Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 18 novembre 2000
La pensée
La pensée


La rivista non è presente sul web. Le schede offerte dal BFP sono di Valentina Boccalatte.

Ecco le schedature del BFP

2000, 321 2000, 322 2000, 323



TOP(2000), 321

S. Pathé Gueye, Espace public et démocratie délibérative, pp. 71-81.

In questo articolo l'autore cerca di trovare una soluzione al seguente problema: come creare delle possibili condizioni per uno spazio pubblico autonomo, cioè libero da ogni forma di vassallaggio dal potere politico/economico, e all'interno del quale funzionino delle regole realmente adatte a garantire, senza pregiudizi per la società nel suo insieme, la libertà, l'autonomia e la responsabilità degli individui e dei gruppi privati esistenti e agenti al suo interno, intorno ai loro interessi e aspirazioni necessariamente differenti?
Pathé Gueye, presupponendo la necessità di meccanismi istituzionali come quelli politici giuridici e legislativi, che garantiscono le libertà e i diritti fondamentali di tutti e di ciascuno, sottolinea come spesso la riflessione riguardante la problematica istituzionale dimentichi la dimensione etica e pratica, senza la quale la politica si trasforma in pura teoria.
L'autore sostiene che si possa trovare una soluzione al problema grazie alla riflessione sviluppata da Jurgen Habermas, cioè appoggiandosi alla teoria della democrazia deliberativa. La democrazia deliberativa, infatti, si inscrive in una prospettiva etica, quella dell' etica argomentativa o etica della comunicazione. Pathé Gueye ritiene che attraverso quest'etica possa essere riformulata l'essenza e il senso della pratica politica e dell'interazione sociale.
Seguendo il pensiero di Habermas egli spiega come attraverso l'universale pragmatico e l'agire comunicativo sia possibile costruire una politica e una società che non siano basate sul solo compromesso ma sul consenso.
L'universale pragmatico, infatti, ambisce la costruzione di un campo neutro che non diniega le differenze sociali, ma all'interno del quale, grazie alla comune razionalità, i singoli individui possono raggiungere una "intercomprensione" delle diverse convinzioni. Ma ciò non è sufficiente per far convivere armoniosamente le divergenze, ed è per questo che all'universale pragmatico è necessario affiancare un agire comunicativo, un'attività di comunicazione che concerne l'interazione tra i soggetti la cui finalità è la mutua comprensione e rispetto reciproco, che si ottengono con una spontanea rinuncia, da parte dei singoli, agli interessi specificatamente privati. I singoli riconoscerebbero così la loro imparzialità nei confronti dei propri interessi privati e altresì il loro abbandono momentaneo per costruire un piano politico basato su una più ampia collaborazione. Su queste basi, secondo Habermas e secondo l'autore, si può appunto costruire una società basata sul "consenso", inteso come un accordo ottenuto secondo i procedimenti dell'argomentazione razionale attorno a un interesse comune che non è legato alla particolarità degli interessi privati.
La democrazia deliberativa non rifiuta, comunque, il principio maggioritario, ma quest'ultimo deve mantenere al suo interno una pratica argomentativa. La soluzione di un problema, risolto su base maggioritaria, deve essere il frutto motivato razionalmente di una preliminare discussione alla quale non si è trovata miglior soluzione.La democrazia deliberativa ha, infatti, la prospettiva di creare uno spazio pubblico realmente adatto all'espressione della libertà degli individui e della loro diversità di interessi privati, in conformità a norme e procedure che portino a un consenso razionale di tutti i suoi partecipanti ritenuti uguali in diritto e capaci di autogestirsi autonomamente. Rinnega quindi ogni idea di costrizione esterna.
Naturalmente l'autore rileva come la creazione di una tale democrazia presupponga l'eliminazione di molti parametri sui quali si basa la democrazia classica e la politica moderna. Il primo ostacolo è rappresentato dal fondamento stesso della politica moderna: il compromesso, all'interno del quale si rinuncia a cercare quell'universale pragmatico e razionale che potrebbe portare a un razionale consenso. Ciò avviene perché la "pratica politica" si basa sull'idea che la politica non possa assumere alcuna forma universalmente valida in quanto non esisterebbe alcuna verità, in quanto tale, sulla quale fondarla. In altre parole in politica non si possono oltrepassare le certezze personali e le convinzioni individuali. Un'altra idea che ostacola lo sviluppo di una democrazia deliberativa si riscontra nella convinzione secondo la quale l'uomo non può che essere un "lupo" per i suoi simili. Da questa premessa si giustifica inoltre l'identificazione della politica con quella volontà di potere che ha come fine la realizzazione di interessi privati, una pratica politica priva di ogni considerazione di ordine morale.
Pathé Gueye afferma che per tutti questi motivi la realizzazione di una democrazia deliberativa è molto lontana dalla realtà, ma non per questo impossibile. Ritiene, infatti, che la teoria di Habermas dovrebbe essere presa in considerazione per arrivare a una riformulazione della politica. (V.B.)

J.-Y. Camus, Le phénomène Haider en Autriche: une droite extreme ultra-liberale et xénophobe, pp.103-112.

In questo articolo l'autore cerca di rintracciare le cause che hanno portato alla ribalta il partito di estrema destra (FPO) capeggiato da Haider, un partito ultra liberale e xenofobo. Egli mostra in primo luogo come il caso austriaco, anche se con differenti risultati forse meno estremisti, non sia un fenomeno isolato, ma se ne riscontrino esempi anche in Italia con il partito Lega Nord di Umberto Bossi, il quale portava in sé i germi della xenofobia, o il partito di Forza Italia di Silvio Berlusconi di ispirazione ultra liberale in campo economico. Camus, infatti, mostra come storicamente lo sviluppo di partiti di estrema destra sia un fenomeno frequente tra le popolazioni alpine, cioè in quelle regioni che comprendono la Svizzera, l'Austria e l'Italia del Nord, definendoli più come partiti di destra estrema che estrema destra.
Camus sostiene che esistono delle ragioni per le quali questi partiti di estrema destra si sviluppano più facilmente tra i popoli alpini. Un primo motivo si riscontra nel fatto che generalmente queste regioni sono vecchi territori di emigrazione che all'improvviso si trasformano in terre di immigrazione, nelle quali si creano società multiculturali ma contemporaneamente elitarie, in quanto generalmente sono zone molto ricche, socialmente ed industrialmente sviluppate. Sono però anche zone di confine con l'Europa dell'Est, con Paesi poveri, nei quali lo sviluppo economico si basa sullo sfruttamento del lavoro e con una bassissima protezione sociale. Un allargamento dell'Europa verso questi Paesi metterebbe in crisi il loro status quo economico sociale con una concorrenza produttiva sleale.
I partiti di destra, in questi territori, riescono ad ottenere l'appoggio popolare proprio sostenendo una politica di protezione dello stato di ricchezza della loro regione e conseguentemente opponendosi all'immigrazione e all'integrazione socio economica europea. Uno dei metodi usati per ottenere il sostegno popolare è quello di usare "la politica degli scandali" contrapponendo cioè gli scandali della democrazia in atto alla purezza e integrità del loro partito.
Prendendo in esame il caso Haider, Camus mostra, attraverso un breve excursus storico, come l'FPO trova riscontro in uno di quelle strutture dette di rimanenza, in quanto scaturente da ingerenze post belliche di ex-nazisti all'interno dei partiti di destra. Nel partito di destra si formano diverse ideologie, certe più moderate altre più estremiste e qualche volta, specialmente in zone di confine, gli estremisti riescono, con una progressiva marginalizzazione dei liberali, ad assumere il potere.
Il programma che l'FPO presentò nel 1997 mostra proprio le caratteristiche peculiari di un nazionalismo xenofobo e contemporaneamente ultra liberale. In questo programma si trova l'avversione all'Europa unita in quanto da Bruxelles non si possono facilmente difendere gli interessi nazionali, è propagandata la difesa per legge delle etnie autoctone ad esclusione degli ebrei, affermando inoltre che il cristianesimo è il fondamento della tradizione e che i principi della legge sono basati sul consenso dei valori cristiani, quindi vengono mal viste tutte le altre religioni e prime tra tutte l'ebraismo. Per finire si propugna l'idea che l'immigrazione metta in pericolo la coesione del Paese e vengono rigettate apertamente le esperienze multiculturali perché portano ai conflitti sociali. Viene inoltre sostenuta una liberalizzazione economica totale ma contemporaneamente una protezione dei prodotti nazionali nei confronti degli Stati europei.
Analizzando approfonditamente l'elettorato a favore di Haider, Camus riscontra un'adesione di tipo protestataria, nei confronti del governo in carica, piuttosto che di adesione. Ma è altresì vero, egli dice, che un'adesione di questo tipo è pericolosa quanto un'adesione di coscienza in quanto il risultato è il medesimo: un governo autoritario e antidemocratico. Camus ritiene che non si dovrebbe ignorare il malessere che ha portato ad una scelta tanto estrema e contemporaneamente cercare una valida alternativa di sinistra che riabiliti la nozione di intervento statale, difendendo i valori universalisti all'interno della nazione, di modo che il comunitarismo non sia più visto come una minaccia alla propria nazionalità e alla propria condizione socio-economica. (V.B.)

TOP(2000), 322

A. Casanova, Libération, rapports entre les sexes et figures de Dieu, pp. 97-115.

In questo saggio, l'autore esamina l'influenza che le diverse forme di organizzazione sociale esercitano le une sulle altre. In particolare, egli prende in considerazione il condizionamento esistente tra l'evoluzione del pensiero laico e quello del pensiero religioso (cristiano-cattolico ). Queste due "forme sociali" nelle quali si possono, schematizzando, far rientrare gran parte degli individui umani, interagiscono in maniera così profonda da poter esser considerate l'una lo specchio dell'altra. A titolo di esempio si veda il confronto effettuato dall'autore sullo sviluppo, avvenuto negli ultimi trent'anni, all'interno dei rapporti tra i sessi e la concezione che l'uomo moderno ha di Dio. A seguito del passaggio da una concezione di supremazia assoluta dell'uomo sulla donna a una in cui i due sessi hanno stessi diritti e doveri e stesso valore socio-economico, anche la Chiesa ha dovuto modificare la sua concezione di Dio; abbandonando la figura del Padre padrone, vendicativo e punitore, per una figura divina più "umana" piena d'amore e comprensione per i suoi figli, la Chiesa ha, poi, attribuito a Dio quei sentimenti più tipicamente femminili e materni che la donna ha nei confronti della sua prole. L'interazione tra campo laico e religioso risulta in quel confine indefinito del cambiamento, dove non si può accertare se una nuova concezione di Dio abbia modificato i rapporti tra i sessi o se l'evoluzione di questo rapporto abbia influenzato una nuova concezione di Dio. Resta il fatto che in una società tanto complessa, come quella occidentale, tutte le forme di oggettivazione sociale, compresa quella religiosa, interagiscono tra di loro esercitando un ruolo fondamentale nell'evoluzione dei rapporti tra gli individui. (V.B.)

TOP(2000), 323

Roland Pfefferkorn, Parler, Ecrire, Penser: le bilinguisme hors les dialectes , pagg. 99-110
In questo saggio, l'autore prende in esame i problemi e i contrasti, personali e sociali, che ogni membro di una comunità multi-linguistica deve affrontare. Basandosi sulla sua esperienza, che lo vede coinvolto in prima persona in una situazione di bilinguismo (appartenendo a una comunità di madrelingua tedesca ma vivendo in un Paese la cui lingua ufficiale e' il francese), l'autore rileva i contrasti esistenti in una situazione di multiculturalismo, ma soprattutto i pregi e i vantaggi che scaturiscono dalla conoscenza di due lingue. Conoscere e poter usufruire di due lingue che hanno uno statuto non solo orale ma anche scritto significa avere la possibilità, a differenza di chi conosce oltre alla lingua ufficiale solo "dialetti" che rimangono ad uno statuto di pura parlata, di ampliare la propria visione del mondo e di spostare la linea dell'orizzonte della propria conoscenza all'infinito. Inoltre, egli spiega come esistano diversi tipi di bilinguismo con diverse caratteristiche; naturalmente solo quello che porta alla padronanza (attraverso lo studio scolastico) di entrambe le lingue permette un allargamento considerevole di orizzonti. (V.B.)

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Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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