Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 23 dicembre 2000

Dianoia - Annali di storia della filosofia


La rivista non è presente sul web. Le schede offerte dal BFP sono di Thomas Casadei e di Gianmaria Zamagni.

Ecco le schedature del BFP

1996 1997 1998 1999

TOPI (1996), 1

D. Felice, Voltaire critico dell'Esprit des Lois di Montesquieu, pp. 115-47.

V. d'Anna, Le radici idealistiche dell'antropologia filosofica di Gehlen, pp. 149-78.

J. Skorupski,  L'elitismo liberale, pp. 179-202.

Saggio apparso originariamente in Liberalism, Citizenship and Autonomy, a cura di D. Milligan e W. Watts-Miller, Hants, Averbury, 1992, pp. 134-56, trad. it. di Anselmo Cassani.

TOPII (1997)

R. Medici, Gramsci, Mondolfo e la filosofia della prassi, pp. 173-193

L'autrice si interroga su una questione cruciale e controversa nell'ambito degli studi sul 'marxismo italiano': come si deve intendere l'espressione 'filosofia della praxis', resa famosa soprattutto da Gramsci, ma la cui paternità risale ad Antonio Labriola? È una teoria marxista o una traduzione originale del marxismo nella cultura italiana? La domanda apre ad un confronto tra il riformista Mondolfo e il rivoluzionario Gramsci. L'attenzione è posta così sulla rilettura radicalmente umanistica (alla luce del 'reale Humanismus' feuerbachiano) del pensiero marxiano da parte del “professore” e sulla storia dei rapporti tra i due pensatori, in origine entrambi socialisti, e che gli sviluppi successivi della storia del movimento operaio portarono su posizioni contrapposte: Gramsci, sostenitore entusiasta del nuovo ordine sovietico, e Mondolfo collocato tra i socialisti critici e gli oppositori come Martov e Kautsky. Altro punto fondamentale di divergenza è la concezione del partito che trova sempre contrario Mondolfo quando “entra in scena quasi 'deus ex machina'”: il partito giacobino-bolscevico prefigurato da Gramsci, che si sovrappone alla massa incoerente e disgregata. Ma l'autrice rileva anche, sulla base di osservazioni dello stesso Mondolfo, anche la contraddittorietà del leninismo gramsciano distante dalla “partitarietà” sovietica. Diversa è infine la terminologia con la quale i due autori cristallizzarono la materia della loro riflessione. Al di là delle divergenze è possibile, tuttavia, rinvenire anche alcuni importanti elementi di convergenza e continuità: una continuità che va nel senso del comune rifiuto tanto del determinismo economico, quanto del volontarismo dell'azione propugnato dall'anarco-sindacalismo. Nei Quaderni così la distanza teorica che separa Gramsci da Mondolfo sembra rivelarsi straordinariamente accorciata, tanto che, come è stato osservato, “principi costitutivi della filosofia della prassi” sono quegli stessi capisaldi teorici che, nel '19, il sardo “aveva combattuto in Mondolfo”. (Th. C.)

TOPIII (1998)

A. Pioselli, La ricerca d'identità nelle Rêveries di Rousseau: un'ipotesi di lettura, pp. 109-137.

Nell'articolo si esamina l'opera autobiografica di Rousseau seguendo le linee di una interpretazione nella quale gli scritti del ginevrino sono le manifestazioni della medesima e continua esplorazione dello spazio interiore. L'autore si collega così alle letture interpretative di Cassirer, Starobinski e Raymond, cercando di indagare come la relazione tra il soggetto e la dimensione temporale e sociale viene a declinarsi nel testo autobiografico delle Rêveries. Scopo principale della ricostruzione è quello di far emergere il carattere particolare della ricerca del sé svolta da Rousseau, la sua unità e coesione interna, i problemi da cui sorge, i metodi e i risultati. Ci si può addentrare nelle pieghe intime della riflessione rousseauiana toccando il rapporto dell'io con l'ambiente sociale, la questione della relazione del soggetto con la necessità (nei "suoi due campi d'applicazione: la 'natura' e la 'provvidenza'"), il concetto di verità e il nesso fra ragione e 'istinto morale'. La verità che importa a Rousseau non è quella 'metafisica', da cui non risulta né bene né male, ma quella che coincide con la virtù, da cui discendono conseguenze per la vita morale. Rinvenire l'identità del soggetto nell'essere morale non significa concepirlo come coscienza morale impegnata a cercare un principio di condotta che si realizzi nell'azione, ma collocarlo all'interno di un ordine nel quale il piano immanente delle relazioni morali riceve significato da un'istanza superiore e trascendente. In questo si inserisce l'"osservazione del mondo naturale" e "la concezione della natura come tutto" a cui si riconduce anche il sentimento dell'esistenza. Ma la risposta che il soggetto trova al "che sono?" dal punto di vista della natura non è affatto risolutiva: essa "espone il soggetto al rischio del dissolvimento della propria individualità: partito per fondare se stesso su un piano che non fosse più quello della relazione sociale ma il nucleo dell'esistenza, il protagonista delle Rêveries rischia di ritrovarsi soggetto assoluto, senza limiti, esteso a tutto il campo sensoriale, o oggetto fra gli oggetti". Emerge pertanto l'esigenza, "che denuncia implicitamente il rischio della ricerca di sé sul piano dell'immanenza naturale", di ricollocarsi nella relazione sociale. Ma anche seguendo questo approccio la ricerca dell'identità non approda ad un risultato sicuro; "il ritorno al rapporto con l'altro resta sul piano dell'immaginario: non opera alcun superamento dell'alienazione in una ricostruzione del rapporto sociale, ma alimenta il sogno impossibile di un rapporto con l'altro 'senza l'altro'". (Th. C.)

V. d'Anna, L'uomo nel Principio Speranza di Bloch, pp. 201-234.

L'autore rileva come l'antropologia blochiana abbia per un verso le proprie radici in una teoria degli affetti e per un altro il suo esito nella prefigurazione di figure esemplari dell'esistenza: Faust, Don Chisciotte, Don Giovanni, per non prendere che i principali. Nel mezzo sta il passaggio per un'ontologia, con la scoperta delle linee direttrici che, al fondo dell'essere, governano pure la nostra esperienza. Schematizzando si può dunque vedere la dottrina dell'uomo in Bloch scandita sui tre livelli, articolati l'uno sull'altro: a) della formulazione di una filosofia degli affetti, a sua volta impiantata in una teoria delle pulsioni, a partire dalla fame come impulso fondamentale; b) della ricollocazione in una cosmologia del problema dell'esperienza; c) della prefigurazione di alcune figure dell'esistenza autentica, in primis quella fondamentale del Faust, nella quale le potenze che informano il mondo, e pure tendono al suo superamento nel Regno, si danno, per così dire, incarnate. Faust è infatti governato dalla passione di Don Giovanni e dal senso della realtà dell'utopico di Don Chisciotte, ma tutto suo è il riferimento "al relativo dei contenuti oggettivi dell'esperienza". È egli, nell'universo blochiano, il simbolo dell'umanità che, passando per il medio della storia, arriva a se stessa. Faust è "figura-guida dell'oltrepassamento", vive il nunc stans dell'identità più come stimolo che come effettivo punto d'arrivo e proprio per questo motivo è, fra tutti i modelli di esistenza, quello che più da vicino rappresenta l'idea di utopia come viene presentata ne Il Principio Speranza. In questo – osserva l'autore – sta forse anche il suo limite: egli è figura artistica, un tipo filosofico e non un uomo in carne ed ossa. (Gm. Z.)

Th. Casadei, Michael Walzer: un profilo al plurale, pp. 235-268.

Il saggio mette in luce gli aspetti ambivalenti dell'opera di Michael Walzer e il suo far tesoro di acquisizioni da culture politiche e universi concettuali diversi e per certi versi addirittura contrapposti (“socialismo e liberalismo, universalismo e particolarismo, radicalismo e riformismo, uguaglianza e differenza”), in un costante – e sempre aperto – sforzo di sintesi originale che non può essere ridotto alla netta contrapposizione fra liberals e communitarians. La base d'origine di questa complessità è da rintracciarsi, secondo Casadei, nel radicamento culturale di Walzer nella cultura ebraica e, più in particolare, nella sua lettura e interpretazione dell'Esodo. La seconda parte del saggio è, invece, dedicata a rintracciare la genesi dei concetti politici walzeriani nelle diverse radici politico-culturali: in certi aspetti della cultura liberale, nella tradizione repubblicana e soprattutto nella variegata costellazione del socialismo connotata in senso liberale e democratico. La terza parte propone, infine, un confronto fra Walzer e John Dewey. Casadei inserisce Walzer fra i pensatori che utilizzano creativamente Dewey per “ammodernare il pensiero democratico-radicale” e sfidare la teoria politica liberale. I punti di contatto sono individuati precipuamente nella nozione di individuo sociale, nella rivalutazione della sfera pubblica e nell'ideale del controllo cooperativo delle forze di produzione, ove, seguendo Casadei, il filosofo della politica di Princeton pare compiere un passo in più rispetto ai liberals come Rawls e Dworkin, pur essi impegnati nelle questioni di giustizia e di eguaglianza. (Gm. Z.).

TOPIV (1999)

M.A. Bertman, Dio e l'uomo: azione e riferimento in Hobbes, pp. 151-172.

M. Iofrida, Continuità e rinnovamento nella filosofia francese contemporanea (A proposito di un recente studio su Marcel Mauss), pp. 217-231.

L'autore indaga la situazione della filosofia francese contemporanea a partire dal recente lavoro di Bruno Karsenti: L'homme total. Sociologie, anthropologie et philosophie chez Marcel Mauss (Paris, PUF, 1997). Dalla questione della rappresentazione collettiva, in rapporto alla problematicità della contrapposizione secca fra individuale e sociale cui conduceva la riflessione di Durkheim, Karsenti si sforza di far emergere la novità della posizione di Mauss. Se in Durkheim l'individuo appare subordinato al collettivo inteso come un 'ente' a sé, in Mauss si intravede un rapporto che è insieme di inscindibilità e di irriducibile differenza e che comporta un'originale concezione della totalità (totalità espressiva) in cui i vari elementi che sono in mutua connessione mantengono, pur costituendo un tutto, una reciproca autonomia e irriducibilità. A questa visione si collega la concezione del dono, la cui reinterpretazione sta al centro della ricerca. Il dono costituisce l'essenza del rapporto sociale e in tanto relaziona e unisce in quanto differenzia e distanzia: è proprio quest'ultima connotazione che ne fa l'istituzione solidale della comunità e dell'individuo, del rapporto e della separazione, "mettendo capo a un collettivo che si configura come una rete di relazioni emananti dagli individui e non a un collettivo fusionale che li annulla assorbendoli".
Alcuni aspetti della riflessione di Kersenti, dato il loro potenziale, meriterebbero di essere approfonditi: oltre al modo particolare in cui si possono sviluppare la questione del simbolismo e quella dello statuto della soggettività, l'accento è posto sul concetto di totalità aperta, pluralistica, 'feuilleté', che porta ad affrontare il tema della comunità nell'ottica di una 'terza via' fra l'individualismo 'robinsoniano' e il collettivismo organicista e totalitario. Un altro aspetto della tematica politica, lasciato da Karsenti 'sottotraccia' (anche al di là dei sobri riferimenti alla cosiddetta 'scuola del M.A.U.S.S.' di Latouche e Caillé) ma suscettibile di ulteriori sviluppi, è quello della messa in discussione - attraverso la riflessione sul dono - dell'unicità e 'naturalità' della società capitalistica, della rivendicazione di un nucleo del rapporto sociale che sia irriducibile al calcolo e allo scambio astratto. (Th. C.)

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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