Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 14 novembre 2000

La neutralità impossibile. Replica dell'autrice

Dopo aver letto la recensione di La neutralità impossibile, proposta in questo bollettino on-line, ho ritenuto che fosse opportuna una replica da parte mia allo scopo di chiarire al lettore, seppur brevemente, alcuni dei punti critici fondamentali del libro posti in discussione.

Il primo punto è la dicotomia tolleranza/neutralità: La neutralità impossibile non si è posto l'obiettivo di svolgere una indagine a carattere storico, ma quello di fare un'analisi concettuale. Esso si propone di considerare il concetto della neutralità liberale a partire dalla sua genesi funzionale, e cioè dal problema che esso è chiamato a risolvere: quello dell'azione dei pubblici poteri di fronte alla disomogeneità delle visioni della buona vita sostenute all'interno delle società occidentali contemporanee.
A tale problema il liberalismo classico (in altre condizioni storico-sociali) aveva risposto raccomandando la strategia politica (e la virtù morale) della tolleranza. Il liberalismo contemporaneo, d'altro canto, ha proposto un diverso requisito: la neutralità delle istituzioni pubbliche nei confronti delle varie "concezioni del bene" sostenute dai cittadini. Questo requisito rappresenta solo apparentemente una estensione ed un rafforzamento del principio di tolleranza. Infatti, i due principi, benché accomunati da un'analoga funzione sociale, hanno una diversa struttura e implicano diversi presupposti di partenza. Mentre la tolleranza ha una struttura composta da tre elementi tipici (una posizione sostanziale di base (A), che spingerebbe a non accettare un atto o atteggiamento (B) che però viene tollerato per motivi altri (C)), la neutralità si caratterizza proprio per la sua pretesa mancanza di sostegno di una posizione etica qualsivoglia. Una impostazione neutrale non passa attraverso una disapprovazione preventiva dell'altro, come è caratteristico della tolleranza, perché, per definizione, non prende posizione tra le diverse opzioni che si confrontano.

La seconda questione riguarda la distinzione da me posta tra l'autonomia come valore etico sostanziale e l'autonomia come principio metamorale.
Ora, ribadisco che ha invece una grande importanza, ai fini dell’analisi del concetto di neutralità liberale, rilevare tale differenza tra i due sensi di autonomia, ai fini dell'analisi del concetto di neutralità liberale. Mentre difendere l'autonomia in senso sostanziale significa promuovere la capacità nei cittadini di compiere scelte autonome, difendere l'autonomia in senso metamorale significa rispettare il loro stile di vita in quanto autonomamente abbracciato, indipendentemente dal loro contenuto, e quindi indipendentemente dal peso che ha l'autonomia sostanziale nella loro "concezione del bene".
Difendere l'autonomia nel primo senso, in parole povere, significa dire che "è bene che gli individui abbiano uno stile di vita autonomo". Difenderla nel secondo senso equivale a dire che "è bene lasciare che gli individui perseguano lo stile di vita che vogliono loro".
Ho fatto questa distinzione perché affermo che solamente l'autonomia intesa nel secondo senso (autonomia in senso metamorale) può essere posta alla base di un requisito di neutralità. Sostenere l'autonomia intesa nel primo senso, al contrario, porterebbe a non essere neutrali nei confronti di molte "concezioni del bene" che non privilegiano l'autonomia come valore sostanziale (come è il caso di molte "concezioni del bene" basate sull'obbedienza ad una tradizione o a una verità rivelata).
Il problema sta nel fatto che è però quasi inevitabile che si produca uno slittamento concettuale da una difesa del secondo ad una difesa del primo senso di "autonomia". Nel discorso neutralista, a mio parere, solamente avendo ben chiara questa distinzione analitica è possibile tenere sotto controllo il rischio di scivolare in questo slippery slope.

Infine, si considera la mia scelta di contrapporre al concetto di neutralità liberale una posizione di perfezionismo liberale - ovvero, una posizione che rinunci alla pretesa di essere al di sopra delle morali, ma si riconosca semplicemente come fautrice di determinati valori sostanziali liberali, tra i quali spicca il valore morale dell'autonomia. Ora, io non sostengo - come la recensione erroneamente suggerisce - che il perfezionismo liberale produca una difesa più efficace del pluralismo.
In La neutralità impossibile, dopo aver analizzato i presupposti e le contraddizioni delle pretese neutraliste e l'impossibilità di sostenere una posizione che sia al di sopra delle diverse "concezioni del bene", affermo che un modo più onesto per confrontarsi con le concezioni del bene alternative sostenute nella società è quello di dichiarare apertamente la parzialità e la portata sostanziale dei propri valori. Ritengo cioè che il liberalismo, lungi dal chiamare "neutrale" ciò che tale non può essere, dovrebbe porsi in confronto con le altre "concezioni del bene" su un piano equo, ammettendo di comporre anch'esso, con i propri valori costitutivi, una parziale "concezione del bene".
La "concezione del bene" liberale, d'altro canto, ha la caratteristica di essere probabilmente la più aperta e la più tollerante, rispetto alle altre "concezioni del bene". Tuttavia ritengo che sia importante ammettere - a pena di una mancanza di onestà intellettuale - che essa è una "concezione del bene" alla stessa stregua delle altre, e che è sicuramente incapace di sostanziarsi nella superiore neutralità che è stata invocata dalle posizioni liberali contemporanee vagliate nel libro.

Annalisa Verza


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.