Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 marzo 2004

Cardozo Law Review


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Questa pagina contiene una nota di Andrea Nani.

Ecco le schedature del BFP

24 (2003), 2

Jonathan Yovel, Gay Science as Law: An Outline for a Nietzschean Jurisprudence, pp. 635-662.

L'articolo di Jonathan Yovel vuole rispondere a una domanda che potrebbe suonare bizzarra: a che tipo di legge si conformerebbe il Superuomo? Qual è la normatività del vivere dionisiaco? Molti risponderebbero che il Superuomo non si conformerebbe a nessuna legge, poiché questa non gli servirebbe più. Una volta dichiarata la morte di Dio, infatti, non avrebbe più alcun senso vivere secondo gli ammonimenti della vecchia morale, e chiedersi che cosa sia giusto o ingiusto. Il Superuomo vivrebbe autenticamente la sua vita in felice comunione con tutto ciò che lo circonda, guidato in ogni azione dalla propria volontà di potenza, al di là del bene e del male. Eppure, l'Autore è convinto che dall'opera di Nietzsche – sebbene il filosofo non abbia mai trattato l'argomento estesamente – si possano ricavare degli indizi per comprendere quale sia il ruolo della legge una volta che sia compiuta una nuova fondazione dei valori. In tal senso la bizzarria della domanda scomparirebbe, poiché, con l'avvento del Superuomo, la legge non sarebbe più intesa illuministicamente come il prodotto della ragione, ma esclusivamente come una forma di potere della volontà. In tal senso, l'articolo di Yovel non accetta deliberatamente l'interpretazione della volontà di potenza data da Gilles Deleuze, per il quale non è tanto una volontà che vuole il potere, quanto i meccanismi del potere che creano le condizioni per desiderare sempre di più. In questo modo, accentuando maggiormente la volontà rispetto al potere, la nozione di “lotta” tra differenti volontà assume un ruolo cruciale, ruolo che tuttavia viene abbastanza trascurato quando l'Autore si domanda quale forma assuma il concetto di "legge" nella prospettiva di riforma dei valori auspicata da Nietzsche. Infatti, la prospettiva di uno scontro fra più volontà è contemplata solamente nel secondo dei tre possibili modelli o tipi di legge individuati nell'articolo. Questi sono: 1) la legge come una “forma di gioco”; 2) la legge come “forma di resistenza”; 3) la legge come “forma di educazione”. Il primo tipo è esemplificato metaforicamente con un racconto di Jorge Louis Borges, La lotteria a Babilonia, in cui si immagina che onori e disgrazie siano distribuiti fra la popolazione di Babilonia del tutto casualmente. Qui la legge diventa un'opportunità per variare sempre il proprio futuro e metafora dell'eterno ritorno, in quanto è probabile che prima o poi avvengano ripetizioni di estrazioni identiche. Infatti i cittadini accettano che le estrazioni regolino e decidano le loro vite più volte. Così, può accadere che un cittadino, dopo aver variato onori e disgrazie, diritti e doveri, ritorni alla sua posizione originaria, quella da cui era partito con la prima estrazione, oppure che, dopo altre lotterie, riceva ancora gli stessi onori e le stesse disgrazie, gli stessi diritti e gli stessi doveri. In tal senso la pratica giuridica diventa un gioco, in cui non si confrontano forze diverse o schieramenti contrapposti, ma si subiscono e si accettano i risultati delle estrazioni come se fossero i comandi inderogabili di una volontà impersonale, di un destino o di una necessità che non si può mutare, e non gli irrazionali capricci del caso. Il secondo modello è invece ricavato dall'analisi del potere di Nietzsche, in particolare dalla distinzione tra forze attive e reattive. Qui il diritto appare come la forma che la volontà assume in quanto resistenza nei confronti di altri poteri. C'è e ci deve essere scontro fra volontà diverse. Il corpo sociale risulta così formato da più volontà in competizione, che esprimono una dialettica di forze attive e reattive. La distinzione tra i due tipi di forze non è purtroppo esaminata a fondo dall'Autore, il quale si limita a fornire un criterio di discriminazione assai rigido, per cui le forze attive creerebbero di per se stesse delle situazioni di conflitto mentre le forze reattive emergerebbero sempre e solo in presenza di tali situazioni. Queste ultime sarebbero quindi strettamente legate al contesto in cui si sviluppano. In altre parole, le prime sarebbero più “istintive”, le seconde più “riflessive”. Eppure, sembra che il confine tra i due tipi di forze sia più elastico, se è vero che uno stesso comportamento, stimolato in reazione ad un altro, possa a sua volta fornire l'opportunità per una ulteriore contro-reazione, e così via. In tal modo una medesima forza potrebbe essere vista sia come attiva sia come reattiva, reattiva perché in grado di rispondere ad una situazione già esistente, e attiva perché in grado di creare una situazione nuova. Nel terzo e ultimo modello, invece, a legge nasce in seno al particolare rapporto che si instaura fra maestro e allievo, fra Zarathustra, il quale rappresenta emblematicamente la figura del maestro, e l'umanità, a cui il primo insegna come vivere in libertà e in modo autentico. La legge diventa così un mezzo di educazione universale che però ha ben poco di coercitivo, in quanto si presenta come abito mentale e non come strumento di giustizia. Nel primo modello, la volontà di “gioco” di ogni cittadino implica anche la volontà di sottostare senza alcun tipo di ribellione al destino che sarà deciso per lui dall'estrazione. L'amor fati fuga ogni possibilità di lotta fra volontà di potenza antitetiche. Nel terzo modello, la volontà di “educazione” rende ugualmente difficile, sebbene in misura minore, uno scenario in cui le volontà lottino fra loro. Infatti l'allievo dovrà prima imparare dal maestro per poi essere in grado di contrastarlo. Gli uomini dovranno prima ascoltare l'insegnamento di Zarathustra per poter poi vivere come lui. Il terzo modello, quindi, è, se si vuole, preparatorio per un futuro scenario di lotte, ma non effettivamente compatibile con esso. Perciò, soltanto la concezione del diritto che proviene dal secondo modello è totalmente compatibile con una rappresentazione del potere che vede differenti volontà di potenza in lotta fra loro – e ciò avviene proprio perché la legge è qui intesa come il mezzo che alimenta le lotte, e in quanto tale uno strumento per accrescere il potere. È tuttavia anche la concezione più lontana rispetto a uno dei modi con cui siamo oggi abituati a considerare il diritto, ovvero un insieme di regole per prevenire e limitare i conflitti sociali e, una volta che questi si siano innescati, per disciplinare la loro risoluzione. (A.N.)




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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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