Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 25 febbraio 2002
The Monist
The Monist


La rivista è presente sul web con una pagina informativa. Le schede offerte dal BFP sono di Luca Mori.

Ecco le schedature del BFP

83 (2000), 4

Steven G. Affeldt, Society as a Way of Life: Perfectibility, Self-Transformation, and the Origination of Society in Rousseau, pp. 552-606.

Questo articolo affronta uno dei problemi centrali del pensiero di Rousseau: la tensione, nell'uomo in società, tra la partecipazione alla realtà politica e sociale da una parte e l'esigenza della cura di sé e dell'auto-trasformazione dall'altra; la questione va risolta, a ben vedere, per garantire la coerenza tra la denuncia amareggiata della degenerazione politica espressa nei Discorsi e la speranza progettuale del Contratto sociale. La soluzione va cercata proprio nel Contratto sociale e, precisamente, nel rinvio alla volontà generale, nozione complessa e problematica che tuttavia ha, ben chiare, le seguenti caratteristiche: per essere “generale”, quella “volontà” esige il confronto e l'armonia costante tra le volontà particolari, in una sorta di “continua contrattazione”, che dovrebbe consentire la difficile sintesi tra il momento dell'auto-trasformazione o perfezionamento dell'uomo e il momento della partecipazione politica del cittadino. Certo, lo stesso Rousseau era consapevole delle difficoltà del suo progetto, eppure fiducioso. (L.M.)

Martha C. Nussbaum, Four Paradigms of Philosophical Politics, pp. 465-490.

In questo articolo, l'autrice individua quattro paradigmi del rapporto tra filosofia e politica nell'antichità greco-romana e si chiede quali insegnamenti possiamo coglierne ancor oggi, riflettendo anzitutto sul “liberalismo politico” di John Rawls e Charles Larmore: 1) l'élenchos socratico costringe a mettere in discussione la propria convinzione di sapere e ci offre il metodo prezioso del dialogo; 2) il filosofo-governante della Repubblica platonica ci ricorda l'urgenza della critica di passioni o desideri deformi e abnormi, ma rischia di soffocare le specifiche libertà dell'esser differenti; 3) Aristotele, maestro dei politici, ci insegna che politica è pluralità e che dobbiamo studiare non solo le costruzioni teoriche di filosofia politica (per esempio, la stessa Repubblica di Platone), ma anche la storia delle costituzioni “reali”; 4) gli Stoici, infine, suggeriscono che la self-reformation di ciascun uomo, con la cura della propria psyché, richiede sì degli spazi di solitudine, ma porta benefici anche nella dimensione politica e sociale, insegnando cosa è veramente degno di onore. A questi insegnamenti dobbiamo però aggiungere qualcosa: non c'è pluralismo senza lo spazio per il confronto pubblico, senza lo sforzo per il dialogo rispettoso e il dibattito non prevenuto: altrimenti, “lo zelo per la verità celeste” può rendere tirannica la filosofia. (L.M.)

84 (2001), 1

James Bohman, Cosmopolitan Republicanism: Citizenship, Freedom and Global Political Authority, pp. 3-21.

L'articolo affronta il problema della conciliabilità di cosmopolitismo e repubblicanesimo. La libertà del repubblicanesimo si fonda sul potere collettivo dei cittadini, che autorizzano il potere pubblico istituito a deliberare; nel contesto della globalizzazione, però, una singola comunità politica, anche se territorialmente e culturalmente omogenea, non sempre riesce a garantire l'accordo fra potere collettivo dei cittadini e potere pubblico istituito, a causa degli effetti delle decisioni internazionali. La soluzione va cercata nel “repubblicanesimo cosmopolita”, che si fonda sulle forme di solidarietà antecedenti all'identità nazionale e sulla consapevolezza dell'eguaglianza umana nelle rispettive parzialità e nella comune vulnerabilità. In assenza di autorità politiche globali ben definite, la libertà si esprime anzitutto nella contestazione, ma occorre anche il difficile sforzo di organizzare democraticamente la partecipazione e la deliberazione dei cittadini in organismi internazionali. (L.M.)

Alain Boyer, On the Modern Relevance of Old Republicanism, pp. 22-44.

Nel dibattito sul repubblicanesimo, Boyer intende offrire alcune precisazioni concettuali e terminologiche. I fondamenti del repubblicanesimo, ancor prima che in Cicerone, vanno cercati in Grecia: ad Atene, la libertà era sottomissione alla legge e comportava per i cittadini l'eguale diritto di discutere e votare, senza soggezione ad un dominio arbitrario; a Sparta, invece, vigeva un modello comunitario. L'alternativa tra Sparta e Atene, secondo Boyer, si nota ancora nei dibattiti repubblicani contemporanei: da una parte, la condivisione di un comune ideale di bene supremo, dall'altra la gestione del pluralismo tramite apposite istituzioni democratiche. Boyer intende poi dimostrare che il liberalismo non comporta solo la libertà dalle interferenze, ma anche quella dal dominio benevolo e sostiene che la consapevolezza della tensione fra il modello di Sparta e quello di Atene può anche aiutare a capire che non ogni male, per la società, viene dal dominio. (L.M.)

Geoffrey Brennan e Alan Hamlin, Republican Liberty and Resilience, pp. 45-59.

Gli autori concentrano la loro attenzione sulla nozione di libertà repubblicana: nella teoria neo-repubblicana di Pettit, per esempio, la libertà riguarda un assetto delle istituzioni, può essere goduta solo in società e comporta la presenza di interferenze per l'agire del singolo individuo, ma anche la garanzia che tali interferenze non siano arbitrarie. Il repubblicanesimo ha bisogno di istituzioni che garantiscano dal rischio del dominio, come è ben chiaro nella stessa teoria di Pettit; volendo preservarsi dal dominio, però, si presenta la difficile scelta tra il prudente conservatorismo di istituzioni consolidate dalla tradizione e l'aspirazione a innovazioni stimolanti ma incerte. (L.M.)

Vivienne Brown, Self-Government: the Master Trope of Republican Liberty, pp. 60-76.

La distinzione di Berlin tra un concetto «positivo» ed uno «negativo» di libertà non deve far dimenticare il carattere specifico dell'autogoverno repubblicano. Riflettendo su Platone, Aristotele, Harrington e Price, Brown argomenta che è meglio parlare, piuttosto che di due concetti di libertà, di due discorsi distinti, strutturati su presupposti diversi; la libertà repubblicana non è riducibile in toto né al concetto «positivo», né a quello «negativo» di libertà, perché comporta un discorso sulla possibilità dell'autogoverno e quindi sugli impedimenti e le interferenze conciliabili con la realizzazione, per ciascun cittadino, del proprio essere autenticamente cittadino e autenticamente umano. (L.M.)

John Ferejohn, Pettit's Republic, pp. 77-97.

L'articolo prende in esame il libro di Pettit Republicanism: A Theory of Freedom and Government: Ferejohn si dice d'accordo con molte argomentazioni di Pettit, tra cui emergono in particolare quelle relative alla tensione tra imperium (potere istituito di rappresentanti legali) e dominium (che comporta invece arbitrarietà). Ferejohn, tuttavia, ritiene che Pettit cerchi supporto alle sue tesi in troppe direzioni, col rischio di incoerenza; inoltre, egli avanza delle riserve sulla presenza, nella proposta di Pettit, di eccessivi impedimenti costituzionali alla volontà della maggioranza, pur riconoscendo che spesso la competizione elettorale rassomiglia ad una propaganda meramente economica ed appare sospettabile di nascondere interessi parziali. L'estensione e la profondità dei conflitti sociali, secondo Ferejohn, non vanno sottovalutate, ma i vincoli che meglio si adattano all'abuso o al cattivo uso del potere sono costituiti dalla frequenza e dalla trasparenza del confronto tra rappresentanti e rappresentati. (L.M.)

Francis N. Lovett, Domination: A Preliminary Analysis, pp. 98-112.

La riflessione sul repubblicanesimo richiede un esame della nozione di dominio, che non è solo uno spauracchio retorico, ma un concetto ed un'esperienza. Appoggiandosi alle riflessioni di Max Weber, Iris Marion Young e Philip Pettit, Lovett si propone di formalizzare la relazione tra dominio, libertà, potere ed eguaglianza. Non c'è, secondo Lovett, una sola definizione di dominio: esso, per esempio, è caratterizzato dall'opposizione sia alla libertà che all'eguaglianza, le quali, in questo caso, resistono o cadono assieme. In sintesi, il dominio è una condizione di potere non bilanciato, di dipendenza arbitraria tra diseguali, di assenza di regole condivise. Particolarmente interessante è la relazione tra potere e dominio: il potere è sì elemento costitutivo del dominio, ma non lo implica necessariamente. (L.M.)

Gurpreet Rattan, Prospects for a Contemporary Republicanism, pp. 113-130.

L'articolo prende in esame le teorie di Pettit e di Habermas per discutere i problemi del repubblicanesimo contemporaneo. Secondo Pettit, la libertà intesa come non-dominio comporta intrinsecamente un ideale egualitario: nel repubblicanesimo di Pettit, si devono distinguere i valori repubblicani dalla psicologia repubblicana (infatti, una persona può sentire l'esigenza di non essere dominata e soddisfarla coerentemente accumulando potere per sé). Il repubblicanesimo esige anche una concezione condivisa del bene, che però non deve essere elitaria, né comportare una cittadinanza “ristretta”: Habermas, a questo proposito, si riferisce alla comunità della comunicazione, come orizzonte presupposto entro il quale confrontarsi sul bene da condividere, senza imporre uno stato di dominio. Il rischio del dominio, inoltre, non riguarda solo la gestione del potere nelle istituzioni, ma anche, per esempio, il rapporto tra uomo e donna oppure i condizionamenti dei genitori, dei media e dei sistemi educativi sui bambini. (L.M.)


Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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