Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 22 aprile 2002
Zeitschrift für philosophische Forschung

Zeitschrift für philosophische Forschung


La rivista è presente sul web con una pagina informativa e un servizio di abstracts. Le schede offerte dal BFP sono di Elena Ficara e di Enzo Rossi.

Ecco le schedature del BFP

54 (2000), 2

J. K. Uleman, On Kant, Infanticide, and Finding Oneself in a State of Nature, pp. 173-195.

Nella seconda parte della Dottrina del diritto nella Metafisica dei costumi Kant difende la necessità di punire un omicida con la morte ma argomenta anche che una madre non sposata che uccide il proprio figlio appena nato si trova in uno “stato di natura” e può per questo essere esentata dalla pena di morte. L'argomentazione kantiana, che occupa poco più di due pagine, è stata attaccata da Stuart M. Brown e Annette C. Baier. Il primo ha scritto che la difesa kantiana della legge del taglione è logicamente assurda e moralmente ripugnante e che la considerazione dell'infanticidio come eccezione a questa legge rende impossibile prendere sul serio Kant come filosofo morale. Baier ha definito il ragionamento kantiano “un argomento assolutamente scioccante e crudele”. Contro Brown e Baier, Uleman sottolinea l'importanza metagiuridica dell'uso kantiano del concetto di “stato di natura”. “Kant utilizza questa figura per rappresentare un territorio in cui norma sociale e norma morale sono in conflitto”. Nello “stato di natura” infatti, scrive Kant, la legislazione (norma legale) non può rimuovere la disgrazia del “disonore” (norma sociale) di avere partorito un figlio illegittimo e di conseguenza non è in grado di proteggere madre e neonato. (E.F.)

55 (2001), 2

Hans Jörg Sandkühler, Die Geschichte, das Recht und der Staat als „Zweite Natur”. Zur Schellings politischer Philosophie, pp. 167-195.

A partire dall'idea di “libera soggettività” Schelling contesta ogni fondazione metafisica dello stato e del diritto. Anche per questo spesso si è sostenuto che egli non sia stato un filosofo della storia e della politica. Ciò non è del tutto vero: Schelling ha collocato l'ambito del politico in una teoria generale della storia. La storia è storia della libertà, intesa come capacità di scelta fra bene e male. Lo stato ed il diritto, pensati all'interno di questa concettualizzazione storicistica dell'esistenza umana, risultano intrinsecamente necessari. In questo modo Schelling fornisce salde giustificazioni dell'idea di diritto e della funzione dello stato, senza però ricorrere ad una fondazione etica. Per questo, conclude Sandkühler, la filosofia di Schelling potrebbe contribuire al dibattito contemporaneo a proposito del ruolo dello stato e del diritto nelle società pluralistiche. (E.R.)

Stefan Huster, Bioethik im säkularem Staat. Ein Beitrag zum Verhältnis von Rechts- und Moralphilosophie im pluralistischen Geimeinwesen, pp. 258-276.

I dilemmi della bioetica sono connessi alla diversità delle concezioni del mondo e della vita che si trovano a convivere in una società pluralistica. Nelle argomentazioni morali su questi temi sono spesso implicite assunzioni liberali, miranti ad escludere il ricorso a “verità superiori”; tuttavia i dilemmi bioetici chiamano frequentemente in causa principi morali che vanno oltre i confini di una morale minimale liberale. Per questo occorre distinguere fra i diversi ambiti nei quali vengono affrontati tali dilemmi. Nella discussione sulla regolamentazione giuridica dei problemi di bioetica sarebbe opportuno assumere un punto di vista filosofico-giuridico neutrale, basato sull'idea di pluralismo liberale. Discutere la validità delle convinzioni morali più “profonde” spetta invece alla filosofia morale. (E.R.)

55 (2001), 3

Jens Kulenkampff, Macht oder Überzeugung? Spinoza und Hume über die Grundlagen des Staates, pp. 349-374.

L'autore discute le differenze e le affinità fra le teorie dello stato di Spinoza e Hume, indipendentemente dall'influenza (del resto difficilmente documentabile) del primo sul secondo. Nella prima parte le due posizioni sono messe a confronto a proposito della dottrina del contratto sociale. Hume critica l'idea del contratto originario, ritenendola insufficiente a giustificare l'obbligo politico; Spinoza, invece, dapprima assume implicitamente posizioni contrattualistiche, per poi abbandonarle in quanto incoerenti con le assunzioni metafisiche del suo sistema. Nella seconda parte dell'articolo i due pensatori sono posti a confronto sul tema della legittimità dell'impiego della forza da parte dello stato: entrambi giustificano questo potere sulla base della necessità del perseguimento di determinati fini da parte dello stato. Tuttavia Hume, diversamente da Spinoza, ritiene che l'autorità dello stato non possa essere garantita da un mero rapporto di forza, ma abbia bisogno del consenso dei cittadini. (E.R.)



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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