Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 19 maggio 2001
Micromega
Micromega


La rivista non è presente sul web. Il Gruppo ESSPER mette, invece, a disposizione degli spogli. Le schede offerte dal BFP sono di Franca Bonichi, di Francesca Di Donato e di Annamaria Petri.

Ecco le schedature del BFP

1995, 4
S. Rodotà, Diritti sociali e diritti del corpo, pp. 150-7. (F.B.)

1995, 5
Hannah Arendt, Karl Marx e la tradizione del pensiero politico occidentale
(inedito) con testi di Alessandro Dal Lago e Karl Popper pp.35-114.

1996, Almanacco di filosofia
Numero speciale interamente dedicato alla filosofia.
Cittadino e comunità
Interventi di Cacciari, Esposito, Cavarero, Givone, pp.121-150.
J. Habermas- J. Rawls, Passione burocratica e routine degli interessi, con una introduzione di Alessandro Ferrara pp. 21-106.
I testi di Habermas e Rawls sono apparsi per la prima volta sul numero di marzo 1995 del "Journal of Philosophy" (vol.CXII n. 3. pp.109-180). Si tratta di una discussione in cui i due filosofi mettono a fuoco affinità e differenze nella concezione del liberalismo politico e nella rilettura del concetto kantiano di autonomia (F.B).

1996, 1
E. De Luca-A. Bolaffi, Dopo il sessantotto niente?, pp. 49-67.
D. Losurdo, Il liberalismo contro l'individuo, pp. 189-203.

1996, 2
Pensare l'impegno
Richard Rorty riesamina gli approcci utili a plasmare un'identità morale. Ernst Tugendhat analizza caratteri e strutture del nazionalismo contemporaneo. Seyla Benhabid sottopone a severa critica il processo del pensiero liberale. Mark Lilla descrive la parabola di approccio critico della modernità che si fonda su una cattiva interpretazione dei Lumi pp. 69-115 (F.B).

1996, 3
Il ritorno dell'impegno
.
L'importanza dell'impegno sociale secondo l'architetto Renzo Piano, lo scrittore Antonio Tabucchi, il sociologo Alain Touraine, il cardinale Silvano Piovanelli: quattro approcci e quattro culture diverse, ma una comune sensibilità per la partecipazione civile pp.107-140 (F.B).

1999, 4 Almanacco di filosofia.
ICEBERG. logos e polis
A. Cavarero, Politica delle voci, pagg. 114-127. Adriana Cavarero riflette sulla dimensione vocale nella politica contemporanea e, in polemica con le categorie astratte della filosofia greca di Platone e di Aristotele e col pensiero postmoderno, rivendica la necessita' di una democrazia della partecipazione basata sull'oralita'. (F.D.D)
L. Canfora, Il fallimento di Platone, pp. 127-138.
A. Bolaffi, Pensiero e potere, pp. 160-171.

2000, 3
Umberto Curi, Platone e la democrazia, pp. 159-176.
La democrazia platonica non rappresenta un modello ideale di perfezione né si propone di esserlo. Platone, reinterpretando il mito di Prometeo, considera politica e guerra come doni gratuiti di un Dio ormai lontano a favore di un'umanità destinata per sua genesi alla degenerazione propria e dei suoi prodotti, primo tra tutti lo Stato (considerato alla stregua di un gigante malato). In questo senso, la democrazia assume in Platone il ruolo di un farmaco, che non può guarire senza al contempo avvelenare, e rappresenta la massima espressione dell'aporia insita in tutto ciò che concerne la politica, ovvero la tacita convivenza di principi e valori diversi e contrastanti. Massimo della libertà e massimo della coercizione coesistono nell'ideale democratico e ciò che apparentemente ci appare come una degenerazione della democrazia non è altro che un suo sviluppo, una sua metamorfosi. (A. P.)

Richard Herzinger, Liberare la sinistra, pp. 198-206.
In relazione alla crisi del socialismo tedesco, Herzinger pensa ad una rifondazione della sinistra che, allontanandosi dall'impostazione statalista, recuperi la tradizione libertaria. L'autore ricorda come, mentre Locke, Smith, Hume, Voltaire, Kant propugnavano un mercato e un commercio mondiali liberi, fossero gli apologeti della restaurazione come De Maistre e Müller a sostenere il controllo rigidamente statale della vita economica. Il rapporto si ribaltò nel corso del XIX secolo quando Lassalle e Marx rimossero le correnti libertarie nel movimento dei lavoratori e la sinistra si fece così fautrice di un'economia pianificata dallo Stato. Fu allora Proudhon a farsi interprete di quel socialismo libertario che si fonda sull'idea della autonomia individuale: mutualismo, autonomia organizzativa economica dei lavoratori in banche popolari, cooperative di produzione sono idee riprese dalle teorie di Locke e Smith e ripensate in funzione delle richieste delle classi operaie. (A. P.)

2001, 1
FILOSOFIA / FILOSOFIE
Massimo Cacciari, Due discorsi tedeschi, pp. 165-173.
L'autore analizza la riflessione sul significato del linguaggio e distanza compiuta da Hannah Arendt e si sofferma sulla sua idea di spazio europeo come Armonia –Polemos.


2001, 2
Iceberg 2, Diritto naturale

Angelo Bolaffi, Etica moderna e diritto naturale, pp.71-90.
L'autore ripercorre le coordinate della disputa tra giusnaturalismo e positivismo,soffermandosi sull'analisi degli autori più rappresentativi delle due correnti: Cassirer e Kelsen. Egli sostiene che il diritto naturale ha avuto il merito di limitare il potere sovrano e denunciare, durante i regimi totalitari, come il diritto positivo possa generare una sorta di “torto legale”; tuttavia il suo richiamarsi a valori assoluti e oggettivi inscritti nell'ordine della natura non si concilia con l'eticità moderna, che ci impedisce di credere a valori eterni e immutabili. (A. P.)

Ernst Cassirer, In difesa del diritto naturale, pp. 91-115.
In questo saggio Cassirer difende le ragioni del diritto naturale dall'accusa di astrattismo mossagli dai fautori del diritto positivo. Ripercorrendo le tappe che il diritto naturale ha dovuto percorrere per affermarsi da una parte contro la dogmatica teologica (Calvino), dall'altra contro lo Stato Leviatano (Hobbes, Bodin, Machiavelli), Cassirer recupera la riflessione di Grozio e ridimensiona l'accusa positivistica richiamandosi all'influenza determinante che il diritto naturale ha avuto sulla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e sull'intero movimento politico e giuridico costituzionale del XVIII secolo. (A.P.)

Hans Kelsen, Diritto naturale senza fondamento, pp. 116-155.
Per Kelsen, qualsiasi tentativo di fondazione del diritto naturale significa ricadere inevitabilmente nella metafisica e nella teologia: il diritto naturale pretende di trattare le norme, che afferiscono al campo del “dovere essere”, come fossero asserzioni, che, invece, afferiscono all'ambito dell' “essere”, confondendo, perciò, giudizi di valore (soggettivi) con criteri di verità (oggettivi) e negando i dualismi essere-dovere essere, realtà-valore, norma-asserzione. (A.P.)

Stefano Rodotà, Per la globalizzazione dei diritti, pp. 156-165.
Nell'era della globalizzazione e di fronte alla crisi del concetto di sovranità popolare, i diritti fondamentali vanno costituendo il criterio di legittimità della democrazia. Questo forte richiamo ai diritti riflette un bisogno di organizzazione dell'ordine mondiale e di ancoraggio a principi che non siano solo quelli legati alle dinamiche del mercato globale. (A.P.)

Sergio Givone, Diritto naturale e cristianesimo, pp. 166-173.
Per filosofi cristiani come Pascal, Vico, Kierkeggard, la natura è la sede del peccato, luogo della caduta, da cui solo Dio può trarre fuori l'uomo: contravvenendo alle conclusioni del Concilio Vaticano II che ha riconosciuto le ragioni del diritto naturale come oggettivo e universale in quanto si identifica nella legge divina in quanto di essa partecipa, tali autori ritennero errato identificare l'essere, il mondo, la realtà con il Bene e considerarono illusoria la possibilità di trovare razionalmente nell'ordine delle cose la volontà di Dio e, quindi, il fondamento del diritto e della giustizia. (A. P.)

Carlo Galli, Il sogno moderno, pp. 174-185.
L'autore compie una riflessione sul diritto naturale antico e moderno, trovandone elementi di continuità e discontinuità: a differenza del diritto naturale antico, quello moderno non si basa più su un principio di identità Dio-natura ma si riferisce alla natura prettamente umana intesa come fonte di ogni normatività; tuttavia, in analogia col passato, il diritto naturale continua a figurarsi come un'istanza di razionalità universale con funzione ordinatrice. Galli ritiene, poi, inesatto porre un netto confine tra il diritto naturale e quello positivo in quanto, con la modernità, il ruolo che era affidato a Dio o alla natura viene assunto dallo Stato che, nella sua legge positiva, realizza i diritti naturali. (A.P.)

Roberto Esposito, La natura “umana” del diritto, pp.186-194.
Il giusnaturalismo moderno si è allontanato dalla teoria classica della legge naturale in quanto non interpreta più la legge come dovere ma come diritto, in una dimensione tutta umana e volontaristica. L'uomo è quindi posto non solo al di sopra della natura, ma assume verso di essa una funzione regolatrice: la natura è, cioè, intesa come punto di partenza per la definizione di un ordine artificiale sulla base dell'idea che nel mondo delle cose umane non esiste assoluta immediatezza, ma tutto è socialmente e tecnicamente determinato. (A.P.)



Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
Chi volesse segnalare riviste non incluse nell'elenco o siti web di riviste già segnalate può scrivere a Corrado Del Bo'.