Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000
Scienza e politica

Scienza e politica


La rivista è presente sul web con una scarnissima pagina informativa.

Ecco le schedature del BFP

14 (1996) 

I. Kasten, Tutto è niente - niente è tutto. L'amore dei trovatori e dei «Minnesanger», pp.3-17.

R. Blomert, Saper vedere, pp.19-35.

G. Lock, Philosophies of Europe: a brief survey of the pre-history and history of the European idea, pp.37-56.

La tesi sostenuta dall'autore è che l'idea di Europa come noi la conosciamo oggi, cioè l'idea di una Unione europea, è una creazione piuttosto recente, del periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, connessa a motivazioni di carattere economico e politico.  Per secoli gli stati del continente europeo hanno combattuto gli uni contro gli altri:: ma il progetto kantiano per la pace perpetua e le idee di Saint Simon lhanno visto in un'Europa unita la possibilità di una pacifica convivenza tra gli stati. (R.M.)

C. Stancati, Dal linguaggio - azione al linguaggio istituzione. Natura e artificio nella riflessione linguistica e giuridica del Seicento e Settecento, pp.58-80.

Il parallelo tra linguaggio e diritto è stato considerato una delle teorie più originali e feconde della scuola storica del diritto. L'accostamento tendeva a definire linguaggio e diritto come fenomeni naturali e a sottolinearne le origini comuni nella coscienza popolare. L'autrice dell'articolo ripercorre le riflessione del Seicento e di parte del Settecento su linguaggio e diritto, per evidenziare invece l'esistenza di una tendenza a vedere questo  parallelo sul versante dell'artificialità. Sia Montaigne che Pascal sottolineano l'origine artificiale del linguaggio e del diritto.Così pure  Cartesio, con la sua concezione antifinalistica della natura. Grande impulso ad una concezione dell'artificialità e della convenzionalità delle società politiche e delle istituzioni sociali viene da Pufendorf e da Hobbes, il quale incentra la sua riflessione sulla nozione dello stato come persona ficta. (R.M.)

G.L. Marques, Epistemologìa y proyecto social, pp.81-90.

B. Covili, I diritti sociali nella concezione storico-giuridica di Piero Calamandrei: la speranza riformatrice e le inadempienze costituzionali, pp.91-105.

Una lettura del pensiero di Calamandrei, che ne sottolinea la continuità e l'attualità, nonchè l'aderenza ad un modello etico politico la cui base è l'idea che il diritto debba essere strumento di promozione e di difesa della libertà. L'articolo sottolinea come il fulcro del pensiero costituzionale di Calamandrei sia da ricercarsi nell'idea che i diritti sociali avrebbero dovuto integrare e rafforzare i tradizionali diritti di libertà, e che solo così, la democrazia formale, si sarebbe potuta trasformare in democrazia sostanziale. (R.M.)

15 (1996)

W. Schieder, Perchè sono diventato uno storico sociale, pp. 3-11.

R.M. Kiesow, L'occhio che tutto vede, pp.13-19.

N. Antonacci, Centralismo e federalismo nell'Italia del XIX secolo. Una riflessione, pp.21-39.

L'articolo rileva che il dibattito centralismo-federalismo, che in Italia ha avuto inizio dopo la rivoluzione francese, ha accompagnato tutta l'epoca risorgimentale. Già nel 1796, quando l'Amministrazione generale della Lombardia bandì un concorso pubblico per un saggio sul tema "quale dei governi liberi convenga alla felicità d'Italia",  risultarono due fronti contrapposti: quello a favore dell'unità, che interpretava in chiave nazionale il concetto di sovranità popolare e sottolineava l'unità linguistica e religiosa della penisola italiana, e i federalisti, che facevano leva sulla diversità delle tradizioni culturali, storiche e istituzionali degli stati italiani. Essii, inoltre,  sulla scia dell'esempio americano, ritenevano che un sistema democratico avrebbe potuto funzionare solo in corpi politici e territoriali di piccole dimensioni. L'autore sottolinea come per tutto il risorgimento l'idea unitaria sia stata a lungo estranea  agli interessi e alle tradizioni sia delle classi dirigenti sia dei popoli della penisola. L'unità d'Italia viene vista come un compromesso tra la soluzione mazziniana e quella dei federalisti moderati sulla funzione della monarchia sabauda, compromesso realizzato essenzialmente dai liberali piemontesisti, fautori di un semplice ampliamento del regno dei Savoia, e dai democratici ex-mazziniani, disposti a sacrificare l'ideale repubblicano a favore di quello unitario e indipendentista. (R.M.)

D. Caroli, Michajl Nikolaevic Gernet e "I bambini delinquenti", pp. 41-58.

S. Frohlich, Political Leadership in German History, pp. 59-79.

M. degli Espositi, La Repubblica Bolognese nel triennio 1796-1799 e la prima costituzione italiana, pp. 81-100.


Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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