Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 23 giugn 2003

British Journal of Political Science


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP ono di Davide Rabacchin.

Ecco le schedature del BFP

1996, 1 1996, 2 1996, 3 1996, 4
2001, 4

TOP26 (1996), 1

D. Mc Kay, Urban Development and Civic Community: A Comparative Analysis, pp. 1-23.

A. Patten, The Republican Critique for Liberalism, pp. 25-44.

L'autore non condivide la critica 'repubblicana' al liberalismo di Rawls e Dworkin, che Patten definisce liberalismo contrattualista. Esponenti del liberalismo contrattualista come Dworkin e Rawls sono stati criticati da parte repubblicana proprio per avere posto in secondo piano beni come la partecipazione politica, la comunità e i servizi pubblici. Sebbene i repubblicani non siano affatto ostili alla libertà negativa, essi considerano importanti anche fattori come la solidarietà civica, il patriottismo, la partecipazione alla politica della comunità e un sistema di valori condiviso dai membri della comunità. Tuttavia, replicano i liberali,  supporre, come fanno i repubblicani, che esista un 'bene comune', composto appunto da virtù civiche, significa trascurare la varietà e stabilire arbitrariamente la priorità di certi fini  che si considerano validi per tutti. I repubblicani Q. Skinner e Ch. Taylor ribattono che le virtù civiche, il bene comune, la partecipazione alla vita politica della comunità devono essere considerate  valori in quanto sono indispensabili al mantenimento della libertà negativa. Ma ciò  significa che per i repubblicani le istituzioni pubbliche  che inculcano le virtù civiche e creano dei 'buoni cittadini' non sono molto importanti: secondo l'autore, un simle repubblicanesimo strumentale non è convincente. (R.M.)

T.J. Royed, Testing the Mandate Model in Britain and in the United States: Evidence from the Reagan and Thatcher Eras, pp. 45-80

C. Welzien, Dynamics of Representation: The Case of U.S.Spending on Defence, pp. 81-103.

S. White, I. Mcallister, The CPSU and its Members: Between Communism and Postcommunism, pp. 105-22.

M. Duffy, G. Evans, Building Bridges? The Political Implications of Electoral Integration for Northern Ireland, pp.123-40.

H. Steiner, Two Comments on 'Two  Conceptions of liberalism', pp.140-42.

TOP26 (1996), 2

A. Blais and M.M. Boyer, Assessing the Impact of Televised Debates: the Case of the 1988 Canadian Election, pp.143-164.

E.C. Browne and K.E. Hamm, Legislative Politics and the Paradox of Voting: Electoral Reform in Fourth Republic France, pp. 165-168.

C. Crombez, Legislative Procedures in the European Community, pp. 199-228.

P. Jones and J. Hudson, The Quality of Political Leadership: A Case Study of John Major, pp. 229-44.

R. Nadeu, R.G. Niemi and T. Amato, Prospective and Comparative or Retrospective and Individual? Party Leaders and Party Support in Great Britain, pp. 245-58.

G.W. Cox and F. Rosenbluth, Factional Competition for the Party Endorsement: The Case of Japan's Liberal Democratic Party, pp. 259-69.

S. Dion, Why is Secession Difficult in Well Established Democracies? Lesson from Quebec, pp. 269-83.

J.R. Scarrit, Measuring Political Change: The Quantity and Effectivenes of Electoral and Party Participation in the Zambian One-Party State: 1973-91, pp. 283-97.

TOP26 (1996), 3

D. Tresman, The Politics of Intergovernmental Transfers in Post-Soviet Russia, pp. 299-335.

D .King, Sectionalism and Policy Formation in the United States: President Carter's Welfare Initiatives, pp. 337-67. 

G. Braham Levey, Review Article: The Liberalism of American Jews. As It been  Explained, pp. 369-401.

E.A. Fieldhouse, C.J. Pattie and R.J. Johnston, Tactical Voting and Party Constituency Campaining at the 1992 General Election in England, pp. 403-18.

N.J. Mitschell, Theoretical and Empirical Issues in the Comparative Measurement of Union Power and Corporatism, pp. 419-28.

P. Esalasson, D. Granberg, Attitudes Towards a Fallen Leader: Evaluations of Olof Palme Before and After the Assassination, pp. 429-39.

TOP26 (1996), 4

J.L. Ray and B. Russet, The Future as Arbiter of Theoretical Controversies: Predictions, Explanations and the End of the Cold War, pp.441-470.

P.V. Warwick, Coalition Government Membership in West European Parliamentary Democracies, pp.471-499.

R.W. Jackman and K. Volpert, Conditions Favouring Parties of the Extreme Right in Western Europe, pp.450-521.

D.P. Houghton, The Role of Analogical Reasoning in Novel Foreign Policy Situations, pp.523-552.

J. Kato, Review Article: Institutions and Rationality in Politics. The Varieties of Neo-Institutionalists, pp. 553-582.

TOP31 (2001), 4

George Tsebelis, Christian G. Jensen and Anastassios Kalandrakis, Legislative Procedures in the European Union: An Empirical Analysis, pp. 573–599.

In questo articolo gli autori propongono un'analisi revisionista circa il ruolo esercitato dalle procedure legislative, vale a dire la co-operazione e la co-decisione, nell'attività degli organi istituzionali dell'Unione Europea. Sulla scorta di un'analisi empirica condotta su una base di 5,000 emendamenti parlamentari, si dimostra che il potere legislativo del Parlamento Europeo è maggiore nel contesto della co-operazione rispetto a quello determinato dalle procedure di co-decisione. Secondo gli autori, questo fatto si deve attribuire prevalentemente alla struttura costitutiva stessa del Parlamento Europeo, una struttura definibile mediante tre condizioni principali, vale a dire: la maggioranza assoluta nel Parlamento, l'accettazione da parte della Commissione degli emendamenti e, infine, la mancanza di una posizione unanime all'interno del Consiglio. Su questa base, si confuta dunque l'opinione piuttosto diffusa che vede nelle procedure di co-decisione uno strumento indispensabile per ampliare il potere parlamentare.
In ultimo dobbiamo constatare che le procedure legislative della co-decisione e della co-operazione non assicurano una valenza politica maggiore all'attività della Commissione e, di fatto, l'analisi statistica presentata in questo articolo dimostra che il grado di approvazione degli emendamenti non è affatto condizionato dall'appoggio al Parlamento da parte della Commissione. (D.R.)


4 2001, 31

David Samuels and Richard Snyder, The Value of a Vote: Malapportionment in Comparative Perspective, pp. 651–671.

Samuels e Snyder presentano un'analisi comparata, condotta su di un campione di sessantotto diversi stati, al fine di definire le correlazioni causali e le condizioni di fondo che determinano la difformità – o disuguaglianza – elettorale. Questo fenomeno, presente in quasi tutti i sistemi elettorali moderni, si presenta come una certa asimmetria nel rapporto tra le cariche legislative e la divisione della popolazione in base all'unità geografica. Dal punto di vista della teoria della democrazia, questa disuguaglianza viola una condizione fondamentale dei sistemi democratici, vale a dire il principio che stabilisce il rapporto “una persona, un voto”. In un sistema elettorale perfettamente distribuito, il peso elettorale di ciascun cittadino è, sotto tutti gli aspetti politicamente rilevanti, il medesimo. Al contrario, in un sistema con un alto grado di difformità (come, ad esempio, in molti stati dell'Africa e dell'America Latina) si può arrivare ad assegnare il proprio voto ad un singolo candidato per distretto. Ovviamente, sono le conseguenze politiche di questo squilibrio ad attirare l'attenzione degli autori, i quali dimostrano che, negli stati che sono maggiormente colpiti, vi è un condizionamento vigoroso delle dinamiche di coalizione che agisce principalmente sulla strutturazione degli obiettivi legislativi e, più in generale, sulle prestazioni del sistema democratico stesso, vincolando l'agenda legislativa.
Sebbene l'analisi comparata evidenzi una certa correlazione tra l'adozione di un solo candidato per distretto e il livello generale dell'asimmetria proporzionale, di fatto, non è possibile calcolare sulla sola base della dimensione, del numero e dei seggi elettorali il livello complessivo dell'asimmetria. Pertanto, ci viene proposto un criterio statistico con lo scopo di definire la struttura metodologica dell'analisi. E poiché il numero degli abitanti fornisce solo prima facie un indice del grado con il quale un distretto è sotto-rappresentato o sovra-rappresentato, sarà necessario individuare in criterio che ci permetta di stabilire quanti e quali seggi elettorali sono assegnati per ciascun distretto. (D.R.)

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/


A cura di:

Brunella Casalini

Emanuela Ceva

Dino Costantini

Nico De Federicis

Corrado Del Bo'

Francesca Di Donato

Angelo Marocco

Maria Chiara Pievatolo



Progetto web

di Maria Chiara Pievatolo




Periodico elettronico

codice ISSN 1591-4305

Inizio pubblicazione on line:

2000


Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.

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