Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 novembre 2002

Il Mulino


La rivista è presente sul web (momentaneamente solo con una presentazione e un indice) ed è raggiungibile cliccando qui. Il Gruppo ESSPER mette, invece, a disposizione degli spogli. Le schede offerte dal BFP sono di Mauro Lenci e Brenda Biagiotti.

Ecco le schedature del BFP

44 (1995), 361-2 45 (1996), 363-8
50 (2001), 398
51 (2002), 399 51 (2002), 400 51 (2002), 401 51 (2002), 402



TOP44 (1995), 361 

Uno stato poco sociale. Interventi di C. Saraceno, M. Ferrera, G. Bolaffi, pp. 843-875. 

TOP44 (1995), 362 

L'economia di fronte alla politica. Intervengono R. Prodi e F. Mosconi, P. Bosi e G. Tabellini, N. Rossi, G. P. Barbetta e P. Ranci, pp. 1071-120. 

TOP45 (1996), 363 

G. Therborn, Lo spettro del multiculturalismo, pp. 5-23. 

E. Mazzarella, Contraccezione e sacralità della vita, pp. 34-47. 

TOP45 (1996), 364 

A. Sen, Obblighi sociali e conservatorismo finanziario, pp. 199-216. 

Il Mulino/Europa, 1/1996 

Supplemento monografico dedicato ai problemi legati al processo di integrazione europea. 

TOP45 (1996), 366 

R. Santaniello, Stato, mercato e costruzione comunitaria, pp. 793-803. 

TOP45 (1996), 367 

G.E. Rusconi, La cittadinanza europea non crea il popolo europeo, pp. 831-41. 

TOP45 (1996), 368 

L. M. Dìez-Picazo, Federalismo, regionalismo e welfare state, pp. 1020-6.

TOP 50 (2001), 398

Peter Burke, Cultura della politica e politica della cultura. Riflessioni sulla sfera pubblica nell'Europa dell'età moderna, pp. 987-998.

L'autore si propone di analizzare la relazione tra formazione dell'opinione pubblica e sviluppo dei “mezzi di informazione” nel contesto europeo dell'età moderna. In Storia e critica dell'opinione pubblica Jürgen Habermas collocava la formazione di quella che egli definisce la “sfera pubblica” borghese nel Settecento, secolo nel quale si assiste ad una straordinaria diffusione dei “mezzi di informazione”. Per Burke e per altri autori, al contrario, una qualche forma di partecipazione “popolare” ai dibattiti è rintracciabile fin dai tempi della Riforma protestante, durante la quale i “mezzi di informazione”, soprattutto quelli a stampa, non solo conquistarono un ruolo di primo piano, ma finirono con il privare le istituzioni religiose del controllo totale sulla libera circolazione delle idee. Il Settecento sarebbe invece caratterizzato dalla consapevolezza che i “mezzi di informazione” sono in grado anche di svolgere attività di “propaganda”, cioè di manipolare l'opinione pubblica stessa: “La deliberata mobilitazione dei mezzi di informazione intesa a modificare il modo di pensare può essere definita propaganda”. Durante la Rivoluzione francese l'uso di questo termine, originariamente circoscritto all'ambito religioso, venne esteso alla politica. Il giornalista rivoluzionario Camille Desmoulins, per esempio, paragonò la “diffusione del sentimento patriottico” a quella del Cristianesimo, mentre i realisti in esilio denunciarono la “Propaganda” della Rivoluzione. La parola esprimeva una nuova consapevolezza delle tecniche di persuasione politica” (p. 997). (B.B.)

Alessandro Cavalli, Esperti, intellettuali e opinione pubblica, pp. 1110-1117.

In questo articolo Cavalli analizza il ruolo fondamentale che gli intellettuali possono svolgere nella dialettica democratica grazie alla capacità di stimolare la formazione di una matura opinione pubblica. La riflessione si sofferma sulla crisi attualmente vissuta dall'intellettuale tradizionale, la cui funzione è eclissata o fortemente limitata dall'egemonia acquisita dagli esperti e dai tecnici. Al termine del contributo l'autore si pronuncia per una concezione politica di sapore habermasiano, volta a recuperare uno spazio dialogico nel quale all'opinione pubblica sia consentito crescere e maturare per mezzo di confronti depurati da ogni impenetrabile ed elitaria “verità” specialistica. (B.B.)

TOP 51 (2002), 399

Fabrizio Onida, La globalizzazione aumenta o riduce diseguaglianze e povertà?, pp. 131-140.

Pur condividendo le critiche mosse dal movimento noglobal alla scarsa tutela dei diritti e allo sfruttamento del lavoro, realtà drammaticamente presenti nei Paesi più poveri, l'autore si interroga sulla reale responsabilità del processo di globalizzazione e cerca di vedere se sia veramente possibile instaurare una relazione di causa-effetto fra globalizzazione del mercato e sviluppo tecnologico da un lato e livello di povertà dei Paesi più arretrati dall'altro. In realtà Onida non ritiene che la globalizzazione sia causa delle grandi diseguaglianze esistenti ma, al contrario, pensa che essa possa rappresentare un'occasione di crescita e di sviluppo anche per i Paesi più poveri. Naturalmente perché questo accada è indispensabile provvedere ad una regolamentazione del mercato globale che sia in grado di garantire una più equa distribuzione della ricchezza. L'evidenza empirica, comunque, starebbe a dimostrare che solo i Paesi che sono riusciti ad incentivare gli scambi con l'estero hanno sensibilmente accresciuto la propria produttività e parimenti ridotto il tasso di povertà, mentre i Paesi che, per diverse ragioni, hanno registrato una crescita più lenta si trovano ora a dover fronteggiare una stagnazione o, in alcuni casi, perfino un aumento della povertà. (B.B.)

TOP 51 (2002), 400

Antonio Padoa-Schioppa, L'assetto istituzionale dell'Unione europea, pp. 281-292.

L'autore si interroga sulla futura configurazione dell'Unione europea, indicando i principi che a suo avviso dovranno esserne posti a fondamento. In particolare, secondo Padoa-Schioppa, l'Unione europea dovrà cercare la sua legittimazione rispettando i principi che sono alla base delle moderne democrazie occidentali, primo fra tutti quello della separazione dei poteri. Teorizzata già da Locke e da Montesquieu, la divisione dei poteri rimane, secondo l'autore, un efficace strumento per tutelare la libertà degli individui. Ma la questione forse più attuale che emerge da questo articolo è quella che riguarda il ruolo degli Stati nazionali all'interno dell'Unione: la grande novità storica è rappresentata dal fatto che gli Stati che compongono l'Unione europea hanno aderito ad essa per mezzo di un esplicito consenso. È quindi importante che essi mantengano ruoli e funzioni proprie, cioè conservino dei poteri specifici. L'Unione europea viene così a configurarsi come una “federazione sui generis” che protegge e valorizza le differenze presenti al suo interno in quanto frutto di specifiche culture e diverse tradizioni. (B.B.)

TOP 51 (2002), 401

Sandro Gozi, Legittimare l'azione dell'Europa, pp. 501-510.

L'autore si propone di analizzare le difficoltà e i problemi che l'Europa si trova a dover affrontare nel tentativo di pervenire ad un'autentica integrazione. Secondo Gozi, infatti, mentre i Paesi che compongono l'Unione si stanno impegnando in un sensibile sforzo legislativo per conformare i propri ordinamenti giuridici ai parametri indicati dall'Europa, quest'ultima deve ancora costruire una sua identità. Sorta inizialmente come unione economica con la nascita del mercato comune, l'Unione europea ha iniziato un processo di trasformazione finalizzato alla creazione di un'unità che sia anche civile e politica. Questa esigenza, sottolineata a Maastricht con l'affermazione della necessità di una “cittadinanza europea”, rimane però un concetto astratto, non rinvenibile nella società reale. In tal modo, se l'euro rappresenta il simbolo tangibile del tentativo di integrazione economica, per una reale unificazione politica mancano ancora presupposti essenziali, primo fra tutti una fonte di legittimità che consenta ad un esecutivo stabile di configurarsi come espressione della volontà popolare. Secondo Gozi, in tal modo, la legittimazione europea deve passare attraverso cambiamenti concreti che consentano all'Unione di rispondere ai reali bisogni della cittadinanza, cioè ai problemi della sicurezza, dello sviluppo economico, del processo di globalizzazione. (B.B.)

TOP 51 (2002), 402

Gian Enrico Rusconi, Laicità e bioetica, pp. 668-678.

L'articolo cerca di rispondere ad una domanda, ovvero come sia possibile legiferare sui complessi problemi sui quali oggi la bioetica ci stimola a riflettere in mancanza di idee condivise dai cittadini che compongono la comunità politica. Per Rusconi la questione è risolvibile solo se prendiamo le mosse da un atteggiamento che egli definisce “laico”, cioè da una posizione che, superando ogni presunta certezza metafisica, abbracci una concezione procedurale e discorsiva della verità e, di conseguenza, della democrazia. L'autore mostra di condividere in particolare quella impostazione teorica che si autodefinisce “moralizzazione della natura umana” (cfr. Jürgen Habermas, Die Zukunft der menschlichen Natur. Auf dem Weg zu einer liberalen Eugenik?, Frankfurt a. M., Suhrkamp 2001) per la quale natura e vita umana devono essere sottoposte ad una ridefinizione incessante dei loro confini. Questa concezione, che assume il principio kantiano del regno dei fini, può essere applicata solo nel contesto della “democrazia laica”, ovvero in uno spazio comunicativo nel quale l'unico criterio di valutazione e la sola possibilità di persuadere gli altri sia rappresentata dalla “forza” dell'argomento migliore e non da una presunta verità metafisica. (B.B.)

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Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
Chi volesse segnalare riviste non incluse nell'elenco o siti web di riviste già segnalate può scrivere a Corrado Del Bo'.