Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 21 giugno 2001

Mimesis e Aisthesis. Ripensando la dimensione estetica della politica
Replica dell'autrice


Un piccolo chiarimento, in margine all'attenta, intelligente recensione di Elisa Guidi. Chiarimento, ovviamente reso necessario dall'eccessiva lunghezza del mio testo e del tutto imputabile alla mia incapacità di porre in luce adeguata, semplice e sintetica, tutte le componenti della complessa costellazione estetica della politica, nella contemporaneità.
Nelle mie intenzioni, una volta presa in carico "sul serio" la prospettiva estetica per la politica (necessaria tanto in relazione all'estetizzazione dell'esperienza che alla legittimazione politica ormai imperniata su una individualità 'singolare'. - 'l'individuo è massimamente poetico', cioè è dicibile solo con categorie estetiche - si deve assumere l'ambivalenza dell'esperienza estetica fino in fondo. Il valore dell'autenticità, tipico dell'estetica romantica e recuperato dalle riletture, in chiave normativa, per esempio da Taylor, è legato alla pretesa della creazione dal nulla, della genialità dell'individuo o del popolo che "esprime" identità piena e differenziale. Su questa strada anche Heidegger. A mio avviso, la dimensione estetica della politica significa soprattutto forzare il cerchio magico della svolta linguistico-idealistica, con la sua deriva nichilista e estetizzante. L'attento studio della mimesis (tradizionale luogo della rappresentazione, della metafisica della forma e dell'attore politico, al quale, si badi bene, non si può rinunciare) rivela che l'immaginazione idealizza attraverso un codice (sensus communis) una traccia,una dipendenza dall'altro, dal fuori di sé, che è densa di memoria e non di presunta originarietà-originalità (come invece emerge dalla linea romantica e heideggeriana). Così la lettura di A. Smith o di Diderot ci suggeriscono. Così l'antropologia difettiva ribadisce. L'identità autentica (valore tipicamente estetico) va ripensata in una chiave che ne svuoti la densità e la pienezza e ne ripercorra la dipendenza estetico-mimetica. Questo permette di ripensare l'estetica della politica non come esaltazione dell'arte, del genio, della originalità (connessione rischiosa, assolutizzante e mitizzante) ma piuttosto riannodando le fila della catena sensibilità-memoria-immaginazione-forma, un percorso che piega il nostro proporre le "forme" politiche della differenza al livello di figure idealizzate e immaginative, solo parzialmente differenziali, di sensazioni e esperienze che ci vengono dagli altri e agli altri tornano. L'istanza normativa, collocata nell'autenticità, deve a mio avviso slittare nel luogo dell'aisthesis, o sensibilità comune (esperita universalmente) al dolore e alla sofferenza. Questo funge (se funge) da limite etico alla politica. Questa, se è pluralità, cioè spazio aperto alle forme rappresentative delle differenze, vale di per sé, con tutti i suoi rischi e i suoi probabili conflitti. Una politica come medium della pluralità rimane d'altronde tale se le forme, le maschere che le individualità assumono mimeticamente, mantengono la consapevolezza di essere specchio di altri, di non coprire identità piene, ma percorsi di dipendenza, sia pur idealizzata e ritracciata in forma nuova. Ancora un po' di Hegel dunque, che nella forma della politica mostra la alienazione che le è costitutiva.




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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.