Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 20 gennaio 2001

The Journal of Politics


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Paola Ru.

Ecco le schedature del BFP

57 (1995), 3

L. Kathlene, Alternative Views of Crime: Legislative Policymaking in Gendered Terms, pp. 696-23.

S.A. Gerencser, Voices in Conversation: Philosophy and Politics in the Work of Michael Oakeshott, pp. 724-42.

Il rapporto tra teoria e pratica è al centro del dibattito tra gli studiosi di Oakeshott. Paul Franco, uno dei più autorevoli critici del pensiero filosofico di Oakeshott, tende ad enfatizzare la "spaccatura" tra teoria e pratica e fa di questa dicotomia il fulcro di tutta la sua interpretazione. Viceversa, Richard Rorty ritiene che il rifiuto del razionalismo abbia condotto Oakeshott ad associare la filosofia alla pratica. Gerencser, nel tentativo di trovare un punto di mediazione tra le due tesi, rileva che dal 1940 in poi Oakeshott abbandonò il suo primo idealismo e formulò una più contingente e aperta relazione tra teoria e pratica. (P.R.)

G. Chafetz, The Political Psychology of the Nuclear Nonproliferation Regime, pp. 743-75.

J.A. DeSart, Information Processing and Partisan Neutrality: A Reexamination of the Party Decline Thesis, pp. 776-95.

57 (1995), 4

J.G. Gunnel, Realizing Theory: The Philosophy of Science Revisited, pp. 923-40.
Le relazioni di reciproca implicazione tra scienza politica e filosofia delle scienze sociali, diventate di primario interesse tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, vengono discusse in questo saggio. (P.R.)
W.M. Reisinger, A.H. Miller, and V.L. Hesli, Public Behavior and Political Change in Post-Soviet States, pp. 941-70.

58 (1996), 1

R. Alejandro, What Is Political about Rawls's Political Liberalism?, pp. 1-24.
In questo articolo viene analizzata la concezione della giustizia politica in Rawls partendo dalle tradizionali definizioni della politica intesa, ad esempio, come un sistema di regole per la realizzazione della giustizia (laddove per giustizia si intende la distribuzione dei beni mediante un'equa procedura) oppure come un sistema di regole atte a risolvere o ad evitare i conflitti (ritenendo i conflitti una possibile minaccia per l'ordine politico). Alejandro sottolinea come Rawls fondi la giustizia politica su un'insieme di "idee intuitive" indipendenti da concezioni morali, religiose o filosofiche. Esse, dunque, non rifletterebbero una verità metafisica e sarebbero radicate nella cultura politica delle società democratiche. Tuttavia, Rawls non negherebbe che queste "idee intuitive", per loro propria natura, possano far parte di un universo religioso, morale e filosofico. Infatti, in questa ipotesi, a causa di un lungo processo di maturazione storica, tali idee risulterebbero così presenti nella cultura politica delle società democratiche da poter essere accettate come punto di partenza per un accordo (agreement) sulla giustizia politica. L'obbiettivo primario della concezione politica della giustizia sarebbe, dunque, quello di fornire un workable agreement, un tipo di soluzione pragmatica, che tenga conto della molteplicità delle società moderne. (P.R.)

V. Gray and D. Lowery, A Niche Theory of Interest Representation, pp. 91-111.

M. Mendelsohn, The Media and Interpersonal Communications: The Priming of Issues, Leaders, and Party Identification, pp. 112-25.

M.W. Link and R.W. Oldendick, Social Construction and White Attitudes toward Equal Opportunity and Multiculturalism, pp. 149-68.

58 (1996), 2

I. Sened, A Model of Coalition Formation: Theory and Evidence, pp. 350-72.

D. Epstein and S. O'Halloran, Divided Government and the Design of Administrative Procedures: A Formal Model and Empirical Test, pp. 373-97.

S. Bickford, Beyond Friendship: Aristotle on Conflict, Deliberation, and Attention, pp. 398-21.
Benchè non possa essere negato che Aristotele abbia sottolineato la naturale socievolezza dell'uomo. Tuttavia, una attenta analisi dell'Etica Nicomachea e della Politica mostrerebbe la centralità del tema del conflitto nella filosofia aristotelica. (P.R.)

R. Rohrshneider, Institutional Learning versus Value Diffusion: The Evolution of Democratic Values among Parliamentarians in Eastern and Western Germany, pp. 422-46.

J. Leighley, Group Membership and the Mobilization of Political Participation, pp. 447-63.

B. Reingold, Conflict and Cooperation: Legislative Strategies and Concepts of Power among Female and Male State Legislators, pp. 464-85.

J.K. Dalager, Voters, Issues, and Elections: Are the Candidates' Messages Getting Through?, pp. 486-15.

58 (1996), 3

C.A. Davenport, “Constitutional Promises” and Repressive Reality: A Cross-National Time-Series Investigation of Why Political and Civil Liberties Are Suppressed, pp. 627-54.

D. van Mill, The Possibility of Rational Outcomes from Democratic Discourse and Procedures, pp. 734-52.

58 (1996), 4

J.F. Dienstag, Between History and Nature: Social Contract Theory in Locke and the Founders, pp. 985-1009.
Per Dienstang, la teoria politica dei primi Founders americani si basa su una falsa dicotomia concettuale fra “natura” e “storia”. Questa divisione concettuale rispecchia la divergenza teorica tra liberali e repubblicani. I primi si appellano ai “diritti naturali” e fanno propri i valori del liberalismo lockiano; i secondi, viceversa, deducono il concetto di “storia” dalle fonti teoretiche classiche (Aristotele e Cicerone). Tuttavia, secondo J.F. Dienstag, la filosofia di Locke svolge una funzione di “mediazione tra natura e storia”. Inoltre, Dienstang svolge in questo articolo un'attenta lettura delle opere politiche di T. Jefferson (Summary View of the Right of British Americans, 1774) e di J. Adams (Dissertation on the Canon and Feudal Law, 1765 e Novanglus, 1774) al fine di mostrare che i primi teorici politici americani trassero ispirazione nell'elaborare i loro phamplets – scritti in difesa dei diritti dei coloni – dal Secondo trattato sul governo civile di J. Locke.
Anche per Jefferson e Adams, come per Locke, il passaggio dallo stato di natura alla società politica avviene allorché gli individui istituiscono liberamente, attraverso un atto di espresso consenso, il governo civile. Per entrambi i teorici politici americani lo stato di natura è, però, concepito come una condizione reale dell'uomo. Esso é un periodo storico primitivo dello sviluppo umano e non un'ipotesi di ragione. Per quanto attiene, invece, il momento istitutivo del corpo politico, Diestang, cita un esempio emblematico, quello fornito dal preambolo della Costituzione del Massachusetts che, così, recita: "Il corpo politico trae origine dall'associazione volontaria degli individui, da un contratto sociale con il quale l'intero popolo pattuisce con ogni cittadino e ogni cittadino con l'intero popolo che tutti saranno governati da leggi certe per il beneficio comune (…) Tutti gli uomini sono nati egualmente liberi e indipendenti e possiedono dei diritti essenziali e inalienabili, tra i quali può riconoscersi il diritto di associarsi e difendere la vita e la libertà, di acquistare, possedere e proteggere la proprietà; infine, di cercare e ottenere la salvezza e la felicità" (p. 997). Per J.F. Dienstag, queste parole, che riecheggiano quelle della Dichiarazione di Indipendenza di Jefferson, costituiscono la trasposizione politica dei concetti filosofici di Adams e sono sostanzialmente ispirate alla filosofia lockiana. (P.R.)

59 (1997), 1

R.L. Euben, Comparative Political Theory: An Islamic Fundamentalist Critique of Rationalism, pp. 28-55.
In questo saggio Euben esamina l'opera di Syyid Qub's (Ma'alim fi-l Tariq) considerata il manifesto teorico-politico del fondamentalismo islamico. Qub's sostiene, scrive Euben, che la fonte della corruzione morale è principalmente la pretesa della scienza di poter acquisire la conoscenza attraverso la ragione umana. Una epistemologia razionalista giustifica le moderne teorie della sovranità, le quali sono corrotte per natura. (P.R.)

S.B. Hansen, Talking about Politics: Gender and Contextual Effects on Political Proselytizing, pp. 73-103.

R.E. Burkhart, Comparative Democracy and Income Distribution: Shape and Direction of the Casual Arrow, pp. 148-64.

R.B. Rapoport, Partisanship Change in a Candidate-Centered Era, pp. 185-199.

59 (1997), 2

A.R. Murphy, The Uneasy Relationship Between Social Contract Theory and Religious Toleration, pp. 368-392.
Esiste un rapporto di connessione necessaria tra la teoria del contratto sociale e il principio di tolleranza religiosa? A.R. Murphy tenta di rispondere a questo interrogativo esaminando principalmente le dottrine politiche e religiose di J. Locke, W. Penn, T. Hobbes, R. Williams. (P.R.)

H.S. Farber, J. Gowa, Common Interests or Common Polities? Reinterpreting the Democratic Peace, pp. 393-417.

W. Mishler, R. Rose, Trust, Distrust and Skepticism: Popular Evaluations of Civil and Political Institutions in Post-Communist Societies, pp. 418-51.

59 (1997), 3

R.F. Titunik, The Continuation of History: Max Weber on the Advent of New Aristocracy, pp. 680-700.

G.C. Layman and E.G. Carmines, Cultural Conflict in American Politics: Religious Traditionalism, Postmaterialism, and U.S. Political Behavior, pp. 751-77.

P.J. Wahlbeck, The Life of the Law: Judicial Politics and Legal Change, pp. 778-802.

J.T. Scott, Rousseau and the Melodious Language of Freedom, pp. 803-29.
John Scott, partendo dall'analisi del Saggio sull'origine del linguaggio di Rousseau, esamina la tematica della comunicazione umana e dell'associazione politica, fornendo come referente concettuale quasi esclusivo il binomio di musica e linguaggio. ( P.R.)

59 (1997), 4

S. Verba, N. Burns, and K.L. Schlozman, Knowing and Caring about Politics: Gender and Political Engagement, pp. 1051-72.

N.J. Mitchell, W.L. Hansen, and E.M. Jepsen, The Determinants of Domestic and Foreign Corporate Political Activity, pp. 1096-113.

T.W. Rice and J.L, Feldman, Civic Culture and Democracy from Europe to America, pp. 1143-72.

C. Kelly, Rousseau and the Case for (and against) Censorship, pp. 1232-51.

62 (2000), 1

J.H. Aldrich and D.W. Rohde, The Republican Revolution and the House Appropriations Committee, pp. 1-33.

S.S. Gartner and G.M. Segura, Race, Casualties, and Opinion in the Vietnam War, pp. 115-46.

P.J. Steinberg, The Impossibility of a “Political” Conception, pp. 147-65.
Secondo Rawls i cittadini di una società pluralistica, interessati nella stabilità e nella cooperazione sociale, formulano i principi dell'organizzazione della convivenza civile basati sull'ordine oggettivo della ragione. Steinberg tenta di mostrare che la giustificazione dell'ordine sociale non può essere disgiunta da considerazioni morali e teoretiche. (P.R.)

T.W. Smith, The Audience of the Nichomachean Ethics, pp. 166-86.

62 (2000), 2

J.W. Koch, Do Citizens Apply Gender Stereotypes to Infer Candidates' Ideological Orientations?, pp. 414-29.

A.H. Miller, G. Erb, W.M. Reisinger, V.L. Hesli, Emerging Party System in Post-Soviet Societies: Fact or Fiction?, pp. 455-90.

D. Dobbs, Socratic Communism, pp. 491-510.

P. Abbott, Utopian Problem Solving: “The Great Divorce” and the Secession Question, pp. 511-33.

62 (2000), 3

J.M. Carey, R.G. Niemi, L.W. Powell, Incumbency and the Probability of Reelection in State Legislative Elections, pp. 671-700.

J.J. Coleman and P.F. Manna, Congressional Campaign Spending and the Quality of Democracy, pp. 757-89.

J.H. Kuklinski, P.J. Quirk, J. Jerit, D. Schwieder, R.F. Rich, Misinformation and the Currency of Democratic Citizenship, pp. 790-816.

62 (2000), 4

B. Radcliff and E. Wingenbach, Preference Aggregation, Functional Pathologies, and Democracy: A Social Choice Defense of Participatory Democracy, pp. 977-98.
Il modello di democrazia partecipativa “teaches democracy”: la partecipazione incentiva la comunanza degli interessi sociali e il senso di appartenenza alla comunità e favorisce stabili politiche democratiche. (P.R.)

B. Norrander, The End Game in Post-Reform Presidential Nominations, pp. 999-1013.

E.C. Fink, Representation by Deliberation: Changes in the Rules of Deliberation in the U.S. House of Representatives, 1789-1844, pp. 1109-25.

S.M. Saideman, R.W. Ayres, Determining the Causes of Irredentism: Logit Analyses of Minorities at Risk Data from the 1980s and 1990s, pp. 1126-44.


Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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