Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 4 marzo 2002

History of European Ideas


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Chiara Leproni.

Ecco le schedature del BFP

27 (2001), 1

Paul Schuurman, Locke's Way of Ideas as Context for His Theory of Education in Of the Conduct of the Understanding, pp. 45-59.

L'articolo si focalizza su An Essay Concerning Understanding, ultimo capitolo (mai completato e pubblicato postumo) dell'opera Of the Conduct of the Understanding. Il principale argomento trattato è quello dell'errore umano, chiave per una corretta comprensione del problema educativo. A sua volta la teoria dell'errore trova il suo contesto epistemologico in un'analisi delle idee a due livelli: le idee individuali, che dovrebbero essere determinate (ossia chiare e distinte); ed i ragionamenti, che si fondano sulla combinazione delle idee. Innanzitutto, dunque, è necessario scoprire fino a che punto le nostre idee, i mattoni con cui viene costruito l'edificio intero del sapere, siano effettivamente chiare e distinte. Saranno chiare se vi è una relazione precisa tra le idee stesse e gli oggetti da cui sono tratte.
La distinzione è, invece, una qualità della relazione che intercorre tra una singola idea e tutte le altre: si tratta della completa ed evidente percezione della sua individualità. Si situa a questo livello un primo genere di errore, ossia l'utilizzo all'interno di un ragionamento d'idee oscure e confuse. Il secondo è, invece, di natura logica e si ha quando la catena d'idee non è consequenziale. Vi è conoscenza quando avviene la percezione dell'accordo o disaccordo di due idee adiacenti nella catena. In genere le cause d'errore sono due: le passioni (dalla capacità dell'uomo di liberarsi da esse dipende il potere della ragione) e i difetti della comprensione stessa, dovuti all'abitudine e alla tradizione (l'autore evidenzia qui il debito teoretico con Bacone). Di conseguenza, gli errori nella conoscenza possono essere prevenuti attraverso l'esercizio mentale o pratica, che è l'oggetto precipuo del lavoro degli educatori. L'insegnamento assume, così, una nuova dimensione non nozionistica, legata alla trasmissione della capacità di fare un uso ottimale e libero delle facoltà mentali in ogni direzione. L'educazione ha a che fare con l'evoluzione dei poteri della mente e non con un semplice allargamento delle sue cognizioni.
L'obiettivo di questo nuovo modello educativo è, in particolare, la formazione di una classe dirigente responsabile e creativa, capace di governare in tempo di pace e servire in guerra. (C.L.)

David Boucher, British Idealism and The Human Rights Culture, pp. 61-78.

L'articolo mira a chiarire la peculiare posizione che occupano gli idealisti britannici all'interno della storia e della evoluzione del dibattito filosofico sui diritti naturali. Il loro contributo maggiore consiste nell'aver individuato la funzione essenziale del riconoscimento sociale per l'idea stessa di diritto naturale. Gli idealisti, infatti, non analizzano gli individui in se stessi, ma ne studiano le interrelazioni, che vengono considerate costitutive dell'individualità stessa. In quest'ottica, i diritti appartengono agli individui in quanto membri di una comunità e trovano la loro giustificazione razionale nel fatto che contribuiscono e sono necessari al bene comune. Dunque, come sostiene MacKenzie, sono effettivamente innati, inalienabili e intrinseci all'essenza stessa dell'uomo, ma lo sono in quanto l'uomo è un essere sociale. Ciò che determina i diritti, perciò, è il riconoscimento sociale, senza cui non sarebbe possibile definirli tali. Di qui la distinzione (che si trova in Rietchie, MacKenzie e Green) tra diritti legali e diritti morali. I primi sono riconosciuti dallo stato e le obbligazioni che ne conseguono ammettono l'uso della coercizione. I secondi sono riconosciuti dalla società indipendentemente dallo stato e sono essenziali alla vita sociale. E' importante sottolineare, però, che i diritti non possono essere intesi come astratti (intuizionismo), ma sono radicati, come la società da cui dipendono, nella storia. La teoria dei diritti naturali ne risulta in continua evoluzione: si passa dall'utilitarismo individualista all'utilitarismo evoluzionista. Inoltre, gli idealisti britannici mutuano dalle formulazioni tradizionali della teoria l'idea che la natura abbia in sé un progetto divino, che è possibile scoprire attraverso l'esercizio della ragione, in modo tale che gli uomini ne possano cogliere i propositi. (C.L.)


Alan MacFarlane, David Hume and the Political Economy of Agrarian Civilization, pp. 79-91.

L'articolo analizza il legame che intercorre tra alcuni essays di David Hume e i lavori di Montesquieu e Adam Smith sulle leggi strutturali, che regolano il progresso della civiltà agraria. In questi lavori il filosofo scozzese si è occupato di quelle condizioni sociali, politiche, religiose ed economiche che hanno reso l'Inghilterra la nazione più libera e fiorente del suo tempo, ma anche di quegli aspetti capaci di frenare lo sviluppo e portare ad una situazione di stasi. L'economia politica viene, così, studiata nelle sue contraddizioni.
Innanzi tutto maggiore è la ricchezza accumulata, maggiore diventa la tendenza all'assolutismo politico e alla gerarchia sociale, nonostante abbiano effetti disastrosi sulla produzione: il commercio, infatti, non può fiorire, se non sotto un governo rispettoso di tutte libertà. Hume fornisce una spiegazione non convenzionale di questo fenomeno. Ciò che frena l'attività commerciale in epoca di tirannia non è la mancanza di sicurezza, ma il giudizio morale sulla sua onorabilità. La ricerca di onori e privilegi politici distruggerebbe, dunque, il progresso economico. Quando, invece, il commercio e il sistema di produzione si trovano in condizioni ideali, tendono a trascinare con sé anche il mondo agricolo, che normalmente è economicamente stagnante. Il benessere, in questo modo, diventa generale e gli effetti positivi si risentono in numerosi campi. Addirittura vi sarebbero dei benefici a livello psicologico, perché la popolazione verrebbe spinta alla frugalità e all'ordine. In poco tempo così la politica monetaria potrebbe dare nuovo impulso all'economia e alle innovazioni tecnologiche attraverso una riduzione dei tassi d'interesse. Ultimo passaggio del meccanismo di espansione del capitalismo è la trasmissione della nuova situazione agli altri paesi per mezzo del commercio. Strettamente legata all'attività economica è quella politica: essa, infatti, porta alla creazione di una forte borghesia, naturalmente portata a difendere la propria libertà, e quindi a forme di governo liberali. Esempio di questo procedimento è la storia della Camera dei Comuni in Inghilterra. (C.L.)

27 (2001), 2

Rachel Hammersley, Camille Desmoulins's Le Vieux Cordelier: a link between English and french republicanism, pp. 115-132.

Le Vieux Cordelier è stato uno dei giornali più celebri durante il periodo della rivoluzione francese. In quest'articolo si vuole dimostrare sia che i suoi contenuti sono in perfetto accordo con gli ideali che hanno contraddistinto la tradizione dei Cordiglieri, sia che le sue fonti non sono esclusivamente francesi, ma anche britanniche.
La sua linea ideologica risulta decisamente influenzata da Montesquieu e in essa ritroviamo tutti gli argomenti tipici della tradizione repubblicana democratica, in netta opposizione alla visione degli Héberists. Vengono difesi, anche attraverso l'uso di esempi e modelli classici (in particolare mutuati da Tacito), tutti i diritti e le libertà individuali, compresa, naturalmente, la libertà di stampa, pericolosamente minacciata dall'autoritarismo di Robespierre. A questo punto, però, l'autrice sottolinea come, insieme al filosofo dell'Esprit des Lois, tra le fonti di Desmoulins e dei suoi compagni cordiglieri vi sia anche un nutrito gruppo d'autori britannici del diciassettesimo secolo di matrice repubblicana. Per esempio, Desmoulins stesso ha tradotto in francese i Discouses on Tacitus di Thomas Gordon, opera in cui si condanna la tirannia perché uccide ogni virtù, pubblica e privata, e le si contrappone il sistema costituzionale che trova nell'Habeas Corpus Act la sua origine. Théophile Mandar, futuro segretario dei cordiglieri, ha, invece, tradotto The Excellencie of a Free State di Marchamont Nedham, mentre Jean-Jacques Rutlidge si è occupato di James Harrington. Viene, così, a delinearsi il profondo legame che unisce il repubblicanesimo francese a quello inglese, legame diretto e non solo ereditato dall'opera di Montesquieu. (C.L.)

Béla Kapossy, The sociable patriot: Isaak Iselin's protestant reading of Jean-Jacques Rousseau, pp. 153-170.

Rousseau viene generalmente considerato l'autore che esprime più di ogni altro il pensiero repubblicano di matrice svizzera. In realtà, però, il suo spirito ginevrino difficilmente si può adattare alla sensibilità dei cantoni di lingua tedesca. E non è un caso che uno dei suoi commentatori e critici più importanti sia Isaak Iselin, segretario di stato di Basilea e noto rappresentante del movimento illuminista. Quest'autore condivide con Rousseau un numero non indifferente di posizioni (tra cui il sospetto nei confronti dell'esprit de commerce, i principi d'eguaglianza degli uomini e della tolleranza religiosa), ma propone un diverso fondamento all'ideologia patriottica repubblicana svizzera. La teoria di Rousseau sull'origine naturale della moralità, infatti, viene considerata inadatta a forgiare un nuovo genere di cittadino, in quanto esageratamente scettica. Iselin rifiuta ogni pessimismo e nel suo Filosophische und Patriotische Traume eines Menschenfreundes sostiene che gli uomini, nello stato di natura pre-politico, possedessero il dono di una naturale socievolezza e vivessero in semplici società agrarie guidate dall'amore. In queste prime comunità gli abitanti avevano già sviluppato la capacità di elevarsi a forme più mature di benessere, rispetto al mero soddisfacimento dei bisogni prospettato da Rousseau: soprattutto il piacere che nasce dalla comunicazione e il sentimento di felicità che viene dallo stare insieme. Per imitare questo modello primigenio, è necessario limitare l'influenza della finanza e del commercio, almeno fin tanto che verranno guidati esclusivamente dall'interesse e non dal desiderio di stringere nuovi legami sociali. Si potrebbe dunque affermare che, per quanto gli uomini non siano naturalmente virtuosi, la socievolezza assicura alla società commerciale una safety-net, capace di salvarla dai gretti confini del puro profitto. (C.L.)

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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