Bollettino telematico di filosofia politica
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Federalismo, socialismo e questione meridionale in Gaetano Salvemini

Filomena Castaldo

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22-06-2005 15:34:57


Sommario

Il testo recensito

Quando si parla di federalismo si incorre spesso in forti pregiudizi: lo si schiaccia sulla linea leghista alla Bossi e lo si confonde col più retrivo regionalismo, con connotazioni marcatamente separatiste e antimeridionalistiche; oppure si assume il modello americano come archetipo, ignorando una lunga tradizione italiana e meridionalistica che, sì, ha origini ottocentesche, ma che, oggi, criticamente proposto, si segnala come capace di delineare nuove figurazioni politiche e opportunità di cambiamento.

Nella nostra congiuntura storica, politica, economica e culturale, tenere conto di tesi che mettono in questione o che prendono le distanze dai due modelli politici imperanti nella tradizione, quello liberale e quello socialdemocratico, significa aprirsi al confronto concettuale, definire nuovi strumenti critici e, soprattutto, nuovi codici con cui decodificare i linguaggi politici oramai impoveriti o ancora ideologicamente mistificatori. A fronte del processo di mondializzazione, con la radicale trasformazione dello Stato nazionale e i problemi dovuti alle sedi sovranazionali con i conseguenti conflitti decisionali a livello istituzionale, rende perplessi come ancora ci siano alcuni studiosi e politici che preferiscono rimanere vanamente ancorati all’idea anacronistica di uno Stato centralizzato di matrice hegeliana, senza avvertire la necessità di interrogarsi su di un patrimonio di idee e proposte politiche qual è quello del federalismo italiano e meridionalistico. Un patrimonio di idee che le quali, a distanza di anni, non solo si dimostra attuale per avere fotografato sapientemente una realtà –quella meridionale- nel suo gioco di ombre e luci, una realtà che purtroppo sembra non essersi tanto modificata nella pratica, ma anche per avere avanzato una tesi -espressione di lungimiranza e capacità intellettuali- che riconosca il valore della pluralità e delle differenze qualora esse siano fatte convergere in uno spazio comune e condiviso. Salvemini, per questo, è uno di quegli autori, come Machiavelli e Marx, che parla del nostro tempo, come se il suo coraggio di dire del politico non fosse ancora tramontato, anzi, abbia ancora una forza intriseca ai fini della pratica politica.

Per Salvemini, centrale era l’analisi della questione meridionale. Egli riteneva, infatti, che «se Se l’Italia meridionale non aveva raggiunto lo stesso grado di sviluppo di quello settentrionale lo si doveva fondamentalmente a due motivi: “1) essa ha dovuto mettersi in moto da un punto di partenza molto più arretrato dell’Italia settentrionale, 2) il progresso ha dovuto e deve lottare non solo con tutte le forze conservatrici locali, ma anche con le condizioni disastrose fatte dall’Italia meridionale dall’accentramento finanziario e amministrativo dell’Italia monarchica”» (p.29).

Non a caso, il suo si può definire un federalismo “centrifugo”, che va dall’unità alla pluralità. Salvemini intendeva porre rimedio ai mali che la centralizzazione amministrativa aveva prodotto nel Meridione. Gaetano Salvemini, con Napoleone Colajanni ed Ettore Ciccotti, esprimeva una proposta federalistica lucida e convinta che l’autonomia degli enti locali non dovesse ridursi al decentramento amministrativo (cfr. p. 88), che occorresse assumere una prospettiva unitaria e gradualista, basata sul modello della democrazia partecipativa. Attraverso un federalismo “centrifugo”, che va dall’unità alla pluralità, Salvemini intendeva porre rimedio ai mali che la centralizzazione amministrativa aveva prodotto nel Meridione. Quello di Salvemini era un progetto capace di dare una risposta in termini sperimentali e propositivi ai problemi relativi alla crisi dello Stato liberale, di garantire il controllo da parte dei cittadini dell’operato dei governanti e delle burocrazie amministrative. Lucchese, in un sapiente gioco di collazione di articoli salveminiani dedicati al tema, coglie l’originalità del suo progetto nel confronto con il modello euristico del Federalist. Secondo Lucchese, lo storico pugliese pensava ad uno Stato unitario, composto da un parlamento e da un potere centrale espressione della volontà nazionale dei cittadini, organizzato su basi federali, ovvero con competenze politiche e non solo amministrative chiaramente delimitate, in modo da lasciare ampia e reale autonomia agli enti locali: comuni, province, regioni. Queste ultime da costituire attraverso un processo ascensionale, incentrato sui comuni e sulle province, che costituivano il cardine fondante della tradizione politico-amministrativa italiana.

Le venti regioni riconosciute dalla Costituzione non erano, per Salvemini, che delle costruzioni artificiose, che non rispecchiavano né le identità storiche né le caratteristiche geografiche delle province che ne facevano parte. Lucchese ricorda come «il pugliese propose la parziale abolizione dell’autorità dei prefetti, (espressione dell’accentramento statuale nelle diverse forme che esso in Italia aveva assunto: monarchico, liberale, dittatoriale, democratico) sui Comuni e sulle Province; autorità che consisteva nel diritto di annullare o di approvare le loro delibere ed i loro bilanci, e nel diritto di sospendere i Consigli dalle loro funzioni e addirittura di scioglierli» (p.97). Nelle situazioni di conflitto, spettava alla Corte Costituzionale e a una sezione speciale del Consiglio di Stato decidere nel merito. Ciò che colpisce del discorso salveminiano è l’estrema chiarezza e lucidità, non contagiata da pretese ideologiche né da mistificazioni circa la realtà a lui contemporanea. Egli individuava nel blocco operaio-contadinio il soggetto politico capace di innovazione e, soprattutto, in grado di restituire identità e dignità al Sud. Esule negli Stati Uniti, Salvemini fu l’uomo del bianco e del nero, di una coerenza interiore e di una saldezza che lo indusse a non scendere mai al compromessio, di a preferire la fuoriuscita dal partito socialista piuttosto che la pedante adesione alle tesi di chi non riusciva a leggere le sfumature della realtà del sud Italia.

La denuncia della politica clientelare, la mancanza di un’equità distributiva delle amministrazioni, l’eccessiva burocratizzazione, il deficit progettuale del politico, ma anche la ricerca di una proposta che desse concretezza alle critiche svolte, lo studio di modelli esemplari come quello londinese, la fiducia nelle pratiche di buongoverno e soprattutto la convinzione che dovesse realizzarsi un federalismo dal basso sono i punti salienti che Lucchese evidenzia nella ricostruzione del percorso intellettuale e teorico di Salvemini. La sottolineatura di questi fondamentali aspetti del pensiero salveminiano e che ne rendonorende la lettura più che mai idonea a comprendere l’insipienza con cui oggi si discute di devolution, di potere dei Sindaci, di autonomia delle regioni, e che si sente senza alcuna capacità critica e profondità di senso. Eppure, c’è la necessità di definire strumenti critici sul federalismo per comprendere temi scottanti come il federalismo sovranazionale e il delicato e problematico processo di integrazione europea, il poco discusso principio di sussidiarietà, il federalismo infranazionale e comparato, a cui si accompagna la riforma del titolo V della Costituzione italiana.

Il volume si divide in due parti: la prima è il lungo saggio introduttivo di Lucchese, che incunea la sua analisi sul mancato confronto tra Salvemini e i socialisti, da un lato, e con i comunisti, dall’altro, a causa del loro orientamento centralistico ed economicistico, che, in vero, ne ha indebolito la capacità di formulare teorie e prassi volte all’innovazione. La seconda parte raccoglie otto testi di Gaetano Salvemini che Lucchese utilizza come coordinate su cui costruire la sua ipotesi critica.

Il testo recensito

Salvatore Lucchese. Federalismo, socialismo e questione meridionale in Gaetano Salvemini. Laicata. Manduria. 2004.

. Scheda.

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

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A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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Il settore Recensioni è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.