Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli|Riviste|Recensioni|Bibliografie|Lezioni|Notizie|Collegamenti|E-books
Home > Recensioni

La politica fra arte e tecnica

Luca Alici

Questo documento è soggetto a una licenza Creative Commons

05-04-2005 19:59:30


Sommario

Il testo recensito

Ricostruire il paradigma politico attraverso tre coordinate, ovvero l’opera, l’arte e la tecnica, allo scopo di verificarne la fertilità nel contesto storico attuale, connotato dal fenomeno della globalizzazione: questa è la scommessa di Carla Amadio in La politica fra arte e tecnica. La logica della politica. Il risultato è un'analisi della politica nel mondo contemporaneo, che mette in luce la perdita della sua "dimensione estetica" e ne evidenzia il residuo profilo della "tecnica"; l'obiettivo è disegnare un percorso alternativo, che permetta la convivenza di unità e pluralità, identià e differenze, sullo sfondo di un senso comune che sappia valorizzarle.

Heidegger e a Benjamin sono le due voci autorevoli a cui l'autrice preferisce riferirsi (senza confrontarsi con il contributo importante in tal senso di Hannah Arendt) per definire la categoria centrale di “opera”. Dal primo ricava l’idea di “unità”, “quale processo mai concluso nel tenere insieme dimensioni opposte: l’aprirsi e il nascondersi” (p. 4), come instabile equilibrio, che “ne rivela il carattere duplice di presenza, di ciò che è tratto all’aperto, e di assenza, quale quel fondo di un ritrarsi inesauribile che bisogna strappare al buio per portare alla luce” (p. 4). Del secondo fa propria la categoria della “irripetibilità”, che è “spaziale e temporale, di far emergere qualcosa strappandolo all’ombra e mantenendolo nella luce” (p. 5). Questa artificialità miracolosa, questa “instabilità” non pericolosa, questa esclusività preziosa rendono l’opera oggetto di contemplazione, in quanto esposta e visibile a tutti, e meritevole di custodia, protezione e dedizione. Ma proprio tale aspetto si è oggi eclissato: “La dimensione dell’unicità dell’opera, il suo essere espressione di uno spazio e di un tempo, - scrive la Amadio - viene inevitabilmente meno con quella possibilità di riprodurla che è entrata in modo massiccio con la nostra epoca” (p. 6). Il fruire, l’esporre, il riprodurre si sono affermati in nome di una disponibilità che cancella il rispetto per l’unicità, che banalizza l’ammirazione per la rarità.

La conseguenza immediata è la perdita di quell'equilibrio fra opera, arte e tecnica, ereditato e sedimentato dalla tradizione. Il rapporto di queste tre dimensioni, che aveva permesso, non paradossalmente, alle reciproche debolezze di trovare compimento e arricchimento nella capacità dell'opera di valorizzare l’arte e la tecnica, non trova più riscontro positivo. L’opera da ammirare permetteva l’incontro fra la delicatezza dell’arte e la plasticità della tecnica, realizzando una convivenza costruttiva, in cui l’insicurezza della verità, garantita dall’arte (“arte indica la presenza di dimensioni opposte, un separare e un tenere insieme, un oscillare fra di esse” – p. 13), e l’indifferenza della certezza, propria della tecnica (“tecnica indica invece la necessità di separare, di soffermarsi sul particolare, una sorta di staticità nella ricezione” – p. 13), le permettevano di essere irripetibile. Oggi, invece, secondo l’autrice, arte e tecnica si sono definitivamente allontanate e assistiamo a una sorta di assolutizzazione della tecnica: nella difficoltà di tenere insieme la ricchezza di dimensioni dell’arte, si è scelta la comodità dell’uniformità e della ripetitività della tecnica; a causa del timore del nuovo si è lasciato spazio alla sicurezza della disponibilità.

La politica risente di questa scissione: in quanto forma di intervento dell’uomo su ciò che lo circonda, in quanto vocazione alla libertà e alla realizzazione della libertà (tema, questo della produttività della politica, non ulteriormente sviluppato), ha in comune con l’opera i caratteri dell’unicità ricca di differenze e dell’irripetibilità non riproducibile, ma condivide con l’opera una crisi di valore e di senso. Infatti, così come nell’arte non vi è una gerarchia di bellezza, ma diversi modi del bello in diverse forme, la politica non può ridursi ad eliminazione della pluralità, ma deve mantenere la “tensione all’unità di elementi opposti”. Allo stesso tempo, però, l’affermarsi monopolistico della tecnica ha costretto all’indifferenza nei confronti della diversità; nella politica, ciò ha rappresentato il “venir meno di ogni fine incondizionato” e l'“assunzione solo di fini efficaci”.

E’ questo l'orizzonte in riferimento dell'itinerario dell'autrice, che si muove secondo due coordinate: da un lato, la verifica delle possibilità attuali dell’opera politica, tra unità, riproducibilità e pluralità; dall'altro, la ricerca di una sua logica, intesa come “forma nel molteplice” e “legge nella differenza”. Nella coesistenza di dimensione pubblica e pluralità di relazioni, il compito della politica è quello di trovare un fondamento nuovo di fronte ad un vuoto insostenibile, e valorizzare la diversità nell’unità.

Spazio e tempo rappresentano le due dimensioni prime dell’opera politica, che la richiamano al compito di non risolversi nel reale o nell’ideale, ma di vivere il nesso costitutivo fra esteriorità e idealità. Solamente riscoprendo l’autenticità di queste due dimensioni - “lo spazio in quanto fornisce la totalità delle relazioni esterne, è articolazione di un’unità ancora affetta dall’esteriorità; il tempo, invece, riconduce l’esteriorità all’interiorità, in quanto i dati esterni si manifestano come stati della coscienza” (p. 26) - la politica riesce ad evitare di risolversi in modelli precostituiti. Spazio e tempo chiedono di non essere solo “sito indifferente” e “flusso indifferente”, ma rispettivamente “luogo aperto all’accoglienza” e “compito del realizzare la ‘legge’ del tenere insieme”.

La finitezza è l’altro luogo tematico al quale Carla Amadio fa riferimento per evidenziare i sintomi del cambiamento: l’assenza di uno spazio e di un tempo che permettano il riconoscimento reale delle differenze confonde la finitezza con la mera autoreferenzialità. Viene meno in tal modo una politica attenta alle differenze, a favore di una politica che ha come solo obiettivo l’automantenersi in una irrilevanza di scopi e in una sostanziale neutralizzazione, che la rendono pura attività gestionale. La chiusura autoreferenziale e l’indifferenza possono produrre solo una politica virtuale, che si dimentica dell’altro e smarrisce se stessa nella propria convenzionalità.

Una relazione che non sa andare incontro alla differenza si traduce in una comunicazione priva di soggetti e di responsabilità: l’accessibilità e l’accelerazione dei tempi costringe ad eliminare ogni tipo di riferimento concreto, quasi “carnale” alla realtà. La politica, allora, non è più il teatro dei molti, ma messa in scena di un monologo funzionale all’esposizione del politico e della sua immagine. Emblematiche le parole di Benjamin: “La crisi delle democrazie è una crisi di esposizione dell’uomo politico”.

Il secondo ambito di riflessione riguarda la logica della politica, di fronte ad un quadro di crisi profonda. Nel tentativo di istituire una forma nel molteplice, e di trovare una legge della differenza che distingue e allo stesso tempo tiene insieme, la logica della politica, sostiene Carla Amadio, coincide con la dimensione pubblica. Nel suo aprire uno spazio e trovare un tempo nei quali venga chiamato in causa l’altro senza compromettere lo stare insieme, la logica politica mantiene la diversità nell’unità, coniuga locale e globale, pluralismo e identità. In questo quadro, in cui l’autore della legge coincide con il suo destinatario, la contraddizione diviene pacifica e non conflittuale, feconda e non cancerogena, in quanto realizza un “senso di comprensione” sempre nuovo, di cui la relazione rappresenti la legge e il giusto la chiave dell’equilibrio. La contraddizione con cui si deve imparare a convivere è “fra la libertà di ognuno e la libertà di tutti”, evitando di ridurla a pura funzionalità, ma innervandola in senso comunicativo.

Questa instaurazione della relazione (che mette in evidenza l’artificialità della politica) passa attraverso il patto, che garantisce l’universalizzazione e il diritto come limite nella libertà. Qui avviene lo scontro tra la logica politica come relazione, e quella che oggi regola la politica, in quanto “coordinazione funzionale”. Per quest'ultima i criteri sono la concordanza e l’efficienza: alla prima spetta la tecnica della legalità e l’arte della libertà; alla seconda la mera tecnica che vede il diritto risolversi in legalità. Le ripercussioni sul piano della democrazia corrispondono ad una procedura priva di contenuti, che produce una democrazia virtuale, dove la priorità è assegnata alla neutralità dell’osservare, ma non si riesce più a tenere insieme dimensione cognitiva e dimensione pratica.

La trasformazione della politica che l’autrice ha ricostruito ricorrendo alle categorie dell’opera, dell’arte e della tecnica, declinate nelle due dimensioni dell’opera politica e della logica politica, sono infine discusse in riferimento alle sfide della globalizzazione. Con la globalizzazione, la sovranità perde autonomia e territorialità, la dimensione statuale viene ridimensionata da una “unità di senso” che chiede di essere inventata, la pluralità dei poteri rischia di scadere in frammentazioni, la libertà individuale vede rompere i propri argini e si riduce ad esecuzione ripetitiva di funzioni. Di fronte ad un quadro così delineato, Carla Amadio scommette in una politica che recuperi i caratteri essenziali dell’opera. “Recuperare un’unità non come fissità ma quale compito inesauribile dell’unificare per sottrarsi al caos, [...] riinventare l’io e l’organizzazione politica con un tener insieme l’unità ed il plurale, l’unità di un io, che non si irrigidisca in una forma ma in essa sempre si ricostituisca, l’unità di una forma politica come cammino, sempre interrotto e sempre ripreso, di apertura e di ampliamento di riconoscimento” (p. 211). A questo punto si apre una prospettiva suscettibile di ulteriori sviluppi, che sembra postulare una nuova idea di alterità, nel tentativo di rendere feconda la sintesi di unità e pluralità, la quale richiede il proprio continuo superamento.

A tale scopo, è necessaria una nuova visione della politica, che sia spazio e tempo della libertà, e che operi mediante il diritto per garantire apertura all’alterità e alla partecipazione. Ma garantire “la realizzazione della libertà di tutti”, come “insieme di uguaglianza e differenza” può difficilmente fare a meno di un confronto aperto ed esplicito con quella rete irrinunciabile di contenuti che rendono possibile e sostanziale l’essere insieme.

Il testo recensito

Carla Amadio. La politica fra arte e tecnica. La logica della politica. Giappichelli. Torino. 2003.

Come contattarci|Come collaborare|Ricerche locali|Rss feed

Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

angoloangolo

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


angoloangolo

Il settore Recensioni è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.