Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 23 settembre 2002
DeriveApprodi
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La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Katia Bonchi.

Ecco le schedature del BFP

X, (2001), 20

Alessandro De Giorgi, Società di controllo: lavori in corso, pp. 91-96.

Oggetto del contributo di De Giorgi è il rapporto tra società postfordista e nuove forme di controllo sociale. Il sistema di produzione postfordista è caratterizzato da un lato da un allargamento progressivo dell'esclusione sociale (definita come eccedenza negativa) che va di pari passo con la riduzione del lavoro vivo necessario alla produzione, dall'altro dall'emergere del lavoro immateriale, eccedenza positiva in quanto va oltre la razionalità dell'organizzazione capitalistica e la sua pretesa di misurare la produttività in termini di tempo di lavoro e plusvalore. Si tratta dei due versanti della stessa forza lavoro complessiva, cioè della stessa moltitudine.
Ed è proprio l'incapacità di comprendere e governare queste eccedenze, e le forme di cooperazione e socializzazione che le caratterizzano che, secondo De Giorgi, impone la transizione da un potere disciplinare verso un potere di controllo. Mentre il primo aveva lo scopo di creare “corpi docili” da mettere al lavoro (attraverso la scuola, la famiglia, l'ospedale, la fabbrica), il secondo esclude e/o distrugge le soggettività potenzialmente pericolose per il sistema stesso. Questo avviene attraverso l'attribuzione forzata di un'identità predefinita (l'immigrato, il disoccupato, il criminale) e l'assegnazione corrispondente di uno spazio di sorveglianza specifica: l'immigrazione nei CPT, la disoccupazione nei ghetti delle metropoli, il precariato nelle agenzie di lavoro interinale, la devianza in carcere.
De Giorgi delinea, infine, le caratteristiche dei micro-conflitti che sorgono attorno ai nuovi poteri di controllo; resistenze che, foucaultianamente, crescono e operano rovesciando gli stessi presupposti su cui il potere pretende di fondare la sua efficacia: “Se il potere di controllo si articola sulla decostruzione delle identità e sull'artificiale imposizione di sembianze che fratturano la moltitudine (classe pericolosa, invasione extracomunitaria, rischio criminale ecc…) i movimenti si muovono sullo stesso fronte mobilitando un diritto all'esistenza che travalica identità e luoghi predefiniti, costruendo il nuovo terreno di resistenza biopolitica”. (K.B.)

Massimo De Carolis, Inclusione/esclusione, pp. 69-74.

Da tempo, ormai, uno dei contrassegni della modernità sembra essere lo scollamento tra la vita dei singoli esseri umani e i processi di riproduzione dei grandi sistemi sociali. Lo scenario attuale è caratterizzato, secondo De Carolis, da un nuovo tipo di contratto: non più il “contratto sociale” che vincola i cittadini fra loro, bensì quello che ciascun singolo – e dunque la generica moltitudine dei singoli – stipula con il sistema sociale in quanto tale. Ovunque il singolo sembra come bloccato sulla soglia del sistema; e quest'ultimo sembra farsi avanti con una lista di condizioni d'accesso.
Ma la coppia inclusione-esclusione costituisce davvero la discriminante basilare della società contemporanea? Secondo De Carolis, l'elemento strutturale che consente all'ordine sociale postmoderno di riprodursi non è il mero fatto dell'esclusione di alcuni (o anche di molti), ma il poter essere escluso di chiunque.
Un'ipotesi di questo genere presuppone in primo luogo che l'esclusione non sia definita solo in relazione al reddito, al lavoro o ai diritti civili. L'elemento basilare sarebbe piuttosto l'esclusione dalla comunicazione, vero asse portante della riproduzione della società: è il momento comunicativo – prima e più di qualsiasi altro dato materiale – a definire il senso e il valore di ogni azione e a deciderne il destino. Ciò che ai singoli si chiede, come condizione per la loro inclusione nel sistema è un tributo di interesse: il singolo deve cioè contribuire attivamente all'acquisizione di credito della proposta comunicativa a cui aderisce agendo e comunicando lui stesso, come se fosse all'apice dei suoi interessi. Certo, vanità e finzione non sono peculiari della vita pubblica contemporanea: basti pensare alle prescrizioni degli stoici circa l'etica dell'attore. Ma se, nell'esperienza contemporanea, non c'è più distinzione tra vita attiva e vita contemplativa, se tutto è comunicazione ed è quest'ultima a incarnare la vanità del mondo, allora si può comprendere come questa finzione tenda a divenire un surrogato di realtà: il prezzo da pagare per essere inclusi diviene qundi l'intima ambivalenza tra l'agire come se e il rendere effettivamente reale il proprio interesse.
Dopo aver analizzato le caratteristiche della comunicazione pubblica (vanità, finzione, parzialità) e le sue conseguenze sui singoli (esteriorità, arbitrio, inquietudine, smantellamento sistematico della potenza di comunicare, spinte integraliste), De Carolis ipotizza lo sviluppo di un'articolazione della comunicazione pubblica – preso atto dell'effettiva divaricazione tra individui e sistema – che sia più rispettosa delle identità dei singoli (comunicazione singolare). Un progetto non lontano da quella Repubblica delle singolarità (sostanzialmente distinta dallo Stato) che ha attraversato sotto traccia tutte le esperienze politiche radicali della tarda modernità. (K.B.)

Sandro Mezzadra – Maurizio Ricciardi, Individuo e politica: uno spartito marxiano, pp. 47-49.

I due autori analizzano alcuni passi marxiani (tratti dall'Ideologia tedesca, dai Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, e dal libro I del Capitale) incentrati sui concetti di individuo e di classe. L'ipotesi di lettura proposta è volta a dimostrare la fecondità del concetto di moltitudine, in quanto capace di tener ferma la problematicità del rapporto tra individuale e collettivo, e la necessità del recupero della categoria politica di classe, orizzonte entro il quale la moltitudine si specifica in movimento di soggettivazione del lavoro, valorizzando pienamente le singolarità di cui quest'ultimo si compone. (K.B.)



Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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