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Ultimo aggiornamento 9 marzo 2003

Doc Searls e David Weinberger

Regno dei fini
Che cos'è internet e come smettere di scambiarla per qualcos'altro.

Traduzione dall'originale inglese di Maria Chiara Pievatolo

Ci sono errori ed errori.
Ci sono errori da cui si impara. Per esempio: pensare che vendere sul web giochi per animali domestici sia un ottimo modo per divertare ricchi. Non lo faremo di nuovo.
Ma ci sono altri errori nei quali si persevera. Per esempio, pensare che:
  • il web, come la televisione, è un modo per tenere ferme le pupille mentre i pubblicitari le irrorano di messaggi
  • la rete è qualcosa che le aziende telefoniche e di connettività dovrebbero filtrare, controllare e altrimenti "migliorare"
  • per gli utenti è brutto comunicare fra sistemi diversi di instant messaging in rete
  • la rete è affetta da una mancanza di regolamentazione a tutela delle industrie che se ne sentono minacciate.
Quando si tratta di rete, molti soffrono della Sindrome dell'errore ripetitivo. Questo è vero in particolare, per dirne almeno sei, per l'editoria di riviste e giornali, la televisione via etere e via cavo, l'industria discografica, quella cinematografica e quella telefonica,
In virtù dell'enorme influenza di tali industrie a Washington, la sindrome dell'errore ripetitivo affigge anche i legislatori, i funzionari e perfino i giudici. L'anno scorso è stata assassinata nella culla la radio via Internet, un'industria nuova e promettente che minacciava di dare agli ascoltatori opzioni di gran lunga maggiori di quanto si può trovare nella banda AM e FM, sempre più privo di varietà (e tecnologicamente all'età della pietra). Le armi, le munizioni e gli strilli d'occasione sono stati forniti dall'industria discografica e dal Digital Millennium Copyright Act, (*) che incarna tutte le paure provate dai dinosauri dominanti di Hollywood quando, nel 1998, hanno fatto pressione sul Congresso a favore di questa legge.
"Internet interpreta la censura come un danno e la aggira," disse memorabilmente John Gilmore. Ed è vero. A lungo termine, l'Internet radio avrà successo. I sistemi di instant messaging saranno reciprocamente compatibili. Le compagnie stupide diventeranno intelligenti o moriranno. Le leggi stupide saranno eliminate o sostituite. Ma allora, come disse altrettanto memorabilmente John Maynard Keynes, "a lungo termine, saremo tutti morti."
Ci piacerebbe evitare l'attesa.
Tutto quello che serve è prestare attenzione a che cos'è veramente internet. Non è difficile. La rete non è fisica quantistica. Non è neppure scienza da prima media, una volta che l'abbiate afferrata. Possiamo metter fine alla tragedia della sindrome dell'errore ripetitivo nel corso della nostra vita; risparmio qualche trilione di dollari di decisioni stupide se soltanto riesco a tenere a mente questo semplice fatto: la Rete è un regno dei fini (world of ends). Tu sei in un fine (end), e ognuno ed ogni altra cosa è negli altri fini (ends).
Certo, questa è una affermazione rassicurante del fatto che tutti hanno valore sulla rete e così via. Ma è anche il solidissimo fatto essenziale dell'architettura tecnica della rete. E il valore della rete si fonda sulla sua architettura tecnica.
Fortunatamente, la vera natura di internet non è difficile da capire. In effetti, fra la sindrome dell'errore ripetitivo e il rischiaramento (Enlightenment) c'è solo una manciata di tesi.
Links essenziali


End-to-End Arguments in System Design (Clark, Reed, Saltzer)

Rise of the Stupid Network (Isenberg)

The Internet (Washington Internet Project)

10 Right Choices (Bradner)

The Cluetrain Manifesto (Levine, Locke, Searls, Weinberger)

End Game (Lessig)

Open Access to the FCC, (Lessig & Lemley)


Electronic Frontier Foundation

Center for the Public Domain

Why Open Spectrum Matters (Weinberger)

Open Spectrum FAQ

The future of ideas in a connected world (Lessig)




Gli autori
Doc Searls [link] [mail]
David Weinberger [link] [mail]
   In un guscio di noce
1. Internet non è complessa
2. Internet non è una cosa. E' un accordo.
3. Internet è stupida.
4. Aggiungere valore a internet abbassa il suo valore.
5. Tutto il valore di internet cresce ai suoi margini.
6. La moneta si sposta verso la periferia.
7. La fine del mondo? No, il regno dei fini.
8. Le tre virtù di Internet:
   a. Nessuno ne è proprietario
   b. Tutti possono usarla
   c. Tutti possono migliorarla
9. Se Internet è così semplice, perché tanti sono stati così duri di comprendonio su di essa?
10. Alcuni errori che possiamo già smettere di fare
   1. Internet non è complessa.
L'idea dietro a Internet fu in primo luogo quella di imbrigliare il terribile potere della semplicità —  tanto semplice quanto la gravità nel mondo reale. Con la differenza che invece di tenere piccole pietre strette contro la grande pietra tonda, Internet fu progettata per tenere insieme reti minori, trasformandole in una sola grande rete.
Il modo per farlo è rendere facile-facile-facile alle reti spedire e ricevere dati l'una dall'altra. Perciò, Internet fu progettata per essere la più semplice maniera concepibile per far passare bit da un qualsiasi punto A a un quasiasi punto B.
  2. Internet non è una cosa. E' un accordo.
Quando guardiamo i pali della luce, vediamo le reti come fili. E vediamo questi fili come parti di sistemi: quello telefonico, quello dell'energia elettrica, quello della TV via cavo.
Quando ascoltiamo la radio o guardiamo la TV, ci viene detto a ogni interruzione che le reti (radiotelevisive) sono fonti di una programmazione irradiata via etere o via cavo.
Ma Internet è diversa. Non è cablaggio. Non è un sistema. E non è una fonte di programmazione.
Internet è un modo di coesistere e di cooperare per tutto ciò che chiama se stesso rete (network). E' una rete di reti (inter-network). Alla lettera.
Quello che rende la rete (net) inter è il fatto che è solo un protocollo — l' Internet Protocol, per la precisione.  Un protocollo è un accordo su come far lavorare insieme delle cose.
Questo protocollo non specifica che cosa si può fare con la rete, che cosa si può costruire ai suoi margini, che cosa si può dire, a chi tocca parlare. Il protocollo dice semplicemente: se vuoi scambiare bit con altri, ecco come devi fare. Se vuoi mettere in rete un calcolatore, un telefono cellulare, o un frigorifero, devi consentire all'accordo che è Internet.
  3. Internet è stupida.
Il sistema telefonico, che non è Internet (non ancora, almeno), è estremamente intelligente. Sa chi sta chiamando chi, dove si trova, se è traffico vocale o di dati, quanto è lontana la destinazione della chiamata, quanto costa e così via. E offre servizi curati solo dalla rete telefonica: l'avviso di chiamata, l'identificazione del chiamante, il *69 e molta altra roba che le compagnie telefoniche amano vendere.
Internet, dal canto suo, è stupida.1 Di proposito. I suoi progettisti si assicurarono che la rete più grande e più inclusiva di tutte fosse stupida come una scatola di pietre.
Internet ignora molte delle cose che una rete intelligente come il sistema telefonico conosce: identità, permessi, priorità e così via. Internet sa solo una cosa: questo mucchio di bit deve spostarsi da una fine della rete a un'altra.
Ci sono ragioni tecniche per la quali la stupidità è un buon progetto. Lo stupido è robusto. Se un router viene meno, i pacchetti lo aggirano, e questo significa che la rete continua a funzionare. In virtù della sua stupidità, la rete è aperta a nuovi dispositivi e nuove persone; così si accresce rapidamente e in tutte le direzioni. E' inoltre facile per i progettisti incorporare l'accesso alla rete in dispositivi intelligenti di ogni genere — videocamere, telefoni, sistemi di irrigazione — che vivono ai punti finali della rete.
Ecco perché il motivo più importante per il quale "stupido è bello" ha poco a che fare con la tecnologia e molto con il valore ...
  4. Aggiungere valore a internet abbassa il suo valore.
Suona bizzarro, ma è vero. Se si ottimizza una rete per un tipo di applicazione, la si de-ottimizza per altre. Per esempio, se si consente alla rete di dar priorità ai dati voce o video perché hanno bisogno di arrivare più velocemente, si sta dicendo alle altre applicazioni che devono aspettare. E non appena si fa questo, si trasforma la rete, da qualcosa di semplice per tutti a qualcosa di complicato per appena uno scopo. Non è più Internet.
  5. Tutto il valore di internet cresce ai suoi margini.
Se Internet fosse stata una rete intelligente, i suoi progettisti avrebbero compreso in anticipo l'importanza di un buon motore di ricerca e avrebbero incorporato questa funzione nella rete stessa. Ma poiché i progettisti erano intelligenti, fecero la rete troppo stupida per questo. Così la ricerca è un servizio che può essere costruito in uno dei milioni dei fini di Internet. Poiché le persone, dai loro fini, possono offrire i servizi che vogliono, i motori di ricerca si sono fatti concorrenza, e questo comporta possibilità di scelta per gli utenti e stupefacente innovazione.
I motori di ricerca sono solo un esempio. Poiché tutto quello che internet fa è gettare bit da un fine all'altro, gli innovatori possono fare qualsiasi cosa riescano a immaginare, contando su internet che sposta dati per loro. Non si deve avere il permesso dal proprietario di internet o dagli amministratori dei sistemi o dal vicepresidente per l'assegnazione delle priorità di servizio. Avete un'idea. Realizzatela. E ogni volta che lo fate, il valore di internet aumenta.
Internet ha creato un libero mercato per l'innovazione. Questa è la chiave del valore di internet. Per lo stesso motivo...
  6. La moneta si sposta verso la periferia.
Se il valore di Internet è ai suoi margini, la stessa connettività a Internet esige di diventare una merce. Le deve essere permesso.
Offrire merci è un buon affare, ma si deve resistere a ogni tentativo di aggiungere valore a internet in se stessa. Per la precisione: quelli che offrono connettività a internet vorranno inevitabilmente fornire servizi e contenuti anche perché la connettività da sola avrà un prezzo troppo basso. Tenendo le due funzioni separate, metteremo il mercato in grado di fissare prezzi che massimizzino l'accesso e di massimizzare l'innovazione di servizi e contenuti.2
  7. La fine del mondo? No, il regno dei fini.
Quando Craig Burton descrive l'architettura stupida della rete come una sfera cava composta esclusivamente da fini 3, dipinge un quadro che coglie l'aspetto più notevole dell'architettura di internet: togliere il valore dal centro e rendere possibile una folle fioritura di valore fra i punti finali connessi. Perché, ovviamente, quando ogni fine è connesso, ciascuno con ciascuno e ciascuno con tutti, i fini non sono affatto punti finali.
E che cosa fanno i fini? Qualsiasi cosa possa essere fatta da chiunque voglia muovere bit in giro.
Si nota l'orgoglio nella nostra voce, quando diciamo “qualsiai cosa” e “chiunque”? Deriva direttamente dalla semplice e stupida architettura tecnica di internet.
Poiché internet è un accordo, non appartiene a nessuna persona o gruppo. Non alle compagnie che attualmente forniscono le dorsali internet. Non al provider che ci fornisce connessioni. Non alle aziende di hosting che ci affittano server. Non alle associazioni di industriali che credono che la loro esistenza sia minacciata da quello che il resto di noi fa sulla rete. Né a qualunque stato, a prescindere dal grado di sincerità con cui crede di star solo tentando di tenere il suo popolo sicuro e soddisfatto.
Connettersi a Internet è consentire a far crescere valore ai suoi margini. E allora accade qualcosa di veramente interessante. Siamo tutti ugualmente connessi. La distanza non conta. Gli ostacoli cadono e per la prima volta il bisogno umano di connettersi può essere realizzato senza barriere artificiali.
Internet ci dà i mezzi per diventare, per la prima volta, un regno dei fini.
8. Le tre virtù di internet
Dunque, questi sono i dati di fatto su Internet. Vi avevamo detto che erano semplici, vedete.
Ma che cosa significano per il nostro comportamento e, cosa più importante, per quello delle mega-aziende e dei governi che finora hanno agito come se internet fosse loro?
Qui ci sono tre elementari regole di comportamento che sono connesse direttamente alla natura fattuale di internet:

Nessuno ne è proprietario.
Tutti possono usarla.
Tutti possono migliorarla.


Guardiamo ciascuna regola più da vicino ...
    8.a Nessuno ne è proprietario.
Non può essere posseduta, neppure dalle compagnie attraverso i cui "tubi" passa, perché è un accordo, non una cosa. Internet non solo è di pubblico dominio, è un dominio pubblico.
E questa è una cosa buona:
  • Internet è una risorsa affidabile. Possiamo costruire affari senza doverci preoccupare che l'Internet, Inc. ci costringerà ad aggiornarla, raddoppi il suo prezzo una volta che ne abbiamo acquistato i titoli, o subisca scalate da parte di un nostro concorrente.
  • Non dobbiamo preoccuparci che una sua parte funzioni con un fornitore e altre con qualcun altro, come avviene con i telefoni cellulari oggi negli USA.
  • Non dobbiamo preoccuparci che le sue funzioni essenziali siano operative solo con la "piattaforma" Microsoft, Apple o AOL — perché sta sotto tutte, al di fuori del loro controllo proprietario.
  • La manutenzione di Internet è distribuita fra tutti gli utenti, non concentrata nelle mani di un fornitore che può uscire dal mercato: tutti noi siamo una risorsa più resistente da quanto lo possa essere un gruppo centralizzato.
   8.b Tutti possono usarla
Internet fu costruita per includere tutti sul pianeta.
Certo, solo un decimo del mondo – solo poco più di 600,000,000 persone – è attualmente connesso a Internet. Così il "possono" nella frase "Tutti la possono usare" è soggetto a deplorevoli disuguaglianze di fortuna. Ma, se siete abbastanza fortunati da possedere una ricchezza materiale sufficiente per una connessione e un dispositivo di connessione, la rete di per sé non pone ostacoli alla partecipazione. Non c'è bisogno di un amministratore di sistema che si degni di farvi partecipare. Internet volutamente lascia i permessi fuori dal sistema.
E' per questo che la rete è sentita da tanti di noi come una risorsa naturale. Ci siamo venuti a folle, come se fosse una parte della natura umana che stava solo aspettando di attuarsi — proprio come il parlare e lo scrivere sono percepiti ora in quanto parte di quel che significa essere umani.
    8.c Tutti possono migliorarla
Chiunque può rendere Internet un posto migliore per viverci, lavorarci e allevarci bambini. Per renderla peggiore, ci vuole un vero cretino dotato di una volontà di ferro
Ci sono due modi per renderla migliore. In primo luogo, si può, al margine della rete, mettere un servizio a disposizione di chiunque lo desideri. Fatelo gratuito, fatelo a pagamento, mettete fuori una tazza di stagno o quello che volete.
In secondo luogo, si può fare qualcosa di più importante: rendere possibile un intero insieme di nuovi servizi di fine-della-rete producendo un nuovo accordo. Questo è il modo in cui è stata creata la posta elettronica. E i newsgroups. E anche il Web. I creatori di questi servizi non presentarono semplicemente nuove applicazioni fondate su fini, e certo non pasticciarono con l'Internet protocol in sé. Invece, produssero nuovi protocolli che usano l'internet com'è, allo stesso modo in cui l'accordo su come codificare le immagini su carta mise in grado i fax di usare le linee telefoniche senza richiedere nessun mutamento al sistema telefonico di per sé.
Ricordate, tuttavia, che se presentate un nuovo accordo, perché generi valore tanto velocemente quanto ha fatto internet, esso deve essere aperto, senza proprietario e per tutti. Proprio per questo motivo l'Instant Messaging non è riuscito a realizzare le sue potenzialità: i sistemi di IM oggi dominanti — AIM e ICQ di AOL e MSN Messenger di Microsoft — sono territori privati che possono girare sulla rete, ma non sono parte della rete. Quando AOL e Microsoft decideranno di far girare i loro sistemi di IM sulla base di un protocollo stupido che nessuno possiede e tutti possono usare, avranno migliorato enormemente la rete. Fino ad allora, saranno semplicemente stupide e fuori dal buon senso.
  9. Se Internet è così semplice, perché tanti sono stati così duri di comprendonio su di essa?
Non potrebbe essere perché le tre virtù di internet sono l'antitesi del modo in cui le amministrazioni politiche ed economiche vedono il mondo?
Nessuno ne è proprietario: le amministrazioni economiche sono definite da quello di cui sono proprietarie, come le amministrazioni politiche sono definite da quello che controllano.
Tutti possono usarla: in affari, vendere merci significa trasferire diritti esclusivi di uso del venditore al compratore; in politica, fare leggi significa imporre restrizioni alla gente.
Tutti possono migliorarla: le amministrazioni politiche ed economiche amano i ruoli autorizzati. E' compito di certa gente fare certe cose, e compiere i giusti cambiamenti.
Le amministrazioni economiche e politiche per loro natura sono predisposte a fraintendere la natura di internet.
C'è un'altra ragione per la quale internet non è riuscita: il grande capitale ha preferito continuare a dirci che la rete è solo una TV lenta.
Internet è stata troppo simile all'altro Walt che scrisse nel "Song of Myself": I do not trouble myself to be understood. I see that the elementary laws never apologize. (non mi scomodo per essere capito, vedo che le leggi elementari non si scusano mai)
D'altro canto, le leggi elementari di internet non si sarebbero mai immaginate che la gente si sarebbe costruita carriere sulla base del fatto di non capirle.
10. Alcuni errori che possiamo già smettere di fare.
Le aziende il cui valore derivava dal distribuire contenuti in modi che il mercato non vuole più – riesci a sentirci, industria discografica? – possono smettere di pensare che i bit sono veramente come atomi di peso leggero. Non ci impedirete mai di copiare i bit che vogliamo. Invece, perché non darci qualche ragione per preferire di comprare musica da voi? Diavolo, potremmo anche aiutarvi a vendere la vostra roba, se ce lo chiedete.
I politici e i funzionari statali che hanno confuso il valore di internet con quello dei suoi contenuti potrebbero rendersi conto che pasticciando con il nucleo di internet stanno in realtà abbassando il suo valore. In effetti, forse potrebbero vedere che avere un sistema il quale trasporta ugualmente tutti i bit, senza censura statale e industriale, è la forza più potente a favore della democrazia e del mercato aperto che si sia mai vista nella storia.
Gli attuali fornitori di servizi di rete — suggerimento: comincia con "tele" e finisce con "com" — potrebbero accettare che la rete stupida inghiottirà la loro rete intelligente. Potrebbero rassegnarsi ora anziché accumulare miliardi di dollari di costi per rimandare e combattere l'inevitabile.
L'agenzia federale responsabile dell'allocazione dello spettro potrebbe notare che il valore dello spettro aperto è identico al vero valore di internet.
Coloro che vorrebbero censurare le idee potrebbero rendersi conto che internet non potrebbe distinguere un bit buono da uno cattivo neppure se lo mordesse. Qualsiasi censura abbia luogo, essa dovrà avvenire sui punti finale della rete e non funzionerà molto bene.
Forse le aziende che pensano di poterci costringere ad ascoltare i loro messaggi — i loro banner, il loro fastidioso strisciare grafico sulle pagine che stiamo cercando di leggere — si renderanno conto che la nostra capacità di saltare da sito a sito a incorporata nell'architettura del web. Potrebbero anche mettere banner che dicono "Ehi! Noi non capiamo internet. Oh, e, incidentalmente, vi odiamo."
Basta così. Smettiamo di sbattere la testa contro i fatti della vita di internet.
Non abbiamo niente da perdere, se non la nostra stupidità.
Note
1. Vedi End-to-End Arguments in System Design (J.H. Saltzer, D.P. Reed and D.D. Clark. Vedi anche David Isenberg's Rise of the Stupid Network.
2. Vedi The Paradox of the Best Network by Isenberg and Weinberger
3. Intervista di Doc Searls a Craig Burton.
(*) L'Unione Europea ha approvato una direttiva analoga. L'Italia si affrettata a recepirla nella propria legislazione, inasprendola addirittura oltre le indicazioni comunitarie. [N.d.T.]

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
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Francesca Di Donato
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Maria Chiara Pievatolo

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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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