Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 20 maggio 2002

Augusto Del Noce, Scritti politici 1930-1950, a cura di Tommaso Dell'Era, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001, pp. 570.

Nell'ambito della cultura politica italiana il pensiero di Augusto Del Noce (1910-1989) occupa un posto di rilievo. Risulta comunque difficile racchiudere in una formula o in un'unica definizione il suo itinerario speculativo. Si può dire che egli è un pensatore della nostra epoca complesso e fortemente controverso, una di quelle figure con cui non è sempre facile fare i conti.

Nella prospettiva di chiarimento di questa personalità si inserisce il denso volume Scritti politici 1930-1950, che Tommaso Dell'Era ha curato per l'editore Rubbettino di Soveria. Il libro va forse ancora più proficuamente letto in continuità con un saggio di Tommaso Dell'Era dal titolo Augusto Del Noce: filosofo della politica, apparso nella stessa collana “Biblioteca di cultura politica europea” diretta da Lorella Cedroni. Dalla lettura dei due testi si ricava un quadro piuttosto ampio dello sviluppo intellettuale di Del Noce.

Gli scritti politici di Del Noce tra il 1930-50 sono per la prima volta riuniti insieme in questa raccolta. I testi e i documenti pubblicati sono 89, di cui ben 42 inediti. Gli scritti sono stati suddivisi in sei sezioni tematiche (Fascismo e totalitarismo, Analisi del linguaggio politico, Cristianesimo e politica, Marxismo e filosofia, Politica e cultura, Partiti politici e ricostruzione), all'interno delle quali la disposizione segue un ordine cronologico. Essi rappresentano un documento di notevole valore per la ricostruzione e la comprensione dell'evoluzione del suo pensiero filosofico-politico a partire dagli anni della sua formazione.

Ciò che innanzitutto emerge dalla lettura del volume è il legame profondo di Del Noce con la filosofia francese, e in modo particolare con i filosofi neotomisti come Étienne Gilson e Jacques Maritain, con gli spiritualisti e gli esponenti della filosofia dell'azione di Maurice Blondel e Lucien Laberthonnière. Il pensatore torinese mostra però di non essere estraneo a suggestioni e influenze provenienti dal mondo laico italiano. Va infatti messa in rilievo l'importanza degli incontri con Umberto Cosmo, Zino Zini, Aldo Capitini e Alberto Apponi.

I testi che costituiscono questo volume, pur nella diversità delle circostanze che li hanno originati lungo il ventennio compreso tra il 1930 e il 1950, sembrano iscriversi nella continuità di un cammino di ricerca orientato a indagare il nesso tra “filosofia cristiana” e “politicità” del cristianesimo. Fra le possibili chiavi di lettura della riflessione di Del Noce, quella che mi sembra infatti essere più importante e significativa è il tentativo di ricomposizione della “scissione” irrisolta tra verità e storia, un dualismo che pare segnare fin dall'inizio il rapporto tra cattolicesimo e modernità. In questa prospettiva, il confronto più importante di fronte al quale si trova una filosofia cristiana è costituita dalla necessità di ricercare il fondamento filosofico dei propri valori, guida all'azione del credente in una realtà storica che sembra piuttosto fare riferimento a valori opposti.

Proprio la categoria fondamentale della “dissociazione” pare porsi quale elemento caratterizzante il periodo iniziale del pensiero delnociano. A testimonianza della presenza di simile esigenza di unità tra valori e realtà e atteggiamento opposto di dissociazione tra vita interiore ed condotta esteriore sono due testi manoscritti inediti: I Patti Lateranensi (pp. 31-37) e Lo Stato totalitario (pp. 38-42), entrambi databili tra il 1937 e il 1938.

Nel primo scritto, il nostro filosofo affronta il tema dei Patti Lateranensi da un punto di vista teorico. In particolare, egli vede nella soluzione realizzata con i Patti la garanzia della coesistenza reale tra le due sovranità della Chiesa e dello Stato nel rispetto della reciproca autonomia: l'unità nella distinzione. "Nel fascismo – scrive Del Noce – insomma l'esigenza totalitaria porta all'affermazione dell'autonomia, anzi dell'assolutezza dello Stato" (p. 36). Nel contempo egli vede il riconoscimento dell'impossibilità da parte di una qualsiasi forza umana di determinare il contenuto trascendente. Da qui, l'avvertimento della necessità di garantire l'autonomia più assoluta delle forme religiose (p. 37).

Nell'altro scritto, viene affrontato più specificatamente la questione della definizione del concetto di totalitarismo. La tesi fondamentale è che il fascismo è uno stato etico e totalitario. Che cosa significa qui stato totalitario? "Significa – scrive Del Noce – che la forza politica capace di determinare e influenzare il potere dello Stato non è più frazionata in fattori o enti irresponsabili, posti fuori dell'organizzazione e del controllo statale […] ma è concentrata nello Stato" (p. 38).

Di fatto, entrambi i documenti testimoniano l'illusione profascista del nostro autore segnata dal dualismo e dalla dissociazione tra giudizio morale (antifascista) e giudizio politico. Non è a caso che, in questa fase, Del Noce sembra cercare di rispondere al problema ricorrendo anzitutto alla categoria della dissociazione del modello cartesiano e malebranchiano del filosofo separatista. (cfr. Malebranche e la politica, pp. 361-377).

Una prima svolta del pensiero avviene comunque nel biennio compreso tra il '41-'42, in concomitanza con la caduta del regime fascista. Si assiste al superamento della dissociazione attraverso la comprensione della "politicità della filosofia". La posizione del cattolico nella storia è duplice: considerare l'eterno fuori dal mondo, ma anche pensare il mondo alla luce dell'eterno.

In Posizioni del cattolico (1943), Del Noce scrive: "Tanto spesso si pensa che vivere religiosamente sia astrarsi dal mondo, pensare l'eterno come fuori dal mondo. Questa mentalità d'origine manichea è in contraddizione col cattolicesimo". La fedeltà all'eterno non deve però venire intesa come "attaccamento a frammenti del passato". Tale attaccamento favorisce nei migliori un atteggiamento inevitabilmente definito manicheo (p. 184).

Concorde con Maritain nel riconoscere il completo superamento della cristianità medievale, Del Noce non intende saldare le verità eterne con delle forme morenti di passato. Il che però non significa rinunciare all'idea del Sacrum Imperium. Si tratta piuttosto di una sua interiorizzazione: "Di un trionfo della verità non esteriore nelle leggi e nella coazione, ma nelle coscienze" (p. 186). Il carattere differenziale tra lo Stato cristiano medioevale e lo stato cristiano moderno sta in questo: il primo è strumento, il secondo fine intermediario. Non si tratta più della libertà di scelta dell'individuo, ma della libertà di essere persona. Scrive a questo riguardo Del Noce: "L'unità della città non sarà quindi data da un presupposto, l'unità della fede: ma da uno scopo; stabilire condizioni di vita tali che la verità possa dal singolo soggetto venir vissuta in quanto verità" (p. 186). Ne consegue, "l'uomo non è assorbito dal suo essere per la comunità. Al contrario questo essere per la comunità deve essere la garanzia per tutti della libertà" (p. 187).

Tra il '44 e il '50, Augusto Del Noce approda alla terza fase del suo pensiero. In questi anni egli delinea una filosofia della politica centrata anzitutto sul principio della fedeltà creatrice. A definire questo principio è lo stesso filosofo torinese: "Si tratta di una fedeltà alla tradizione, ma di una fedeltà intesa come fedeltà creatrice, creatrice di soluzioni nuove alla problematica sempre nuova che l'esperienza storica offre" (p. 219).

A livello metodologico l'analisi del linguaggio politico costituisce il primo momento della riflessione filosofico-politica delnociana: "Il linguaggio determina in gran parte il pensiero e l'azione; onde la necessità prima in una democrazia di un'analisi del linguaggio e la costruzione, per così dire, di un dizionario politico" (p. 77).

Muovendo dall'analisi del linguaggio politico egli intende pertanto indicare la via per la costruzione di una democrazia autentica, di una democrazia cioè cristiana. La democrazia "è anzitutto il riconoscimento della libertà degli individui che implica il metodo della persuasione e della non violenza, possibile solo in una concezione aperta alla trascendenza […] Nella democrazia la libertà è intesa come rispetto dell'individuo e delle sue idee, i mezzi (non violenti) hanno un primato rispetto ai fini: la democrazia ha dunque necessariamente un carattere cristiano e liberale" (p. 551). I cardini attorno ai quali ruota tutta la concezione di democrazia delnociana sono dunque il rispetto della persona umana e della sua libertà, il rifiuto della violenza e il metodo della persuasione.

Si vede bene perciò come la concezione di democrazia presupponga un'antropologia ben precisa. L'uomo che riceve la legge da Dio è chiamato a ordinare il proprio vivere, personale e comunitario, in modo da partecipare e attuare il disegno divino. In tal modo, la politica deve farsi carico del rapporto tra gli individui, non più considerati come entità isolate. Essi al contrario hanno un rapporto costitutivo con Dio, da cui deriva il rapporto con gli altri e il principio del suo agire nella società e nella storia. La politica non è pertanto più riducibile al luogo dei rapporti di potere, ma diviene l'ambito relazionale per eccellenza tra individui, in cui il fondamento spirituale riceve la possibilità della propria esplicazione e di realizzazione dell'unità della persona umana.

Per riassumere, uno dei tratti più significativi della personalità di Augusto Del Noce, si accennava all'inizio, consiste nella sua non facile collocazione, sia nel panorama generale della filosofia italiana, sia nell'ambito più ristretto della filosofia cattolica del Novecento. Si può dunque affermare che questo libro – per ampiezza e puntualità della documentazione raccolta – colma una lacuna, contribuendo a meglio mettere a fuoco gli inizi del cammino intellettuale del nostro pensatore dal momento genetico fino al consolidamento del suo itinerario intellettuale.

Nata dal confronto esistenziale con le vicende dell'Italia della prima metà del Novecento, la filosofia politica di Del Noce porta a riconoscere la libertà e la creatività umana come origine di iniziative destinate a sfociare nel tempo storico e a orientare sempre in modo nuovo la sua direzione. La sua filosofia politica è una via particolare alla riflessione sull'uomo sociale, lontana dalle opposte parzialità tanto dell'individualismo liberale quanto del collettivismo fascista e marxista.

Alla luce di quanto fin qui è stato detto, appare che il mondo della spiritualità non è soltanto atteso, ma edificato dalla creatività umana. La Città secolare non può essere creata con le sole forze umane, ma non può nemmeno essere costruita senza l'attività creatrice dell'uomo. Tutto ciò mette però in luce i limiti della politica, dal momento che deve predisporre i mezzi in vista dei fini, ma non può disporre i fini. Ciò significa in fondo che occorre partire da prima della politica per andare oltre la politica.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.