell'apporto esclusivo di ogni individuo alla coesistenza dei popoli nella loro unicità. (A.M.)

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Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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