Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 30 settembre 2001

Totalitarian Movements and Political Religions


La rivista è presente sul web ed è raggiungibile cliccando qui. Le schede offerte dal BFP sono di Luca Mori.

Ecco le schedature del BFP

1 (2000), 3

Stanley G. Payne, Fascism and Communism, pp. 1-15.

Studiando Fascismo e Comunismo, emerge l'esigenza di una più attenta considerazione dei rapporti tra i due movimenti e delle reciproche dipendenze: ci sono studiosi, come R. Pipes, secondo i quali il Fascismo italiano si ispirò per molti aspetti alla politica di Lenin, ma Payne mette in guardia dalle semplificazioni eccessive, ricordando che Mussolini trovava inadeguata la strategia del bolscevismo alla vita e alla cultura italiane. Payne ricostruisce le interpretazioni comuniste del Fascismo italiano: violento strumento del dominio capitalistico, ma anche deviazione eretica del marxismo rivoluzionario e, in qualche modo, erede della cultura politica bolscevica. La discussione sugli aspetti teorici dei movimenti politici in questione è complicata dai fatti storici, in particolare dagli accordi tra Italia, Germania e Unione Sovietica. Per questo è utile la distinzione di Furet tra due momenti dell'anti-fascismo comunista: il primo va dal 1922 al 1935, il secondo dal 1935 in poi con la parentesi di alleanza tra il 1939 ed il 1941. La sconfitta della Germania nazista da parte del Comunismo sovietico servì a legittimare quest'ultimo che, non a caso, continuò a definire “fascisti” i propri avversari (nel caso del conflitto con la Cina maoista, l'accusa di fascismo era reciproca).
Il Comunismo sovietico condivise alcune caratteristiche dei totalitarismi di destra, ma se ne distinse per il materialismo, il controllo statale delle industrie, la rigida pianificazione dell'agricoltura, l'eliminazione delle pratiche religiose; come quei totalitarismi però, secondo l'opinione di M. Mann, rifiutava il compromesso istituzionale con i nemici e manteneva quindi uno stato di “rivoluzione continua”. (L.M.)

K.-G. Riegel, Rituals of Confession within Communities of Virtuosi: An Interpretation of the Stalinist Criticism and Self-Criticism in the Perspective of Max Weber's Sociology of Religion, pp. 16-42.

Riegel, in questo articolo, suggerisce la possibilità di applicare alcuni concetti chiave della sociologia della religione di Max Weber all'interpretazione dell'organizzazione di partito in Lenin e Stalin. Con Lenin, aspetti tradizionali del “sacro” passano nei rituali politici, assieme a simboli, mitologie, auto-definizioni ideologiche: la comunità virtuosa dei rivoluzionari rivendica per sé un contatto immediato con la dimensione del “numinoso”. Con Stalin, il meccanismo delle “purghe” per i dissidenti comporta l'affermarsi di un dominio ierocratico, che utilizza le strategie della confessione e dell'inquisizione per salvaguardare il funzionamento del proprio “Panopticon”. Con il sacrificio dei dissidenti, si ottiene la purificazione della comunità: in questo senso, il meccanismo delle “purghe” non costituisce una trovata per così dire accidentale, bensì una condizione fondamentale per l'esistenza stessa di quel sistema politico. (L.M.)

Stefan Elbe, European Nihilism and Annihilation in the Twentieth Century, pp. 43-72.

Secondo Elbe, la riflessione nietzscheana sull'avvento del nichilismo europeo può illuminare la nostra comprensione di qui movimenti politici violenti ed autoritari che, nel ventesimo secolo, hanno sconvolto l'Europa. Nella Gaia scienza, Nietzsche scrive che, dopo l'annuncio della morte di Dio, gli uomini non rinunciano comunque a cercarsi e crearsi idoli. La maggior parte degli uomini, insomma, non riesce a sopportare il nichilismo, cioè l'esperienza dell'assenza di ogni significato: i movimenti totalitari si affermano proprio perché si propongono come “riserve di senso”. Senza sottovalutare le specifiche condizioni storiche ed i molteplici fattori in gioco, Elbe è d'accordo con Löwith, nel dire che il nichilismo fu tra le cause, e non tra le conseguenze, della prima guerra mondiale. In seguito, come sostiene F. Stern, anche il Nazismo occupò il vuoto lasciato dal nichilismo, promettendo liberazione e redenzione. Anche durante la guerra fredda, le ideologie contrapposte richiedevano un'adesione “religiosa” e “affettiva” piuttosto che criticamente fondata: ogni ideologia si propone di riempire l'assenza di senso e, quindi, di esorcizzare il nichilismo. Significativa e isolata rimane poi la posizione di Nietzsche, secondo cui il nichilismo europeo non consiste nell'assenza di un senso univoco, ma proprio nel tentativo di stabilirne uno, cioè nella volontà di costruire e abitare un mondo ideale “assolutamente” vero, dimenticando questo mondo. (L.M.)

Frédéric Volpi, Understanding the Rationale of the Islamic Fundamentalists' Political Strategies: A Pragmatic Reading of their Conceptual Schemes during the Modern Era, pp. 73-96.

Volpi solleva la questione del rapporto tra le teorie politiche che gli ideologi dell'Islam hanno “importato” dall'Occidente ed i sistemi politici che hanno invece ereditato dalla tradizione. Studiando simili tentativi di integrazione culturale, vengono alla luce i problemi concettuali e politici che i fondamentalisti islamici devono affrontare oggi. Un primo impulso al razionalismo venne da Muhammad Abduh quando, nella seconda metà dell'Ottocento, sostenne l'importanza di una cultura basata sugli studi storici relativi agli sviluppi di civiltà e nazioni, piuttosto che sulla sola giurisprudenza islamica. Negli anni Sessanta del ventesimo secolo, Sayyid Qutb, da una parte assorbì certi spunti vitalistici della filosofia occidentale e, dall'altra condannò il materialismo, sia quello degli Stati Uniti che quello marxista. Più recentemente, Ali Belhadj, uno dei leader del Fronte Islamico di Salvezza, si riferisce a Rousseau per condannare la corruzione della democrazia occidentale e per rivendicare il ruolo della legge, e sostiene che il governo del popolo deve essere anzitutto governo della legge e, quindi, dei suoi interpreti (e non il governo necessariamente corrotto della maggioranza). Considerando che l'assimilazione di alcuni elementi della cultura filosofica occidentale da parte degli ideologi dell'Islam è stata caotica e approssimativa, Volpi conclude che, nel contesto della tradizione islamica, l'elaborazione di una teoria politica democratica e coerente resta un obiettivo alquanto arduo. (L.M.)



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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