Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 24 febbraio 2001

Giornale di Metafisica


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Nico De Federicis.

Ecco le schedature del BFP

1995, 1-2 1995, 3 1996, 1-2 1996, 3
1997, 1 1997, 2 1997, 3 1998, 1-2 1998, 3
1999, 1-2 1999, 3 2000, 1-2

TOP17 (1995), 1-2

W. Beierwaltes, Distanz und Nähe der Geschichte: Hegel und Platon, pp. 6-28.

B. si pone in favore dell'interpretazione della filosofia della storia hegeliana come storia dello sviluppo dello spirito assoluto, al quale corrispondono i vari momenti della storia della filosofia. In tale sviluppo si inseriscono tutti i fenomeni storici (geschichlichen Erscheinungen) quali la cutura, lo stato, l'arte e la religione. (N.D.F.)

E. Moutsopoulos, L'idée del finalité formelle dans l'esthétique de Giovanni Gentile, pp. 29-45.

Uno studio sulla teoria estetica di Gentile, con particolare riferimento al concetto di finalità formale e al rapporto tra la forma e u il contenuto. Secondo l'autore, il formalismo estetico di Gentile dovrebbe essere ascritto alla tradizione ontologica aristotelica, piuttosto che a quella kantiana. (N.D.F.)

S. Zeppi, Sulle origini della dialettica: La dialettica da Omero ai Sofisti, pp. 133-67.

E. Berti, L'uso 'scientifico' della dialettica in Aristotele, pp. 169-89.

M. Grimaldi, Pour une ontologie du temps, pp. 191-205.

TOP17 (1995), 3

G. Cottone, Lo spirito e la parola di Giovanni Gentile, pp. 319-25.

G. Allegro, Sommo bene e visione dell'uomo nel pensiero di Pietro Abelardo, pp. 369-78.

In Abelardo la descrizione filosofica del sommo bene come virtù è identificata con la felicità (o beatitudine, nel senso aristotelico) e viene criticata alla luce della teologia. Secondo Abelardo il sommo bene non è la beatitudine umana (virtù), ma quella divina. La teologia è usata dall'autore per sostenere un'etica dialogica in accordo con i principi cristiani. (N.D.F.)

G. Modica, Kierkegaard e l'estetica del Don Giovanni. Postille, pp. 379-91.

F. Chiereghin, La dialettica del giudizio nell'Enciclopedia di Heidelberg: Hegel e Aristotele, pp. 415-37.

G. Tagliavia, La prolusione gentiliana del 1907 e la genesi del dialettismo attualistico, pp. 439-50.

TOP18 (1996), 1-2

G. Tagliavia, L'aporia del pensare tra scienza e storia, pp. 45-85.

S. Cavalciuti, Teoresi e prassi nella fondazione della metafisica, pp. 141-49.

D. Venturelli, Etica e metafisica. Alcune riflessioni di Kant sulla filosofia di Platone, pp. 214-26.

TOP18 (1996), 3

F. Duque, Las verdades del cuerpo cartesiano, pp. 303-20.

A.M. Isoldi Iacobelli, Criticismo trascendentale, trascendenza, religione, pp. 321-38.

J.R. Diaz Caballero, Notas sobre el origen del hombre y la técnica, pp. 339-48.

Una critica alla filosofia della tecnica che ha quale proprio fondamento il carattere strumentale del rapporto dell'uomo col mondo. Su questa linea si pone la tradizione che fa capo a Marx e a Engels. Prendendo le distanze da quest'ultima tradizione, l'a. sviluppa un'interpretazione differente del rapporto tra gli individui e la tecnica, prendendo come proprio punto focale la psicicologia sociale. Il suo discorso si articola attraverso tre piani distinti: a) l'analisi dell'elemento antropologico-strumentale della relazione dell'uomo tanto con la natura, quanto con gli altri individui; b) il valore di statuto epistemologico che una tale trasformazine della realtà acquista progressivamente; c) l'emergere dell'elemento assiologico all'interno di questo processo. (N.D.F.)

L. Samonà, Modernità e morte dell'arte. Büchner e Celan, pp. 349-67.

D. Carugno, Insularità del vero. Omogeneità ed eterogeneità negli sviluppi dialettici della "Analitica trascendentale", pp. 369-407.

TOP19 (1997), 1

D. Messina, La critica rosminiana alla cosmologia di Aristotele, pp. 3-47.

G. Allegro, Voluntas nel 'De Gratia et libero arbitrio' di Bernardo di Chiaravalle, pp. 49-55.

G. Tagliavia, Essere e idea, pp. 75-100.

G. Moretto, Schleiermacher: edizione critica e bibliografia, pp. 167-91.

TOP20 (1998), 1-2

N. Grimaldi, Observations d'un citoyen naïf sur le caractère énigmatique de la société civile, pp. 3-9.

L'autore interpreta il carattere originario della società civile come antagonistico a quello della società militare. Sulla base di una tale distinzione, è argomentata la separazione tra stato e chiesa. Come quella militare, la società ecclesiastica ha i propri codici e i propri costumi, e il suo scopo resta quello di porsi a servizio di Dio. Nella seconda parte del saggio l'autore chiarisce la differenza tra la società religiosa e le altre organizzazioni minori (legali e illegali) delle quali si compone la società civile. Il fondamento teorico di quest'ultima distinzione viene fatto risalire alla formulazione kantiana della bürgerliche Gesellschaft distinta dalla società religiosa (ecclesia). La ecclesia invisibilis trova il proprio fondamento nella comune sottomissione alla legge pura di ragione; allo stesso modo, lo stato si costituisce attraverso la reciproca sottomissione degli individui ad un ordinamento coattivo. Tuttavia, la società civile in quanto unione oggettiva dei cittadini sotto il principio della libertà trascendentale, s'affranca pure da ogni specie di vincolo associativo particolare, divenendo in tal modo il luogo di piena espressione della libertà individuale. (N.D.F.)

S. Pieri, Tempo, istante, eternità nel pensiero di Sartre, pp. 11-30.

M. Buzzoni, Scienza, tecnica e persona umana, pp. 31-60.

In questo interessante saggio, attraverso l'analisi del rapporto che intercorre tra cultura scientifica e cultura umanistica viene ricostruita la relazione fra i tre concetti. Sulla base di un'impostazione teorica di tipo ermeneutico, il problema della persona è risolto all'interno del problema del senso dinanzi alla strumentalità dell'agire manipolativo. (N.D.F.)

G. Modica, Alterità e paradosso in Kierkegaard, pp. 61-86.

R. Sega, La declinazione tragica dell'ermeneutica in Paryson, pp. 127-150.

N. Incadorna, Modus essendi e êthos filosofico, pp. 151-161.

A. La Moli, Physis come Ereignis, pp. 163-183.

Un saggio che, muovendo dallo scritto Vom Wesen und Begriff der Physis [Arst. Phy, B, 1] (1939), mette in evidenza l'intenzione heideggeriana di un recupero della concezione presocratica della physis quale strumento di mediazione tra storia e ontologia. Alla base di una tale intenzionalità si pone l'interesse dello Heidegger tardo per il carattere 'schematico' della temporalità, radicalizzata nell'evento. (N.D.F.)

TOP21 (1999), 1-2

Dalla Physis di Empedocle al Logos di Gorgia: percorso filosofico antico e prospettive contemporanee

N. Incadorna, La costellazione ex enontìas del primurdis trascendentale, pp. 5-30.

M. Migliori, Gorgia quale sofista di riferimento di Platone, pp. 101-26.

C. Mutali, Aristotele, Gorgia e lo sviluppo della retorica, pp. 133-58.

G. Nicolaci, Sull'opposizione di retorica e dialettica, pp. 159-208.

G. Tagliavia, Gorgia ed Hegel. Lógos e paígnion, pp. 209-16.

TOP21 (1999), 3

N. Grimaldi, Tolérance et intolerance de la raison à l'âge des lumières: la politique au ruet, pp. 257-298.

Un saggio che ricostruisce la sensibilità illuministica per il problema della tolleranza politica, a partire dallo scritto kantiano del 1784. Fin dal suo sorgere, il problema della tolleranza va a scontrarsi con quello del difficilissimo equilibrio tra affermazione e negazione dell'universalità dei valori. In un'epoca come quella dell'Europa al calare del XVIII secolo, in cui l'intolleranza e il dispotismo politico erano i sistemi dominanti, la lotta per l'universalizzazione della massima dell'agire politico diventa pure una lotta per la libertà e per il rispetto delle minoranze. Quest'ultima prosegue quella effettuata sul piano religioso nella prima metà del secolo, che fu in favore del principio del libero esame contro il dogma. Tuttavia, il corso degli eventi politici ha messo in luce la possibilità dell'affermazione di un "totalitarismo" dell'universale, che si può manifestare attraverso la radicalizzazione dello stesso principio della libertà (pp. 289-90). Un tale totalitarismo che deriva dalla ragione che pone la fondazione di sè in modo assoluto, oggi si mostra come la "malattia infantile della razionalità politica" (p. 295), ed è rappresentata dall'autore come un'anfibolia tra ragione pensante e razionalità pensata. Pertanto, il vero Illuminismo sarebbe quello dell'imperativo morale e della legge del rispetto, come lo fu già per Kant. (N.D.F.)

P. Marrone, Relativismo e realismo morale. Appunti per una confutazione e una proposta, pp. 299-322.

Un saggio sul problema della cogenza teorica dei giudizi di valore. L'interesse alla generalizzazione etica dei giudizi è uno strumento che permette la garanzia di "integrità" verso noi stessi; vale a dire, ci aiuta a proiettare la nostra esistenza in una linea di continuità e di coerenza nel corso del tempo. (N.D.F.)

A. Cicatello, Adorno e Kant: tra dialettica e logica della non contradditorietà, pp. 323-52.

L. Samonà, Metafisica e violenza, pp. 375-94.

Risposta alla critica rivolta alla metafisica, divenuta vulgata a partire da Nietzsche, di essere una scienza avente in se stessa delle pretese di tipo totalitario e oppressivo. L'autore ricorda come la metafisica, la scienza dell'essere e del logos, sia nata in contrapposizione alla riduzione euristica del linguaggio a mera forza, come fu vero per la sofistica. Un tale mutamento radicale della prospettiva del rapporto tra metafisica e violenza si deve al fatto originario che la violenza stessa si caratterizza come un "caso estremo" nell'orizzonte entro il quale il logos s'iscrive, rappresentandone il fallimento. (N.D.F.)

S. Cavaciuti, Una recente interpretazione della dottrina linguistica di Benedetto Croce, pp. 395-422.

TOP 22 (2000), 1-2

M. Bevir, The Subject and Historiography, pp. 29-46.

Interessante ricognizione sull'applicazione alla storiografia del metodo post-strutturalista (M. Foucault, J. Deridda, R. Barthes). Dopo la crisi del fondazionalismo, la storiografia spesso si è indirizzata verso forme di micro-saperi e di studio di processi contingenti (p. 26). Questo modello di analisi sancisce in modo inevitabile la preminenza dell'influenza della società sulle azioni individuali e sulle loro pratiche sociali, secondo quella stessa logica del potere da Foucault fatta oggetto della propria analisi. Al contrario, la ricostruzione dell'identità del soggetto sulla base di processi di tipo archeologico e di tipo genealogico, proposta in modo particolare nell'ultima fase del percorso scientifico foucaultiano, potrebbe aiutare le scienze umane ad uscire dalla loro crisi profonda nell'età della vittoria della tecnica. (N.D.F.)

S. Lo Bue, Hölderlin contra Hegel. Per una scienza della logica poetica, pp. 147-66.

Alla costituzione dell'universo ontologico hegeliano, articolato intorno alla teoria di una totalità concettuale, da un lato, e alla capacità 'autocostitutiva' propria della soggettività di elaborare determinazioni strutturate secondo relazioni logiche, dall'altro, questo saggio oppone la visione propriamente romantica del genio e della tragicità, così come fu espressa da Hölderlin. Le categorie dell'aorgico (Aorgisch) e dell'organico (Organisch) rappresentano gli stumenti elaborati da Hölderlin per l'elaborazione di una Scienza della logica poietica. Non proponendo il superamento 'razionale' (l'elemento speculativo hegeliano) della contraddizione, la logica poetica apre la strada ad una teoria dell'infinita potenza creatrice dello spirito; solo nella poesia una tale potenza esercita la propria capacità di produrre la forma. (N.D.F.)

A. Scarlato, Dostoevskij e la polifonia. Intorno al Dostoevskij di Bachtin, pp. 167-98.

E. Brito, Heidegger et l'intention de la métaphysique hégélienne, pp. 199-228.

G. Gioia, Finitudine e Cristo-logia, pp. 229-62.

P. Landi, Hegel e la figura dell'essere parmenideo, pp. 263-82.

A. La Moli, Heidegger e la teoria platonica delle idee. Aspetti ermeneutici e questioni critiche, pp. 283-314.

G. Moretto, L'edizione critica delle 'Vorlesungen' schleiermacheriane. Sulla dottrina dello stato, pp. 315-20.

In questa nota, Moretto segnala l'importanza del nuovo volume dell'edizione critica delle Lezioni di Schleiermacher dedicato alla Dottrina dello stato (Krit. GA, II). Il testo (il cui titolo esatto è: Vorlesungen über die Lehre vom Staat, hrsg. v. W. Jaeschke, Berlin, W. de Gruyter, 1998, 968 pp.) è stato curato da uno dei principali studiosi tedeschi, Walter Jaeschke. Il contributo specifico di J. è di aver ricostruito l'intero percorso delle lezioni tenute da Schleirmacher sulla Staatslehre, introducendo due corsi rimasti finora sconosciuti. Pertanto, il prospetto cronologico delle lezioni risulta ora: WS 1808/09; SS 1813; SS 1817; WS 1817/18; SS 1829; SS 1833. I corsi del 1813 e del 1817-18 erano rimasti ignoti tanto all'editore delle Sämmtliche Werke, Chr. A. Brandis, quanto a Dilthey, che di Schleirmacher fu biografo. L'edizione risulta interessante tanto per dimostrare il fatto le che minacce di trasferimento paventate dall'autorità governativa nei confronti del filosofo non furono mai messe in pratica (Schl. fu minacciato di trasferimento per via dell'orientamento politico liberale manifestato nelle lezioni); quanto per la ricostruzione dello Urtext della Staatslehre. Quest'ultima era composta originariamente dal manoscritto del corso del 1829, integrato successivamente nel 1833 con 62 appunti manoscritti del filosofo. L'insieme del materiale verrà a comporre il dettato della prima edizione a stampa che fu edita da Brandis nell'edizione completa, e che è di ben dodici anni posteriore (1845).
Citando Pietro Piovani, Moretto nelle considerazioni conclusive nota come la scelta di J. di non dar conto dell'entusiasmo giovanile di Schl. per la formula: "libera chiesa in libero stato", risalente al 1799, induce il lettore alla convinzione che nel periodo tardo del proprio pensiero il filosofo abbia preferito l'interesse sistematico in favore delle audacie politiche della giovinezza. Proprio un interesse siffatto avrebbe indotto Schl. a ricercare nell'etica il terreno comune tanto delle istituzioni statuali, quanto del momento religioso e di quello scientifico. Se questo è vero, Moretto propone alla Schleiermacher-Forschung di ricercare l'elemento accomunante i due distinti piani (politico e spirituale) nel concetto di uguaglianza. Quest'ultimo orientamento avrebbe anche il pregio di portare alla luce le divergenze tra Schl. e Fichte, il quale come il primo tenne le proprie lezioni berlinesi sulla Staatslehre nel SS 1813. (N.D.F.).

L. Sesta, Fede e paradosso in Kierkegaard, pp. 327-36.

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" è curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
Chi volesse segnalare riviste non incluse nell'elenco o siti web di riviste già segnalate può scrivere a Corrado Del Bo'.