Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2004

Dissensi


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Salvatore Lucchese e di Francesco Giacomantonio.

Ecco le schedature del BFP

1 (2001), 1

Luca Interlandi, Alessandro Lattarulo, Perché Dissensi?, pp. 7-20.

Gli autori si pongono criticamente nei confronti della modernità, caratterizzata dal dominio della tèchne, che esalta l'approccio strumentale a discapito della valutazione dei fini. L'intento del saggio risiede nel proporre un percorso di approfondimento di queste tematiche dal punto di vista delle scienze sociali, che devono configurarsi sulla base del paradigma dell'interazione simbiotica, per poi tentare “(…) in futuro di poter elaborare delle tesi che abbiano delle caratteristiche tipicamente progettuali, al fine di contribuire all'elaborazione teorica dei partiti e delle istituzioni, che spesso è fatta in maniera miope e senza alcuna autonomia intellettuale” (p. 11). (S.L.)

Michele Prospero, Segnali di postpolitica, pp. 21-35.

Prospero ritiene che la “metamorfosi della politica da veicolo di emancipazione a tecnica di risanamento (…)” (p. 19) abbia generato una crisi di rappresentanza, per cui “a una politica senza più società, che non sprigiona una curiositas per le dinamiche della complessità postmoderna, fa riscontro una società che non lascia più spazio alla politica, la respinge come un gioco strano e iniziatico”. (p. 35) (S.L.)

Alessandro Lattarulo, Presidenzialismo, leaderismo, crisi dei partiti: la tridimensionalità dell'antipolitica postpolitica, pp. 37-111.

L'autore analizza la crisi della politica attraverso un'attenta disamina del caso italiano. La sua lettura è incentrata sull'emergere del paradigma antipolitico, che si articola nel presidenzialismo, nel leaderismo e nella crisi dei partiti tradizionali. (S.L.)

Danilo Breschi, Il vascello, la chiglia e il capitano. La personalizzazione della politica nell'era della tecnica, pp. 113-128.

L'autore, ritenendo che il compito della politologia risieda in “un'opera di pulizia concettuale” (p.113), opera una chiarificazione del significato dei termini: 'personalizzazione', 'plebiscitarismo' e 'carisma', sulla cui base analizza la situazione politica italiana. (S.L.)

Francesca Ursula Bitetto, Leader per forza: appunti su identità e desiderio, pp. 129-146.

L'autrice analizza il fenomeno del leaderismo, ritenendolo il portato necessario di una società in cui “il modo più semplice per 'esistere' appare quello di possedere beni o dominare altri uomini” (p. 136). In altri termini, secondo la Bitetto, nelle attuali società complesse per esistere come individui si è costretti a divenire leader. (S.L.)

Roberto Miglietta, Morfologie del potere e società disciplinare in Foucault: l'impossibile personalismo in politica, pp. 147-164.

L'autore cerca di mostrare l'impossibilità di ogni forma di personalismo in politica (qui intesa come sfera di rapporti di potere), richiamandosi ad alcuni postulati (della proprietà, della localizzazione, della subordinazione, dell'essenza, della legalità) che Foucault discute in Sorvegliare e punire e che mascherano la natura microfisica del potere. A partire da tale analisi l'impossibilità di personalismo, secondo Miglietta, risiede nella rottura che Foucault individua nel rapporto tra il concetto di sovranità e quello di arte del governo (definita governamentalità). Sebbene il sovrano sia per definizione unico nel suo principato e sia in una posizione di esteriorità e trascendenza, le pratiche di governo sono molteplici e coinvolgono molta gente: ci sono così molti governi rispetto ai quali quello del sovrano nei confronti dello Stato non è che una delle modalità. Il passaggio definitivo da un'arte di governo a una scienza politica, ossia da strutture della sovranità a strutture di tecnica di governo, viene individuato nel XVIII sec., quando compare la categoria della popolazione. Secondo Miglietta, tuttavia, ciò non implica la negazione assoluta di dimensioni soggettive, ma solo che la rappresentatività istituzionale è possibile nella misura in cui si concretizza in posizioni occasionali, che sono il riflesso di una eterogeneità complessiva che si serve di volti umani. (F.G.)

1 (2002), 2

Alessandro Lattarulo, Sinistra e Terza Via, pp. 7-59.

Nell'attuale fase di crisi delle ideologie è stata ripresa e rielaborata ex novo l'idea di terza via, che, differentemente dalle formulazioni datene dalla socialdemocrazia europea nel secondo dopoguerra, si configura nei termini di “(…) un quadro di pensiero e di formazioni di politiche che cerca di adattare la socialdemocrazia a un mondo che negli ultimi decenni è cambiato in modo radicale. E' una terza via nel senso che è un tentativo di trascendere sia la socialdemocrazia vecchio stile sia il neoliberismo” (p. 8). L'autore del saggio analizza l'attuale definizione di terza via attraverso un'attenta disamina critica dell'opera di Giddens, individuandone i principi fondanti nell'etica della responsabilità e nell'individualismo, per poi valutarne i rapporti con la Sinistra europea ed italiana. (S.L.)

Mauro Fotia, La “Terza Via” come progetto neoconservatore, pp. 61-135.

Mauro Fotia ritiene che la terza via sia un progetto neoconservatore, in quanto, differentemente dal riformismo radicale, “(…) il riformismo sposato dalla terza via non tocca assolutamente i processi accumulativi del capitale e si limita a concepire le riforme come provvedimenti diretti a correggere certi squilibri sociali verificatisi nel corso dello sviluppo capitalistico dei diversi Paesi europei, e di volta in volta ritenuti socialmente troppo gravosi. Esso dunque si definisce come un riformismo moderato”. (p. 131). L'autore giunge a questa conclusione dopo avere compiuto un'attenta disamina critica del concetto di terza via e delle politiche che ad esso si ispirano negli U.S.A in Gran Bretagna e in Europa. (S.L.)

Danilo Breschi, Giddens è al passo con i tempi? Socialdemocrazia e modernizzazione, pp 201-230.

Danilo Breschi analizza, contestualizzandola, la teoria sulla terza via di A. Giddens. Egli individua il principio fondante di tale teoria nella giustizia sociale, da attuare, secondo il sociologo inglese, in relazione ai cinque dilemmi fondamentali della nostra età: 1) la globalizzazione; 2) il “nuovo individualismo”; 3) il senso della distinzione politico-partitica tra destra e sinistra; 4) il ruolo dello Stato-nazione; 5) la conciliazione tra una politica socialdemocratica di modernizzazione e la salvaguardia dell'ambiente.
In conclusione l'autore, evidenziando le differenze che intercorrono tra la teoria di Giddens e la prassi politica di Blair, ritiene che il progetto del sociologo inglese rappresenti un tentativo di riformulare in modo costruttivo e propositivo la teoria classica della socialdemocrazia, per adeguarla alle sfide del nuovo millennio (p. 224). (S.L.)

3 (2003) 3

Emanuela Ceva, Verso una definizione di pluralismo, pp. 185-191.

L'autrice colloca la sua riflessione all'interno del recente dibattito teorico sul pluralismo, che attualmente oscilla tra due approcci diametralmente opposti: uno puramente normativo ed un altro di carattere prettamente empirico. Dopo un'esposizione critica delle posizioni maggiormente rappresentative dei due approcci prima citati, l'autrice giunge alla conclusione che “un'alternativa di pluralismo può essere proposta combinando l'approccio descrittivo al pluralismo come fatto con il riconoscimento della sua estensione radicale” (p. 191) A partire dalla combinazione di queste prospettive, il pluralismo può essere definito come “il riconoscimento di una circostanza problematica di disaccordo circa i diversi aspetti della vita individuale e collettiva” (p. 191), che mina le basi della vita in comune. Pertanto, il pluralismo appare come una questione che la filosofia politica deve affrontare. (S. L.)

Aldo Trucchio, L'interrogazione vuota, pp. 169-183.

Il saggio in questione ripercorre le riflessioni filosofiche e le conseguenti implicazioni di carattere politico elaborate da Georges Bataille negli anni Trenta. Sulla scia dell'attuale dibattito critico, l'autore evidenzia le ambiguità e le incoerenze delle riflessioni di Bataille sull'essere comunitario, in quanto anche se l'apertura di questo spazio di riflessione filosofico rimane un merito indubitabile da ascrivere al pensatore francese, i concetti di soggettività e di potenza non consentono di andare oltre il destino totalitario dell'Occidente. (S. L.)

Carlo Schiano Lo Morello, Democrazia e liberalismo: riflessioni sul pensiero politico moderno, pp. 153-167.

Attraverso la disamina critica dei pensatori che hanno elaborato la teoria liberale e quella democratica, l'autore intende individuare dei punti fermi per la formulazione di una dottrina democratica contemporanea. In questo modo egli perviene alla delineazione di uno schema tipico del pensiero liberale e della teoria democratica, incentrato sulle nozioni di diritto, libertà ed eguaglianza. Il concetto d'eguaglianza è ulteriormente precisato, distinguendo l'eguaglianza generale sia da quella civile sia da quella sostanziale o delle condizioni. Quest'ultimo aspetto non è stato ampiamente sviluppato dalla democrazia del Novecento. Sul versante della politica internazionale la filosofia moderna ha sostenuto la centralità dell'azione creativa della politica, opponendo l'ideale, ancora oggi attuale, di un modo pacificato e confederato, secondo un progetto simile a quello kantiano, allo sviluppo di una supremazia di tipo imperiale. (S. L.)

Giancarlo Magnano San Lio, Filosofia e politica in Federico II di Prussia: l'interpretazione di Dilthey, pp. 133-152.

Il saggio ripercorre l'interpretazione diltheyana del rapporto tra filosofia e politica nel pensiero e nell'azione di Federico il Grande, evidenziandone lo stretto legame tra razionalità e determinazione della cultura nell'amministrazione dello Stato e la consapevolezza dei limiti che l'azione razionale degli uomini incontra a fronte di un margine d'imprevedibilità che non rende le vicende della storia mai del tutto determinabili. (S. L.)

Luca Interlandi, Thomas Hobbes: riflessioni critiche su filosofia e politica dal Medioevo al terzo millennio, pp. 107-132.

L'autore compie uno studio comparato delle principali opere politiche di Thomas Hobbes -Elements, De Cive, Leviatano - evidenziandone le differenze per quanto riguarda il patto politico. Infatti, mentre negli Element e nel De Cive il filosofo inglese definisce negativamente, da un punto di vista giuridico, il patto politico che si caratterizza per la rinuncia da parte dei consociati ad ogni resistenza nei confronti del sovrano, nel Leviatano invece egli definisce positivamente il patto politico ed ammette che se lo Stato non adempie il suo compito precipuo, ossia la conservazione della vita dei sudditi e la sicurezza delle loro “industrie”, i consociati sono autenticamente liberati da ogni obbligo nei suoi riguardi. (S. L.)



Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" è curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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