Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 12 dicembre 2002

Archivio di Storia della Cultura


La rivista non è presente sul web. Le schede offerte dal BFP sono di Nico De Federicis.

Ecco le schedature del BFP

1996 1997 1998 1999 2000 2001


TOPIX (1996) 

E. Nuzzo, Aristotelismo politico e ragion di stato: problemi di metodo e di critica attorno a due categorie storiografiche, pp. 9-61. 

L'autore prende in considerazione, da un lato, la tradizione dell'aristotelismo, dall'altro, quella della ragion di stato, come prototipi puri che hanno contraddistinto le categorie moderne della politica. Gli autori  ascritti alla prima tradizione sono quelli riconducibili alla filosofia pratica, da Aristotele a Foucault, mentre quelli ascritti alla seconda tradizione sono Hobbes e Schmitt. In conclusione, l'autore sembra prospettare la possibilità di una comunicazione tra le due tradizioni. (N.D.F.) 

R. Donnici, Etica scientifica e giustificazione dei valori morali. Lezioni di Husserl sull'etica di Kant, pp. 63-96. 

G. Lissa, Labriola e il positivismo, pp. 97-132. 

Studio sulla genesi del pensiero di Labriola con particolare riferimento ai suoi rapporti con la filosofia di Herbart e con il positivismo italiano del periodo tra ottocento e novecento. Secondo l'autore la critica alle posizioni radicali del positivismo conduce Labriola a farsi interprete di una concezione "aperta" del sapere, in contrapposizione a tutte le riduzioni "totalistiche", come quelle derivanti dalla filosofia della storia hegeliana, e in genere dall'idealismo, sia quelle di derivazione naturalista, come l'empirismo radicale e il positivismo. (N.D.F.) 

G. Scholtz, Che cos'è e perché ci occupiamo della teoria dei concetti, pp. 133-51. 

Un bel saggio sulle possibili definizioni della storia dei concetti (die Begriffsgeschichte).  L'autore trova alcune possibili articolazioni: 
1. Storia dei concetti filosofici come storia della filosofia. Fondatore di questa linea è stato Hegel, ed è stata proseguita dai filosofi che, in varie forme, si possono collocare su posizioni storicistiche. La funzione della storia dei concetti in questo primo significato è quello di porsi come uno strumento di comunicazione intersoggettiva. Pertanto, oltre che essere il tema della filosofia, i concetti divengono anche i suoi strumenti. 
2. Storia dei concetti delle scienze particolari. In questa seconda accezione rientrano tutte le altre scienze, come l'arte o la scienza sociale, per le quali la storia dei concetti sostituisce nel ruolo di strumento di comprensione generale e unitaria la filosofia della storia. 
In conclusione, l'autore ricorda che la storia dei concetti come specifica disciplina, si distingue sia dalla storia delle idee, (che viene ad essere identificata con la storia della storiografia), sia dalla storia dei problemi (intesa nel senso di storia degli oggetti della filosofia), sia dalla storia delle parole (chiusa nella sua funzionalità strettamente linguistica). Al contrario, la storia dei concetti è la relazione di queste storie particolari; con Croce, l'autore sostiene che il compito di questa disciplina deve essere quello di collegare filologia, storia e filosofia. (N.D.F.)

TOP XI (1998)

M. Riccio, La legge morale kantiana come legge dello stato di natura nei primi scritti politici di Fichte, pp. 107-129

N. De Federicis, Alcune interpretazioni della filosofia pratica di Hegel, pp. 145-170

F. Monceri, La verità come problema: su alcune interpretazioni del prospettivismo nietzscheano, pp. 171-191

E. Massimilla, A proposito di un passo di Wissenschaft als Beruf e della sua traduzione italiana, pp. 215-219

In questa breve nota l'autore propone una rettifica delle traduzioni italiane correnti del celeberrimo passo weberiano in cui si chiarisce il concetto di "disincanto del mondo", avvenuto attraverso il processo di razionalizzazione proprio dell'età moderna. Secondo l'autore, gli errori principali di quelle traduzioni sono: l'aver reso il termine tedesco Berechnen con "ragione" anziché "calcolo" (operato solo da alcuni traduttori); il non aver compreso che il pronome neutro singolare tedesco es andava riferito ad una frase precedente, ed in particolare alle "Lebensbedingungen, unter denen man steht". La nuova versione del passo suona pertanto:
La crescente intellettualizzazione e razionalizzazione non significa dunque una crescente conoscenza generale delle condizioni di vita alle quali sottostiamo. Essa significa invece qualcosa di diverso: significa il sapere o la fede che, se solo lo si volesse, si potrebbe sempre giungere a conoscere tali condizioni di vita, che dunque per principio non sono lì in gioco potenze misteriose o incalcolabili, e che al contrario tutte le cose - in linea di principio - si possono dominare mediante il calcolo. Ma questo significa il disincantamento del mondo. (N.D.F.)

G. Magnano San Lio, Dilthey e la Geistesbewegung tedesca tra illuminismo e romanticismo, pp. 223-241

Introduzione alla traduzione (che segue in questo stesso numero della rivista col titolo: Il movimento poetico e filosofico in Germania tra il 1770 ed il 1800) della famosa prolusione tenuta da Dilthey a Basilea nel 1867, ad apertura del suo primo corso in quella Università. L'autore ricostruisce l'ambiente retrostante il testo diltheyiano, mettendo in particolare rilievo il peso assunto dal movimento spirituale che muove da Lessing e giunge fino a Hegel per la formazione del pensiero storicistico di Dilthey. (N.D.F.)

TOP XII (1999)

F. Tessitore, Vico, la decadenza e il ricorso, pp. 3-31

Il saggio di Tessitore muove dall'interpretazione della concezione vichiana del "ricorso storico" per porre in rilievo la "modernità" del filosofo napoletano. Il problema della "decadenza" è impiegato da Vico proprio per colmare lo iato concettuale ed esistenziale che intercorre tra la storia sacra e la storia profana: ciò avviene attraverso quella stessa "teologia civile ragionata della provvidenza divina" alla quale fa riferimento la Scienza Nuova Terza, una teologia che, come ricorda T., "regge il corso delle nazioni". Muovendo da questa visione storico-universale, può essere compreso appieno il problema vichiano del rapporto tra prudentia e sapientia (tematizzato nel De Ratione del 1708), il quale rimanda ancora una volta al problema della pietas e della religione (p. 12). Su questa via, l'autore chiarisce la concezione storica della Scienza Nuova, dove al percorso del principio religioso s'accompagna quello politico dello sviluppo delle forme di governo, che conduce alle monarchie moderne. Ma il nodo centrale della filosofia della storia di Vico risiede nel fatto che il culmine stesso dello sviluppo storico, lo "stato di perfezione", porta con sé il principio della "caduta" (p. 17). Quest'ultima testimonia l'imperfezione della natura umana, ma anche la sua ineusaribile capacità di risollevarsi, della quale il "ricorso" rende testimonianza. In questo senso, la figura di Vico è oltremodo interessante per comprendere l'ambiguo ed "inquieto" mondo moderno, del quale ancor oggi facciamo parte. (N.D.F.)

V. Piacentini Fiorani, Il contributo della storiografia italiana agli studi sull'Islam, pp. 33-68

F. M. Cacciatore, Il concetto di pseudomorfosi nel Tramondo dell'Occidente di Spengler, pp. 115-132

G. Rotta, Etica e storia nel pensiero di Emanuel Hirsch, pp. 133-154

T. Tagliaferri, Dai partiti ai tipi: sir Lewis Namier e la morfologia della "nazione politica" inglese del Settecento, pp. 155-166

T. Tagliaferri, Gran Bretagna 1948: il Manifesto nella prospettiva del Welfare State, pp. 171-178

D. Murgia, Finitudine come valore, morte come "conoscenza". L'etica dell'inesistenza in Pietro Piovani, pp. 179-201

F. Donadio, Historismus "speculativo" e "filosofia cristiana" in Ch. J. Braniss, pp. 213-241

Il saggio introduce al testo di Braniss del 1843 Religione e filosofia, frutto di una conferenza introduttiva ad un ciclo di lezioni extrauniversitarie; ad esso fa seguito la traduzione italiana, sempre ad opera di F.D. Autore poco noto anche in Germania, Braniss viene presentato attraverso una ricostruzione bio-bibliografica generale, e due brevi note sul rapporto con Dilthey (che gli successe sulla cattedra di filosofia dell'Università di Breslau) e con Paul Yorck. A quest'ultimo Braniss fu legato per via della salda amicizia stretta con i genitori, il conte Ludwig e la contessa Berta. La volontà di una ripresa della tradizione dell'idealismo speculativo classico in accordo con i principi fondamentali del cristianesimo, e la sua particolare visione della storia come campo di applicazione della dottrina della fede, fanno di questo autore un esempio interessante del passaggio maturato dalla cultura folosofica tedesca nei decenni di transizione tra il primo e il secondo Ottocento, allorché dai grandi sistemi di filosofia dell'età classica quella stessa cultura inizia il lungo e tortuoso cammino che la condurrà allo storicismo da un lato, e alla filosofia dell'esistenza, dall'altro. (N.D.F.)

T. Tagliaferri, Lord Acton, la "English Historical Review" e la nuova scienza storica tedesca: una proposta di lettura, pp. 255-263

Il testo presenta la traduzione di un lungo e notissimo articolo che Acton pubblicò nel 1886 sull'allora neonata English Historical Review, dal titolo: Le scuole storiche tedesche. L'argomento fortemente polemico nei confronti della tradizione della scuola storica, e della sua evoluzione nella forma della nuova scienza storica di Ranke, fa di questo saggio un documento fondamentale per la comprensione tanto della recezione della cultura tedesca nel mondo anglosassone al calare dell'Ottocento (all'origine di molti dei canoni di lettura novecenteschi), quanto delle peculiarità dello storicismo inglese. (N.D.F.)

TOP XIII (2000)

E. Massimilla, Avalutatività, valutazione e teoria del valore. Jonas Cohn versus Max Weber, pp. 205-254.

J. Cohn, La conoscenza dei valori e la priorità dell’affermazione. Riflessioni connesse alla dottrina dell'avalutatività della scienza di Max Weber, pp. 255-290.

TOP XIV (2001)

Numero monografico dedicato alla filosofia di Pietro Piovani

F. Tessitore, Pietro Piovani e la questione della teodicea, pp. 5-26.

Il saggio ricostruisce la genesi della filosofia di Piovani, lo "storicismo esistenziale", muovendo dai problemi posti dall'eredità teorica di Giuseppe Capograssi e dalla stagione della Existenzialphilosophie europea. La riflessione di Piovani si indirizza pertanto verso lo studio della natura dell'individualità, concepita innanzi tutto come concretezza, e di conseguenza come storicità. Tuttavia, sotto l'altro versante, Piovani intende contrastare le riduzioni anti-intellettualistiche che risolvono la natura dell'individualità in un mero attivismo e in quel suo parto che fu il movimentismo politico. Monismo e frammentazione dell'individualità sono per Piovani il risultato di un medesimo errore filosofico, quello del mancato riconoscimento del carattere autentico dell'individuo, cioè del suo essere "finitezza". Questo riconoscimento rende possibile una seconda assunzione, vale a dire il fatto che l'individuo si costituisce attraverso la propria relazione con l'altro (p. 8). All'interno di un tale contesto può essere posto e risolto il problema dell'esistenza. Infatti, l'indagine sulla limitatezza e l'alterità costitutiva dell'esistenza individuale permette a questa di aprirsi alla dimensione della normatività, vale a dire "la presenza metafisica immanente della natura umana", che egli accomuna all'idea dell'essere di Rosmini, e che assume perciò un ineludibile carattere ontologico (p. 9). Questa fondazione di un'ontologia negativa apre gli individui alla dimensione dell'assenza, e dunque a una tensione verso l'universale che da un lato porta al riconoscimento dell'autorità inter homines della società, dall'altro al tema della storia e della teodicea. In dialogo con la "teodicea sociale di Rosmini", Piovani risolve il problema del male nella storia nella necessità di un "collaudo" per la personalità nella resposabilità (p. 14). L'A. conclude con la ricostruzione dell'interpretazione piovaniana dello storicismo, che comporta una rimeditazione dell'argomento ontologico in favore di una più convinta accettazione dell'assenzialismo (p. 22). (N.D.F.)

G. Cacciatore, Etica dello storicismo e filosofia pratica nel pensiero di Piovani, pp. 27-43.

L'A. scrive sul ruolo assunto dal contributo di Piovani allo storicismo contemporaneo, un contributo che si distingue per aver posto in discussione i presupposti dello "storicismo assoluto" in favore di una ricerca intorno alla natura etica dell'individualità e della sua finitezza (secondo l'espressione coniata da Piovani, storicismo critico-problematico). Secondo l'A., l'esperienza di Piovani si avvale degli strumenti più recenti delle discipline filosofiche, quali le ricerche intorno ai concetti di individuo, alterità, pluralismo, e dalla rivalutazione della "filosofia pratica". Di questo rinnovamento dello storicismo nel panorama della filosofia contemporanea Piovani fu precursore e uno dei grandi artefici. La peculiarità della riflessione di Piovani è da ricercare nella formulazione di una "filosofia dell'azione", una forma di primato concesso alla dimensione pratica, cioè "il primato del fare, dell'azione, nel senso della preminenza della razione pratico-storica" (p. 38), senza tuttavia cadere nei pericoli posti dal volontarismo. (N.D.F.)

G. Cantillo, Esistenza e storia nel pensiero morale di Pietro Piovani, pp. 45-57.

L'A. ripercorre i momenti più significativi delle tappe di pensiero piovaniano a partire dalla giovanile frequentazione con la filosofia di Capograssi, ancora ripresa in maturità, in un volume del 1976. Piovani interpreta la capograssiana "analisi dell'esperienza comune" in direzione esistenzialista, come una "fenomenologia dell'esistenza", derivando da questa il riconoscimento della centralità dell'elemento concreto che lo porterà all'interpretazione delle individualità come oggettivazioni (pp. 46-47). Accanto al magistero di Capograssi si pone la frequentazione di Piovani con un secondo e decisivo autore per la sua formazione, Jaspers. Il richiamo al filosofo tedesco riguarda l'idea del carattere personale e sempre infinitamente incompiuto della ricerca, e allo stesso tempo necessaria e rinnovata: ineludibile aspirazione all'unità che è il tratto distintivo della filosofia. In connessione con una tale aspirazione all'universale, propria dell'individualità, viene formulato il concetto di oggettivazione etica, dal quale segue sia la rilevantissima funzione assegnata da Piovani al diritto, sia lastrutturazione dell'ethos come risultatato della continua espansione e relazionalità degli uomini, individualità storiche sempre in fieri.

G. Lissa, Etica e religione in Pietro Piovani, pp. 59-93.

G. Marini, Motivi kantiani nella filosofia di Pietro Piovani, pp. 95-105.

Il saggio ripercorre il profilo di Piovani mettendo in rilievo le influenze kantiane del suo pensiero. I momenti salienti di una tale eredità sono rintracciati nella filosofia del diritto, nell'interpretazione dello storicismo e in quella della religione. Per quanto riguarda il primo momento, influssi kantiani si respirano nella tesi piovaniana della prevalenza dell'universalizzazione e della razionalità del diritto, contro la tesi kelseniana (la parte della sua dottrina direttamente dipendente dal positivismo giuridico) del diritto come prodotto della legislazione dello stato. In riferimento allo storicismo, P. lega l'ispirazione fondamentale propria della filosofia morale kantiana (cioè la prevalenza conferita alla coscienza individuale) con l'eredità della scuola storica, di Hegel e di Croce, in modo da disegnare una convergenza tra diritto ed etica, la quale, dal punto di vista teoretico, conduce a risolvere l'individualità nella sua 'relazionalità': in questo modo egli può aprire la strada alla propria tesi della natura dell'individuo come "tensione all'universale" prodotta attraverso la vita storica. M. rileva in conclusione la possibilità di un'apertura di questa parte del pensiero di P. alla filosofia della religione di Kant. (N.D.F.)

A. Zanfarino, Il pensiero politico di Pietro Piovani, pp. 107-116.

L'insegnamento politico della riflessione di Piovani è il pluralismo, che deriva dall'idea della relazionalità fondamentale degli individui. L'A. considera il contributo di Piovani come una "originale configurazione di una teoria moderna del liberalismo", che rimanda alla possibilità di fare riferimento ad un concetto di società aperta, contro ogni essenzilaismo e monismo politico, ma anche contro ogni "politicizzazione e socializzazione della realtà coesistenzale" (p.107). Questo contributo può essere risolto in una filosofia politica che si fa forte del primato dei diritti e delle libertà proprie della tradizione del costituzionalimo moderno, ma si distanzia da ogni interpretazione liberale che faccia proprio esclusivamente il primato 'utilitaristico' di una concezione di diritti senza doveri, e pensi di poter fare a meno delle "virtù gratuite". Il saggio si chiude con una proposta di lettura dell'idea piovaniana di relazionalità come "formalismo politico". (N.D.F.)

E. Nuzzo, La "tensione all'universale" nel pensiero. Storia del pensiero filosofico e storia delle idee in Piovani , pp. 117-157

L. Labruna, Pietro Piovani e la facoltà di Giurisprudenza, pp. 161-167.

G. Moretto, Teodicea e disuguaglianza tra gli uomini in Pietro Piovani, pp. 169-181.

G. Giarrizzo, Il Vico di Piovani, pp. 183-187.

F. Lomonaco, L' "impresa" vichiana di Pietro Piovani, pp. 189-210.

M.T. Marcialis, Pietro Piovani storico della filosofia, pp. 211-225.

R. Viti Cavaliere, Critica del giusnaturalismo. Piovani in polemica con Carlo Antoni, pp. 227-241.

A.M. Nieddu, Personalità e autenticità in Pietro Piovani, pp. 317-331

E. Mazzarella, Vita, natura, diritto: La critica di Piovani al giusnaturalismo e le prospettive del diritto naturale, pp. 334-341

G. Acocella, Pietro Piovani e la questione dell'Università, pp. 343-358.

G. Galasso, Pietro Piovani e la storia d'Italia, pp. 359-372.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
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Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

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