Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 10 giugno 2002
Phronesis
Phronesis. A Journal for Ancient Philosophy


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui oppure qui. Le schede offerte dal BFP sono di Maria Chiara Pievatolo e di Luca Mori.

Ecco le schedature del BFP

40 (1995), 3

T.M. Tuozzo, Aristotle's Theory of Good and its Causal Basis, pp. 293-314.

L'autore ricostruisce la teoria del bene di Aristotele sulla base di interpretazioni di scuola peripatetica. Aristotele, da un lato, considera quattro tipi di bene: le cose degne di onore, le cose degne di lode, le facoltà  - tutti beni sceglibili per se stessi - e i beni ausiliari, che non sono sceglibili per se stessi; dall'altro, questa pluralità di beni ha come culmine la vita teoretica. Aristotele non impiega una causalità di tipo humeano, ove gli effetti sono estrinseci alla causa, ma di tipo finale. I beni ausiliari producono e conservano le facoltà, le quali, in quanto potenzialità, non vanno viste come cause estrinseche, ma come cause intrinseche dell'attività virtuosa. La ricchezza, ad esempio, è un facoltà, rispetto alla quale la virtù della generosità è una sua attualizzazione, ad essa intriseca. La virtù, come bene degno di lode e disposizione ad usare correttamente delle proprie facoltà., è un bene superiore alla facoltà, perché quest'ultima può realizzarsi in modo non virtuoso. Ma al di sopra della virtù c'è l'eudaimonia, che è un bene degno di onore, e che si identifica colla contemplazione. Essa ha il ruolo di arché, cioè di principio primo del bene. Non è esatto sostenere che l'eudaimonia aristotelica è un collezione di beni, proprio perché essa è la causa finale degli altri beni. Piuttosto, la virtù è uno stato di indipendenza dalle debolezze umane che funge da condizione per la quale è possibile realizzare la vita contemplativa: la concezione aristotelica del bene, a ben vedere, è tutt'altro che pluralistica. (M.Ch.P.)

41 (1996), 1

C.C. Meinwald, One/Many Problems, Philebus 14c1-15c3, pp. 95-103.

41 (1996), 2

C. Natali, Aristotele o Marx? A proposito di Aristotle on Money, di S. Meikle, pp. 189-196.

L'autore critica un articolo uscito su "Phronesis", 39, 1994, accusando Meikle di aver letto Aristotele con delle pesanti contaminazione marxiane. Questi  tratta l'aristotelica oikonomia (amministrazione della casa) come se fosse economia politica,  confonde storicisticamente telos e peras, e attribuisce ad Aristotele un concetto autonomo del valore economico, del tutto assente nel  filosofo. (M.Ch.P.)

45 (2000), 1

Dominic Scott, Plato's Critique of the Democratic Character, pp. 19-37.

Contro l'interpretazione tradizionale, l'autore sostiene che il carattere democratico, nella Repubblica di Platone, non è semplicemente dominato dalla parte appetitiva dell'anima. Il carattere oligarchico, il cui principio è appunto la parte appetitiva dell'anima, si trasforma in democratico, quando non solo tutti gli appetiti ma anche gli interessi della parte razionale e di quella "irascibile" vengono posti su un piede di parità. La democrazia porta con sé una concezione del bene, inteso come libertà, e una prassi politica non discriminatoria. Tutto questo, però, non deriva da una definizione razionalmente prodotta, ma dalla paralisi della ragione ad opera di una libertà dell'arbitrio intesa come liberum arbitrium indifferentiae.
Platone dà un giudizio durissimo sul carattere oligarchico, che persegue esclusivamente il suo interesse economico e rende conflittuale la città. Ciò nonostante, il carattere democratico è posto su un gradino inferiore, perché l'anima oligarchica, che usa la ragione solo strumentalmente, al servizio di un bene inteso in senso appetitivo, possiede pur sempre un surrogato, per quanto scadente, di ordine razionale, mentre l'anima democratica, proprio per il suo carattere informe e disordinato, non l'ha più. (M.Ch.P.)

45 (2000), 3

Pierre Destrée, Aristote et la question du droit naturel, pp. 220-239.

L'articolo propone un'interpretazione di Etica Nicomachea, V, 10 (1134 b 18 – 1135 a 5), ove Aristotele allude al carattere mutevole del diritto naturale, ma accenna anche alla possibilità di una Costituzione perfetta. Destrée difende due tesi: in primo luogo, la variabilità che Aristotele associa al diritto naturale va intesa come diversità di interpretazioni possibili, relative ad un sentimento comune del giusto e dell'ingiusto. In secondo luogo, per non fare concessioni al relativismo protagoreo, Aristotele difende l'idea di una Costituzione perfetta che, sulla scia di Aubenque, Destrée interpreta come “norma immanente delle Costituzioni esistenti”; nel contesto di tale Costituzione, il sentimento comune del giusto riceve la migliore fra le molte interpretazioni possibili. Non si deve poi confondere, secondo Destrée, il riferimento aristotelico al diritto naturale con il giusnaturalismo moderno: nello Stagirita, non c'è natura umana se non nella polis e in una politeia (Costituzione). Aristotele cerca dunque di integrare, nel giusto politico, il giusto naturale e quello legale. Il bene, quindi, secondo Destrée, è punto di partenza senza tuttavia essere anche punto di arrivo; esso costituisce piuttosto l'orizzonte di senso per ogni riflessione politica e morale, contro la tentazione del dogmatismo. (L.M.)

46 (2001), 2

C. Steel, The Moral Purpose of the Human Body. A Reading of Timaeus 69-72, pp. 105-128.

Nel medioevo si è potuto credere che l'interesse primario di Platone fosse fisico e non etico-politico, perché l'unico dialogo noto era la parziale versione latina del Timeo fatta da Calcidio. Il Timeo in effetti fu il primo testo a proporrre una interpretazione teleologica della natura. Platone, tuttavia, sembra applicare la teleologia in maniera bizzarra, confondendo sistematicamente l'essere e il dover essere, a differenza di quanto fa Aristotele nella sua spiegazione funzionale degli organi animali. Ma, secondo l'autore, a Platone non interessava dare una spiegazione funzionale della natura, bensì mostrare che questa è un kosmos armonioso e intellligente, aperto alla possibilità del miglioramento morale e della realizzazione dell'uomo.
Il tema della teleologia è trattato, nel dialogo, dal politico e filosofo pitagorico Timeo. Questi spiega il mondo come l'esito misto di due fattori causali, Necessità e Intelligenza, ove il secondo domina sul primo: la Necessità è la cieca causalità meccanica, l'intelligenza è la causa finale, che viene detta divina. Ma è significativo che questa distinzione venga introdotta solo a proposito del funzionamento del corpo umano. La bocca, per esempio, può essere vista, da una prospettiva naturalistica, come una apertura per introdurre il cibo; ma la sua fisiologia la rende anche l'organo del logos, se la consideriamo dal punto di vista della finalità divina.
Il corpo umano, d'altra parte, in quanto ente corruttibile, non è stato fatto dal Demiurgo, ma dai suoi assistenti e "imitatori": da qui parte una lunga digressione sulla struttura teleologica del corpo umano la cui bizzarria è giustificata dal suo carattere scherzoso - è noto, del resto, quanto Platone fosse critico nei confronti dell'imitazione. Questa digressione, tuttavia, ha un senso speculativo: Platone vuol dire che l'universo va pensato come creato nel modo migliore possibile, in modo tale che risulti chiaro che quanto l'uomo riesce a fare dipende in gran parte dalla sua libertà. Il fato e la necessità non sono alibi accettabili, per quanto - e questo distingue Platone da Agostino - l'immergersi dell'anima intellegibile in un corpo materiale la esponga ai vincoli della necessità, che nella psiche si manifestano sotto forma di passioni. (M.Ch.P.)


Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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