Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 11 febbraio 2002
Tellus
Tellus


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Alessandro Patella.

Ecco le schedature del BFP

12 (2001), 23

Marco Baldino, Il pensiero post-sintentico, pp. 7-39.

Il progetto della Kultur occidentale si articola su tre piani, in stretta correlazione tra loro: lo Stato, la Storia e la Filosofia. Con il primo l'Occidente risolve il problema del particolarismo delle forme di convivenza, cercandone una organizzazione universalistica; con la seconda si contrappone alla dispersione nel tempo dell'esperienza; con la terza ricerca una soluzione al problema della contrapposizione e parzialità delle fedi. Tale percorso si risolve nell'idea di «centro», che a sua volta trova espressione adeguata nella pòlis: la pòlis è pan-opticòn, ovvero ciò che, mantenendo la totalità come criterio, stabilisce il campo dell'essere e del non essere, l'essere all'interno dell'ottica della città, il non essere – attraverso un puro atto di esclusione – all'esterno. Ciò che è escluso diventa monstrum, ma si costituisce come riserva di essente, riscattabile con un processo dialettico. La rottura del modello panoptico segna la crisi e il declino del progetto occidentale: la perdita di un punto di vista sintetico apre lo spazio al riemergere delle fedi, equipollenti ed equipotenti, e, da un punto di vista politico, dà adito al particolarismo delle comunità: la stessa globalizzazione deve intendersi come una tendenza diffusiva che ha riscontro in una sorta di uniformità tra coaguli sì interrelati tra loro, ma semplicemente posti l'uno accanto all'altro senza alcuna forma di organizzazione di tipo statale – compiutamente pensabile nel modello del Weltstaat –, e ad essa in contrapposizione. Nel pensiero post-sintetico è dunque in crisi la possibilità stessa di uno Stato: esso si presenta come una pratica di autovalorizzazione locale, dove, al tramonto del primato della dimensione pubblica dell'esistenza, l'idea stessa di libertà si trasforma in un'affermazione di «ecceità eversiva», ovvero semplice affermazione del proprio «qui ed ora», che si esprime come fuga dalla statalità, ovvero da un riferimento comune ad una norma. Dove il pensiero stesso si configura come «pirateria», ovvero come un percorso a tentativi, atto a depredare ciò che gli è semplicemente funzionale, nel proprio, ogni forma di pensiero non può che divenire fede, e la comunità che ne deriva e su cui si impianta risulta di tipo «idionomico», e cioè quella il cui principio prevalente è «a ciascuno il suo». (A.P.)

Maurizio Zanardi, Filosofia e metropoli, pp. 41-52.

La città è la condizione della filosofia. La filosofia nasce come risposta alle possibilità aperte nella pòlis. Il suo compito è quello di fare in modo che ciò che è nuovo, e cioè estraneo o straniero, divenga se medesimo sotto la forma del concetto: ossia che lo «straniero» trovi, attraverso il concetto, una collocazione sub specie aeternitatis, all'interno della città e del pensiero secondo ciò che esso stesso è. Il compito di Platone nel suo darsi alla filosofia è stato quello di rendere giustizia a Socrate, straniero – àtopos – nella sua stessa pòlis. Perciò egli ha battuto due vie: quella di ricercare un codice comune tra pòlis e àtopos (dialogo), perché non degenerino in tribunale ed imputato. Nel dialogo che ricerca l'essenza del diverso, però, la condanna può essere preventiva, in quanto i criteri logici su cui si fonda possono essere imposti da chi lo propone: lo straniero non sarebbe collocato per ciò che esso è, ma sarebbe propriamente creato – e di nuovo, in ultima analisi, respinto. Con la trascendenza dell'idea di Bene rispetto all'essere, Platone propone un'altra via: il Bene è esso stesso straniero, perché è al di là della ousia, ma proprio per questo irriducibile ad un'essenza. In questo modo chi propone la problematizzazione del nuovo per ciò che è, non può imporre ma solo prospettare una regola. Indipendentemente dall'esito che Platone dà esplicitamente nella Repubblica – il primato, il controllo della filosofia sulla politica –, questa impostazione apre spazi di libertà da una parte e di autonomia della politica dall'altra, percorso che secondo l'autore è già stato battuto anche da Platone nella Repubblica stessa, nel Teeteto e nella VII lettera. L'odierna metropoli è il de-lirio della pòlis, nel senso che in essa non soltanto la nuova possibilità non subisce processo, ma addirittura viene prodotta ad arte come evento.
Il nuovo evento, lo «straniero», nella sua potenzialità eversiva viene disinnescato attraverso un'inflazione artificiosa dello stesso: la metropoli si mostra accessibile ad ogni nuova possibilità, che viene immediatamente superata dalla successiva. In questo modo l'evento trova sì cominciamento, ma non può divenir se stesso, trovare la sua identità nel concetto.
Il potere che così ne scaturisce risulta dunque in grado di diventare insieme totalizzante ed arbitrario, biopotere. Il biopotere apre ad arte all'impossibile, in modo da non subirne lo scacco.
Il primo passo che la filosofia, per contrapporsi ad esso, ha di fronte è dunque quello di operare una fenomenologia dell'evento metropolitano. In questo modo esso può trovare una collocazione concettuale come «straniero»: il pensiero lo accoglie come tale, senza pretendere di «crearlo», ovvero di totalizzarlo a partire dalla propria logica – ricadendo così nella prima forma di dialogo che l'autore ritrova in Platone, quello «accusatorio» –, fornendogli il concetto. L'evento «straniero» dunque non solo trova inizio, ma può di nuovo «divenire se stesso» secondo ciò che esso è in quanto straniero. Se la filosofia non si assume questo compito, può solo parlare della sua stessa fine, o al più rivolgersi alla sua tradizione (A.P.)



Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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