Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 21 settembre 2002

Sandro Ciurlia, Antonio Corsano e la filosofia analitica: il pensiero giovanile di Leibniz, Galatina, Congedo, 2002, pp. 200.


Il saggio di Sandro Ciurlia costituisce un'indagine del pensiero del giovane Leibniz attraverso il filtro dell'interpretazione di Antonio Corsano, il quale ha dedicato al filosofo di Lipsia, in particolare, una rilevante monografia, G. W. Leibniz (1952). La tesi di fondo di Corsano è che la filosofia analitica non si configuri solo come "quell'orizzonte filosofico teso a privilegiare la metodologia analitica", ma, piuttosto, come "un atteggiamento complessivo di pensiero" (p. 10) sorto in epoca moderna (anche se con significative anticipazioni in età tardo-medievale e rinascimentale) e contraddistinto da un legame strutturale tra logica e metafisica: in tale sviluppo la riflessione leibniziana viene a giocare un ruolo centrale e, insieme, problematico per la complessità dei suoi riferimenti e delle sue prospettive. Nella ricerca delle fonti del giovane Leibniz, Corsano attribuisce particolare risalto al pensiero di Suarez e di Hobbes. A suo avviso, infatti, Leibniz è fortemente influenzato dal filosofo spagnolo, secondo il quale l'individuo, in quanto vero e proprio "principio ontologico" (p. 25), rappresenta l'unica realtà esistente, l'entitas tota: a tale nozione, però, non si attagliano le caratteristiche della materia signata di Tommaso o della haecceitas di Duns Scoto, rispetto alle quali presenta una maggiore specificità della determinazione (p. 39). Se l'individuo si pone come negatio, elemento inteso nel senso di distinzione, quest'ultima può darsi solo sulla base di una struttura relazionale, che viene così ad assumere un valore fondante: individuo e relazione, per Suarez come per Leibniz, non sono in antitesi (pp. 23-24). Ma, oltre al riferimento alla tarda scolastica spagnola, Corsano evidenzia l'importanza, per il filosofo di Lipsia, del richiamo ad Hobbes (ravvisabile fin dalla Nova Methodus del 1667), come testimonia l'attenzione per l'atomismo fisico, il convenzionalismo linguistico, il fenomenismo e, soprattutto, il nominalismo (in part. pp. 76-79). A tale proposito l'autore ricorda però che il nominalismo giunge a Leibniz tramite la mediazione di Suarez, e quindi viene depurato delle acquisizioni più estreme, connesse alla tematica del termine logico: di tale scuola vengono apprezzate la semplicità ("gli enti non si debbono moltiplicare oltre necessità") e la duttilità del metodo di ricerca, applicabile a differenti moduli, oltre che, naturalmente, la priorità assegnata all'elemento individuale (pp. 87-88).
Sulla base dei riferimenti indicati, per Corsano riveste un'importanza decisiva, all'interno del pensiero di Leibniz, l'individuo, col suo carattere ancipite: da una parte è declinato secondo una modalità razionalista, dall'altra, riconosciuto come irriducibile ad un'indagine puramente logica, in quanto espressione del "tormento etico-politico riformista e giansenista" (p. 147) del filosofo, e quindi della sua ricerca di armonia, in un'Europa dilaniata dalle guerre di religione. La struttura del discorso leibniziano risponde così ad un duplice tracciato: il primo è costituito dal richiamo alle verità di ragione, con la loro eterna necessità, il secondo da quello alla contingenza ed alla specificità propria dell'evento storico singolare, in cui l'individuo viene inteso come "limite in sé e per sé" (pp. 153-154). L'autore sottolinea come nel pensatore di Lipsia coesistano queste due tensioni, che testimoniano la compresenza di elementi pre-illuministici, contraddistinti dalla fiducia nella capacità della ragione di orientare il corso degli eventi, e di elementi barocchi, volti ad evidenziare il carattere di impenetrabilità della sostanza individuale (p. 158). Corsano parla di "indecifrabile oscurità della contingenza individuale" dinanzi alla ragione analitica: da questo punto di vista, la classica interpretazione "panlogista" di Louis Couturat (La logique de Leibniz, 1901) coglie un aspetto sicuramente centrale del pensiero leibniziano, visto che la logica, fin dai primi scritti, assume una valenza fondativa, ma rischia di non cogliere l'irriducibilità dell'individuo allo schema della ragion sufficiente (p. 162). L'orizzonte leibniziano si presenta mosso, tormentato: il suo presunto ottimismo costituisce una rivalutazione di stampo umanistico, legata alla tradizione quattro-cinquecentesca delle humanae litterae, di conclusioni in realtà fortemente pessimistiche. Nel capitolo conclusivo ("Il contributo del Leibniz di Corsano alla Leibniz-Forschung") viene valorizzato il rilievo sul carattere di "opera aperta" (p. 163), incompiuta della riflessione leibniziana: questa considerazione non deve però condurre, secondo l'ottica di Corsano, ad un'eccessiva insistenza sulla componente cabalistico-magistica, derivata da Lullo e Bruno (p. 180). Il tentativo di Leibniz è, piuttosto, volto a conciliare impostazione di stampo logico e indagine degli aspetti più tormentati della realtà: esso viene così ad esercitare una "funzione storico-critica in seno alla filosofia analitica moderna" (p. 181). Ne risulta l'immagine di un filosofo moderno che cerca di contemperare esigenze diverse, a tratti opposte, senza però voler stabilire una sintesi definitiva tra di esse, essendo "ricercatore e inventore di problemi forse ancor più che di soluzioni" (p. 183).
La monografia di Ciurlia esamina in modo accurato e puntuale l'interpretazione, fornita da Corsano, della struttura concettuale del giovane Leibniz. Convincente, in particolare, appare il riferimento al carattere ancipite della nozione di individuo, carica di implicazioni di stampo etico e politico, di cui Ciurlia sottolinea la rilevanza. Tale elemento, che fa emergere i limiti insiti in ogni impostazione rigidamente logicista, non appare però sufficientemente approfondito nel testo. La problematica giuridica e politica è infatti, come peraltro sottolinea con efficacia lo stesso Corsano, cruciale fin dall'inizio della formazione leibniziana: basti pensare alla Nova Methodus (1667), opera continuamente tenuta presente nel corso della sua vita, e agli scritti sul diritto naturale, nei quali il confronto critico con Hobbes è serrato. Per ciò che concerne il rapporto con il pensatore inglese, occorre rimarcare, come in parte fa Ciurlia, la sottovalutazione operata da Corsano degli aspetti di discontinuità e di distanza critica esistenti già nei primi scritti di Leibniz: nella Dissertazione preliminare sul Nizolio (1670), ad esempio, Hobbes viene accusato di ridurre, sulla base di un presupposto supernominalista, la verità delle cose ad arbitrio umano.
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.