Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 8 gennaio 2004

Quaderni di Scienza Politica


La rivista è presente sul web con una pagina informativa. Le schede offerte dal BFP sono di Natascia Mattucci.

Ecco le schedature del BFP

6 (1999), 2

Arturo Colombo, L'Europa e la società internazionale. Gli aspetti culturali e istituzionali della convivenza internazionale di Raymond Aron, Martin Wight e Carl Schmitt, pp. 251-301.

L'autore fa dialogare le posizioni di Aron, Schmitt e Wight - pensatori considerati realisti, che accolgono la centralità dello Stato e il carattere anarchico della vita internazionale - sul tema dell'ordine internazionale. Colombo sottolinea come tali pensatori siano accostabili per una visione comune che in qualche modo li discosta dal realismo, vale a dire la riflessione su come i rapporti internazionali non siano il semplice portato di rapporti di forza anarchici, ma possano essere temperati da legami giuridici e politici. Da questo comune assunto si dipartono tre linee diverse: Aron ritiene che l'anarchia possa essere smussata dall'omogeneità ideologica, Wight fa riferimento a vincoli di carattere istituzionale e ad una società internazionale, Schmitt oppone uno jus publicum europaeum, inteso come insieme di istituzioni cui si attribuisce una funzione ordinatrice. L'autore non si limita ad evidenziare lo scarto di queste tre posizioni rispetto all'indifferenza del realismo ortodosso nei confronti delle istituzioni, ma ne rileva anche la distanza dalle posizioni liberali in almeno tre notazioni: l'ordine internazionale è compatibile con l'anarchia; non è universale, bensì particolare (affonderebbe le sue radici in Europa); la sovranità è fondamento di tale ordine (e non superamento come vorrebbero i liberali). Queste riflessioni aggiungono nuovi elementi a problemi che restano aperti: a che punto è il rapporto fra interdipendenza e diritto? Il superamento del principio di sovranità aumenta il grado di istituzionalizzazione dell'ordine o piuttosto non lo diminuisce? (N.M)

8 (2001), 1

Mario Stoppino, Sulla nozione di potere politico, pp. 7-50.

Nel percorso intrapreso da Stoppino ai fini di definire il potere politico, l'assunto iniziale è che con potere politico debba intendersi il potere di governo. Tale definizione è preceduta da una rassegna e da un confronto con alcune teorie tradizionali, quale quella che individua il potere politico in riferimento al fine da perseguire (un fine accettabile, con valenza descrittiva, potrebbe essere quello – proprio di Bobbio – della coesistenza pacifica). Tuttavia la definizione del potere politico sulla base della finalità non discrimina a sufficienza fra potere politico e altri tipi di potere. Per Stoppino con potere politico si deve intendere un potere istituzionalizzato, detenuto ed esercitato da una pluralità di uomini (con funzioni e ruoli differenziati). Una definizione soddisfacente di potere politico non può, pertanto, non tener conto della sua funzione, vale a dire la produzione e distribuzione di poteri 'garantiti' – sotto forma di diritti – per il campo sociale. La discriminante fra potere politico ed altri poteri, quali quello economico, coercitivo, simbolico, è che mentre questi producono beni formali (benessere, identità etico-sociale, integrità fisica di uomini e cose) il potere politico produce beni strumentali, consistenti in reti di diritti vincolanti. In questa prospettiva il monopolio tendenziale dell'uso della violenza più che essere la base esclusiva o principale del potere politico, rientra, come strumento specifico, in una forma di produzione politica. Nelle società politiche moderne – conclude Stoppino – il potere del governo poggia sia sul consenso che sulla violenza, anche se la situazione è complicata dall'ampliarsi di una sfera di comportamento non riconducibile né all'una né all'altra. (N.M.)

8 (2001), 2

Leonardo Morlino, Consolidamento democratico: la teoria dell'ancoraggio, pp. 217-247.

La democratizzazione, quale affermazione in tutte le aree del mondo di meccanismi partecipativi elettorali, con qualche grado di opposizione e dissenso, si presenta come il macrofenomeno degli ultimi cinquanta anni. La teoria dell'ancoraggio considera la democratizzazione – con riferimento soprattutto al sud dell'Europa– come la risultante di intrecci di legittimità tesi ad ancorare le istituzioni alla società civile attraverso partiti, pratiche clientelari, accordi neo-corporativi. Se l'ancoraggio democratico può essere visto come un consolidamento che va dalle istituzioni alla società (movimento dall'alto verso il basso), la legittimazione può essere intesa come lo sviluppo di una serie di atteggiamenti positivi che va dalla società civile alle istituzioni politiche (movimento dal basso verso l'alto); in questo senso si ha legittimità quando fra i cittadini è diffusa la convinzione che le istituzioni vigenti rappresentino la migliore soluzione. Si ha legittimazione di tipo esclusivo quando alcune élites (anche di notevole peso economico) non accettano le istituzioni democratiche e, quindi, ne sono escluse; la legittimazione è inclusiva quando tutte le organizzazioni politiche sostengono le istituzioni democratiche. Per quel che concerne il consolidamento democratico, Morlino esamina l'emergere e la scomparsa di ancore nella società civile, quali l'organizzazione partitica, il clientelismo, il neocorporativismo, il ruolo di gatekeeper dei partiti. Fra gruppi di interesse organizzato e partiti può esservi una dipendenza più o meno forte: se il sistema partitico domina le élites, la società civile sarà poco organizzata e non disporrà di risorse autonome; se, invece, c'è neutralità fra partiti ed élites, è probabile che lo scenario sarà quello di una società civile vera e propria (con stampa e networks televisi indipendenti, tessuto sociale ricco di associazioni). L'esame di Morlino si conclude con un'analisi empirica di 4 paesi europei – Italia, Portogallo, Spagna, Grecia – che dimostra come il consolidamento democratico sia più efficacemente descritto dalle mutevoli connessioni che intercorrono fra legittimazione (inclusiva o diffusa) e un 'mix' di ancore istituzionali. (N.M.)

Sofia Ventura, Le istituzioni del federalismo: le diverse interpretazioni della teoria della scelta razionale, pp. 325-358

Ventura effettua un'analisi delle istituzioni federali nel campo di studi che va sotto il nome di rational choice theory. Una parte consistente della letteratura sul federalismo interna alla prospettiva della scelta razionale (Buchanan, Ostrom, Weingast) si è preoccupata, essenzialmente, di prescrivere gli assetti istituzionali più consoni a massimizzare la sfera di sovranità dell'individuo, ottimizzare produzione e distribuzione di beni pubblici, salvaguardare un'economia di mercato efficiente. Queste prospettive tentano di dimostrare come la politica possa meglio funzionare se adotta le regole di funzionamento del mercato. Negli anni Ottanta diventa sempre più significativo lo sforzo di produrre modelli 'esplicativi' delle istituzioni federali, piuttosto che fornire generalizzazioni prescrittive. In questa linea diventa centrale il ruolo del concetto di 'equilibrio', quale accordo fra attori razionali che giungono ad un compromesso reciprocamente vantaggioso. Riker propone un modello generale di genesi del federalismo, unitamente alla generalità della condizione che egli individua per la sua conservazione: partiti decentrati. L'approccio di Weingast, invece, è più rivolto al contesto empirico, locale, consentendo l'inserimento all'interno di modelli razionali –riguardanti le possibili scelte degli attori e i loro esiti – di elementi culturali, quali quelli riguardanti la percezione dell'ambiente circostante. L'immissione di fattori culturali, come base di identità politica e sociale, è rilevante soprattutto laddove le istituzioni federali sono frutto di compromessi e di ricerca di 'equilibrio' fra attori che si percepiscono portatori di identità differenti. (N.M.)



Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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