Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 aprile 2002
Teoria
Teoria


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Roberto Terzi.

Ecco le schedature del BFP

20 (2000), 2

Felix Duque, Posizioni della ragione. Del punto di vista supremo da cui deve essere giudicata ogni filosofia in generale, pp.23-45.

Attraverso un complesso percorso, che fa riferimento soprattutto a Kant e all'idealismo tedesco, l'autore tematizza il problema del rapporto tra universale e particolare, tra la totalità e il singolo, tra la ragione universale e giudicante e ciò che è da essa giudicato e ad essa sottomesso. Questo rapporto si manifesta nella dialettica storico-politica tra la Legge universale e razionale della totalità (stato e storia) e gli individui particolari in cui e attraverso cui questa Legge si realizza, ma viene qui ricondotto soprattutto ai suoi fondamenti teoretici e speculativi: la serie di posizioni della ragione, i diversi stadi in cui la ragione pone se stessa fino al completo assorbimento dell'altro in sé, alla mediazione perfetta di universale e particolare e alla propria piena autocoscienza (senso comune, intelletto legislatore, storia universale, ragione pratica, ragione teandrica). Questo “sogno della grande e ultima metafisica classica” (p.35), per discutere il quale il semplice ideale di un'etica del discorso e del dialogo intersoggettivo risulta del tutto inadeguato, si incrina nel momento in cui, con l'ultimo Schelling, la ragione viene posta di fronte a ciò che costituisce il suo limite costitutivo: la pura posizione delle cose, il puro fatto della loro esistenza, irriducibile al concetto e alla sua totalità. Si apre così lo spazio per una dialettica tra singolo e Tutto, tra vita e morte che non si riduce per l'individuo alla condanna di morire in nome della Legge e per la sua realizzazione. (R.T.)

21 (2001), 1

Alberto Pirni, Kant e il “problema cosmopolitico”. Riflessioni a partire da un recente studio di Giuliano Marini, pp. 121-132.

L'autore svolge alcune considerazioni sul tema del cosmopolitismo in Kant a partire dal testo di G. Marini Tre studi sul cosmopolitismo kantiano (Istituti Editoriali e poligrafici Internazionali, Pisa-Roma, 1998), di cui segnala la novità e l'originalità ai fini dell'interpretazione della filosofia politica kantiana. Quest'ultima infatti deve essere inserita nel contesto complessivo dell'opera kantiana e letta alla luce dei suoi legami con gli scritti di argomento morale e religioso; in questa prospettiva la soluzione di Kant al problema della pace perpetua non è quella della confederazione di stati (come sostenuto dalla maggior parte degli interpreti), ma una vera e propria repubblica mondiale, uno stato unico a cui corrisponderebbe, in una duplice prospettiva escatologica, una chiesa unica (“chiliasmo filosofico” e “chiliasmo teologico”). A partire da questo quadro interpretativo Pirni solleva due questioni: se la repubblica nata dalla Rivoluzione francese debba tuttora essere considerata il modello storico in cui Kant ripose le sue speranze e se non sia possibile ipotizzare nella prospettiva kantiana un ulteriore stadio ideale, quello dell'unificazione tra stato universale e chiesa universale (“chiliasmo globale”). (R.T.)

21 (2001), 2

Monografico su diritti naturali e globalizzazione

Raimondo Cubeddu, Diritti naturali e scelte collettive, pp. 17- 41.

L'autore, facendo riferimento alle tradizioni del liberalismo classico e del libertarismo, affronta il tema del rapporto tra diritti naturali e scelte collettive e sottolinea le difficoltà costitutive cui questo rapporto va incontro. Infatti viene messa in rilievo soprattutto la corrente libertaria, per la quale non solo lo Stato non ha il compito di realizzare i diritti naturali degli individui (perché così assumerebbe un ruolo eccessivo a detrimento dei singoli), ma non può svolgere nemmeno la funzione di garante, perché i diritti naturali hanno un' “anteriorità logica e storica” (p. 22) rispetto alla sfera politica e non necessitano quindi di scelte collettive. La riproposizione di una teoria dei diritti naturali, a qualsiasi corrente si ispiri, risulta inoltre fortemente problematica nel contesto contemporaneo, specialmente per due fattori: le continue scoperte delle scienze e soprattutto delle biotecnologie (scoperte difficilmente gestibili dalle scelte collettive e che rendono dubbia ogni nostra definizione di che cosa sia un essere umano) e il fenomeno della globalizzazione (che rende evidente l'impossibilità di separare la diffusione di istituzioni e culture democratiche e la libera circolazione dei beni materiali). Si tratta di difendere lo scambio non coercitivo di diritti di proprietà e non l'affermazione di presunti “principi etici universali” per opera di un “governo democratico mondiale”, affermazione che comporterebbe una nuova fondazione del diritto sull'etica. (R.T.)

Douglas J. Den Uyl, David B. Rasmussen, Individui, legge naturale e diritti naturali, pp. 43- 72.

Quale relazione e quali forme di conciliazione si possono stabilire tra la tradizione dei diritti naturali e quella della legge naturale? A partire da questo interrogativo gli autori esaminano criticamente le posizioni espresse da altri studiosi. Coloro che considerano i diritti naturali come un'estensione della legge naturale giungono ad assimilare i primi alla seconda e alla obbligazione morale: i diritti naturali sono visti come principi della legge naturale espressi attraverso un individuo e sembrano così comportare un'obbligazione piuttosto che garantire spazi di libertà; i diritti naturali vengono privati di una funzione specifica e del loro riferimento all'individuo nella sua singolarità. I teorici della legge naturale, distinti dagli autori in “tradizionali” e“nuovi”, pur con significative differenze, compiono l'errore di reificare la prosperità umana; per Den Uyl e Rasmussen invece essa non è un bene oggettivo contrapposto a quello dei singoli, ha una relazione essenziale con i vari individui agenti, è motivo determinante per le loro scelte ed è quindi costitutivamente plurale. Proprio per queste ragioni viene espressa una preferenza per un'impostazione basata sui diritti naturali, che devono essere concepiti non come norme positive, ma come “metanorme”: il loro compito è quello di indicare le condizioni di possibilità all'interno delle quali l'individuo nel suo agire pratico può mirare alla prosperità. Questa concezione può tuttavia essere equilibrata in senso oggettivo con una prospettiva teleologica eudemonistica, che si lega alla tradizione della legge naturale e a un realismo moderato di ispirazione aristotelica. (R.T.)

Flavia Monceri, Universalismo e relativismo nelle recenti teorie della globalizzazione, pp.73- 92.

L'autrice analizza criticamente le teorie della globalizzazione caratterizzate da un universalismo metodologico, cioè dalla volontà di elaborare un quadro esplicativo unitario e omnicomprensivo per l'insieme dei fenomeni. Ne vengono esaminate le varianti unidirezionale (sviluppo unilineare del processo storico verso l'affermazione della democrazia liberale capitalistica: teoria di Fukuyama) e dialettica (tensione tra globalizzazione e localizzazione, ovvero, nei termini di Barber, tra “McWorld” e “Jihad”): entrambe mostrano un orientamento unilaterale verso la civiltà occidentale, da cui traggono le loro categorie interpretative e di cui predicono il trionfo a livello mondiale. Samuel Huntington (Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Milano,1997) da un lato si discosta da questa impostazione, rifiutando l'idea che alla globalizzazione economica si accompagni l'affermazione di una civiltà universale: non ci sono gli elementi per poter affermare che si stiano diffondendo una cultura, una lingua e una civiltà universali e quindi le civiltà esistenti restano molteplici e irriducibili a quella occidentale. D'altro lato però nemmeno Huntington sfugge veramente agli esiti dell'universalismo: il suo concetto di civiltà resta non chiarito e in ultima analisi è derivato dai caratteri dell'Occidente, che quindi anche in questo caso viene considerato come un tutto omogeneo e come il modello da cui ricavare i concetti necessari per l'interpretazione dei fenomeni globali. (R.T.)





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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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