Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 8 gennaio 2004

Philosophy of the Social Sciences


La rivista è presente sul web con una pagina informativa. Le schedature proposte dal BFP sono di Raffaella Sau.

Ecco le schedature del BFP

1995, 3 1995, 4
1996, 1 1996, 2 1996, 3 1996, 4
1997, 1 1997, 2 1997, 3 1997, 4
1998, 1 1998, 2 1998, 3 1998, 4
1999, 1 1999, 2 1999, 3 1999, 4
2000, 1 2000, 2 2000, 3

TOP25 (1995), 3

T. Sandven, Intentional Action and Pure Causality: A Critical Discussion of Some Central Conceptual Distinctions in the Work of Jon Elster, pp 286-317.

C. Savary, Discovery and Its logic: Popper and the "Friends of Discovery", pp. 318-344.

J.W. Grove, Recent Popper Literature, pp. 376-383.

F. D'Agostino, Social Science as a Social Institution: Neutrality and the Politics of Social Research, pp. 396-405. TOP

25 (1995), 4

G. Gobo, "Class" as Metaphor: On the Unreflexive Tranformation of a Concept Into an Object, pp 442-467.

Il termine "classe" è stato usato da alcuni come designante comunità o gruppi,  famiglie , da altri come una condizione, o posizione, o ruolo assunto in  società.

Attraverso l'analisi dei più comuni significati del termine "classe" (dal linguaggio comune al linguaggio scientifico, dal significato che gli attribuisce Saint-Simon alla nota terminologia di Marx fino alle più recenti dispute sociologiche) l'autore fornisce una serie di argomentazioni a favore della tesi secondo cui per "classe"  si intende un concetto e non un oggetto, "un particolare tipo di concetto che non ha un referente empirico" , che è un 'prodotto' culturale creato per svolgere la funzione di categoria analitica. (R.S.)

Review Simposyum

W. Shrum, Philosophy, Rhetoric, and the End of Knowledge, Introduction to the Symposium, p. 485.

La sezione Review Simposyum è dedicata alla discussione sul libro di Stave Fuller, Philosophy, Rhetoric, and the End of Knowledge: The Coming of Science and Technology Studies.

L'articolo di Shrum introduce la sezione. Seguono quattro saggi:

W. Keith, De Rhetorica Fullerae, pp. 488-496.

M. De Laet, Confronting the War Machine: A Response to Fuller, pp. 497-501.

B.S. Baigrie, Fuller's Civic Republicanism and the Scientific Expertise, pp. 502-511.

S. Fuller, The Voice of Rhetoric and Politics in Social Epistemology: For a Critical-Rationalist Multiculturalism, pp. 512-522. TOP

26 (1996), 1

G. Brahm Levey, Theory Choice and the Comparison of Rival Theoretical Perspectives in Political Sociology, pp. 26-60.

L'autore propone un nuovo approccio allo studio della sociologia politica che chiama "second-order empiricism", capace di superare i limiti che egli ritiene insiti nei tradizionali approcci, da quello teoretico e storico-comparativo fino ai recenti modelli di crescita scientifica proposti da Lakatos e Laudan. (R.S.)

J. K. Swindler, Social Intentions: Aggregate, Collettive, and General, pp 61-76.

La letteratura sull'azione collettiva ignora in gran parte le costrizioni che i principi morali esercitano sull'azione intenzionale tempestiva. L'autore esamina i due approcci più comuni: l'individualismo e l'olismo sostenendo che essi non tengono conto dell'importanza che svolgono i principi morali. Il fallimento dell'individualismo e dell'olismo come fondamento per una teoria morale, è confermato, secondo l'autore, dalla comparazione tra l'analisi riduzionista di Raimo Tuomela e l'analisi dei fatti sociali di Margaret Gilbert. (R.S.)

TOP26 (1996), 2

B. Schultz, The Social and Political Philosophy of Bertrand Russell, pp. 157-161

Costituisce il saggio introduttivo del volume, che è quasi interamente dedicato al pensiero di Russell.

TOP 26 (1996), 3

Sezione monografica dedicata a Bertrand Russell, con interventi di: B. Schultz, Bertrand Russell in Ethics and Politics, Philosophy and Power, pp. 317-321; R. Hardin, Russell's Power, pp. 322-347; L. Greenspan, Bertrand Russell and the End of Nationalism, pp. 348-368.

TOP26 (1996), 4

Una sezione speciale è dedicata a Karl Popper in occasione del cinquantenario della pubblicazione di The Open Society and Its Enemies.

M. H. Hacohen, Karl Popper in Exile. The Viennese Progressive Imagination and the Making of The Open Society, pp. 452-492.

Popper come Dante, la "società aperta" come il "Paradiso": la similitudine serve all'autore per instaurare un nesso tra l'ideale cosmopolita (espressione del pensiero progressista viennese fin-de-siècle) che Popper pone a fondamento della "società aperta" e l'esperienza dell'esilio. (R. S.)

A. Giannaras, Plato and K. R. Popper. Toward a Critique of Plato's political Philosophy, pp. 493-508.

M. Bunge, The Seven Pillars of Popper's Social Philosophy, pp. 528-556.

La filosofia sociale di Popper può essere scomposta in sette categorie : la razionalità (concettuale e pratica), l'individualismo (ontologico e metodologico), il libertarianismo, l'antinominalismo, l'inesistenza di leggi storiche immutabili (antinomologismo), l'utilitarismo negativo, l'ingegneria sociale e infine una concezione dell'ordine sociale. Lo scopo dell'autore è dimostrare che Popper non riuscì a costruire una teoria della società consistente e profonda come la sua teoria della conoscenza il cui successo risiede, in particolare, nella critica della logica induttiva e nella difesa del realismo epistemologico. (R. S.)

TOP27 (1997),1

Secondo numero dedicato a Popper.

F. Eidlin, Blindspot of a Liberal. Popper and the Problem of Community, pp. 5-23.

Nella difesa apologetica della liberaldemocrazia l'analisi di Popper trascura completamente il riferimento al concetto di "comunità". Questo costituisce secondo l'autore il punto oscuro della filosofia politica di Popper e, più in generale, del liberalismo tout court. Popper non fu un filosofo politico o uno scienziato sociale. In realtà le sue incursioni nella filosofia politica muovono dall'intenzione di confutare le pretese gnoseologiche delle ideologie totalitarie. In quanto studioso delle teorie della conoscenza egli considerò suo dovere dimostrare che quelle ideologie (si riferiva al nazismo e al comunismo totalitario) erano pseudo-scienza. Di conseguenza, la sua analisi non si è mai indirizzata verso i problemi dei governi liberaldemocratici del dopoguerra. The Open Society and Its Enemies e The Poverty of Historicism furono scritti in difesa della liberaldemocrazia, e nonostante contengano intuizioni brillanti e suggerimenti rilevanti per la comprensione dei regimi liberaldemocratici, non costituiscono tuttavia un'analisi critica del liberalismo, dal momento che non ne sottolineano le incongruenze e i punti deboli. Infatti, se da un lato è centrale nell'analisi di Popper il problema dell'emancipazione degli individui dall'asfissia del collettivismo totalitario, dall'altro lato egli trascura il problema della disintegrazione della comunità e l'erosione della legittimità nelle società liberaldemocratiche contemporanee. Allo stesso modo, sempre con lo sguardo rivolto ai regimi di Hitler e Stalin, Popper sottolinea la necessità del controllo del potere politico, ma non prende in considerazione il problema dell'insufficienza del potere rispetto alla realizzazione degli obiettivi e dei fini necessari per la società. (R. S.)

G. Stokes, Karl Popper's Political Philosophy of Social Science, pp. 56-79.

Il saggio consiste in un'analisi critica degli elementi con cui Popper costruisce la teoria dell'unicità del metodo per lo studio delle scienze naturali e delle scienze sociali. In particolare, l'analisi riguarda il fine della scienza, l'oggetto della ricerca scientifica, la logica del metodo scientifico, il valore dell'oggettività. L'autore intende mostrare che, a dispetto del tentativo unificatore, lo stesso Popper fornisce argomenti per ritenere che sia impossibile studiare scienze naturali e scienze sociali seguendo lo stesso metodo. (R. S)


TOP27 (1997), 2

R. S. De Freitas, Back to Darwin and Popper. Cricicism, Migration of Piecemeal Conceptual Schemes, and the Growth of Knowledge, pp. 157-179.

S. Louw, Unity and Development. Social Homogenity, the Totalitarian Imaginary, and the Classical Marxist Tradition, pp. 180-205.

L'autore analizza il rapporto tra la tradizione marxista classica e le radici teoriche del totalitarismo, per sostenere: 1) che sono infondate le analisi di quanti attribuiscono solo al pensiero di Engels, e non in egual misura a Marx, istanze politiche totalitarie; 2) che le basi teoriche del totalitarismo non vanno ricercate nella concezione della storia che Marx deriva da Hegel. (R. S.)

TOP 27 (1997), 3

T.R. Schtzki, Practices and Actions. A Wittgensteinian Critique of Bourdieu and Giddens, pp. 283-308.

D. McIntosh, Husserl, Weber, Freud, and the Method of the Human Sciences, pp. 328-353.

Contrariamente all'opinione comune Husserl non credeva che per lo studio delle scienze umane empiriche fosse appropriata una impostazione squisitamente fenomenologica. Egli esprime, secondo l'autore, una 'terza via', ossia l'alternativa rispetto alle posizioni classiche del dibattito sulle scienze umane, che vede contrapposti da un lato gli assertori del metodo fenomenologico o ermeneutico, dall'altro coloro che riconducono lo studio delle scienze umane nella sfera delle scienze naturali. La proposta di Husserl, imperniata sulla categoria della 'natural attitude', consiste in sostanza nella commistione delle due impostazioni, dando origine ad un impianto teorico utilizzato in seguito da Weber e Freud nonostante non ci siano prove dell'influenza diretta di Husserl sulle loro riflessioni. (R.S.)

TOP27 (1997), 4

G. Wagner, The End of Luhmann's Systems Theory, pp. 387-409.

Lo sviluppo della sociologia deve molto alle analisi di Luhmann e al suo metodo fondato sul 'sistema di differenze'. Tuttavia, sostiene Wagner, vi è una contraddizione tra i presupposti su cui egli fonda la sua sociologia e le conclusioni che trae. Infatti il paradigna teorico sistemico della sociologia luhmanniana si rifà alle premesse metafisiche tipiche del pensiero logico-identitario della 'Old Europe', al punto che, conclude l'autore, l'unico modo per rendere veramente comprensibile l'impostazione di Luhmann è ricostruirla come una nuova versione della dialettica hegeliana. (R.S.)

S. Jacobs - B. Mooney, Sociology as a Source of Anomaly in Thomas Kuhn's System of Science, pp. 466-85.


TOP29 (1999), 2

T. Sandven, Autonomy, Adaptation, and Rationality - A Critical Discussion of Jon Elster's Concept of "Sour Grapes", pp. 173-205.

Sandven contesta la validità della concezione della causalità pura e degli esseri umani come “oggetti idioti” che Elster applica ai fenomeni dell' adattamento umano - in particolare all'adattamento dei desideri o preferenze alle possibilità della loro realizzazione. Manca secondo Sandven, in questa teoria, una concezione dell'integrazione o assimilazione dell'esperienza, da parte degli attori, o persone o soggetti. E manca, di conseguenza, la nozione di lavoro mentale attraverso cui si ottiene tale integrazione o assimilazione dell'esperienza.
Lavorare sull'esperienza significa che il soggetto impara, modifica, sviluppa. Il risultato di questo processo è che i desideri o le preferenze del soggetto vengono modificate in funzione della maggiore possibilità di realizzazione. (R.S.)


TOP30 (2000) 1

H. Kincaid, Formal Rationality and Its Pernicious Effects on the Social Sciences, pp 67-88.

La tesi centrale dell'articolo vuole sottolineare l'effetto distorsivo che produce sugli studi di scienze sociali una malintesa nozione di razionalità. Kincaid critica la razionalità intesa come inferenza legittima, giustificata dagli scienziati sociali in quanto costituisce un tipo di inferenza che si caratterizza per essere formale, universale e a priori. (R.S.)


J. Hund, Postscript - The possibility of a Kantian Sociology, pp.113-19.

Che la filosofia di Kant sia servita da fonte di ispirazione per i teorici della società come Simmel, Durkheim, Weber e Dilthey non è una notizia sorprendente. È interessante, però, notare - suggerisce l'autore - che le assunzione sociologiche più proficue dell'opera di Kant si trovano proprio nel suo scritto più a-sociologico, vale a dire La critica della ragion pura. Per ragioni di coerenza interna Kant ha dovuto eliminare dalla prima Critica gli sviluppi sociologici della sua teoria, e tuttavia, sembra concludere l'autore, l'interesse per la sociologia attraversa tutta la sua opera. (R.S.)

TOP30 (2000) 2

L'intero volume è dedicato alla discussione sul libro di Randall Collins "The Sociology of Philosophies: A Global Theory of Intellectual Change". Introduce il dibattito il saggio di Randal Collins dal titolo The sociology of Philosophies. A Prècis (pp. 157-201). Seguono gli interventi di John A. Hall (An American Portrait. Critical Reflections on Randall Collins's The Sociology of Philosophies, pp. 202-6), di Peter Munz (The Poverty of Randall Collins's Formal Sociology of Philosophy, pp. 207-26) e di Mario Bunge (Philosophy from the Outside, pp. 227-45). (R.S)

TOP30 (2000) 3

J. Lachapelle, Cultural Evolution, Reductionism in the Social Sciences, and Explanatory Pluralism, pp. 331-61.

L'autore sostiene la possibilità di un approccio evoluzionista nello studio delle scienze sociali senza che questo implichi una adesione a quello che egli definisce riduzionismo ontologico. (R.S.)

M. Bunge, Ten Models of Individualism. - None of Which Works - And Their Alternatives, pp. 384-406.

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Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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