Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli | Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Riviste
Ultimo aggiornamento 20 maggio 2002

Filosofia e questioni pubbliche


La rivista è presente sul web con una pagina informativa . Le schede offerte dal BFP sono di Corrado Del Bo' e di Natalina Prato.

Ecco le schedature del BFP

1995, 1 1996, 1 1996, 2
1997, 1 1997, 2 1998, 1 1998, 2
2000, 1 2000, 2 2001, 1 2001, 2

TOP 1 (1995), 1

Salvatore Veca, Sulla tolleranza , pp. 5-28.

L'autore analizza le varie questioni che costituiscono gli odierni dilemmi della tolleranza, difendendo la validità delle tesi voltairiane e individuando le ragioni a favore della loro estensione a casi “nuovi” così come tale estensione è prospettata dall'opera di John Rawls Political Liberalism . (C.D.B.)

Antonella Besussi, La filosofia politica come fede ragionevole , pp. 29-46.

L'autrice argomenta che la politicizzazione del liberalismo condotta da John Rawls in Political Liberalism consente alla filosofia politica di mantenere il suo carattere critico e la sua possibilità di difendere la giustizia come equità di fronte al “tribunale della ragione”. (C.D.B.)

Luca Ferrero, Il principio di differenza: incentivi o eguaglianza? , pp. 47-63.

Presentazione di una difesa alternativa del principio di differenza rawlsiano contro le obiezioni egualitarie avanzate da G. A. Cohen. (C.D.B.)

Anna E. Galeotti, Questioni di giustizia e questioni di tolleranza , 64-78.

La tesi di questo articolo consiste nell'affermare che, in linea generale, le questioni di tolleranza vanno connesse con (pur non riducendosi a) quelle questioni di giustizia che richiedono interventi simili a quelli previsti dalle teorie liberali à la Rawls. (C.D.B.)

Sebastiano Maffettone, Sostiene Rawls , pp. 79-92.

L'autore sostiene che il tentativo di John Rawls formulato in Political Liberalism di realizzare una ricomprensione teorica del liberalismo è di assoluta rilevanza filosofica, ma non è del tutto riuscito in forza di una tensione tra due proposte tra loro contraddittorie che egli sembra avanzare: quella che richiede una credenza convinta nel liberalismo e quella che, al contrario, rifiuta l'assunzione di una credenza politica e morale speciale. (C.D.B.)

Virginio Marzocchi, Tre strategie di composizione del pluralismo normativo: tradizione, consenso per intersezione, discorso , pp. 93-111.

Confronto tra comunitarismo (Mac Intyre), liberalismo (Rawls) e universalismo (Habermas).

Luciano Andreozzi, Possiamo esser imparziali anche quando cerchiamo solo il nostro vantaggio? , pp. 113-121.

Discussione del testo di Brian Barry Theories of Justice , Harvester-Wheatsheaf and Berkeley and Los Angeles, Hemel Hemspead University of California Press, 1989.

Carla Bagnoli, Habermas e Rawls: un confronto , pp. 122-29.

Discussione del dibattito tra Jürgen Habermas e John Rawls comparso sul “Journal of Philosophy” (vol. 92, 3, 95).

Ian Carter, La giustificazione liberale dei diritti delle minoranze , pp. 130-138.

Discussione del testo di Will Kymlicka Liberalism, Community and Culture , Oxford, Clarendon Press, 1989

Massimo Rosati, Le basi normative della critica sociale e la democrazie deliberativa in Kenneth Baynes , pp. 139-150.

Discussione del testo di Kenneth Baynes The Normative Grounds of Social Criticism. Kant, Rawls and Habermas , State University of New York Press, New York.

Ingrid Salvatore, La teoria della giustizia e la riforma della società. Il modello ideale come guida per società migliori , pp. 151-158

Discussione del testo di T. Pogge, Realizing Rawls , Ithaca and London, Cornell University Press, 1989.

TOP 2 (1996), 1

Sebastiano Maffettone, Etica, comunicazione, mass-media , pp. 3-25

L'autore sostiene che l'idea di Karl Popper di sottoporre la televisione a un controllo pubblico (diverso dal controllo svolto dallo Stato o del mercato) è compatibile con il liberalismo. (C.D.B.)

Luciano Pellicani, Mass-media e democrazia liberale , pp. 27-38

Analisi del ruolo svolto dal sistema di informazione nelle società democratiche, con particolare riferimento al caso italiano. (C.D.B.)

Ronald Dworkin, Pornografia e odio , pp. 39-51

Le richieste del femminismo americano di censurare la pornografia risultano normativamente fondate su una definizione di libertà diversa rispetto a quella utilizzata dal liberalismo classico: in nome di quest'ultima, l'autore avanza, invece, alcuni argomenti contro la censura della pornografia ed estende tale ragionamento a tutte quelle idee che pure ritiene moralmente ripugnanti (ad esempio, gli ideali nazisti). (C.D.B.)

Richard Rorty, Giustizia come realtà più ampia , pp. 53-65

In questo articolo, l'autore sostiene (con Rawls e Walzer e contro Habermas) che le società liberali occidentali, nel fare pressioni perché vengano attuate delle riforme nelle società non liberali, compiono un atto di onestà verso sé stesse. (C.D.B.)

Alessandro Ferrara, Democrazia e giustizia nelle società complesse: per una lettura di Habermas , pp. 67-118

Ricostruzione della teoria del diritto di Habermas esposta nel recente lavoro Fatti e norme. Contributi a una teoria discorsiva del diritto e della democrazia .

Stefano Petrucciani, Il problema della libertà in Marx , pp. 119-132

L'autore attribuisce alla libertà (positiva) un ruolo fondamentale nella critica di Marx alla società capitalista e ritiene che da essa e dai suoi paradossi si possa fruttuosamente partire per cogliere la problematicità della nozione di “libertà dei moderni”. (C.D.B.)

Raffaele Prodomo, Morte cerebrale: tra eutanasia e trapianti d'organo , pp. 133-150

L'articolo analizza come l'esistenza di un'eccessiva confusione sul concetto di morte cerebrale finisca per ostacolare tanto il dibattito morale sull'eutanasia quanto la pratica della donazione degli organi. (C.D.B.)

Maurizio Balistreri, La rilevanza etica delle generazioni future , pp. 151-164.

Discussione del testo di G. Pontara, Etica e generazioni future , Roma-Bari, Laterza, 1995

Piergiorgio Donatelli, Punto di vista assoluto e considerazione morale degli animali , pp. 165-176

Testo dell'intervento presentato al convegno “Etica e animali: un confronto tra diversi approcci”, tenutosi all'Università “La Sapienza” di Roma il 7 novembre 1995. L'autore analizza la possibilità di parlare di “specismo” nei termini analoghi in cui il linguaggio ordinario e il giudizio morale comune ci consentono di fare con la nozione di “razzismo”. (C.D.B.)

Bruno Morcavallo, Eutanasia: la morte e i medici. Un nuovo libro sulla buona morte , pp. 177-185

Discussione del testo di Demetrio Neri, Eutanasia. Valori, scelte morali, dignità della persona , Roma-Bari, Laterza, 1995

A. Palumbo, Democrazia e diritti , pp. 187-196

Discussione del testo di Rex Martin, A System of Rights , Oxford, Clarendon Press, 1993

Giovanni Scattone, Problemi di giustizia intergenerazionale , pp. 196-202

Discussione del testo di A. de-Shalit, Why Posterity Matters. Environmental Policies and Future Generations , London, Routledge, 1995.

TOP 2 (1996), 2

Thomas S. Scanlon, La varietà delle obiezioni alla diseguaglianza , pp. 3-19.

L'idea che l'eguaglianza sia in sé stessa un valore morale fondamentale ha un ruolo assai limitato nel fornire ragioni che spingano a rimuovere le diseguaglianze: piuttosto, le giustificazioni per l'eliminazione di varie diseguaglianze vanno ricercate in altri principi i morali, quali, ad esempio, alleviare le sofferenze, evitare la stigmatizzazione da differenze di status, prevenire il dominio di alcuni su altri, preservare condizioni di equità procedurale. (C.D.B.)

Sebastiano Maffettone (a cura di), Codice etico per le imprese , pp. 21-62.

Hillel Steiner, Come derivare la giustizia dai diritti , pp. 63-70.

Presentazione dei lineamenti della teoria della giustizia sviluppata dall'autore in An Essay on Rights (Oxford, Blackwell, 1994) e costruita sull'idea che la giustizia sia una regola per distribuire diritti, il cui contenuto finisce, però, a differenza che in altre prospettive libertarie, per avere forti implicazioni redistributive. (C.D.B.)

Stefano Moroni, Pianificazione territoriale e concezioni alternative di giustizia: riflessioni a partire da alcuni casi rilevanti , pp. 71-98.

Studio di etica applicata finalizzato a mettere in luce e discutere criticamente i diversi criteri di giustizia distributiva (utilitarista, libertario, rawlsiano e comunitario) che possono soggiacere alla pianificazione territoriale attraverso l'analisi di quattro concreti casi urbanistici.
(C.D.B.)

Luisella Battaglia, Verso un nuovo familismo tecnologico? , pp. 99-115.

Analisi dell'impatto delle biotecnologie sul modello tradizionale di famiglia.

Francesco Viola, Liberalismo e liberalismi , pp. 117-125.
Discussione delle tesi di Ronald Dworkin sul liberalismo (cfr. Dworkin-Maffettone, I fondamenti del liberalismo , Bari, Laterza, 1996) con particolare riferimento agli inconvenienti a cui egli andrebbe incontro laddove tenta di ristabilire un collegamento tra problema della giustizia e problema della vita buona. (C.D.B.)

Corrado Del Bò, Capire l'eguaglianza per poterla difendere , pp. 127- 132.

Discussione del testo di A:K. Sen, Inequality Reexamined , Oxford, Oxford University Press, 1992 (trad. it. La diseguaglianza. Un riesame critico, Bologna, Il Mulino, 1994).

D. Giannetti, Verso un nuovo concetto di equità , pp. 133-142.

Discussione del testo di Jon Elster Local Justice , New York, Russel Sage Foundation, 1992 (trad. it. Giustizia locale , Feltrinelli, Milano, 1995) e del saggio curato dallo stesso autore Local Justice in America , New York, Russel Sage Foundation, 1995.

Michele Mangini, Concezioni del bene o comunità?, pp. 143-150. 

Discussione del testo di Michael Sandel Liberalism and the Limits of Justice , Cambridge, Cambridge University Press, 1982 (trad. it. Il liberalismo e i limiti della giustizia , Milano, Feltrinelli, 1995).

G. Perazzoli, Libertà e modernità tra marxismo e liberalismo , pp. 151-160.
Discussione del testo curato da C. Natoli e da F.S. Trincia Marxismo e liberalismo. Una riflessione critica di fine secolo , Milano, Franco Angeli, 1995.

Giovanni Scattone, Etica, ragione e legge di Hume , pp. 161-168.
Discussione del testo di Bruno Celano Dialettica della giustificazione pratica. Saggio sulla legge di Hume , Torino, Giappichelli, 1994.

Salvo Vaccaro, Anarchismo e post-strutturalismo , pp. 169-176.

Discussione del testo di Todd May The Political Philosophy of Poststructuralist Anarchism , Pennsylvania State University Press, University Park, 1994.

Alberto Vannucci, La natura delle "regole del gioco" in una società liberale , 177-189.

Discussione del testo di Francesco Forte Etica pubblica e regole del gioco. I doveri sociali in una società liberale , Napoli, Liguori, 1995.

TOP 3 (1997), 1

Forum sulla teoria femminista

Susan M. Okin, Un conflitto sui diritti fondamentali? , pp. 5-28

Il saggio si propone di mostrare come le posizioni che si appellano alla libertà di religione o all'autonomia culturale per giustificare limitazioni ai diritti umani delle donne implicano contraddizioni o rappresentano in modo fallace la realtà dei fatti. (C.D.B.)

Anna E. Galeotti, Femminismo e teorie politiche , pp. 29-45

Presentazione delle tematiche e delle prospettive delle teorie politiche femministe.

Ingrid Salvatore Pubblico/privato: alcune posizioni femministe , pp. 47-56

Discussione di una questione centrale della critica femminista, ovvero la distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, attraverso l'analisi delle posizioni di Susan Moller Okin, Seyla Benhabib e Carol Gilligan. (C.D.B.)

A. Pauncz, Perché credere di non avere diritti? , pp. 57-68

Ricostruzione del Pensiero della Differenza in Italia negli ultimi trent'anni e analisi della possibilità di un dialogo tra forme istituzionali di potere e luoghi politici delle donne che tenga conto delle critiche di questa teoria senza chiamarsi fuori dal gioco delle rappresentanze politiche di una democrazia.(C.D.B.)

Dibattito con Susan Moller Okin , pp. 69-81

Riassunto del dibattito svoltosi nel marzo 1996 a Napoli presso l'Istituto Suor Orsola Benincasa per il corso di specializzazione in Filosofia Sociale, con le risposte di Okin alle domande poste da alcune femministe italiane in merito a parti del suo testo Justice, Gender, and the Family (New York, Basic Books, 1989).

E. Di Mauro e S. Maffettone, Il futuro non è più quello di una volta. Contributi per un'etica dell'ingegneria genetica, pp. 83-110

Confronto tra uno scienziato e un filosofo circa il futuro della genetica e le sue implicazioni per la filosofia politica. La conclusione è che al momento risulta impossibile applicare una teoria etica complessiva alla genetica.(C.D.B.)

Raimondo Cubeddu, Sull'"irrilevanza dell'etica" per la Scuola Austriaca. Note sul rapporto tra catallassi ed etica in Menger e in Hayek , pp. 111-34

Muovendo dalla discussione delle tesi di F. Hayek e di C. Menger sull'irrilevanza di una valutazione etica delle motivazioni individuali per la comprensione degli esiti temporanei del processo di catallassi, l'autore argomenta l'impossibilità di subordinare l'economia all'etica (o viceversa) senza snaturarle. (C.D.B.)

Massimo Rosati, Revival o bluff repubblicano ? , pp. 135-63

Attraverso il confronto delle posizioni di Frank Michelman, repubblicano della seconda generazione, e di Jürgen Habermas, viene portata a emergenza ciò che costituisce la forza teorica del repubblicanesimo, ovvero la capacità di conciliare le istanze della democrazia deliberativa con la specificità dei contesti storico-sociali e delle identità politico-culturali. (C.D.B.)

Giuliano Pontara, Utilitarismo e generazioni future: a proposito di una nota sul mio libro Etica e generazioni future , pp. 165-84.
Replica dell'autore a una nota pubblicata sul numero 2 (1996), 1 al libro Etica e generazioni future .

M. Parrelli, Uguaglianza complessa e giustizia distributiva , pp. 185-98.

Discussione del testo di David Miller e Michael Walzer (a cura di) Pluralism, Justice and Equality , Oxford, Oxford University Press, 1995.

S. Cremaschi, La teoria dei sentimenti morali , pp. 199-206.

Discussione del testo di Adam Smith Teoria dei sentimenti morali , con introduzione e note di E. Lecaldano, Milano, Rizzoli, 1995.

Brunella Casalini, La fortuna di John Dewey in Italia , pp. 207-17.

TOP 3 (1997), 2

Virginio Marzocchi, Universalismo utilitarista e discorsivo. Un confronto , pp. 3-28.
Confronto tra la proposta normativa utilitarista di R.M. Hare e l'etica del discorso di K.O. Apel e J. Habermas. (C.D.B.)

Jeremy Waldron, Il legislativo in Locke , pp. 29-48.

Partendo dalla differenza che sussiste tra Locke e Rawls circa la possibilità di porre restrizioni costituzionali al potere legislativo, l'autore intende sostenere che questi due pensatori esibiscono modi diversi di fare teoria politica e concezioni diverse in merito al rapporto tra argomenti sostantivi su giustizia, diritti e proprietà e tra argomenti su istituzioni e responsabilità politiche. (C.D.B.)

David Gauthier, Contrattarismo politico , pp. 49-66.

Indagine sul rapporto tra pretese normative di una società e prese di posizione normative dei suoi membri e difesa della prospettiva contrattarista come alternativa al contrattualismo. (C.D.B.)

F. Manti Un'alternativa del moderno: l'uomo custode del creato nella filosofia di J. Locke , pp. 67-86.
In questo articolo, l'autore tenta di dimostrare, in primo luogo, come Locke stabilisca forti vincoli all'utilizzo dell'ambiente e degli animali, secondariamente come questa interpretazione sia fondata epistemologica nel Saggio sull'intelletto umano ; l'autore ritiene che da tale lettura si possano ricavare spunti di riflessione utili per la ricerca contemporanea in materia di ambiente e di diritti degli animali. (C.D.B.)

Marina Calloni, La critica al fascismo e l'idea liberale della legittimità democratica in Guglielmo Ferrero , pp.87-96.

Ermanno Vitale, Holmes, Taylor e l'antiliberalismo , pp. 97-111.

In questo articolo, l'autore si propone di applicare al testo communitarian di Charles Taylor The Sources of the Self gli strumenti interpretativi costruiti da Stephen Holmes in The Anatomy of Antiliberalism per definire la genesi e le strutture fondamentali del pensiero moderno antiliberale. (C.D.B.)

Mario Ricciardi, Eguaglianza, “numero chiuso” e pari opportunità , pp. 113-24.

Discussione del testo di Marco Santambrogio Chi ha paura del numero chiuso , Bari, Laterza, 1997.

L. Ceppa, Soltanto una prudente apertura di credito? , pp. 125-132.

Discussione del testo di Ermanno Vitale Il soggetto e la comunità. Fenomenologia e metafisica dell'identità in Charles Taylor , Torino, Giappichelli, 1996.

Stefano Moroni, Pianificazioni degli usi del suolo e intuizionismo etico , pp. 133-145.

Considerazioni a partire dal testo di Timothy Beatley, Ethical Land Use. Principles of Policy and Planning , Baltimore, The Johns Hopkins University Press, 1994.

Massimo Rosati, Echi durkheimiani. Individualismo e comunità in “Le abitudini del cuore” , pp. 146-50.

Discussione del testo di R.N. Bellah, R. Madsen, W.M. Sullivan, A.Swidler, S.M. Timpton, Le abitudini del cuore. Individualismo e impegno nella società complessa , Roma, Armando, 1996.

S. Pollo, La prescrittività dei giudizi morali tra realismo e antirealismo , pp.151-56.

Discussione del testo di P. Donatelli e E. Lecaldano (a cura di), Etica analitica. Analisi, teorie, applicazioni , Milano, LED, 1996.

A. Marturano Una nuova branca dell'etica applicata: la “Computer Ethics” , pp. 157-169.

Nota critica a Ethicomp'96 III International Conference on Values and Social Responsabilities of the Computer Science , Madrid 6-8 novembre 1996, Università Pontificia di Salamanca di Madrid e Fondazione Paolo VI - Università Complutense di Madrid.

TOP 4 (1998), 1

Axel Honneth, Riconoscimento e obbligo morale , pp. 5-18.

Otfried Hoffe, Il comunitarismo come alternativa. Considerazioni sulla critica comunitarista al liberalismo morale , pp. 19-30.

Sergio Della Valle, Per un concetto pluridimensionale di libertà. Hegel tra liberalismo e comunitarismo , pp. 31-44.

Vanna Gessa-Kurotschka, Il bene acquistabile per l'uomo. Una teoria non relativistica della buona deliberazione , pp. 45-57.

Michele Mangini, Perfezionismo liberale: la proposta di Dworkin , pp. 59-74.

Luciano Andreozzi, Razionalità umana e razionalità dei processi evolutivi. Sull'etica evoluzionistica di F.A. Von Hayek , pp. 75-95.

Ermanno Vitale, Habermas e il diritto naturale , pp. 97-117.

Massimo Reichlin, Gli animali hanno diritti? , pp. 119-137.

Luciano Pellicani, Marcuse e la Modernità , pp. 139-156.

Ingrid Salvatore, La distribuzione delle risorse e le differenze. Perché Iris Marion Young non convince , pp. 157-174.

Raffaele Prodomo, Quel conto ancora aperto con Croce , pp. 175-184.

Ernesto Paolozzi, Croce e noi: alcune osservazioni , pp. 185-188.

Rosamaria Scognamiglio, Dolf Sternberger e le tre radici della politica , pp. 189-200.

Gianni Rigamonti, Rorty, la lealtà e la giustizia , pp. 201-214.

TOP 4 (1998), 2

Simposio su Etica privata ed etica pubblica, a cura di Piergiorgio Donatelli e Bruno Morcavallo.

Eugenio Lecaldano, La priorità dell'etica privata sull'etica pubblica: una prospettiva per l'etica teorica , pp. 5-22.

Annamaria Loche, La priorità condizionata dell'etica pubblica nella filosofia di Jeremy Bentham , pp. 23-41.

Cora Diamond, Differenze e distanze morali: alcune questioni , pp. 43-74.

Carla Bagnoli, Obblighi speciali in una prospettiva kantiana , pp. 75-94.

Piergiorgio Donatelli, Le dimensioni della metaetica tra punto di vista personale e impersonale , pp. 95-115.

Bruno Morcavallo, Un'etica di fine vita per la eudamonia , pp. 117-126.

Caterina Botti, La ricerca delle donne sulla morale e l'importanza dell'etica privata , pp. 127-144.

Tito Magri, Libertà negativa, deliberazione razionale e non sazietà , pp. 145-158.

Richard M. Hare, Perché sono solo semivegetariano , pp. 159-174.
Traduzione di Why I am only a Semi-Vegetarian? , in Richard M. Hare, Essays on Bioethics , Oxford, Clarendon Press, 1993, pp. 219-235.

Serena Olsaretti, Oltre la dicotomia fra libertà positiva e negativa , pp. 175-184.

Discussione del testo di I. Carter e M. Ricciardi (a cura di), L'idea di libertà , Milano, Feltrinelli, 1996.

Maurizio Balistreri, I comunitaristi: tra giudizio in equilibrio riflessivo e ragione comunicativa , pp. 185-196.

Discussione del testo di A. Besussi, Giustizia e comunità , Napoli, Liguori, 1997.

Patricia Chiantera, La difficile costruzione della moralità postmoderna. Riflessioni su Le sfide dell'etica di Z. Bauman , pp. 197-207.

Discussione del testo di Z. Bauman, Le sfide dell'etica , Milano, Feltrinelli, 1997.

TOP 5 (2000), 1

Forum: repubblicanesimo e liberalismo a confronto , a cura di Alessandro Ferrara e Massimo Rosati

Frank Michelmann, Cos'è il costituzionalismo progressista liberaldemocratico? , pp.9-29.

In questo saggio Frank Michelmann si propone di definire il contenuto del costituzionalismo progressista liberaldemocratico (Cpld). Il Cpld rappresenta un ideale di ordine politico i cui elementi costitutivi sono il costituzionalismo, il progressismo, il liberalismo e la democrazia. Può sembrare impossibile riuscire a tenere insieme questi quattro aspetti in una concezione che abbia caratteristiche di coerenza, dal momento che nel discorso politico abituale il liberalismo è solitamente concepito in opposizione al progressismo, mentre la democrazia sembra essere incompatibile con il costituzionalismo. Secondo Michelmann è invece possibile unire i quattro elementi in un quadro coerente, e per ottenere questo risultato opera una ricostruzione genealogica dei rapporti che legano l'uno all'altro i quattro termini. L'autore inizia la ricostruzione presentando un modello di liberalismo politico che si configura “come dottrina del valore, e soprattutto come una dottrina specificamente umanista, individualista del valore, riferito al diritto della persona a perseguire i propri scopi”(p. 15). Procede poi mostrando come il problema della giustificazione dell'uso politico della forza conduca al costituzionalismo, e come dal costituzionalismo si possa poi arrivare alla democrazia e infine al progressismo.(N.P.)

Alessandro Ferrara, La scoperta del repubblicanesimo «politico» e le sue implicazioni per il liberalismo , pp.31-48.

Repubblicanesimo e liberalismo sono collocabili all'interno di una stessa concezione della filosofia politica oppure sono due tradizioni di pensiero che si configurano come paradigmi concorrenti, nei quali gli elementi di discontinuità prevalgono nettamente sui tratti comuni? Secondo Alessandro Ferrara la differenza che separa le due tradizioni di pensiero non è certamente sufficiente a tracciare una demarcazione netta. All'interno del repubblicanesimo esistono almeno due correnti distinte, che Ferrara definisce repubblicanesimo «metafisico» e repubblicanesimo «politico». A sua volta il liberalismo racchiude al suo interno teorie molto diverse. La tesi di Ferrara è che sia possibile individuare un vasto gruppo di teorie liberali che si distinguono dal repubblicanesimo «politico» solo per una diversità di accenti. Per dimostrare questa tesi Ferrara prende in esame la versione di repubblicanesimo «politico» presentata da Pettit, soffermandosi in particolare sulla distinzione ivi sottolineata tra due diverse concezioni della libertà: la libertà dall'interferenza e la libertà dal dominio. Secondo Pettit la prima è tipica del liberalismo mentre la seconda è propria del repubblicanesimo. Ferrara mostra come dall'esame di parti dei lavori di Rawls, Dworkin e Ackermann sia possibile inferire l'inapplicabilità di una concezione della libertà come semplice non interferenza. Risulta allora che “la distanza registrabile fra le formulazioni proprie di autori rappresentativi del repubblicanesimo «politico» e del liberalismo liberal non sono certamente superiori alla distanza riscontrabile all'interno del paradigma liberale fra autori come Rawls, Dworkin, Ackermann da un lato, e autori come Nozick, Hayek, Popper dall'altro”(p.34). (N.P.)

Sebastiano Maffettone, Repubblicanesimo , pp.49-69.

In questo saggio Sebastiano Maffettone discute criticamente alcuni aspetti del repubblicanesimo. L'analisi prende le mosse dall'esame di rilievi critici avanzati da autorevoli sostenitori del paradigma repubblicano nei confronti del liberalismo filosofico post-rawlsiano: Maffettone intende mostrare che le critiche repubblicane non colgono nel segno e finiscono in realtà per generare più problemi di quanti non riescano a risolvere. L'autore considera innanzitutto l'ipotesi che riconosce come tipica della filosofia politica contemporanea una distinzione di fondo tra sostanza e processo: mentre per il liberalismo filosofico la fonte dell'autorità in filosofia politica poggia sulla teoria normativa (e dunque privilegia la sostanza, vale a dire che cosa occorre fare sul piano normativo e per quali ragioni teoriche), per il repubblicanesimo l'autorità si basa sul processo, sul percorso mediante il quale si conseguono degli obiettivi politici. Da questa prospettiva i repubblicani accusano i liberali di sostenere una teoria politica fondata su un'idea sostanziale di giustizia, e a questa contrappongono la loro posizione, di tipo procedurale, che privilegia la partecipazione, la comunicazione e la deliberazione nell'ambito pubblico. Maffettone espone argomenti per mostrare che in una opposizione tra tesi sostanziali basate su buone ragioni e procedure ben costruite, i filosofi politici non possono che pronunciarsi a favore delle prime. E' necessario inoltre distinguere chiaramente tra giustificazione e legittimazione: il concetto di giustificazione è normativo, mentre quello di legittimazione è positivo; un'istituzione può essere legittimata senza che ciò implichi anche la sua giustificazione. Alla luce di questa distinzione Maffettone sostiene e argomenta a favore della tesi che “la partecipazione e la deliberazione democratica hanno a che fare più con la legittimazione che con la giustificazione”(p.67). (N.P.)

Maurizio Viroli, Repubblicanesimo, liberalismo e comunitarismo , pp. 71-79.

In questo saggio Maurizio Viroli confronta il repubblicanesimo con il liberalismo e con il comunitarismo. Se il confronto tra repubblicanesimo e liberalismo viene fatto da un punto di vista storico è possibile rendersi conto che “il liberalismo è debitore nei confronti del repubblicanesimo classico dei principi più validi della sua dottrina, mentre deve solo a se stesso quei principi che alla prova del tempo si sono rivelati meno solidi”(pp.73-74). Il liberalismo ha tratto dal repubblicanesimo l'idea che il fine principale della comunità politica è quello di tutelare la vita, la libertà e la proprietà degli individui, e sempre dal repubblicanesimo ha ereditato la consapevolezza che il conflitto sociale è una caratteristica presente in qualunque tipo di società umana. Sono invece proprie del liberalismo la dottrina dei diritti naturali e quella contrattualistica; alla teoria dei diritti umani è imputabile, in particolare, un'evidente debolezza teorica. Se il confronto si pone invece su un piano teorico il liberalismo appare come una sorta di repubblicanesimo impoverito, ma non certamente come una teoria ad esso alternativa. Più profonde sono le differenze che intercorrono tra repubblicanesimo e comunitarismo. Per i repubblicani essere cittadini non significa tanto appartenere ad una certa comunità culturale o etnica, quanto piuttosto essere parte di una comunità politica : “Per i repubblicani il bene comune più importante è la giustizia, perché solo nella città giusta gli individui non sono costretti a servire la volontà di altri uomini e possono vivere liberi”(p.77). (N.P.)

Nadia Urbinati, Due modelli di repubblicanesimo (e di liberalismo) , pp.81-92.

Negli ultimi trent'anni la produzione teorica degli autori di area repubblicana ha affrontato perlopiù il tema dei rapporti tra repubblicanesimo e liberalismo. Nuovi spunti interpretativi potrebbero venire, secondo l'autrice, dalla teoria habermasiana della democrazia deliberativa; tale teoria consentirebbe di illuminare aspetti finora misconosciuti sia della tradizione liberale sia di quella repubblicana. Su questa ipotesi Nadia Urbinati costruisce il suo intervento, articolato in due parti. Nella prima parte l'autrice traccia la genealogia del rapporto preferenziale che il repubblicanesimo ha avuto con il liberalismo. L'autrice sottolinea come i rapporti tra le due correnti di pensiero abbiano assunto in paesi diversi tonalità opposte; particolarmente interessante è la lettura dei fondamenti storici del repubblicanesimo prodotta in Inghilterra da John Stuart Mill e George Grote: “questo liberalismo preoccupato a cercare i fondamenti storici della transizione dei moderni verso la democrazia rappresentativa ha intrattenuto un rapporto con il repubblicanesimo che non è stato né di contrapposizione né di emarginazione”(p.84) ; Mill e Grote si sono piuttosto preoccupati di ricercare le somiglianze tra le forme antiche e le forme moderne di deliberazione. Nella seconda parte la Urbinati mostra come da questa tradizione liberale sia emersa una lettura, ancora oggi interessante, che consente di distinguere due tipi di repubblicanesimo: un modello deliberativo e antagonistico contrapposto ad una versione razionalista e armonicista. (N.P.)

Luca Baccelli, Che fare del repubblicanesimo? , pp.93-120.

L'immagine del repubblicanesimo che si è affermata nel dibattito teorico politico è quella di una tradizione di pensiero ispirata alla concezione aristotelica dell'individuo come zoon politikon , vale a dire di un individuo che può portare a piena realizzazione la sua natura morale e razionale solo con la partecipazione attiva alla vita politica della comunità. Luca Baccelli sottolinea invece la presenza di concezioni notevolmente differenziate all'interno della tradizione di pensiero repubblicana, e pone la questione della necessità di operare una chiara distinzione tra i diversi modelli. Già Quentin Skinner ha distinto tra civic humanism , di derivazione aristotelica, e classic republicanism . Il classic republicanism riconosce nella partecipazione politica non un fine ma bensì un mezzo, e precisamente il mezzo appropriato per la difesa delle libertà civili. Marco Geuna ha proposto di distinguere, all'interno del repubblicanesimo protomoderno, tra un paradigma “harringtoniano” e un paradigma “machiavelliano”. Secondo Baccelli il riferimento alla tradizione machiavelliana può aiutare ad individuare nuove strade per affrontare i problemi della politica contemporanea. In particolare nuova luce può essere gettata su almeno cinque temi fondamentali: 1) la concezione della libertà; 2) la concezione dell'appartenenza; 3) il nesso democrazia – cittadinanza; 4) il nesso ordine – conflitto; 5) la fondazione dei diritti. Il saggio analizza brevemente i primi quattro temi e dedica invece più ampia attenzione all'ultimo, operando anche un confronto con le tesi sostenute da Habermas. (N.P.)

Massimo Rosati, La libertà repubblicana , pp.121-137.

Secondo l'interpretazione di Skinner e Pettit l'idea di libertà sostenuta dal repubblicanesimo corrisponde ad una particolare concezione di libertà negativa, da essi qualificata come libertà dalla dipendenza/dominio. Affermare che un individuo è libero dalla dipendenza/dominio significa riconoscere la sua indipendenza dal volere arbitrario di altri, mentre la mancanza di questa libertà corrisponde ad una situazione di servaggio, in cui il potere è esercitato in modo autoritario. Rosati condivide l'idea che la concezione di libertà dalla dipendenza/dominio costituisca un nodo centrale del repubblicanesimo, ma allo stesso tempo ritiene che essa debba essere ulteriormente approfondita e ripensata, anche in contrasto con l'interpretazione fornita da Skinner e Pettit. L'approfondimento proposto da Rosati in questo saggio segue due diverse linee: in primo luogo l'autore sottolinea l'opportunità di un'accentuazione della valenza sociologica dei concetti di dipendenza e di dominio (libertà intesa come status , equivalente a cittadinanza), ed in secondo luogo sostiene la necessità di riconoscere l'elemento “positivo” che l'idea di libertà repubblicana racchiude in sé. (N.P.)

Dennis F. Thompson, La democrazia liberale nella società globale , pp.139-154.

Il saggio di Thompson prende in esame il problema delle sfide che la democrazia liberale deve affrontare in un contesto mondiale sempre più fortemente condizionato dai processi di globalizzazione. Nella società globale la classica tensione tra diritti liberali e autorità democratica assume una nuova veste. Mentre da un lato i diritti liberali tendono sempre più ad estendere la loro sfera di influenza, creando così profondi disaccordi in merito a quale debba essere il loro contenuto, dall'altra parte risulta sempre meno chiaramente determinata l'identità dell'autorità democratica che dovrebbe dirimere tali conflitti. I problemi posti dalla globalizzazione sono oggi affrontati da due diverse prospettive, che Thompson definisce rispettivamente “teoria del cosmopolitismo” e “teoria della società civile”. La “teoria del cosmopolitismo” accetta la tensione esistente tra libertà e democrazia ma la estende al livello delle politiche internazionali, mentre la “teoria della società civile” cerca di eliminarla riducendo il ruolo del governo. Secondo Thompson risultano inadeguate entrambe, e in alternativa propone di affrontare i problemi posti dalla società globale con gli strumenti teorici e analitici della teoria della democrazia deliberativa. (N.P.)

Francesco Saverio Trincia, Governare la « distanza ». Un punto di vista freudiano su liberalismo e pluralismo culturale , pp.155-180.

Francesco Saverio Trincia propone di ripensare alcuni aspetti del liberalismo alla luce della riflessione freudiana. Esistono infatti concetti elaborati da Freud che possono risultare particolarmente fecondi per affrontare i problemi posti dal pluralismo culturale; molto interessante è il ruolo che in questo senso può svolgere il «narcisismo delle piccole differenze». Questa pulsione spinge gruppi omogenei di esseri umani a provare sentimenti di odio e desiderio di distruzione nei confronti di coloro che vengono percepiti come diversi, ed in misura tanto maggiore quanto minore è l'entità della differenza percepita; l'esistenza della differenza viene infatti sentita come una pericolosa minaccia: “La volontà di guerra contro i leggermente diversi nasce in uomini che, essendo uguali e distinti dai loro simili, non sopportano questa loro condizione di uguaglianza accompagnata da differenza e da conflitto” (pp. 168-169). (N.P.)

Alberto Oliverio, Neuroscienze e natura umana , pp. 181-187.

Il saggio di Alberto Oliverio prende in esame le seguenti questioni: 1) è possibile che lo sviluppo delle neuroscienze porti in breve tempo ad intervenire direttamente sul cervello e che ciò abbia ricadute non solo sul piano biologico ma anche sul nostro modo di concepire la mente?; 2) è possibile che le conoscenze in ambito neuroscientifico producano un mutamento nel modo con cui guardiamo alla natura umana e di conseguenza comportino anche implicazioni di tipo etico? L'autore discute questi problemi e sottolinea i gravi limiti delle posizioni più rigidamente riduzioniste. (N.P.)

Dina Bellizzi e Vittorio Sgaramella, In terapia ed ecologia geni come diamanti: per sempre , pp.189-196.

Il saggio discute rischi e problemi collegati all'uso di terapie geniche. (N.P.)

Virginio Marzocchi, Le ragioni della critica , pp.197-208.

Discussione dei seguenti libri: W.Privitera, Il luogo della critica. Per leggere Habermas , Rubbettino, Soveria Mannelli-Messina 1996; M. Rosati, Consenso e razionalità. Riflessioni sulla teoria dell'agire comunicativo , Armando editore, Roma 1994; M. Bianchin, Ragione e linguaggio. Ermeneutica, epistemologia e teoria critica in Jürgen Habermas , Guerini e associati, Milano 1995; A. Punzi, Discorso patto diritto. La comunità tra consenso e giustizia nel pensiero di K-O. Apel , Giuffrè, Milano 1996.

Brunella Casalini, Costituzionalismo e democrazia in Bruce Ackermann , pp.209-227.

Discussione dei seguenti libri: B.Ackermann, We the People, I: Foundations , The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, MA. 1991; Id., We the People, II: Transformations , The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, MA. 1998.

Rosaria Trovato, La filosofia di Simone de Beauvoir , pp. 229-237.

Discussione dei seguenti libri: K. Vintges, Philosophy as Passion. The thinking of Simone de Beauvoir , Indiana University Press, Bloomington-Indianapolis 1996; E. Fullbrook – K. Fullbrook, Simone de Beauvoir. A Critical Introduction , Polity Press, Cambridge 1998.

TOP 6 (2001), 2

Sebastiano Maffettone, La fragile trama della ragione pubblica , pp.3-22.

Gli episodi terroristici dell'11 settembre sollecitano una riflessione filosofica volta a fornire una chiave interpretativa dei recenti tragici avvenimenti. Sebastiano Maffettone riconosce nel terrorismo contemporaneo l'effetto e la causa di una perdita di senso, di una rottura semantica che impedisce la comunicazione interculturale. Bisogna allora impegnarsi per ricostruire la trama della ragione pubblica: nel dibattito politico occorre mettere da parte le convinzioni più istintive, di natura più radicalmente metafisica e religiosa, per privilegiare quegli argomenti che possano essere compresi e almeno parzialmente condivisi dai membri di culture anche molto diverse. La politica deve intervenire attivamente per creare le condizioni di una comprensione reciproca, e ciò implica anche un impegno reale dei paesi ricchi nei confronti delle zone più povere del mondo al fine di promuovere un miglioramento del livello di vita e un progresso nell'ambito dei diritti umani.(N.P.)

Forum: La filosofia politica in Europa

Lorella Cedroni, La filosofia politica in Spagna , pp.25-36.

La filosofia politica in Spagna ha una tradizione molto recente, essendosi sviluppata solo dopo il franchismo; la rivista più autorevole a cui fare riferimento è la ‹‹ Revista Internacional de filosofía política››. Nel primo numero della rivista Pablo Rodenas ha delineato il nucleo fondante della filosofia politica, che si caratterizza come riflessione critica libera da qualunque condizionamento esterno. La filosofia politica spagnola ha recepito molte suggestioni provenienti dal dibattito del mondo anglosassone; contributi importanti sono venuti anche dalle teorie femministe, in particolare da quelle di origine francese. Nell'ultima parte del saggio l'autrice auspica una ripresa e uno sviluppo del giusnaturalismo classico spagnolo, le cui opere hanno anticipato numerosi temi della riflessione contemporanea. (N.P.)

Stefano Cochetti, La società della società. Note sulla filosofia sociale dell'ultimo Luhmann , pp. 37-55.

L'autore analizza la filosofia sociale di Niklas Luhmann, dedicando particolare attenzione alla sua ultima opera, La società della società . Questo lavoro, pubblicato nel 1997, costituisce una summa del pensiero di Luhmann, così come si è sviluppato nell'arco di trent'anni. L'ultima parte del saggio è dedicata all'analisi di alcuni rilievi critici mossi a Luhmann da Habermas.(N.P.)

Tommaso Dell'Era, La filosofia politica nella Russia post-comunista: elementi per un'analisi , pp. 57-80.

La filosofia politica in Russia si sviluppa come disciplina realmente autonoma solo a partire dal 1991. Prima di questa data gli enormi limiti fissati alla libera circolazione delle idee e l'imposizione di vincoli ideologici alla riflessione filosofica avevano seriamente compromesso la possibilità di una libera ricerca. Oggi il panorama della ricerca appare poco originale agli occhi degli studiosi occidentali; manca inoltre una rielaborazione approfondita dell'esperienza storica e filosofica russa. Il dibattito verte principalmente intorno a due nuclei tematici: la definizione del concetto di filosofia politica e la ricerca e la definizione di una identità culturale propria. Tommaso Dell'Era espone il pensiero di alcuni autori su questi temi; particolare attenzione viene dedicata ad Aleksandr Sergeeviè Panarin e a Boris Gur'eviè Kapustin.(N.P.)

Antonino Palumbo, Il dibattito filosofico politico in Gran Bretagna , pp.81-106.

Antonino Palumbo analizza gli sviluppi del dibattito filosofico politico in Gran Bretagna nel secondo dopoguerra. L'autore delinea le diverse tendenze emerse negli ultimi decenni, concentrandosi in particolare su quegli aspetti del dibattito inglese più autenticamente autonomi e originali. Sono così individuate tre principali linee di pensiero: analitico, etico e repubblicano. Il saggio analizza gli aspetti più significativi dei vari orientamenti filosofici, non trascurando di sottolineare le ricadute che la riflessione teorica ha prodotto sulle politiche di governo, in particolare sulle politiche dei governi conservatori guidati da Margareth Tatcher. (N.P.)

Salvo Vaccaro, Sguardi eccentrici. Una panoramica sulla riflessione filosofica del politico in Francia, pp.107-136.

L'autore ritiene che il carattere distintivo della cultura francese negli ultimi trent'anni sia stato quello di portare un contributo agli studi di filosofia politica che egli stesso definisce come eclettico, meticcio . Il tratto più originale della riflessione filosofica francese è infatti il continuo superamento dei confini disciplinari, è un “lavorare ai margini della riflessione, di volta in volta, specificamente filosofica, epistemologica, antropologica, sociologica, sul politico”(p.108). Su questo sfondo l'autore analizza alcuni aspetti del pensiero di un nutrito gruppo di autori: Louis Althusser, Cornelius Castoriadis, Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Jean-Pierre Dupuy, Michel Foucault, Jean François Lyotard, gli esponenti del Mauss, Jean-Luc Nancy. (N.P.)

Vanna Gessa-Kurotschka, Problemi attuali della filosofia pratica in Germania , pp.137-161.

Il carattere peculiare della tradizione filosofica tedesca è stato, e continua ad essere in parte ancora oggi, lo stretto collegamento tra etica e politica. La tesi sostenuta dall'autrice è che, in discontinuità con quanto avvenuto nel resto d'Europa, in Germania permangono forme di filosofia pratica tradizionale, seppure trasformate. Queste forme di pensiero costituiscono un forte baluardo contro la penetrazione del materialismo antropologico e dello scetticismo etico, entrambi caratteristici del pensiero filosofico moderno. L'autrice vuole evidenziare come la discussione filosofica condotta su questo sfondo si sia concentrata sui problemi legati al soggettivismo connesso alla concezione kantiana del valore, che ha portato ad una riabilitazione filosofica ed etica dell'individualità. Con questa rivalutazione dell'individualità si ridefinisce il ruolo della giustizia, il cui compito diventa quello di promuovere e tutelare lo sviluppo di ciò che ha valore per gli individui.(N.P.)

Erin Kelly, Rawls recente , pp.163-172.

Kelly mette a confronto l'edizione del 1971 di Una teoria della giustizia di John Rawls con l'edizione rivista pubblicata nel 1999 dalla Harvard University Press. L'analisi di Kelly individua alcuni importanti cambiamenti introdotti nell'edizione del 1999: 1) la tesi della teoria della giustizia come equità come parte della teoria della scelta razionale viene abbandonata; 2) il primo principio di giustizia e l'argomento a favore della sua priorità vengono riformulati, anche su sollecitazione dei rilievi critici mossi da H.L.A. Hart nel 1973; 3) al tema dell'ordinamento dei due principi di giustizia, con il mantenimento della priorità delle libertà di base, viene assegnata una particolare rilevanza rispetto all'edizione del 1971; 4) viene sottolineata con forza la natura rappresentativa e non metafisica degli elementi che costituiscono l'esperimento mentale della posizione originaria. Nell'ultima parte del saggio Kelly discute sulla possibilità di sviluppare virtù politiche di cittadinanza che siano in grado di sostenere i vincoli che derivano dai principi di giustizia, problema di non facile soluzione nelle società pluralistiche contemporanee, attraversate da profondi conflitti di natura etica e religiosa. (N.P.)

Rossella Ghigi, Ceci n'est pas une femme. Il genere secondo Judith Butler , pp.173-201.

Il saggio analizza la concezione di “genere” espressa da Judith Butler, importante esponente della queer theory , prendendo in esame due opere di questa autrice: Gender Trouble e Bodies that matter . Se si accetta la premessa che il genere è un'elaborazione culturale della differenza sessuale, e dunque una costruzione sociale, la domanda che immediatamente segue è quali siano i meccanismi sociali alla base della sua determinazione. Secondo Judith Butler è possibile rispondere a questa domanda solo riconoscendo che il genere è performativo: il genere realizza, costruisce l'identità che si pretende esso stesso sia; in altri termini, gli attributi di genere non si limitano semplicemente a descrivere le caratteristiche dell'identità di un soggetto, ma attraverso la descrizione piuttosto le producono. Rossella Ghigi sottolinea l'influenza che la riflessione sul potere di Michel Foucault ha avuto sulla elaborazione teorica di Judith Butler, e utilizza l'interpretazione che lo stesso Foucault diede di alcune opere pittoriche di René Magritte ( La trahison des images e Decalcomanie ) per gettare nuova luce sulla complessa concezione di questa autrice.(N.P.)

Ian Carter, Una critica della libertà come non-dominio , pp.203-210.

Discussione del libro di Philip Pettit Repubblicanesimo. Una teoria della libertà e del governo , Feltrinelli, Milano 2000.(N.P.)

Philip Pettit, Una replica a Carter , pp.211-215.

Replica dell'autore ai rilievi critici mossi da Ian Carter nel saggio precedente.(N.P.)

Paola Negro, «Grotius and the Stoa» , pp.217-223.

L'articolo di Paola Negro illustra i temi trattati dalle relazioni presentate al convegno « Grotius and the Stoa » svoltosi a Gorinchem il 5 e 6 aprile 2001. La relazione inviata da Richard Tuck analizza l'opera giovanile De iure praedae , nella quale Grotius sostiene il diritto di un privato di condurre una guerra offensiva. Tale diritto si fonda sulle leggi di natura che affermano la preservazione di sé e dell'acquisizione delle cose a sé necessarie. Grotius cerca di rinforzare la sua tesi ricordando che stoici, epicurei e peripatetici erano tutti concordi nel riconoscere l'affermazione della preservazione di sé come contenuto essenziale delle leggi di natura. Nel De iure belli ac pacis i riferimenti alla tradizione aristotelica e stoica vengono ulteriormente sottolineati, e Tuck ritiene che il pressante richiamo di Grotius a tale tradizione non sia del tutto sincero, ma si configuri piuttosto come una mossa strategica per ingraziarsi i suoi avversari calvinisti dei Paesi Bassi, in occasione del suo ritorno nel paese natale. Paola Negro non concorda con questa interpretazione, ma ritiene piuttosto che la ripresa groziana delle dottrine stoiche e aristoteliche debba essere vista all'interno dello scontro, di attualità contemporanea, tra tradizioni neoclassiche da un lato e tradizioni neo-scettiche e neo-epicuree dall'altro. La relazione di Annabel Brett pone l'accento sulla discontinuità tra il De iure praedae e il De iure belli ac pacis , mentre l'analisi condotta da John W. Caims sul tema della schiavitù in Grotius sembra confermare l'ipotesi di un richiamo solo di maniera alla tradizione stoica nel De iure belli ac pacis . Jill Kraye sottolinea come, a partire da Petrarca, tutti gli intellettuali rinascimentali più importanti si siano confrontati con il pensiero stoico. Jan Papy ripercorre gli studi stoici di Justus Lipsius, studi che hanno permesso di acquisire una conoscenza completa delle dottrine antiche. La relazione di Istvan Host esamina l'influsso dello stoicismo cristiano in Adam Smith, e infine la relazione di Fiammetta Paladini offre un'interpretazione del pensiero di Pufendorf come preminentemente antistoico, in quanto antinaturalistico e antifinalistico. (N.P.)

Stefano Recchia, Bonanate, l'etica e la democrazia internazionale , pp.225-237.

Discussione del libro di Luigi Bonanate Democrazia tra le nazioni , Bruno Mondatori, Milano 2001.(N.P.)

TOP


Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell' università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini , Emanuela Ceva , Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato .
Chi volesse segnalare riviste non incluse nell'elenco o siti web di riviste già segnalate può scrivere a Corrado Del Bo' .