Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 8 luglio 2004


Teoria politica


La rivista è presente sul web con una pagina informativa. Il Gruppo ESSPER mette, invece, a disposizione degli spogli. Le schede offerte dal BFP sono di Emanuela Ceva.

Ecco le schedature del BFP

XVI (2000), 1
Questo numero è dedicato alla disamina delle possibili risposte che la filosofia politica può indirizzare alle sfide di convivenza pacifica sollevate dal pluralismo etico ed identitario, soprattutto entro un progetto di costruzione di Unione europea. In particolare viene rivolto un invito a ripensare i tradizionali concetti filosofico-politici di democrazia, cittadinanza e stato-nazione.

G. Pasquino, Deficit democratico e leadership nell'Unione Europea, pp. 3-23
L'autore cerca di indagare una possibile proposta di gestione di una leadership europea e di delineare una prospettiva per la definizione di una identità comune (in termini sovrannazionali o internazionali). Per colmare il deficit politico, che il processo di globalizzazione economica ha lasciato emergere, la proposta che viene, qui, configurata è quella di una estensione delle procedure democratiche a livello soprannazionale. Tale suggerimento si traduce in una operazione di incoraggiamento alla partecipazione di tutti i cittadini europei alle procedure di consultazione e deliberazione democratica, entro le coordinate di un modello istituzionale semi-presidenziale. Un simile modello, oltre a rispondere alle sfide strutturali che il progetto di unificazione politica europea ha sollevato, permetterebbe, secondo l'autore, il ripensamento e la rivitalizzazione dei rapporti tra i cittadini e gli organismi rappresentativi. (E.C.)

G.E. Rusconi, La questione della cittadinanza europea, pp. 25-38
L'articolo presenta il concetto politico di cittadinanza come uno status definito da diritti e doveri; sulla base di una simile definizione si costruisce una riflessione sull'idea di cittadinanza europea. Il concetto di cittadinanza, tradizionalmente legato a quello di stato-nazione omogeneo, viene messo in discussione dall'entrata in crisi del modello di stato-nazione stesso e della definizione dei confini (sempre meno netti e sempre più porosi) di fronte alla svolta in termini pluralistici verso cui procedono le dinamiche di organizzazione delle nuove cerchie di riconoscimento e di lealtà particolari. Entro simili coordinate, le difficoltà di realizzazione di un progetto di unione europea non sembrerebbero imputabili ad una sorta di immaturità democratica degli Stati membri, ma al problema dell'estensione degli stessi modelli democratici a livello transnazionale. (E.C.)

L. Bonanate, Bersaglio mobile. Cittadinanza e identità nazionale, pp. 39-51
L'autore sottolinea la necessità di ripensare la democrazia alla luce delle mutate circostanze politico-sociali che caratterizzano le differenti dimensioni nazionali. In modo particolare è necessario individuare un nuovo modo di definire l'identità collettiva entro realtà sempre più composite ed eterogenee; realtà connotate da una sempre più netta spaccatura tra le dimensioni di appartenenza identitaria e l'ascrizione dei diritti di cittadinanza. Circostanze, queste, che irrompendo all'interno delle nostre teorie identitarie ci costringono a rivederle, a riconsiderarle fallibilisticamente come oggetti di continue revisioni. (E.C.)

S. Dellavalle, Oltre la cittadinanza, pp.53-77
L'attenzione viene, qui, focalizzata sui diritti, in modo particolare su quei “diritti umani fondamentali” che, quale che sia la loro definizione, dovrebbero venire ascritti e riconosciuti ad ogni individuo in quanto tale, travalicando ogni dimensione particolare di appartenenza. A tal proposito una questione particolarmente spinosa che viene affrontata è se solo i singoli cittadini, in quanto individui, siano da considerarsi soggetti di diritti o se anche le collettività lo possano essere. Infine l'autore indaga quale modelli politico-istituzionali possano garantire nel migliore dei modi l'ascrizione e la tutela dei diritti umani universali. (E.C.)

F. Battistelli, Ethnos e polemos. Perché gli italiani non hanno spirito militare?, pp.79-101
L'autore focalizza, in questo articolo, l'attenzione su di un particolare aspetto dell'identità italiana: la mancanza, cioè, di un vincolo che leghi il fatto di essere italiani con la dedizione alla difesa militare della patria. Il fattore decisivo viene indicato in una cultura individualistica che, giudicata in termini di eroismo o codardia, avrebbe contribuito a fiaccare lo spirito coesivo che dovrebbe animare qualsiasi azione bellica. (E.C.)

F. Rigotti, Onore e democrazia, pp. 103-107
In questo articolo viene indagato il significato del concetto di onore, cercando poi di mostrare come esso possa venire inserito all'interno di un contesto democratico. Per fare questo l'autrice ripropone la distinzione, introdotta da Clifford Geertz in ambito antropologico, tra concetti politici spessi (quali, appunto, l'onore, l'integrità, la lealtà) e sottili (come i valori democratici di libertà, pluralismo e tolleranza). (E.C.)

M. Ostinelli, Onore e dignità, pp. 109-115
La tesi che viene sostenuta in questo articolo è che onore e dignità siano nozioni che si escludono reciprocamente: se da un lato, infatti, il concetto di onore è proprio di una organizzazione sociale gerarchica e pre-moderna, dall'altro lato l'idea di dignità si presenta come caratteristica di una società post-moderna, definita nei termini di eguaglianza e di rispetto. Il contrasto che viene evidenziato tra onore e dignità viene, inoltre, ricondotto ad un altro tipo di contrasto: quello che anima il confronto tra posizioni teoriche comunitarie (contestualistiche) e liberali (universalistiche). (E.C.)

L. Baccelli, Virtù repubblicane e democrazia moderna, pp. 117-129
L'autore riflette sul suggerimento, avanzato da F. Rigotti, di ricondurre il concetto di onore (inteso come riconoscimento pubblico e autoriconoscimento delle virtù di un cittadino) allo specifico democratico, sottolineandone la distanza dalla concezione pre-moderna (che ne faceva il fondamento di un ordine sociale gerarchico ed inegualitario). Partendo da simili considerazioni l'autore s'interroga sul significato e sull'adattabilità delle virtù repubblicane tradizionali (definite nei termini di partecipazione alla vita pubblica) alle nuove sfide della filosofia politica contemporanea. (E.C.)

D. Sparti, Distribuire il riconoscimento. Onore, dignità ed altre forme di riconoscimento come “moneta” per lo scambio di beni di identità, pp. 131-141
Questo articolo prende in considerazione i concetti di onore (inteso come riconoscimento di rispetto in base al merito personale) e dignità (come riconoscimento di rispetto in base al fatto dell'appartenenza alla comunità del genere umano, un rispetto riconosciuto a tutti in egual misura), presentandoli come due forme di riconoscimento, cioè due diversi modi di identificare una persona, riconoscendole, appunto, rispetto sotto aspetti differenti. Sulla base di simili considerazioni l'autore prospetta due differenti modalità di riconoscimento: da un lato l'identificazione cognitiva, intesa nei termini di una re-identificazione, dall'altro la considerazione sociale, nel senso di una ascrizione di uno status positivo. (E.C.)

T. Casadei, Aspetti della Dewey Renaissance: radicalismo (social)democratico e pluralismo dialogico, pp. 143-159
L'attenzione dedicata recentemente in ambito etico-politico al pensiero di John Dewey ha spinto l'autore a tratteggiare gli aspetti di maggior rilievo ed attualità di questa tendenza, ponendo in relazione i più significativi suggerimenti deweyani con le proposte di Michael Walzer, soprattutto per quanto concerne il rigore metodologico e l'accento posto sulla rilevanza teorica del concetto di democrazia. (E.C.)

V. Petyx, Bergson: le ragioni della civiltà, la scelta della cultura, pp. 161-182
Inizialmente l'autrice prende in considerazione la posizione di Bergson in seno al dibattito culturale che sul finire del secolo scorso si focalizzava sulla contrapposizione metafisica tra i concetti di natura e spirito. Entro questa cornice viene analizzato il pensiero del filosofo francese strutturato intorno alla dicotomia “sostanza/spirito”. (E.C.)
XVI (2000), 3

Vanda Fiorillo, La rivoluzione politica come dovere morale nel giacobinismo kantiano di Johann Adam Bergk, pp. 115-140.

L'A. ricostruisce l'originalità dell'adesione al kantismo di Bergk, che interpreta il repubblicanesimo nella forma della democrazia giacobina, e che alla negazione kantiana del diritto di resistenza oppone il diritto del popolo alla rivoluzione. (N.D.F.)



Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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