Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 15 febbraio 2005

Millepiani


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile qui. Le schede offerte dal BFP sono di Miriam Ronzoni.

Ecco le schedature del BFP

8 (2001), 19

François Ewald, Bio-potere , pp. 39-44.

L'autore individua come cifra di lettura della contemporaneità la sempre maggiore oggettivazione e pianificazione della vita, dell'uomo e del suo ambiente, individuando in essa un'epoca intimamente caratterizzata dalla produzione di una vita industriale e controllata. Tale tesi viene sostenuta mostrando la parabola della progressiva estensione del bio-potere : nel passaggio dallo Stato liberale allo Stato sociale si fa avanti con sempre maggior forza il problema della protezione della vita e della profilassi da tutto ciò che può minacciarla o danneggiarla, con un aumento della sicurezza che segna anche un'estensione del potere di gestione, da parte dello Stato, sulla vita degli individui; con l'ecologia la tutela della vita e della sua “dignità” cessa di essere un privilegio umano e diviene un valore in quanto tale, da proteggere sempre e comunque; infine, col subentrare delle bio-tecnologie si assiste ad un ulteriore processo di estensione della bio-pianificazione. (M.R.)


Ubaldo Fadini, Controlli, poteri e soggetti a rischio , 67-84.

L'articolo intende problematizzare alcune delle categorie ritenute fondamentali per la comprensione della società contemporanea, quali le nozioni di flessibilità e di globalizzazione , alla luce della riflessione di Foucault, ripresa poi da Deleuze e dalla sociologia contemporanea. In particolare, la linea di lettura scelta consiste nell'analizzare il passaggio dalle società disciplinari dell'età moderna alle odierne società del controllo. Le prime sono caratterizzate dalla logica dell'internamento: loro luogo di elezione è la fabbrica , con la sua ripartizione statica e definitiva dello spazio e la sua standardizzata regolamentazione del tempo; chi rifiuta questa logica viene internato (in ospedale, in carcere, in manicomio). Le società contemporanee, afferma l'autore, si fondano invece sul principio del controllo continuo e della comunicazione ipertrofica e incessante: come l'impresa che sostituisce la fabbrica, si distinguono per una condizione di continua rimodulazione e di “perpetua metastabilità”. Non costituiscono un modello più o meno “libero”: le medesime istanze che presiedevano alla logica dell'internamento si sono riplasmate alla luce di un contesto nuovo. (M.R.)

8 (2001), 20

Thierry Paquot, L'urbanesimo come bene comune , pp. 99-106.

L'autore intende tematizzare il problema del rapporto pubblico/privato in relazione alla gestione degli spazi nella metropoli contemporanea. All'idea, data pressoché per scontata, che il territorio urbano sia gratuito e pubblico e che il diritto di passeggiare per una città, anche straniera, sia garantito a tutti, si contrappone, secondo Paquot, una crescente, benché lenta e sotterranea, privatizzazione di interi lotti di territorio urbano. Si tratta di una processo de facto , dato che de jure il territorio continua ad essere pubblico: esso diviene privato proprio perché; il cittadino che non vi abita e che non vi è familiare è privato del diritto di accedervi. Quartieri e territori vengono silenziosamente confiscati da una particolare comunità (etnica, religiosa, sessuale) per cui vi regna un clima incompatibile con la libera circolazione: non ci si sente sicuri, o quantomeno non ci si sente a proprio agio. Tale gestione degli spazi pubblici ha come conseguenza uno smembramento della figura del cittadino e implica la necessità di un radicale ripensamento della "questione urbana". Chiave di tale ripensamento è, secondo Paquot, un superamento del binomio pubblico/privato attraverso la categoria del comune . Il comune è, rifacendosi a R. Esposito ( cfr. Communitas : origine e destino della comunità , Einaudi, Torino 1998), non ciò che è di tutti , bensì ciò che ci obbliga tutti gli uni verso gli altri , il che ha come conseguenza la coesione del territorio su cui opera il gruppo, la comunità : un pensiero del comune si rivela dunque indispensabile per la questione dell'urbanesimo moderno. (M.R.)


Tiziana Villani, Cervello sociale , pp. 143-149.

L'autrice intende individuare la portata sociale, e quindi politica, della facoltà di desiderare propria dei corpi. Tale capacità di esprimere desideri, e quindi di progettare, crea un'eccedenza, un sovrappiù, delle linee di fuga imprevedibili che pongono in crisi anche le più raffinate strategie di controllo. Tale facoltà è inoltre intimamente legata alla carnalità dei corpi stessi e questo produce, secondo T. Villani, delle profonde affinità tra corpo e territorio; così come il territorio, anche il corpo esprime una molteplicità originaria, un'irriducibilità che contiene in sé una forza scardinatrice nei confronti dei sistemi di controllo: in contrapposizione all'unidimensionalità del "corpo produttivo", si staglia la natura molteplice dei desideri e degli affetti. L'insorgere tumultuoso dei desideri è pertanto il tratto caratterizzante di ogni moto rivoluzionario e minoritario che rifiuta " la fabula della grammatica maggiore del mondo unico " (corsivi nostri). (M.R.)



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell' università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini , Emanuela Ceva , Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato .
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