Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 8 luglio 2004

Rivista internazionale di filosofia del diritto


La rivista è presente sul web con una pagina informativa e un servizio di abstracts. Gli indici si possono trovare anche qui. Le schede proposte dal BFP sono di Maurizio Manzin e di Federico Puppo.
Ecco le schedature del BFP

1995, 3 1995, 4
1996, 1 1996, 2 1996, 3 1996, 4
1997, 1 1997, 2 1997, 3 1997, 4
1998, 1 1998, 2 1998, 3 1998, 4
1999 2000 2001 2002


TOP72 (1995), 3 

D. Germino, Leo Strauss vs. Eric Voegelin on Faith and Political Philosophy, pp. 527-548. 

La recente pubblicazione della corrispondenza epistolare Strauss-Voegelin negli anni 1934-64 [P. Emberley, B. Cooper, eds., Faith and Political Philosophy: The Corrispondence between L. Strauss and E. Voegelin, Pennsylvania Univ. Press, 1993] mostra la differenza delle rispettive concezioni quanto al rapporto tra fede religiosa e teoria politica. Per Strauss i due termini sono incompatibili, per Voegelin invece endiadici. Ciò è dovuto al fatto che i contenuti annessi all'una e all'altra divergono profondamente nei due autori. La suddetta tesi viene fatta valere contro  l'Introduzione all'edizione delle epistole. (M.M.) 

F.H. Llano Alonso, Iusnaturalismo y razòn practica en Guido Fassò, pp. 549-561. 

Come deve intendersi la legge naturale secondo il razionalismo pratico di Fassò; analogie con il Common Law; il suo concetto di "diritto naturale positivo" o "critico". (M.M.) 

TOP72 (1995), 4 

M. La Torre, Democrazia e tensioni. Rappresentanza, principio di maggioranza, diritti fondamentali, pp. 700-738. 

Il metodo democratico, più che valore a sé, è piuttosto tecnica realizzativa di valori, quali la libertà e l'uguaglianza. Questo è uno dei motivi per i quali lo stato democratico non corrisponde allo stato etico. La sua universalità, intesa come estendibilità, risiede pertanto nei valori che custodisce e non nel metodo in sé, che è storicamente determinato. Segue un'analisi sui concetti di rappresentanza e sul principio di maggioranza, sulle istituzioni che vengono poste in essere, sulla tradizionale divisione dei poteri, sulle libertà civili. La distanza tra metodo (democratico) e valore (sostanzialmente, la libertà) danno ragione delle insufficienze e "tensioni" che il primo patisce. (M.M.)

TOP73 (1996), 1

V. Frosini, Giacomo Perticone e la cultura giuridica del Novecento,  pp. 123-131.

Perticone fu cultore avant-la-lettre  della dottrina della tipicità giurdica che, in anni dominati dal neoidealismo, insegnava dalla sua cattedra pisana. La filosofia politica da lui professata, e rintracciabile principalmente nella sua opera Il diritto e lo Stato nel pensiero italiano contemporaneo  (1950), attesta una certa vicinanza alle tesi capograssiane, benché di queste ultime egli non condividesse il dualismo tra morale e diritto. Va rilevato che nel pensiero del pisano il legame tra società, diritto e Stato è inteso in senso assai forte, in quanto la naturale e ordinata convivenza è necessariamente garantita dall'istituzione. (M.M.)

TOP73 (1996), 2

M. Barberis, Diritto e legislazione. Rileggendo Leoni, pp. 231-255.

Riflessioni critiche sulla tr. it. del saggio di B. Leoni, Freedom and the Law  (1961) e sulla sua concezione profondamente neoliberista ed antilegislativa. (M.M.) 

G. Longo, Il concetto di mutamento costituzionale in H. Kelsen e C. Schmitt, pp. 256-262. 

L'atto del "rovesciamento" dell'ordine costituzionale (p. es. mediante una rivoluzione o un colpo di Stato) dal punto di vista kelseniano deve essere sempre interpretato come radicalmente illegittimo. Non così in Schmitt, il cui concetto di legittimità è legato alla mera espressione efficace della decisione politica. (M.M.)

TOP74 (1997), 3

G. Capozzi, Societas in interiore homine et inter homines, pp. 383-409.

Procedendo dalle tesi di Husserl e Heidegger, l'autore si propone di mostrare come e perché l'individuo e il mondo si rapportino tra loro. Dopo aver criticato le conseguenze solipsistiche di ogni filosofia sociale che ipostatizzi l' “Io” e l' “Altro”, si propone l' “umanesimo integrale” di una visione che trattiene insieme e non giustapposte la societas in interiore homine trascendentale e quella inter homines empirica: dove l'una e' il presupposto dell'altra, dove l'una non riassorbe l'altra. (M.M.)

TOP74 (1997), 4

E. Ancona, Ordinamenti giuridici e ordine metafisico tra medioevo ed età moderna, pp. 549-574.

Il modello gerarchico dello Pseudo-Aeropagita rappresenta la fonte ispiratrice, esplicita o implicita, di quel filone del pensiero ierocratico tardo-medievale teso ad affermare la possibilità/necessità di replicare un preteso ordine universale (ordo ordinans) nella sfera politico-istituzionale (ordo ordinatus). Così in autori quali Egidio Romano, Giacomo da Viterbo, Bonifacio VIII, l'Anonimo della Quaestio de potestate papae e quello della Quaestio in utramque partem e infine Giovanni da Parigi. (M.M.)

F. A. Cappelletti, Un libertino alla scoperta dell'India. Dispotismo e proprietà in François Bernier, pp. 575-593.

F.B., allievo di Gassendi, rappresenta a mezzo del XVII sec. una posizione contraria alle tesi utopistiche del “buon selvaggio” e dei benefici di una società priva dell'istituto della proprietà. Egli, anzi, vede nel dispotismo delle civiltà orientali l'effetto caratteristico dei regimi politici che non conoscono o non ammettono l'assetto proprietario del suolo. (M.M.)

A. Catania, Fondamento del diritto e prospettiva normativistica, pp. 594-604.

Hobbes testimonia nel pensiero della modernità il successo di categorie (peraltro già tardo-medievali - N.d.C.) quali “foro interno” ed “esterno”. Questa summa divisio giustifica il carattere eteronomo dell'obbligatorietà delle norme e la concezione formalistica del diritto, come quella di Kelsen, ma anche l'effettività che le teorie non normativistiche reclamano a fondamento della giuridicità, stante che essa non può e non deve reggersi su istanze psicologiche o sociologiche, ma deve limitarsi alla conformità dei comportamenti esterni. (M.M.)

C. I. Massini Correas, La teorìa del derecho natural en el tiempo posmoderno, pp. 635-651.

Dopo aver tratteggiato le note caratteristiche della modernità (laicizzazione del concetto di natura, soggettivismo, immanentismo) e del pensiero etico-politico che ne deriva (perdita della nozione di legge naturale, comparsa dei diritti soggettivi, fondazione immanente del diritto), si individuano a loro volta le note caratteristiche della post-modernità (critica alla ragione sistematica, scomparsa del soggetto, rinuncia alla fondazione del diritto). Di fronte alle aporie non risolte “pensiero debole” post-moderno si sono levate le critiche dei “Neo-illuministi” (es. Habermas, Rawls, Nozick et al.) e quelle, di diverso tenore, dei “Neo-giusnaturalisti” (es. Cotta). Secondo l'autore la riproposizione, in termini attuali, di una teoria del diritto naturale è per molti versi difficile, ma irrinunciabile. (M.M.)

TOP75 (1998), 1

Bruno Romano, Funzione, scopo ed uguaglianza del diritto nella società complessa, pp. 46-83.

La società complessa dell'era post-moderna, che di per sé esclude l'idea di singolo, contemplando solo quella di realtà macrosoggettive (al limite anche a-territoriali, come quelle di Internet), garantisce tuttavia la qualità della vita umana, pur essendo priva di un ordine gerarchico di valori (ma non di sistemi). In essa il sistema-diritto smarrisce l'idea di un uomo soggetto, alla quale si sostituisce quella di uomo individuo: infatti l'idea di soggetto presupporrebbe “la presenza di fini gerarchizzati e gerarchizzanti”, cosa che nella complessità eterarchica della società odierna non è più. In tale prospettiva l'uguaglianza diviene, da scopo del diritto, “apparato, tecnica di semplificazione nel trattare la complessità”. Queste le assunzioni iniziali di un saggio sul pensiero di Luhmann, sulla concezione di uguaglianza e sullo scopo del diritto nella società complessa, nella quale ultima si dà solo “un muovere sempre senza rinvio di fondazione all'uomo, incontrato nella sua irriducibilità fenomenologia”. (F.P.)

Giorgio Pino, Coerenza e verità nell'argomentazione giuridica. Alcune riflessioni, pp. 84-126.

Riflessioni sull'argomentazione giuridica, in una prospettiva di metodologia giuridica normativa “debole”, dal punto di vista delle più recenti teorie dell'argomentazione di ispirazione analitica. La coerenza dell'argomentazione giuridica diventa il criterio-guida dell'operare del giurista, con il solo intento, tuttavia, proprio perché si tratta di metodologia normativa debole, di descrivere ciò che in un determinato ordinamento i giuristi pongono in essere, senza la volontà (ché altrimenti sarebbe metodologia forte) di prescrivere comportamenti da seguire. (F.P.)

TOP75 (1998), 2

Maria Chiara Lipari, Antitesi e limite di normatività (attualità del pensiero di R. Guardini), pp. 195-244.

Secondo le parole di Romano Guardini “il vero limite chiude; ma poiché 'ha un'altra parte' anche apre”; scopo dichiarato di quest'articolo è di pensare, tramite tale idea di limite, quella di norma in alternativa alle teorie sistemiche e dell'epistemologia della complessità, nella cui prospettiva esso si muove ormai “seguendo lo spostarsi del campo di riferimento” privo comunque di “un luogo fondante ed originario”. Una visone quindi che, nella misura in cui intende il limite come “vincolo interno al movimento divenire dell'esistente”, incide sull'idea moderna di limite, inteso come ostacolo o confine esterno alla potenzialità. Questa è la prospettiva dalla quale si guarda a concetti centrali per la filosofia del diritto, quali quelli di atto giuridico ed autorità. (F.P.)

Norbert Rouland, I fondamenti antropologici dei diritti dell'uomo, pp. 245-302.

L'espressione “diritti umani” oggi rischia di veder compromesso il proprio carattere universale a causa del fronteggiarsi delle diverse e molteplici culture, al punto da poter pensare che possa sparire oppure che possa affermarsi trovandosi tuttavia, nelle interpretazioni, profondamente snaturata rispetto al suo senso originario. Occorre quindi guardare alla pluralità “delle rappresentazioni del mondo e dell'uomo”, al fine di attingere “l'unità [dei diritti dell'uomo], che si deve tenere distinta dall'uniformità”. Infatti l'unità si ha solo nel rispetto delle differenze costitutive dell'uomo; l'uniformità le vuole al contrario negare in nome di una pretesa uguaglianza. L'autore, nel quadro storico della post-modernità, struttura la propria analisi in cinque punti: i primi due dedicati, per l'appunto, ad argomentare sulla post-modernità e sulla pluralità culturale; il terzo all'esame degli strumenti che il diritto internazionale adopera per conformare alla dichiarata universalità dei diritti umani la pluralità delle interpretazioni che ne vengono date; e l'ultima al riconoscimento dei diritti umani relativamente ai popoli autoctoni e all'evoluzione lacunosa delle tutele per tali gruppi etnici. (F.P.)

TOP75 (1998), 3

Wagdi Sabete, La théorie du Droit et le problème de la scientificité. Quelques réflexions sur le mythe de l'objectivité de la théorie positiviste, pp. 370-400.

Il mito non ha alcuna pertinenza oggettiva. Tuttavia il mito dell'obiettività della conoscenza scientifica nel diritto è l'unico che continua ad esistere solamente grazie allo sforzo dei teorici neopositivisti. Da questa osservazione di K. Popper, e seguendo la sua teoria falsificazionista, Sabete critica la pretesa scientificità del diritto (pretesa, dal momento che si dimostra, dal punto di vista epistemologico, che non può esistere una teoria del diritto scientifica, neutra e pura – come vorrebbe la dottrina dominante), indicata come una sorta di professione di fede positivista impregnata di catechismo kelseniano. (F.P.)

TOP 75 (1998), 4

Mauro Barberis, Sergio Cotta, Carlos Nino e il problema della giustificazione, pp. 527-538.

Si tratta di un'analisi dei rapporti fra diritto e morale nella prospettiva del problema della giustificazione. Vengono prese in esame la posizione giusnaturalistica di Cotta e quella giuspositivistica metodologica di Nino, tra le quali, secondo l'autore, è possibile instaurare un dialogo “nonostante la – o forse proprio in ragione della – distanza che le separa”. L'analisi porta l'autore a concludere che, seppur preferibile dal punto di vista pratico, la distinzione giuspositivistica fra diritto e morale sia inattuabile nella pratica. E che dunque sia preferibile, “ancora e sempre, una posizione giusnaturalistica come quella di Sergio Cotta”. (F.P.)

Vincenzo Marinelli, Ermeneutica giudiziaria e nomofilachia, pp. 553-570.

È un dato dell'esperienza che il giudice ed il giurista hanno a che fare con proposizioni spesso non univoche e certe, bensì verosimili, e che quindi si trovano di fronte alla necessità di utilizzare un metodo dialettico-retorico. Da questa constatazione nasce la domanda su quale tipo di rapporto debba sussistere fra ermeneutica giudiziaria e nomofilachia, la difesa della legge la quale, secondo l'autore, si realizza nella difesa di una buona interpretazione e applicazione della legge stessa. (F.P.)

David D. Raphael, Integration and Identity. Some Philosophical Questions, pp. 590-600.

L'articolo affronta il problema dell'integrazione fra gli Stati e dell'identità nazionale dei cittadini, visto dall'autore tanto in riferimento ad ordinamenti federali risalenti (Stati Uniti e Gran Bretagna) quanto, e più in particolare, per confederazioni “in via di sviluppo” (come l'Unione Europea). (F.P.)

Barbara Troncarelli, Il fondamento antintellettualistico della filosofia di Gentile, pp. 601-615.

In questo saggio si cerca di mostrare come l'antintellettualismo di Gentile, in polemica con il positivismo, lo abbia infine condotto alla “enfatizzazione della prassi” e alla “riduzione della giustizia alla validità giuridica”, e dunque ad una posizione eminentemente positivista; cioè ad una “visione desostanzializzata e formalistica quanto volontaristica del diritto”, solo funzionale all'ordine costituito, che finisce per risolversi in un inevitabile nichilismo “del divenire non meno che dell'essere”. (F.P.)
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76 (1999), 4

Vanda Fiorillo, La politica kantiana tra saggezza e prudenza: il progresso all'infinito verso la repubblica mondiale, pp. 698-708.

Nota al volume di Giuliano Marini, Tre studi sul cosmopolitismo kantiano, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 1998.
L'A. discute in funzione di una teoria dell'agire politico le figure del «politico morale» e del «moralista politico», che compaiono nello scritto Per la pace perpetua. Sebbene in accordo con la lettura di Marini, che interpreta la repubblica mondiale come uno stato federale di popoli (Völkerstaat), l'A. ridimensiona il peso del chiliasmo filosofico, individuando la fonte della filosofia politica di Kant nella filosofia morale del tardo illuminismo tedesco. Il legame alla tradizione della Naturrechtslehre è attestato da due autori quali E.F. Klein e J.A. Bergk. (N.D.F.)TOP

79 (2002), 3

Nico De Federicis, Condizioni di coerenza pragmatica e trascendentalità in Kant, p. 437.



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Riviste" curato da Brunella Casalini, Emanuela Ceva, Corrado Del Bo' e Francesca Di Donato.
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